Studi biblici/Matteo 11:2-11

Da Tempo di Riforma.
Sintesi
Giovanni detto "il Battista", l'ultimo dei profeti, annunciava la venuta del Messia, il Salvatore del mondo. Vuole però essere sicuro che Gesù non fosse uno dei tanti "salvatori" apparsi sulla scena di questo mondo, che o illudevano sé stessi o ingannavano la gente. Gli manda a chiedere: "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?". La risposta di Gesù rileva "i fatti", "le evidenze" che ciò che Egli opera non sono rattoppi su vesti strappate, ma il generare il radicalmente nuovo e impossibile a chiunque faccia parte di "questa" realtà.

Il mondo degenera, Dio rigenera

All’insegna della decadenza

Esiste un verbo che potrebbe descrivere la realtà in cui noi viviamo, in tutti i suoi aspetti? Sì, è il verbo decadere, da cui deriva decadimento e decadenza.

Decadere significa: perdere a poco a poco la forza, la prosperità, la vitalità; passare da uno stato di floridezza a condizioni più misere. E’ come una pila che si scarica, oppure come quando si tira una boccia: l’impulso iniziale la fa andare veloce, ma poi gradualmente, senza ulteriori impulsi, rallenta e si ferma. Possiamo anche pensare ad una casa nuova o un’auto che, nel corso del tempo si logora, diventa consunta ed irriparabile e la si deve rifare o sostituire. Non basta più la semplice manutenzione.Tanti sono gli esempi di questo fenomeno. Si parla del decadere dall’agiatezza; di un popolo decaduto dall’antica potenza; di molte secolari istituzioni che decadono; delle forze dell’uomo che decadono con l’avanzare dell’età. La Bibbia lo esprime in questo modo: "Ogni carne è come l'erba, e ogni sua gloria come il fiore dell'erba. L'erba diventa secca e il fiore cade" (1 Pietro 1:24). Il corpo umano, raggiunta la sua maturità psico-fisica, gradualmente si indebolisce, si logora, si ammala e muore. Ciò che muore, poi, si corrompe e irreparabilmente si disintegra.

Si potrebbe dire che il nostro spirito vorrebbe e potrebbe rimanere sempre giovane e vitale, ma senza una “struttura di sostegno” permanente che non si logori e muoia, quest’aspirazione rimane frustrata. Pensiamo, poi, alla decadenza morale e corruzione di una civiltà, di una nazione, di un uomo che, come si dice, non prendendosi cura del suo corpo, mente e spirito, “si lascia andare”. Pensiamo al termine “degrado” da cui l’aggettivo “degradante”.

Possiamo parlare del costante progresso scientifico e tecnologico dell’umanità. Moralmente e spiritualmente, però, sappiamo che non c’è alcun reale progresso dell’essere umano, perché lo spirito umano rimane sottoposto alla maledizione di quella che chiamiamo “la Caduta”, il decadimento dell’umanità dalla sua condizione primigenia - così come ci rivela la Bibbia - a causa del suo allontanamento da Dio, fonte della sua vita. E’ la causa ultima di tutti i nostri problemi. Ci illudiamo di avere in noi stessi le risorse necessarie alla nostra piena autonomia, ma senza il costante impulso che riceviamo da Dio, siamo come la boccia che, dopo l’impulso iniziale, rallenta e si ferma perché non possiede fonti di energia sue proprie. Se Dio ci lasciasse, se non mandasse più la Sua “energia” (e lo fa) saremmo inutili come i tanti gadget tecnologici che possediamo che, senza elettricità, non funzionerebbero più. Anche le pile e le batterie, prima o poi, si esauriscono e tutte le nostre macchine si arrestano e diventano inutili..

Perché vi ho descritto tutto questo panorama desolante? Non sta forse tutto questo nell’ordine “naturale” delle cose? Sì, ma in questo ordine delle cose. Da tutto questo non possiamo salvarci. Se una salvezza ci può essere, non potrà venire dal riparare ciò che non funziona, se non fino ad un certo punto. Anche mettere delle toppe a dei vestiti vecchi potrà servire solo fino ad un certo punto. “Salvezza” autentica potrà venire solo da chi potrà instaurare un ordinamento della realtà del tutto nuovo, qualcuno che possa invertire il processo di decadimento e rigenerare la realtà, qualcuno che possa creare una realtà dalle caratteristiche di permanenza, durevoli ed imperiture e in grado di rigenerarsi. Abbiamo bisogno di una realtà di tipo diverso che non conosca la corruzione.

Il testo biblico

Giovanni Battista, l’ultimo profeta, aveva annunciato la venuta del Salvatore, del Messia e l’aveva identificato in Gesù di Nazareth. Egli sapeva, però, che il vero Salvatore, il vero Messia doveva avere caratteristiche molto diverse da tutti i cosiddetti salvatori che si alternano in questo mondo e che di fatto “non combinano nulla” di sostanziale. Doveva avere in Sé stesso la potenza rigenerante della vita. E’ per questo che, nel testo biblico che esaminiamo oggi, egli vuole accertarsi se davvero Gesù sia l’atteso Salvatore. Vuole conferme e prove che davvero Gesù “faccia differenza” nella realtà tale da invertire i processi involutivi che prevalgono in questo mondo, perché solo così sarebbe stato il Salvatore del mondo, e non uno dei tanti patetici illusi ed ingannatori che non si stancano di comparire sulla scena. Leggiamo il testo come lo troviamo in Matteo 11:2-11.

“Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!». Mentre essi se ne andavano, Gesù cominciò a parlare di Giovanni alla folla: «Che cosa andaste a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Ma che cosa andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Quelli che portano delle vesti morbide stanno nei palazzi dei re. Ma perché andaste? Per vedere un profeta? Sì, vi dico, e più che profeta. Egli è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero per preparare la tua via davanti a te". In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Matteo 11:2-11).

La transizione ancora non era completa

“Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» (2-3).

Questo è l’unico luogo in Matteo dove il termine “il Cristo” è usato da solo in riferimento a Gesù. Esso è la traduzione greca del termine ebraico “Messia”. “Colui che deve venire” era un titolo messianico: "Allora ho detto: «Ecco, io vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro" (Salmi 40:7); "Benedetto colui che viene nel nome del SIGNORE" (Salmi 118:26). Così Matteo dichiara esplicitamente, in termini non equivoci, che Gesù è l’atteso Messia. Il Cristo non sarebbe stato un prodotto dell’umanità decaduta, e neanche il migliore fra gli uomini, ma una “nuova creazione” che procede da Dio.

Matteo, nel suo vangelo, ha presentato le credenziali del Re in rapporto alla Sua nascita, battesimo, tentazioni, dottrina, e potere sovrannaturale. Israele aveva udito il messaggio dell’avvento del Messia da Giovanni Battista, il Re stesso ed i Suoi discepoli. Grandi miracoli avevano autenticato il Suo ’appello al ravvedimento. Ora Israele doveva prendere la sua decisione.

Giovanni manda da Gesù due dei suoi discepoli. Questa distinzione fra discepoli di Giovanni e discepoli di Gesù segnala che i primi non erano propriamente dei credenti in Gesù, ma ancora seguivano Giovanni. Non avevano ancora fatto la transizione da Giovanni a Gesù. Forse è proprio per questo che egli glieli manda, perché i dubbi sono i loro!

In ogni caso, Matteo considera Giovanni come rappresentante del migliore Israele, ultimo esponente dell’Antico Testamento e punto di congiunzione con il Nuovo. Quando Matteo rileva la domanda di Giovanni: «Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?», egli sembra sostanzialmente farlo per diversi motivi.

Di fatto esistevano concezioni errate, equivoci e conseguenti delusioni, in Israele, sul programma e metodo del Messia. Giovanni in carcere aveva udito delle opere di Gesù e di fatto parevano essere messianiche. Gesù però non aveva esplicitamente in pubblico asserito la Sua autorità ed iniziato un giudizio universale, come Giovanni pensava che Gesù avrebbe fatto (3:10-12). Comincia così a dubitare sulla base di queste convinzioni errate. Inoltre, la sua permanenza in prigione, isolato dal mondo, luogo incongruo per un araldo del Re, rinforzavano i suoi dubbi.

In secondo luogo, lo scopo di questo testo è di riaffermare il concetto che a provare la messianità di Gesù sono le sue opere. Per “opere” non si intende solo miracoli, ma insegnamento ed attività.

Giovanni, pur annunciando la venuta del Messia in Gesù, probabilmente non faceva la distinzione fra la prima e la seconda venuta del Messia (annunciata nel Nuovo Testamento), la prima come Salvatore e la seconda come Giudice. Giovanni vedeva queste funzioni come simultanee e non concepiva “il tempo della chiesa” fra queste due venute. Giovanni vedeva come Gesù portasse benedizioni a molti, ma non esplicitamente il giudizio che credeva (Matteo 3:10-12). La funzione “giudicante” di Gesù c’era, era implicita, ma ancora limitata. Di fatto, il giudizio universale sarebbe venuto solo alla fine dei tempi, con il ritorno trionfante di Gesù non più come Salvatore ma come Giudice. Le perplessità di Giovanni forse si giocavano su questo punto e per questo possiamo immaginarlo scoraggiato come il profeta Elia: “egli è l'Elia che doveva venire” (Matteo 11:14).

La natura dell’opera del Cristo

“Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri” (4-5).

Gesù risponde agli emissari di Giovanni con un sommario del Suo ministero e facendo uso del linguaggio delle profezie di Isaia. Si tratta di profezia realizzata. Gesù risponde non riaffermando il Suo titolo, ma indicando qual’era la natura delle opere che Egli compie e la natura del tempo che stavano vivendo.

Le attività indicate parafrasano diverse descrizioni veterotestamentarie della salvezza promessa.

"Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto e dei torrenti nei luoghi solitari" (Isaia 35:5-6); "Rivivano i tuoi morti! Risorgano i miei cadaveri! Svegliatevi ed esultate, o voi che abitate nella polvere! Poiché la tua rugiada è rugiada di luce e la terra ridarà alla vita le ombre" (Isaia 26:19); "In quel giorno, i sordi udranno le parole del libro e, liberati dall'oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno; gli umili avranno abbondanza di gioia nel SIGNORE e i più poveri tra gli uomini esulteranno nel Santo d'Israele" (Isaia 29:18-19); "Lo Spirito del Signore, di DIO, è su di me, perché il SIGNORE mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l'apertura del carcere ai prigionieri" (Isaia 61:1).

Gesù non è un venditore di medicine miracolose, ma Colui che trasforma radicalmente la realtà non riparando il vecchio, ma rigenerandolo, non mettendo una toppa sul vestito strappato, ma fornendo una “veste” del tutto nuova. Non chiamando ad essere “più buoni”, ma impartendo uno Spirito abilitante. Non esortando a fare “opere buone” di giustizia, ma, togliendo il cuore (morale e spirituale) sclerotizzato e “trapiantandovi” un cuore nuovo. Gesù inverte il processo degenerativo: è questa la caratteristica di fondo della Sua messianicità. Tutto questo a tre livelli fisico, morale e spirituale.

  • Dei ciechi ricuperano la vista, fra i quali dei “ciechi nati”. Il ridare la vista ha sicuramente un valore fisico di per sé stesso. Quei non vedenti trasformati in vedenti, però, sono simboli della cecità spirituale prodotta dal peccato che ci impedisce di “vedere” Dio (la Sua esistenza, prerogative, valori, propositi ed attività), come pure verso noi stessi (la nostra condizione creature fatte in funzione di Dio ed il peccato che ci guasta e corrompe radicalmente). Ecco così persone che, grazie a Gesù, ricuperano la vista, aprono gli occhi, vedono le cose come veramente stanno, sono liberati dall’oscurità delle tenebre. Gesù fa vedere.
  • Degli zoppi sono portati da Gesù a camminare correttamente e speditamente. Questo ha un valore fisico di per sé stesso, ma quelle persone che ora camminano e “saltano come cervi”, percorrono senza ritardo e con entusiasmo ed energia la via diritta del comportarsi in modo consono a creature di Dio, fatte per vivere in comunione con Lui ed essere testimonianza della Sua gloriosa giustizia. Il camminare senza Cristo è faticoso e “insensato” perché non si prefigge la meta stabilita per noi da Dio. Camminare correttamente significa comportarsi correttamente. Gesù fa camminare.
  • Dei lebbrosi sono purificati da Gesù. Questo ha un valore fisico di per sé stesso, ma che cos’è che deforma, disabilita e rende ripugnante la vita umana se non il peccato? Il peccato rende le creature umane dei mostri orribili, che solo la fantasia dei film horror può immaginare. Il peccato, poi, è contagioso e fatale. C’è chi, ciononostante, se ne compiace ed incoraggia altri a commetterlo “allegramente”. L’umanità è in grado di commettere cose orrende, ma ogni peccato è orrendo agli occhi di Dio. Egli non può semplicemente perdonarlo, ma tanto è grave che le conseguenze penali devono essere prima prese su di sé da null’altri se non l’eterno Figlio di Dio fattosi uomo, e questo per poterlo privare di tutto il suo perverso potere. Gesù purifica.
  • Dei sordi sono portati da Gesù ad udire distintamente, le loro orecchie vengono sturate, tanto da udire “le parole del libro”. Quanti discorsi ed esortazioni oggi si sentono da parte di religiosi, filosofi, maestri e politici, ma chi li ode veramente tanto da metterli in pratica? Sono discorsi al vento. Le “parole del libro” è la Parola di Dio. Tanti le odono, ma in realtà non la recepiscono. La odono, la leggono, ma non l’ascoltano veramente né la leggono veramente. Sono solo le loro idee quelle che contano. “C’è scritto così, ma io credo che…”. Il proverbio dice: “Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”. Gesù rende possibile l’autentico ascolto della Parola di Dio e sicuramente anche di chi ti interpella con i suoi bisogni. Gesù sensibilizza.
  • Che fanno, poi, i muti delle profezie quando incontrano Gesù? Cantano di gioia! Significa esprimere tutta la gioia di aver trovato in Gesù il proprio Salvatore, Colui che è venuto per dare l’intera Sua vita per te affinché ti fosse concessa la grazia dell’eterna salvezza, fa sì che tu esprima tutta la tua riconoscenza verso Dio. Non c’è più alcuna timidezza e vergogna nel testimoniare apertamente l’Evangelo di Cristo! Gesù trasforma un cuore di pietra in un cuore sensibile verso Dio e verso gli altri.
  • Le profezie, realizzate in Gesù, parlano poi di persone che si ravvedono dalla loro presunzione ed arroganza di voler essere indipendenti e poter fare a meno di Dio, oppure di potere manipolare Dio e la religione a loro piacimento. Ecco persone che, grazie a Gesù, rigenerate spiritualmente, hanno ritrovato umiltà. Sono state “ridimensionate” davanti a Dio, il loro duro cuore è diventato “di carne”. Nell’umile sottomissione ed ubbidienza a Dio hanno trovato la loro autentica dignità, quella che credevano di avere senza Dio. Gesù “ridimensiona”.
  • Le profezie parlano poi di persone dal cuore spezzato che da Gesù sono state consolate e che in Lui hanno trovato abbondanza di gioia. La vita in questo mondo comporta per tutti indistintamente difficoltà di molti generi, sofferenze, malattie e lutti. Coloro che si affidano al Signore Gesù non solo trovano consolazione, ma anche forza per reagire costruttivamente alle difficoltà e vedere ogni cosa, ogni avvenimento della loro vita, come sotto il controllo provvidente di Dio che fa cooperare ogni cosa ai Suoi fini ultimi. Gesù consola e rafforza.
  • Quelle stesse profezie parlano di liberazione dalla schiavitù ed apertura del carcere ai prigionieri. Questo può essere vero fisicamente, veri carceri dove sono stati ingiustamente rinchiusi, o vere e dolorose dipendenze da sostanze o vizi. Come non vedere in questa liberazione, però, la liberazione dalla schiavitù al peccato per entrare nella libertà dei figli di Dio? L’uomo pensa generalmente di essere libero, di avere quello che chiama il “libero arbitrio”. Non si rende però conto dei molti condizionamenti che lo costringono, suo malgrado, a servire innumevoli padroni che lo strumentalizzano e lo manovrano, non ultimo l’avversario di Dio, Satana Gesù indubbiamente libera come nessun altro in questo mondo può fare.
  • Sono però anche i poveri - poveri in ogni senso - che odono l’annuncio dell’Evangelo, lo accolgono con gioia e sono arricchiti di quei valori eterni che non saranno loro mai più sottratti. Essi, per la Sua immeritata grazia, vengono arricchiti di ogni benedizione spirituale. Se poi anche non lo sono economicamente, essi vivono la loro condizione di privazione nello spirito di Cristo, vale a dire confidando nella provvidenza di Dio e condividendo con gli altri quello che hanno. E’ anche infatti nella condivisione cristiana che i discepoli di Gesù trovano una vita abbondante, soddisfacente e piena.
  • L’annuncio più stupefacente della fede cristiana è che Cristo ha vinto la morte e vince la morte per tutti coloro che si affidano a Lui. L’ha fatto letteralmente durante il Suo ministero terreno, lo farà un giorno, facendo risorgere a nuova vita coloro che Gli sono stati affidati affinché ricevano la grazia della salvezza. Gesù, però, attraverso l’opera efficace dello Spirito Santo risuscita, fa rivivere, fa risorgere spiritualmente lo spirito umano “ucciso” dal peccato. Il mondo non può comprendere questo, ma quando una persona è coinvolta dall’opera di Cristo fa esperienza di ciò che va ben al di là di ogni immaginazione e molti, ieri ed oggi, lo possono testimoniare. Gesù dà nuova vita.

Ce n’era davvero per rispondere a Giovanni il Battista con piena sua soddisfazione, tanto che potrà affrontare la sua tragica fine sicuro di avere adempiuto il compito che Dio gli aveva affidato. Questo è ciò che più conta per ogni figliolo di Dio. Il mondo incredulo era indubbiamente giudicato e sarà giudicato, come pure salvato il popolo degli eletti di Dio, per il quale è venuto il Messia, il Cristo.

Indubbiamente “un grande”

I discepoli di Giovanni si allontanano per andare a riferirgli la risposta di Gesù, e Gesù si rivolge alla folla confermando ulteriormente la genuina veracità del ministero di Giovanni. Giovanni aveva reso testimonianza a Gesù ed ora Gesù rende testimonianza a Giovanni.

“Gesù cominciò a parlare di Giovanni alla folla: «Che cosa andaste a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Ma che cosa andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Quelli che portano delle vesti morbide stanno nei palazzi dei re. Ma perché andaste? Per vedere un profeta? Sì, vi dico, e più che profeta. Egli è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero per preparare la tua via davanti a te". In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (7-11).

Succede oggi, ma succedeva anche un tempo, che la gente si interessi, voglia vedere e vada dietro alle celebrità del momento di cui tutti parlano. Giovanni, il battista, non era certo “una canna agitata dal vento” (una persona conformista che si piega compiacente ad ogni vento di dottrina); non era certo “un uomo avvolto in morbide vesti” (un edonista famoso che ama la “bella vita”, un attore, un politico, un milionario, un guru, o tutte queste cose assieme), ma uno “straccione” anticonformista con un messaggio parecchio scomodo per tutti. Non era una cosa di tutti i giorni, una vista comune… Perché tutti andassero ad ascoltarlo può solo essere spiegato perché egli aveva avuto un profondo impatto sulla coscienza di molte persone, quella coscienza che può essere soffocata fino ad un certo punto soltanto; quelle profonde aspettative che non la gente di questo mondo può soddisfare veramente, ma solo un autentico uomo di Dio.

Nel fare l’elogio di Giovanni, Gesù forse voleva fugare nei Suoi discepoli, che Giovanni, con i suoi dubbi, fosse un carattere vacillante o un debole. Giovanni aveva predicato il messaggio che Dio gli aveva affidato, ma non aveva piena consapevolezza di tutte le implicazioni della messianicità di Gesù. Sarebbero stati i discepoli di Gesù, istruiti da Lui stesso che avrebbero trasmesso l’intero consiglio di Dio su Gesù, il Cristo e la Sua missione. L’Antico Testamento ha il suo ruolo importante, ma non è completo senza l’insegnamento di Gesù e dei Suoi apostoli. Nel difendere Giovanni, Gesù difende ed avvalora la Parola che Dio trasmette tramite l’Antico Testamento, ma dice, nel contempo, di per sé non è sufficiente senza la piena Rivelazione Sua e dello Spirito Santo.

Giovanni, per Gesù, era comunque “più di un profeta” perché introduce direttamente Colui che inaugura una nuova era.

“In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (11). Nessuno può essere considerato più grande di lui, perché era l’immediato precursore del Messia: nessuno ha mai avuto un ministero più importante del suo. Eppure, commenta Gesù, “il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui” perché Giovanni anticipava il regno di Gesù, ma chi segue Gesù vi partecipa direttamente. Possedere un posto nel Regno è più importante che essere il più grande dei profeti: quella è la cosa che più importa.

Conclusione

I tratti qualificanti di Gesù, il Cristo, il Messia, il Salvatore del mondo, quelli che sono presentati come testimonianza a Giovanni e quelli che l’evangelista Matteo espone in tutto il suo libro, sono inequivocabili per chi ha occhi per vedere. Se i salvatori di questo mondo, anche quelli meglio intenzionati, riescono solo ad alleviare qualche sofferenza, a mettere qualche toppa al male di questo mondo, c’è solo una persona, Gesù di Nazareth, che trascende questo mondo e che pone le basi per la rigenerazione completa della realtà di questo mondo e di ciascuno che si affidi a Lui.

Se il mondo inesorabilmente degenera, Gesù rigenera. Se il mondo vive, o meglio, vivacchia, per poi inesorabilmente morire, Gesù risorge e trascina con Lui chi vi si affida nella risurrezione e nella vita eterna. Tutto questo viene disprezzato o travisato da molti in questo mondo che magari ridono di noi quando parliamo di Lui e viviamo secondo il Suo insegnamento.

E’ per questo che, al termine del nostro testo biblico di oggi, troviamo: “Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!” (6). Sicuramente, come dice sempre la Scrittura, Gesù sarà “...una pietra d'intoppo,un sasso d'inciampo per lge due case d'Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme” (Isaia 8:14). E’ un utile ammonimento a non permettere che il ministero di Gesù, che ancora oggi può apparire ambiguo, diventi un ostacolo alla fede ed occasione per respingerlo. Questa frase, detta da Gesù allora, presume che Giovanni ed i suoi discepoli avessero cominciato bene, ma li ammoniva a non leggere in modo scorretto le evidenze dei miracoli di Gesù. Questa beatitudine elogia coloro che credono che Dio sta operando e che non esigono indebite prove. “Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Giovanni 20:29). Accogliere Gesù oggi, però, non vuole dire vivere di lontane speranze ed illusioni, ma pregustare le primizie della nuova creazione.

Paolo Castellina, 12.12.2013