Studi biblici/Matteo 11:2-10B

Da Tempo di Riforma.

L’importanza della coerenza

Sintesi: “Un minimo di coerenza” lo si può e lo si deve aspettare da insegnanti, politici e predicatori. Bisogna pure, è vero, tenere conto degli inevitabili limiti e fallibilità dell’uomo, ma essi non si possono esimere dal “dare il buon esempio”. Non potevano, però, essere accusati di incoerenza Gesù di Nazareth ed il suo diretto precursore, Giovanni Battista, di cui parla il testo biblico scelto per questa domenica e che esamineremo accuratamente: Matteo 11:2-10.

Un minimo di coerenza?

Un comportamento conseguente, coerente, è ciò che giustamente ci si può aspettare da maestri, politici e predicatori. Pur tenendo conto dell’inevitabile fallibilità umana, “un minimo di coerenza” lo si può e lo si deve giustamente pretendere. Una volta Gesù aveva detto, denunciando religiosi del suo tempo: “Guai anche a voi, dottori della legge, perché caricate la gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un dito!” (Luca 11:46). Non c’è niente di peggio dell’incoerenza e dell’ipocrisia. Un proverbio italiano ben conosciuto dice di qualcuno che si riempie la bocca di grandi paroloni ed ideali, per poi disattenderli egli stesso: “Predica bene, ma razzola male”. È un proverbio che nasce, come tutti i proverbi, dall’osservazione parabolica dei fenomeni della natura. Ecco un gallo, fiero e baldanzoso nel suo colorato piumaggio, che procede con il collo dritto, piume e cresta al vento, e che canta con grande forza, ma che dopo raspa nella polvere per trovare vermi di cui nutrirsi. E’ naturale che un gallo faccia questo, ma non è altrettanto naturale fare grandi discorsi e poi “razzolare” nella polvere di questo mondo facendo il contrario di quel che si dice. Purtroppo questa è spesso la realtà. Nessuno è perfetto, è vero, ma, in effetti, “un minimo di coerenza” ci vuole…

Certo è però che questo proverbio non si sarebbe potuto in alcun modo applicare a Gesù, che noi confessiamo essere il Cristo, il Salvatore del mondo, e neanche a Giovanni Battista che lo aveva preceduto con il suo messaggio. Stanno al centro dell’attenzione del testo biblico scelto per oggi: due persone assolutamente coerenti con ciò che professavano di essere, predicavano ed insegnavano. Nel testo biblico di oggi troviamo il reciproco riconoscimento di due uomini coerenti. Leggiamo dunque in Matteo 11.

Un reciproco riconoscimento

“Or Giovanni, avendo in prigione sentito parlare delle opere del Cristo, mandò due dei suoi discepoli a dirgli: «Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?». E Gesù, rispondendo, disse loro: «Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l'evangelo è annunziato ai poveri. Beato è colui che non si sarà scandalizzato di me!». Ora, come essi se ne an-davano, Gesù prese a dire alle folle intorno a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, coloro che portano vesti morbide abitano nei palazzi dei re. Insomma, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, egli è più che un profeta, perché questi è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, egli preparerà la tua strada davanti a te" (Matteo 11:2-10).

Gesù

In questo testo ci troviamo ai primi tempi del ministero pubblico del Signore Gesù. Gesù sta “facendo notizia”: predica con ardore e coraggio, opera miracoli straordinari: agli occhi di molti ciò che dice di sé è una pretesa esagerata. Gesù è forse un millantatore, uno spaccone, uno che vuol far credere di avere qualità e meriti superiori a quelli reali? Il testo dice: “Or Giovanni, avendo in prigione sentito parlare delle opere del Cristo, mandò due dei suoi discepoli a dirgli...” (2).

Giovanni ha dei dubbi? Giovanni, per rivelazione, aveva identificato in Gesù il Messia atteso, al momento del battesimo nel fiume Giordano. Forse che ora in Giovanni erano sorti dei dubbi se questi lo fosse veramente e quindi volesse verificarlo? Giovanni era stato messo in prigione dalla malvagità di Erode ed indubbiamente per lui quello era un periodo di prova e di tentazione. Anche un profeta non è al di sopra degli attacchi di Satana. Che colpo questo doveva essere stato per i suoi discepoli vedere il precursore del Messia gettato in prigione, e in seguito lo stesso Messia inchiodato su una croce! Prima della gloria, però, la redenzione passa attraverso la sofferenza. Giovanni, naturalmente, è pure un uomo. Mettetevi nei suoi panni, pensate alla rabbia per l’impunità di Erode. Non era forse vero che Giovanni aveva predetto che il Messia avrebbe portato un severo giudizio sulle opere della malvagità umana? Aveva detto: “...la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco” (Matteo 3:10).

Gesù però, non aveva fatto apparentemente nulla affinché il Suo precursore fosse imprigionato dal malvagio Erode. Pensate al carattere di Giovanni: severo, alieno da compromessi ed ardito fino all’impudenza. Pensate alle circostanze: messo a marcire in una prigione per la causa della verità, senza nessuna speranza di esserne tirato fuori. Che senso aveva questo suo imprigionamento? E’ naturale che mandi perciò a chiedere: «Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?» (3).

La sua pedagogia verso i suoi discepoli. E’ anche verosimile, però, che Giovanni abbia voluto mandare i suoi discepoli da Gesù per confermare la loro fede e verificare direttamente che davvero Gesù è il Messia atteso. La fede in Gesù alla prova dei fatti. Il testo, infatti, dice: “E Gesù, rispondendo, disse loro: «Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: (4) I ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l'evangelo è annunziato ai poveri (5). Beato è colui che non si sarà scandalizzato di me!» (6).

Gesù rende i discepoli di Giovanni testimoni diretti dei Suoi miracoli, miracoli che adempiono direttamente ciò che aveva affermato Isaia 35:5,6: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perché sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine”. Gesù non certo disdegna di offrire “prove” della Sua messianicità. Gesù desidera non cieca sottomissione, ma fede intelligente e ragionevole.

Le “prove” sono relative. Vedere e toccare con mano “la prova” della messianicità autentica di Gesù, è qualcosa che gli increduli vorrebbero sempre. “Dimostrateci che è vero”, dicono. Il problema è che non c’è prova che sia inoppugnabile e contestabile per coloro il cui cuore è avverso a Dio ed al Suo Cristo. Chi non vuole credere troverà sempre scuse e giustificazioni per la sua incredulità qualunque “prova” gli portiate. Chi però già ha il cuore ben disposto verso Dio, la testimonianza della verità non sarà “una prova”, ma una conferma che li spingerà a dare lode, onore e gloria a Dio. Così era stato per i discepoli di Giovanni.

I segni rivelatori di Gesù

I miracoli che Gesù compie durante la sua vita terrena sono segni di ciò che Egli è e può fare.

Guarire i ciechi

Guarire i ciechi era un miracolo che, secondo le tradizioni ebraiche era riservato al Figlio di Davide. Il Signore pone il cieco a cui ha fatto ricuperare la vista come segno della Sua messianicità, ma non si tratta solo di guarigioni fisiche. Molti che il Signore ha convertito a Lui, ancora oggi testimoniano dicendo: “Ero cieco, ma ora ci vedo”. Dicono le profezie: “In quel giorno i sordi intenderanno le parole del libro e, liberati dall'oscurità e dalle te-nebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili potranno ancora gioire nell'Eterno e i poveri dell'umanità esulteranno nel Santo d'Israele” (Is. 29:18,19).

Far camminare gli zoppi

Gesù l’aveva fatto come nel miracolo in cui guarisce un paralitico, portatogli su una barella da quattro uomini. In quel caso Gesù avrebbe pure risolto il problema ultimo del suo peccato. Gesù ha il potere di rimettere in funzione “il volere e l’operare” di chi si affida a lui, di vincere la paralisi spirituale e morale e l’apatia verso Dio ed il prossimo. Quante cose oggi ci paralizzano dal fare la volontà di Dio nei nostri confronti: Gesù può vincerla in noi.

Guarire i lebbrosi

E’ questo pure un segno del fatto che Gesù può renderci la bellezza di poter assomigliare moralmente e spiritualmente a Dio, cosa alla quale un tempo eravamo destinati, e liberarci dalla deformità e bruttezza e carenze che ci disumanizzano rendendoci ben al di sotto di ciò che potremmo e dovremmo essere. Far tornare ad udire i sordi, come l’uomo nelle cui orecchie Gesù mise le sue dita per liberarlo da questa disgrazia. Anche questo è un segno della sordità che non ci permette di udire con attenzione e ritenere la buona e santa Parola di Dio.

Risuscitare i morti

Gesù ha il potere della vita nelle Sue mani, il potere della creazione e della ricreazione. Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: L'ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno. Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso” (Giovanni 5:24-26). Morti spiritualmente come noi siamo, Gesù ha il potere di farci rinascere a nuova vita. Di questa esperienza scrive Paolo quando dice: “Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell'aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri” (Efesini 2:1-5).

I poveri

Gesù che con grande compassione si accosta ai poveri, mostra che sarebbe stato Lui a portare al mondo la tenera misericordia di Dio. Era fin dall’inizio il “programma” di Gesù. “Lo Spirito del Signore, l'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per recare una buo-na novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri, a proclamare l'anno di grazia dell'Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio” (Is. 61:1-4). Gesù ancora oggi guarisce cuori, corpi e menti di coloro che umilmente si affidano a Lui.

Giovanni Battista

Consideriamo però ora Giovanni, messo si in prigione, ma non piegato. Giovanni, a differenza di Gesù, è solo un uomo, ma la sua testimonianza è ineccepibile e Gesù stesso conferma di “quale pasta” egli sia fatto! Giovanni si trova nella situazione di Paolo che disse: “Noi siamo afflitti in ogni maniera, ma non ridotti agli estremi; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti” (2 Co. 4:8,9).

Sappiamo che Giovanni Battista era un esempio luminoso di persona consacrata al Signore ed alla sua causa, il quale niente e nessuno sarebbe riuscito a piegare. Però, come forse ancora oggi qualcuno ironizzerebbe cinicamente di lui, anche allora c’era chi esprimeva perplessità e critiche nei suoi confronti. E’ la situazione alla quale Gesù risponde.

Riascoltiamo il testo: “Ora, come essi se ne andavano, Gesù prese a dire alle folle intorno a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? (7) Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, coloro che portano vesti morbide abitano nei palazzi dei re (8). Insomma, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, egli è più che un profeta” (9).

Le critiche

Si, non appena i discepoli di Giovani se ne vanno, Gesù vede le facce dei presenti, i loro sorrisetti, le loro espressioni di commiserazione verso Giovanni, le loro critiche. Gesù ne è indignato, così difende e loda Giovanni, vuole che il suo onore e la sua integrità venga preservata: mai c’è stato profeta come lui! Una critica rivolta a Giovanni è che lui non sarebbe che, come dice una frase proverbiale: “una canna sbattuta dal vento”, uno che vacilla nelle sue convinzioni e che dubita oggi quello che ieri credeva. Se molti oggi si comportano come banderuole, pronte solo a badare ai propri interessi e a compromettere qualsiasi ideale, se questo torna comodo fare, non così avrebbe fatto Giovanni.

Un’altra critica era quella che Giovanni era un debole che pochi mesi di prigione sarebbero riusciti ad ammansire e a renderlo pronto (“anche lui”) a piegarsi davanti al tiranno pronto a farlo partecipe dei lussi della corte. “Chi saprebbe resistere alle offerte di una ‘bella vita’” diremmo oggi! Non sarebbe però stato così nel caso di Giovanni.

Un’altra critica era che egli non fosse profeta perché non era sicuro che Gesù davvero fosse il Messia. Scommettere su Gesù sarebbe stato per lui un gioco d’azzardo? Molti oggi ridono di coloro che investono la loro vita in Cristo. “Meglio non compromettersi troppo”, direbbero. Le certezze incrollabili oggi non sono di moda, eppure vi sono anche oggi coloro che, come Giovanni, non temono di sfidare la mentalità qualunquista, minimalista e cinica dei propri contemporanei. La testimonianza di Giovanni era ineccepibile, e in lui si adempivano le profezie che riguardavano il precursore del Messia.

L’adempimento delle profezie

Si, Giovanni Battista era l’immediato precursore del Cristo, a cui tutti i profeti puntavano, per cui egli indicava il Cristo più chiaramente di chiunque altro. Come tale egli stesso era l’oggetto di profezie. “«Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l'angelo del patto in cui pren-dete piacere, ecco, verrà», dice l'Eterno degli eserciti” (Malachia 3:1), “Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell'Eterno. Egli farà ritornare il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri, affinché non venga a colpire il paese di completo sterminio” (Malachia 4:5,6), “La voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via dell'Eterno, raddrizzate nel deserto una strada per il nostro DIO” (Isaia 40:3). “Perché questi è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando il mio mes-saggero davanti alla tua faccia, egli preparerà la tua strada davanti a te" (10).

L’uomo di Dio

Quello che Gesù dice di Giovanni non era solo una lode per la persona, ma per insegnare qualcosa di importante ai Suoi discepoli: la dedizione del discepolato. Giovanni, ed ogni autentico proclamatore della Parola non è semplicemente un portavoce disimpegnato, ma deve incarnare questa parola nella costante testimonianza della sua vita. Per il portavoce di Dio il compito non è finito una volta portato il messaggio. Egli deve mostrare con la sua coerenza di essere all’altezza del compito ricevuto. Giovanni era un uomo pronto al sacrificio di sé stesso. Era stato disposto a rinunciare al lusso ed ai piaceri di questo mondo. Certo non era un uomo perfetto, ma era un uomo impegnato e consacrato. Portavoce di Dio tenuti ad una testimonianza integra sono tutti i cristiani degni di portare questo nome.

Conclusione

Ecco così che se è vero che il mondo è pieno di chi “predica bene ma razzola male”, non dobbiamo aver dubbi che così siano Giovanni Battista, e soprattutto il Signore Gesù, il quale ha suggellato nel Suo sangue il Suo impegno di essere venuto per la nostra salvezza. Giovanni disse ai Suoi discepoli: “Andate da Lui e vedrete”. Egli non aveva dubbi che Gesù fosse autentico e verace e desiderava che i Suoi discepoli facessero esperienza diretta di questa realtà. Che questo consiglio “Andate e vedete”, possa essere seguito da ciascuno di noi oggi: non c0è modo di esserne delusi.

Paolo Castellina, rielaborazione del 5/12/2016 di un sermone del 13/12/1996).