Studi biblici/Marco 7:31-37

Da Tempo di Riforma.

Una sensibilità da ristabilire

Sintesi
Le multiformi capacità dei nostri sensi di interagire con l'ambiente in cui viviamo, con gli altri, e soprattutto con Dio, è uno dei meravigliosi doni che Dio ha fatto alle sue creature umane. A causa della corruzione del peccato, però, ci portiamo dietro infermità ed handicap che frustrano le nostre potenzialità. Per questo guardiamo con ansia al giorno in cui Dio ristabilirà ogni cosa al suo stato ottimale. Nella persona e nell'opera di Cristo possiamo fin da ora godere delle primizie del ristabilimento finale, di cui le nostre capacità rovinante di essere in comunione con Dio è parte essenziale. Il testo biblico di questa domenica ci parla di Gesù che, un giorno, guarisce un sordomuto: Marco 7:31-37. Come lo fa e perché questo è rilevante pure per noi oggi?

Introduzione

a. I nostri sensi. Vedere, udire, sentire con il tatto, odorare, gustare... sono i cinque sensi che ci permettono di percepire il mondo circostante e con lui interagire. Ad essi dobbiamo aggiungere la nostra capacità di comunicare attraverso la parola e i gesti, la sensibilità che ci permette di intuire stati d'animo, situazioni e necessità, la capacità di intendere ed apprezzare la bellezza, l'armonia, la bontà e la giustizia. Ultima, ma non meno importante, è quella capacità che ci permette di essere sensibili alla presenza di Dio, di intendere ciò che Egli di Sé stesso ci rivela attraverso le Sue opere e Parola, come pure di stabilire e coltivare un rapporto con Lui.

b. L'handicap. A causa però della corruzione della natura umana, ciascuno di noi soffre di mancanze più o meno grandi in una o più di queste capacità, fino a giungere, nei casi più gravi, all'assenza di queste funzioni. Si parla così dell'handicap di varia natura che impedisce a molti di avere quella pienezza di vita alla quale Iddio, il nostro Creatore, ci aveva destinato. E' vero che l'essere umano ha la capacità di adattarsi anche alle peggiori circostanze, ma quante sofferenze e frustrazioni comporta sapere di essere da meno di ciò che noi potremmo essere!

La speranza. L'umanità sofferente guarda così con grande speranza il giorno in cui Iddio stesso prenderà l'iniziativa di restaurare la creazione rovinata, come dice il profeta Isaia: "Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perché sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine" (Isaia 35:5,6).

Il testo biblico

Quel giorno futuro, però, si era fatto presente nella persona e nell'opera del Salvatore Gesù Cristo. Egli, risanando cuori, menti, anime, e sensi d'uomini, donne e bambini, di più, ridando la vita a chi l'aveva perduta, annunciava tangibilmente e confermava il compimento delle umane speranze. Il testo biblico che ora leggeremo, parla appunto di Gesù che, un giorno, guarì un sordomuto. Questo fatto assume per noi le caratteristiche di un messaggio che non dobbiamo lasciarci sfuggire.

"Poi Gesù, partito di nuovo dal territorio di Tiro e di Sidone, giunse al mare di Galilea, in mezzo al territorio della Decapoli. E gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani. Ed egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua. Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: Effata, che vuol dire: Apriti! E subito gli si aprirono gli orecchi si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente. E Gesù ordinò loro di non dirlo a nessuno; ma quanto più lo vietava loro, tanto più essi lo divulgavano. E, pieni di stupore, dicevano: Egli ha fatto bene ogni cosa: egli fa udire i sordi e parlare i muti!" (Mr. 7: 31-37).

La figura del sordomuto

"...gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani".

a. Il suo male specifico. Persone compassionevoli portano a Gesù un sordo che parlava a stento. Queste persone sono piene di fiduciosa speranza. Hanno udito di Gesù e gli portano la persona che amano e che soffre a causa del suo handicap. Molto probabilmente era un uomo nato sordo il quale, non avendo avuto modelli di linguaggio udibile, non aveva mai sviluppato una corretta capacità di parlare. Il sordomutismo è una malattia diffusa ancora oggi nell'area del Mediterraneo. E' possibile addestrare i sordomuti in qualche modo ad esprimersi, e, per curare questo handicap, si pensa oggi di intervenire a livello genetico. Allora però un sordomuto sarebbe stato senza speranza.

b. Un solo possibile medico. Uno solo, però, era il medico che si era dimostrato capace di intervenire efficacemente: il Salvatore Gesù Cristo. Per cui queste persone pregano di imporre le Sue mani sul sordomuto affinché la Sua virtù taumaturgica operi in lui guarigione.

c. Una condizione spirituale. Il caso di quest'uomo assume nella situazione del messaggio biblico un valore che va oltre la sordità fisica. Esso indica altresì la condizione esistenziale in cui si trova comunemente la creatura umana prima di incontrare Cristo, vale a dire l'essere sostanzialmente sorda nei riguardi della Parola di Dio. Dio proclama autorevolmente la Sua Legge ed il Suo Evangelo di salvezza, ma l'uomo non l'intende, non comprende l'importanza che esso ha per la sua stessa vita. Ha ascoltato forse più volte questo messaggio, ma la voce gli è passata sopra senza penetrare nella mente e radicarvisi. L'orecchio era presente, ma i collegamenti con la mente erano impediti e il messaggio non ha avuto effetto alcuno. La persona comune così ritiene che il messaggio dell'Evangelo la riguardi e che meriti particolare attenzione, come i molti messaggi pubblicitari che riceviamo ed ai quali non facciamo più caso. L'autorevole voce della Legge di Dio non la spinge ad ubbidire ed a sottomettersi ad essa. Le sue minacce e maledizioni non gli fanno impressione alcuna e queste cose non influiscono minimamente sulla sua vita né la disturbano. L'Evangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo, che altri accolgono con commozione e riconoscenza, trova in lei orecchie chiuse. La persona comune è pure sorda all'insegnamento, alle indicazioni, agli avvertimenti ed alle esortazioni dei ministri della Parola di Dio. Quand'anche alcuni amici o conoscenti fossero cristiani, essi per lei parlano una lingua straniera incomprensibile o almeno non abbastanza comprensibile da trarne senso compiuto. Non solo è sorda, ma, non avendo mai fatto esperienza della grazia di Dio in sé stessa, è come muta. Non sa parlare di ciò di cui non ha conoscenza.

Come Gesù guarisce

Ed ecco così che il Salvatore, nella Sua misericordia, interviene. "Egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua". Gesti per noi strani, eppure indicativi.

a. Gesù conduce in disparte. Il condurre quest'uomo in disparte lontano dalla folla è segno di come il Signore Gesù separi sempre - in qualche modo - coloro che Egli chiama con la Sua grazia, dal resto del mondo. C'è un sano individualismo nella fede cristiana. Essa non è e non può essere una convenzione sociale o una tradizione cui ci si debba conformare. Gesù chiama singolarmente la persona, vuole stabilire e coltivare un rapporto individuale con lei. Benché la fede vada vissuta nella dimensione sociale, essa non dipende dalle condizioni ambientali in cui ci troviamo. La fede cristiana autentica persiste anche in presenza di situazioni non soddisfacenti o persino avverse, essa non si lascia smuovere perché è radicata nella propria personale esperienza dell'opera di Dio. La fede cristiana è il mio rapporto personale con il Signore e Salvatore Gesù Cristo. La stessa parola "chiesa" significa quelli che sono "usciti fuori" dalla massa per intrattenere un personale rapporto con Cristo.

b. Le dita di Gesù. Quando poi Cristo mette le Sue dita nelle orecchie di quest'uomo Egli vuole rappresentare l'esercizio del Suo potere. Nella Bibbia si parla del "dito di Dio" che opera meraviglie, che scrive la Sua legge su tavole di pietra, che scaccia i demoni. Gesù dice in un altro contesto: "Ma se io scaccio i demoni col dito di Dio, il regno di Dio è dunque giunto fino a voi" (Lu. 11:20). "Il dito" di Dio in Gesù rimuove l'ostruzione dell'udito spirituale, o meglio, è Cristo, artefice della creazione e della nuova creazione che dona un nuovo udito.

c. La saliva di Gesù. Quando Cristo applica la Sua saliva sulla lingua di quell'infermo, la cosa può forse lasciarci disgustati... ma anche questo è significativo. Non basta infatti "sentire parlare" delle potenzialità dell'opera di Cristo. E' necessario altresì che esse vengano applicate a noi, applicate specificatamente al nostro caso, lì dove risiede il nostro problema. Per questo dobbiamo aprire il nostro cuore e lasciare che Cristo operi in noi in modo specifico.

d. Lo sguardo di Gesù. "Alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: Effata, che vuol dire: Apriti!". Gesù alza gli occhi al cielo per indicare quale sia la fonte della Sua autorità, vale a dire Dio Padre. La Scrittura dice infatti: "Ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento" (Gm. 1:17). Ne siamo coscienti? Quale riteniamo che sia la fonte di tutto ciò che di meglio desideriamo per la nostra vita?

e. Il sospiro di Gesù. Poi Gesù sospira. E' il sospiro della sua compassione per la tristezza della condizione umana, che Egli è venuto a sanare. E' il sospiro sconsolato di Gesù davanti alla durezza del cuore umano, all'ingiustizia e prevaricazioni degli uomini, alla loro incoscienza, stupidità ed insensibilità verso il tragico destino loro ed altrui. E' il sospiro di chi come Gesù è sensibile e attento mentre ai più tutto questo nulla sembra importare.

f. Il comando di Gesù. Gesù però comanda: "Apriti"! E' il comando pieno di forza ed autorevolezza dopo di che il cuore umano si apre per dare veramente ascolto alle cose dette dal Signore. Questo avvenne nel caso esemplare di Lidia, "commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio" e che "stava ad ascoltare" la predicazione di Paolo. Di essa la Scrittura dice: "E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo" (At. 16:14). Questa donna ascoltava la predicazione di Paolo, e pure pregava, ma il suo cuore non era aperto veramente verso le cose di Dio. Era necessario che Dio stesso prendesse l'iniziativa e, intervenendo, "le aprisse il cuore". Quando Dio interviene pure l'orecchio si apre e si dispone ad imparare per diventare autentico discepolo di Gesù. La bocca e le labbra si aprono per la prima volta per erompere in espressioni di riconoscenza, di lode e di testimonianza alla gloria di Dio.

Il risultato dell'opera di guarigione

a. Un parlare distinto. Difatti: "E subito gli si aprirono gli orecchi si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente". Al comando di Cristo l'opera della creazione viene rinnovata e quel che ne esce, come tutto ciò che il Signore compie, risulta "molto buono": il parlare di quel sordomuto ora è chiaro.

Allo stesso modo coloro ai quali vengono aperte le orecchie e la cui favella spirituale è sciolta, ora dicono con chiarezza ciò che hanno visto, udito e toccato, dell'opera di Dio sulla loro anima. Sono stati persuasi dell'impurità della loro natura, della corruzione del loro cuore, della gravità del loro peccato. Essi sanno parlare di Cristo e di come Egli sia stato per loro un adatto e sufficiente Salvatore, di come a Lui siano stati diretti ed incoraggiati ad andare per ottenere guarigione, perdono, giustizia e salvezza eterna. Essi sanno dire quali promesse siano state loro applicate e di quali conforti essi abbiano goduto. Essi sono coscienti quanto si sia adoperato Satana a rovinare un tempo la loro vita, di quali tentazioni essi siano stati liberati e con quale mezzo: in una parola, ora essi possono parlare apertamente dell'amore di Dio verso di loro, della gloria ed eccellenza di Cristo, della loro fede e speranza in Lui, del loro amore verso di Lui e dell'opera dello Spirito di Dio nella loro vita, delle glorie del mondo a venire che essi attendono, e di cui hanno pregustato in Gesù le primizie.

b. Un parlare irrefrenabile! "Gesù ordinò loro di non dirlo a nessuno; ma quanto più lo vietava loro, tanto più essi lo divulgavano". Si, a queste persone viene "sciolta la lingua" e, nonostante lo stesso appello di Gesù alla moderazione, esse non cessano di divulgare con grande gioia che Gesù in Cristo il Regno di Dio si è manifestato.

Gesù non aveva compiuto quel miracolo per suscitare l'applauso degli uomini verso di lui, ma per un amore che nulla cerca se non la felicità di coloro che benefica. Egli sapeva che la Sua fama avrebbe attirato la gelosia degli scribi e dei Farisei e che la gente avrebbe interpretato male la Sua missione desiderando magari di farlo diventare un re terreno, uno stregone o chissà che altro. Gesù però non poteva contenere l'entusiasmo della folla. Allo stesso modo coloro che hanno ricevuta la grazia di Dio, coloro che hanno conosciuto Cristo da vicino e che hanno fatta una verace esperienza delle cose di Dio, non possono fare a meno di parlarne. Sono come il vino nuovo spumeggiante che fa esplodere le bottiglie nuove. Davanti alla folla festante di Gerusalemme, Gesù aveva detto: "Io vi dico che se costoro tacessero, griderebbero le pietre" (Luca 19:40). Per questo, in parte per la gloria di Dio, per magnificare le ricchezze della Sua grazia, l'onore di Cristo e del Santo Spirito; in parte per mostrare la propria gratitudine e per indicare ad altri ancora una tale meravigliosa fonte di vita, conforto, istruzione ed edificazione, essi non possono tacere, per quanto lo si impedisca loro. Cosa dicevano?

c. Un parlare che dà gloria a Dio. "E, pieni di stupore, dicevano: Egli ha fatto bene ogni cosa: egli fa udire i sordi e parlare i muti!"

Il Salvatore non aveva compiuto questo in virtù di qualche diabolico potere (come Gesù era stato talora accusato di fare) o per la propria vanità e personale profitto, ma per il bene dell'umanità e per la gloria di Dio. Tutte le Sue opere miracolose, tutto ciò che Egli aveva fatto dall'eternità prima della fondazione del mondo... ogni cosa egli aveva sempre fatto bene ogni cosa. Ciò che aveva fatto nel consiglio e nel patto di grazia, la cura e protezione che ha del Suo popolo, tutte le promesse e benedizioni, tutto ciò che Cristo ha fatto nel tempo e nell'eternità, è fatto bene. L'avere assunto natura umana da una vergine ed una natura santa, la predicazione dell'Evangelo, fatta con autorità, parlando come mai altri aveva fatto, le Sue opere confermate da miracoli, ma specialmente la grande opera di redenzione: Egli l'ha compiuta bene ed a fondo. Ha redento il Suo popolo dalla legge, dalla maledizione ad essa con essa e condanna; il riscatto dalle mani di Satana, la giustizia eterna che Egli ha compiuto. Egli ha compiuto quest'opera a piena soddisfazione di tutte le parti in causa; alla gloria delle divine perfezioni, della giustizia, grazia e misericordia; a soddisfazione di tutte le Persone divine, per la gioia di angeli e di uomini. Tutto quello che Gesù ha compiuto ed ora compie in cielo come Avvocato ed Intercessore, è fatto bene. Possiamo inoltre stare certi che tutto quello che farà un giorno come Giudice dei vivi e dei morti, sarà fatto alla stessa maniera. Egli fa udire i sordi, e parlare i muti, cosa che abbiamo veduto nel caso in questione.

Conclusione

Le multiformi capacità dei nostri sensi di interagire con l'ambiente in cui viviamo, con gli altri, e soprattutto con Dio, è uno dei meravigliosi doni che Dio ha fatto alle sue creature umane. A causa della corruzione del peccato, ci portiamo dietro infermità ed handicap che frustrano le nostre potenzialità. Per questo guardiamo con ansia al giorno in cui Dio ristabilirà ogni cosa al suo stato ottimale. Non dobbiamo però aspettare chissà quando prima che ciò avvenga. Nella persona e nell'opera di Cristo possiamo fin da ora godere delle primizie di quel nuovo mondo. Andiamo dunque a Cristo per ristabilire in noi le sensibilità rovinate, soprattutto quel particolare senso che ci permette di percepire e di coltivare il prezioso rapporto personale con Dio. Lasciamoci condurre in disparte da Gesù, lasciamo che la forza del suo "dito" ci guarisca e trasformi applicando su di noi la Sua virtù risanatrice. Essa proviene da Dio ed è disponibile per la misericordia immeritata di Dio nei nostri riguardi. Al Suo potente comando solo potremo veramente "aprirci" e veder sciolta la nostra lingua prima impedita, per magnificare e lodare il Salvatore, come pure per testimoniare al mondo di ciò che Gesù può fare. Sorgerà allora un'irrefrenabile carica di esaltare il Signore Iddio dandogli ogni onore e gloria! Non ci piacerebbe acquisire una vita piena, integra e soddisfacente; solo il Salvatore Gesù potrà darcela.

[Paolo Castellina, sabato 16 agosto 1997. Tutte le citazioni, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla versione Nuova Diodati, ediz. La Buona Novella, Brindisi, 1991].