Studi biblici/Marco 14:22-26

Da Tempo di Riforma.

I rapporti non sono cosa da prendere alla leggera!

Parole misteriose?

Quando si celebra la Cena del Signore, si usa farla precedere dalla lettura del racconto della sua istituzione così come ci è stato trasmesso dai vangeli e dall'apostolo Paolo. Le sue parole sono molto familiari ai cristiani. Rileggiamole nella versione di Marco.

"Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio» Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi" (Marco 14:22-26).

Siamo indubbiamente abituati ad udire queste parole. Alcune di esse, però, rimangono per molti misteriose: il loro significato ci sfugge. Non mi riferisco ora, però, al luogo classico delle discussioni che sono avvenute nella storia al riguardo del significato di "Questo è il mio corpo … questo è il mio sangue", ma quell'altra espressione che oggi pure generalmente "non si capisce più", vale a dire: "Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti". A che cosa si riferisce il Signore Gesù quando parla di "patto" e, in particolare del Suo sangue come "sangue del patto"?

Il concetto di Patto (anche tradotto Alleanza) è un concetto di importanza fondamentale in tutta la rivelazione biblica ed il fatto che oggi esso sfugga generalmente alla nostra comprensione, il meno che si possa dire a suo proposito è che è "cosa preoccupante".

Il concetto di patto

Non "comprendiamo" più il concetto di patto perché oggi esso tende ad essere svalutato ed abbandonato. Non si tratta di un'evoluzione culturale "per il meglio".

Oggi prevale l'idea che fra le persone sia preferibile e più vantaggioso stabilire un rapporto spontaneo, libero e disimpegnato, vale a dire un rapporto non sancito ufficialmente e regolato sulla carta in maniera solenne. Si vede questo nella preferenza che sempre più coppie sembrano dare alla semplice "convivenza" rispetto al "legarsi" con un matrimonio formale ed ufficiale. Si ritiene che "l'amore" sia sufficiente per tenere insieme una coppia e soddisfarne le esigenze. Il vincolarsi, il "legarsi", viene considerato "una soffocante ed artificiosa imposizione burocratica". Si ritiene che "quando finisce l'amore" una coppia possa molto più facilmente separarsi che dovere affrontare "le complicazioni" ed i costi del sciogliere un rapporto sancito legalmente. Si tratta, però, di una convenienza apparente. Questa moderna mentalità si basa su un un malinteso concetto di "amore" e di "libertà" che apre la strada all'arbitrio, ad ingiustizie ed al trionfo dell'irresponsabilità, dove diritti e doveri non sono garantiti e dove "la parte debole" ci rimette sempre. Tutto si basa sul soggettivismo incerto e transitorio dei sentimenti e non offre alcuna sicurezza e protezione.

Questo concetto moderno di "rapporto spontaneo, libero e disimpegnato" si rivela pure nel modo in cui molti considerano oggi la religione ed il cristianesimo stesso, dove anche il nostro rapporto con Dio viene lasciato alla "spontaneità" dell'altalena di sentimenti aleatori (1).

Tutto questo, però, sta agli antipodi del pensiero biblico dove Dio stesso stabilisce il principio che qualsiasi rapporto fra le persone, e quindi anche fra noi e Lui, debba fondarsi su un preciso patto sottoscritto dalle parti contraenti che stabiliscono con precisione i rispettivi diritti e doveri e si impegnano ad onorarli.

Il concetto di patto può essere considerato, di fatto, come il "principio architettonico" secondo il quale è organizzato tutto il messaggio delle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Un patto è chiamato a regolare i rapporti fra le singole persone, fra le diverse componenti di una nazione, delle nazioni fra di loro e certamente il rapporto fra Dio e la creatura umana. Quest'ultima cosa particolarmente considerata con fastidio da chi vede la teologia biblica come un costrutto umano e coltiva un concetto molto "conveniente" di Rivelazione

Di fatto, è Dio stesso che stabilì sovranamente per primo un patto o convenzione con la creatura umana, con il Suo popolo eletto e con ciascun credente. Non solo, ma un patto esiste persino in Dio stesso, fra le Persone della Santa Trinità. Il carattere aleatorio del mondo post-moderno si scontra così radicalmente con la fede biblica fatta di precisi impegni sottoscritti sia da Dio stesso (le promesse che Egli sempre onora) e quelli della creatura umana che in quel senso è chiamata ad organizzare la sua vita.

"Perdere per strada", così, il concetto di patto non è affatto un'evoluzione "per il meglio", ma "per il peggio". Da qui la necessità di "ricuperare" e rivalorizzare il concetto di patto. Così facendo comprenderemo pure quanto il Signore Gesù afferma nell'istituzione della Santa Cena ed opera nella redenzione del Suo popolo.

Dobbiamo così comprendere bene il concetto di patto e tutte le sue innumerevoli implicazioni per quanto riguarda la nostra vita di cristiani e come esso sia fondante per comprendere lo stesso Evangelo della nostra salvezza.

Il patto creazionale fra Dio e le creature umane

La Bibbia ci rende noto come fra Dio Creatore e le creature umane fin dall'inizio vi sia stato un preciso patto (2). Lo troviamo descritto nel libro della Genesi: Dio lo stabilisce con Adamo quale rappresentante legale dell'umanità (3) che da lui sarebbe sorta. La vita e la prosperità dell'essere umano era ciò che Dio si impegnava a garantirgli e Adamo si era impegnato a rispettare le regole che Dio sovranamente gli imponeva (i limiti della Sua Legge). Contravvenire a queste regole avrebbe significato per l'essere umano la condanna della perdita dei suoi privilegi creazionali, sostanzialmente la morte in tutte le sue implicazioni.

Questo patto è stato chiamato in modo diverso a seconda dell'aspetto particolare che in esso si vuole sottolineare. E' stato chiamato:

  • Patto creazionale per indicare come esso non sia stato aggiunto in seguito, ma che sia costitutivo per la stessa umanità.
  • Patto di Natura, in riconoscimento della sua consonanza con la legge naturale posta nel cuore umano.
  • Patto di vita, in considerazione della conseguenza da parte nostra della sua osservanza.
  • Patto d'opere, per sottolineare come onorare questo patto significasse "operativamente" ubbidire a tutto ciò che esso prescriveva.

Questo Patto fra Dio e l'umanità è stato infranto. Noi oggi ci troviamo nell'ambito di un'umanità che sta pagando le conseguenze della trasgressione al patto creazionale, la condanna e maledizione della morte sotto ogni aspetto. L'Apostolo scrive: "Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, ... così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" (Romani 5:12).

Il patto di Grazia

La Bibbia ci rende noto come pure esista un secondo patto, che va sotto il nome di Patto di Grazia o Nuovo Patto. Questo Patto di Grazia è stato contratto all'interno dell'essere stesso di Dio fra Dio Padre e Dio il Figlio. Nell'ambito di questo Patto, il Figlio di Dio associa a Sé stesso dall'eternità, come loro rappresentante legale, una parte dell'umanità (il Suo "popolo") affinché essa possa ottenere, attraverso la Sua opera, la grazia della salvezza. L'eterno Figlio di Dio diventa così un essere umano in Gesù Cristo unendo in una sola persona divinità ed umanità. Lo fa per vivere in quanto tale una vita perfettamente rispondente a quanto Dio aveva stabilito nel Suo originale Patto con l'umanità (una vita di perfetta Giustizia) e sempre come tale, il Figlio di Dio, in Cristo, paga Egli stesso, morendo innocente su una croce, la condanna che l'umanità peccatrice giustamente ha meritato.

I meriti conseguiti dalla Sua opera (la Sua perfetta giustizia e la completa espiazione della condanna meritata dall'umanità) sono così accreditati a coloro che Dio sovranamente ha prescelto affinché ricevano la grazia della salvezza. A suo tempo, tramite l'opera di Dio lo Spirito Santo, essi vengono rigenerati spiritualmente e giungono al ravvedimento ed alla fede in Lui. Si incamminano così, riconciliati con Dio, sul sentiero della riconfigurazione della loro vita ai propositi originari di Dio e quindi, sempre per grazia di Dio, alla glorificazione finale.

Il Patto di Grazia è prefigurato e preannunciato sin dalla Genesi stessa, allorché Adamo ed Eva, pur cacciati dal Giardino dell'Eden secondo quanto il Patto creazionale aveva stabilito, vengono provvidenzialmente "coperti" da tuniche di pelle (4) (frutto del sacrificio di alcuni animali), ma più ancora dal decreto secondo il quale Dio dice: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Genesi 3:15). La "progenie della donna" che "schiaccerà il capo del serpente" è, infatti, identificata nella Scrittura dall'avvento del Cristo. Saranno poi i ripetuti sacrifici cruenti di animali nel tempio di Gerusalemme a prefigurare il sacrificio ultimo del Cristo per il perdono dei peccati e la salvezza eterna del Suo popolo.

Il suggello del Patto

Il Patto, dunque è un concetto fondamentale della condizione umana. Un patto infranto determina il destino di condanna dell'umanità, e un patto mantenuto (quello fra Dio Padre ed il Suo Cristo) determina la salvezza di coloro ai quali Dio ha conferito la Sua grazia immeritata. Charles H. Spurgeon scrisse: "La dottrina del patto si trova alla radice stessa di tutta la vera teologia. È stato detto che chi comprende bene la distinzione tra il patto d’opere e il patto di grazia, è un maestro di teologia. Sono persuaso che la maggior parte degli errori che gli uomini commettono riguardo alle dottrine della Scrittura, siano basati su fondamentali errori riguardo al patto della legge e della grazia”.

Dobbiamo però comprendere un punto ancora: ogni patto entra in vigore quando esso viene "firmato" dalle parti contraenti, ratificato, confermato. Anticamente, quando si suggellava un patto, le parti contraenti erano solite a eseguire una particolare cerimonia per ratificare l'accordo. Nell'Antico Testamento, i patti con Dio erano sempre confermati con lo spargimento del sangue di un sacrificio. Il sangue è simbolo di vita e, sacrificando un animale e spargendone il sangue, era come dire: "Noi ci impegniamo a rispettare le clausole di questo patto impegnandovi l'intera nostra vita: chi dovesse infrangerlo perderà la sua stessa vita, così come versiamo ora il sangue di questa vittima animale". Di solito l'animale sacrificato, non era "uno qualunque", ma qualcosa di prezioso per chi lo possedeva e l'offriva. Nel sacrificio, così, ci si privava di qualcosa di prezioso per significare che l'intera vita del contraente era in gioco nell'impegnarsi in quel patto. Era simile ai "patti di sangue" comuni in molte culture.

Il suggello del Nuovo Patto

Così, una volta che il sangue era versato e la vittima morta, il patto veniva ratificato. Ora, il sangue del Nuovo Patto che Cristo suggellava, era "...non con sangue di capri e di vitelli, ma … il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna" (Ebrei 9:12), dice la Bibbia. Dio, in Cristo, si impegna personalmente, ed il sangue che Cristo avrebbe versato, era quello che avrebbe letteralmente e personalmente sparso sulla croce.

Il Signore Gesù, nella Sua Ultima Cena in questo mondo, la tradizionale celebrazione pasquale ebraica, indica come ben presto Egli stesso sarebbe stata la vittima sacrificale: il Suo stesso sangue avrebbe ratificato il Patto di Grazia stabilito da Dio dall'eternità. Bevendo del vino di quella cena, che assumeva così per Cristo un nuovo significato, Egli avrebbe dichiarato che i Suoi discepoli erano personalmente coinvolti come oggetto dell'opera salvifica di Cristo, coloro per i quali Egli era venuto insieme a tutte le generazioni future di cristiani che li avrebbero seguiti.

1.

Vediamo allora che, mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo» (22).

Era una cena fra amici per celebrare, insieme a tutto Israele, la liberazione dalla schiavitù in Egitto. Il suo significato, però, sarebbe stato molto diverso. Quella Cena avrebbe celebrato l'opera di Dio in Cristo per la liberazione del Suo popolo dalla schiavitù e conseguenze eterne del peccato.

Così, mentre consumavano quel pasto, Gesù prende un pane ed invoca la benedizione di Dio su di esso in quanto segno di qualcosa d'ancor più grande della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Gesù consacra quel pane con una preghiera solenne, pronuncia una benedizione di consacrazione affinché quel pane comune sia ora destinato ad un uso speciale, significare qualcosa di speciale. Il momento è speciale e il significato di quel pane e dei gesti che Gesù compie acquistano un nuovo significato, un significato sacro.

2.

Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero (23). Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti (24).

Comprendiamo così il significato di quelle parole: "Questo è il sangue che conferma il patto fra Dio ed il Suo popolo, il sangue che stabilisce, che rende sicuro il Patto di Grazia, il sangue che è sparso in cambio, in sostituzione di quello di molti", e che Gesù avrebbe ben presto versato con la sua sofferenza e morte in croce. L'antico Patto fra Dio ed il Suo popolo, era stato ratificato al Sinai dal sangue di molte vittime (5). Il sangue di Cristo sarebbe stato versato sulla croce.

Il vino rosso nella coppa diventa emblema e rappresentazione del prezioso sangue (la vita) di Cristo, il quale manifesta il Patto di Grazia, mediante il quale è ratificato e confermato ed in esso tutte Sue benedizioni alle quali chi vi partecipa ne diventa titolare: pace con Dio, perdono, giustizia e vita eterna.

Quel sangue è stato sparso non "per tutti", perché non tutti saranno salvati. Dio, infatti, non sarebbe giusto se tale fosse, ma per molti, vale a dire coloro che sono stati affidati a Cristo per ricevere la grazia della salvezza. Dio così pure dimostra la Sua misericordia.

3.

Poi Gesù dice: In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio (26). Gesù non avrebbe più goduto fisicamente della comunione dei Suoi amici e discepoli nella Cena pasquale se non dopo il Suo promesso ritorno, quando avrebbe stabilito compiutamente il regno di Dio.

Non sono pochi quelli che oggi a causa del loro isolamento o perché non trovano comunità cristiane in cui sentirsi a proprio agio per la retta dottrina predicata, la retta amministrazione dei sacramenti ed una seria disciplina. Il Signore, però, non li lascia privi della Sua presenza e possono pregare e sperare con fiducia che le loro circostanze cambino e possano ricevere, a loro consolazione e rafforzamento in Cristo, il segno visibile della Sua presenza ed opera nel pane e nel vino.

4.

Infine, Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (27). La celebrazione si conclude, prima che Gesù si rechi al monte degli Ulivi dove poi verrà arrestato, "inneggiando", elevando lodi al Signore Iddio, cosa che a quel tempo, e per molto tempo ancora si sarebbe fatta con il canto dei Salmi biblici. Oggi si preferisce di solito cantare "altro", ma solo i Salmi biblici possono cogliere adeguatamente i sentimenti del Figlio di Dio, perché essi soli sono stati ispirati in modo unico e per sempre dallo Spirito Santo.

Conclusione

Quando Gesù istituisce per i Suoi discepoli di ogni epoca la Santa Cena Egli proclama la realtà permanente di un Nuovo Patto che rimedia a quello che era stato infranto. Un patto che per la sua logica interna (che era e rimane giusta) era scaturito nella condanna e nella morte dell'umanità a dimostrazione della giustizia di Dio. Un Nuovo Patto, però, realizza in Cristo e con Cristo il risultato che prima era stato pregiudicato dal peccato: la grazia della vita. La sua permanente validità è suggellata da ciò che il vino della Cena del Signore rappresenta, vale a dire il sangue dell'Agnello "...che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo" (Apocalisse 13:8 ND), perché tale era negli eterni propositi di Dio.

In virtù di quel patto "il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato" (1 Giovanni 1:7) rendendoci compatibili per grazia Sua con la santità di Dio e passibili di godere per sempre della Sua presenza.

Il Patto che sta alla base della grazia della salvezza è espressione del principio universale che, facendo parte di Dio stesso come Essere relazionale, stabilisce l'ordine di ogni cosa. A questo principio dobbiamo rendere testimonianza, come cristiani, in ogni ambito della nostra vita, allorché ci relazioniamo con gli altri e con Dio. La relazione è cosa seria e va stabilita assumendocene tutte le responsabilità.

Note

  • (1) Aleatòrio agg. [dal lat. aleatorius, der. di alea «gioco di dadi»]. – Rischioso, incerto: esito a., lavoro a., impresa aleatoria. In diritto, contratto a., contratto in cui il valore della prestazione o controprestazione dipende da un fattore d’incertezza, che si può risolvere a vantaggio dell’una o dell’altra parte, caratterizzato pertanto dall’assunzione del rischio come elemento determinatore dell’oggetto (ne sono tipici esempî i contratti di assicurazione, di rendita vitalizia, di gioco e scommessa). Nel calcolo delle probabilità è sinon. di casuale o stocastico: variabile o numero a.; processo a. o stocastico, modello matematico impiegato per studiare l’evolversi nel tempo dei fenomeni dipendenti da fattori casuali, per es. nei problemi delle assicurazioni, nella descrizione del comportamento delle particelle, ecc.
  • (2) Sebbene non sia espressamente chiamato patto nei primi capitoli della Genesi, per sostenere questa concezione sono stati addotti i testi biblici che parlano del confronto fra la rappresentanza federale di Cristo e quella di Adamo, come pure Osea 6:7. Si è pure notato che Geremia 33:24-26 (cfr. 31:35,36) paragoni il patto stipulato con Davide al patto di Dio con la notte ed il giorno al momento della creazione.
  • (3) O "rappresentante federale" dell'umanità (Romani 5:12-21).
  • (4) "Dio il SIGNORE fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì" (Genesi 3:21).
  • (5) Esodo 24:5-8; Ebrei 8:8-13; Ebrei 9:15.