Studi biblici/Luca 24:36-48

Da Tempo di Riforma.

Colui che ti apre la mente

Sintesi
Aprire la mente! Dice un corso di psicologia finalizzato a farci “aprire la mente: “Anche una sola ora trascorsa ad esercitare un'eccellente attività celebrale tramite pensieri innovativi, creativi e stimolanti può renderti più brillante, energetico, creativo, socievole ed aperto a nuovi modi di pensare e a nuove esperienze. L'ingrediente chiave e fondamentale per avere una buona apertura mentale è nascosto nell'essere disposti a rivedere il nostro vecchio modo di pensare e di vedere il mondo”. Parole sante! Abbiamo soprattutto bisogno di aprire la mente verso la realtà di Dio e sul fatto che Gesù di Nazareth è davvero il Messia, il Salvatore del mondo. Quella di “aprire la mente” sulla Sua risurrezione e sulla verità delle Sacre Scritture è l’opera del Cristo sui Suoi discepoli, che “ristruttura” il loro pensiero guastato dal peccato. Lo troviamo nel testo biblico di questa domenica: Luca 24:36-48. Dev’essere così anche per noi!

Come aprire la mente

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Fra le tante cose che si possono imparare sull’Internet ho trovato recentemente una sorta di corso sul “come aprire la mente”[1]. Esso afferma nella sua presentazione:

“Anche una sola ora trascorsa ad esercitare un'eccellente attività celebrale tramite pensieri innovativi, creativi e stimolanti può renderti più brillante, energetico, creativo, socievole ed aperto a nuovi modi di pensare e a nuove esperienze. L'ingrediente chiave e fondamentale per avere una buona apertura mentale è nascosto nell'essere disposti a rivedere il nostro vecchio modo di pensare e di vedere il mondo”.

Parole sante! Suggerisce ben venti passaggi. Sono interessanti e posso qui solo citarne alcuni. (1) Non concederti tempi morti. Se sei costretto a delle pause o delle attese forzate (facendo la coda in banca, al bar o alla cassa del supermercato, ecc.), non gettare il tuo tempo inutilmente, pensa, rifletti, pianifica, memorizza. (2) Analizza il tuo sistema di credenze. Ogni decisione che prendi è basata sul tuo sistema di credenze e, per poter aprire la tua mente, è necessario che tu impari a conoscerle e a riconoscerle, fanne una lista.(3) Spingi il tuo corpo al limite. (4) Stimola i tuoi occhi. (5) Stimola il tuo udito. Ascolta della musica nuova e diversa, ad esempio, se non lo hai mai fatto prima, classica, folk, ecc. (6) Acquisisci informazioni in merito a differenti stili di vita e popolazioni nel mondo. (7) Impara cose nuove. (8) Migliora il tuo alfabetismo e le tue capacità di calcolo. (9) Affronta le tue paure.

Vi lascio scoprire da voi stessi gli altri passi seguendo il collegamento che vi darò alla fine. Da tutto questo, però, manca qualcosa di molto importante: come aprire la mente affinché riconosca la realtà di Dio così come il Signore e Salvatore Gesù Cristo ci accompagna ed insegna a scoprire. Sì, la realtà è molto più vasta di quanto noi conosciamo ed immaginiamo (e molto più vasta di quanto la Scienza stessa possa mai farci scoprire con i suoi metodi). Non c’è nessuno al mondo come Gesù Cristo che ce ne possa far prendere coscienza perché Egli è il Figlio di Dio da sempre accanto a Dio Padre, l’unico che sia proceduto da Lui, che sia diventato uomo e che sia tornato a Lui. L’unico che conosca queste cose di prima mano.

Gesù di Nazareth, il Cristo, il Messia, ci fa prendere coscienza degli eterni propositi di Dio con l’umanità e ci proietta persino al di là del mondo come noi oggi lo conosciamo verso la Nuova Creazione che seguirà a questa. Dio, nella persona di Gesù Cristo, con la Sua risurrezione dai morti ce ne mostra la primizia. Non ci credete? Avete al riguardo dubbi e perplessità? Vi sembra impossibile? Beh, non siete i soli, perché incredulità, dubbi e perplessità li avevano avuti i Suoi stessi discepoli quando Lui si era presentato risorto dai morti di fronte a loro e di quel fatto ne sono stati costituiti testimoni verso il mondo intero.

È proprio durante una delle Sue apparizioni come il Risorto che Gesù stesso, così è espressamente scritto, “apre la loro mente” per intendere una realtà del tutto nuova per questo mondo e per fare loro intendere il senso delle Sacre Scritture che la preannunciavano. È lo stesso che Gesù vuole fare anche oggi con noi: aprirci la mente verso la realtà che Egli ha incarnato e a comprendere le Sacre Scritture, Parola di Dio, ce ne parlino.

Oltre i limiti del conosciuto

Leggiamo quanto scrive l’evangelista Luca al capitolo 24 del suo vangelo di quando Gesù è comparso risorto di fronte a loro.

“Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!». Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?» Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose” (Luca 24:36-48).

Ciò di cui fanno esperienza i discepoli di Gesù quando Egli, dopo la Sua morte, compare loro, sfida qualsiasi spiegazione razionale. Da allora, innumerevoli sono stati i tentativi di spiegare questa loro esperienza. Si tratta di spiegazioni sostanzialmente tese a negare il carattere oggettivo della risurrezione del Cristo. Si tratta, però, di spiegazioni altrettanto sostanzialmente futili, perché la risurrezione di Cristo, nei suoi termini, è qualcosa di unico e senza precedenti, qualcosa di totalmente nuovo nell’ambito della creazione. È una “nuova creazione” che per noi che viviamo nella “vecchia creazione” di fatto è impossibile da spiegare perché ce ne mancano i termini di confronto. È una realtà che va al di là di tutte le nostre possibili verifiche sperimentali ed ipotesi, ma si tratta comunque di realtà oggettiva, tangibile e materiale. Questo è il messaggio che ci vuole comunicare il testo biblico di oggi. Ciò di cui i discepoli di Gesù quel giorno fanno esperienza non sono allucinazioni: davvero incontrano Gesù risorto dai morti in tutta la sua tangibile fisicità. Gesù risorto ha sostanza fisica, materiale, ma di una materialità diversa dalla nostra, da quella che conosciamo. Per quanto si rapporti con la nostra realtà, la sua rimane materialità, una materialità simile ma diversa dalla nostra. Vi è sicuramente continuità fra la realtà vecchia e quella nuova, perché Gesù era per loro riconoscibile. Si tratta per loro del nuovo che per un tempo limitato, rivelandosi loro, si interseca con il vecchio e per il quale è necessario “aprire la mente”. Infine, quella di Gesù risorto è una realtà nuova, ma non inaudita, perché era stata preannunciata nelle Scritture dell’Antico Testamento. Questo fatto diventa per loro, discepoli, un’altra lezione magistrale che Gesù impartisce loro.

Il tema della nuova creazione come espressione dei propositi di Dio per l’umanità in questo mondo, è strettamente legata al mandato affidato ai testimoni della risurrezione: far conoscere al mondo intero ciò che Dio si è proposto per l’umanità dall’eternità e che culmina nell’opera del Suo Figliolo Gesù Cristo. Esaminiamo punto per punto il nostro testo.

Gesù è risorto fisicamente e concretamente

1. “Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»” (36).

Qui troviamo il gruppo dei discepoli di Gesù mentre animatamente discutono delle testimonianze loro riferite di coloro che avevano visto Gesù vivo. Possiamo immaginare le loro discussioni: “Sarà vero? Com'è possibile? Come possiamo spiegare tali testimonianze?”. Proprio in quel momento Gesù li rende partecipi della Sua risurrezione: compare in mezzo a loro.

Gesù era comparso per breve tempo a quei Suoi discepoli che si erano incamminati sulla via per Emmaus, ma Egli era poi scomparso alla loro vista (v. 31), Ora, proprio mentre le porte del luogo dove si trovavano erano state chiuse, anzi, sbarrate, “per timore dei Giudei” (Giovanni 20:19), Gesù ricompare rivolgendo loro il tipico saluto “Pace a voi”. Luca mette in rilievo come si trattava di “Gesù stesso”, non di uno che Gli somigliava, indubitabilmente Lui.

2. “Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?” (37-38).

Indubbiamente era stato per loro uno shock vedersi improvvisamente davanti, ed entrato chissà come, il loro amato Maestro, che era morto in croce e poi sepolto. Quel “sconvolti ed atterriti” richiama l’esperienza che aveva avuto il sacerdote Zaccaria al quale, nel luogo santissimo del tempio, gli era apparso un angelo (Luca 1:12). Qui, però, non si tratta di un angelo perché lo riconoscono chiaramente come lo stesso Gesù con il quale avevano passato anni assieme.

Chi afferma che la credenza nella risurrezione di Gesù fosse solo la proiezione delle loro speranze, una loro immaginazione, non tiene conto che, come qui è affermato, di fronte ad essa essi fossero rimasti senza parole, pieni di domande e di dubbi.

Le domande che fa loro Gesù non sono casuali. Di fatto Cristo chiede loro: "Chiedetevi perché siete turbati". Quello che coglie i discepoli alla presenza del Cristo risorto. infatti, non è qui tanto o solo lo spavento causato da un fatto fuori dal comune che li coglie di sorpresa, ma è "turbamento", l'essere stati colti da una vera e propria "azione di disturbo" della loro fede, da un attacco mirato teso a pregiudicarla. Immaginate una giornata calda e serena che viene improvvisamente rovinata da un’improvvisa perturbazione: pioggia scrosciante e forte vento. I discepoli erano stati gradualmente portati da Gesù nel mondo della fede, avevano già ricevuto i Suoi insegnamenti su quello che Gli sarebbe avvenuto e sul senso di quei fatti. Erano stati istruiti, si erano già “acclimatati” al modo di essere e di pensare di Gesù, così diverso da quello del mondo. In assenza di Gesù, però, tutto quello, la loro pace, la loro nuova percezione del mondo, era stato turbata dai “venti impetuosi” dell'incredulità intesi a spazzarla via! Non vi avevano opposto resistenza, non se ne erano posti al riparo!

Dubbio ed incredulità sono disturbi, turbamenti, “turbative” che affliggono tutti i figlioli di Dio quando sono “disturbati” dal pensiero incredulo, che prima avevano e che ritorna a infondere loro dubbi, "soffiato verso di loro", suggerito, da Satana. Rammentate che cosa suggerisce Satana ad Eva che pure era in pace con Dio. Satana viene a disturbare la sua pace insinuando dei dubbi: "Davvero Dio ha detto...? È proprio così?". Eva rimane così "turbata" da quella tentazione. Lo stesso avviene nel cristiano rigenerato. Una latente incredulità dovuta alla corruzione della natura umana vorrebbe spazzare via dalla mente dei discepoli di Cristo il Suo insegnamento, quello che già avevano ricevuto, per farli tornare a pensarla come il mondo incredulo. Gesù così chiede loro: “Vi rendere conto del perché siete turbati?”.

Gesù però anche dice loro: “Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”. Si tratta, da parte di Gesù di una Sua azione mirata a farli prendere coscienza come sia dal cuore irrigenerato che esce ciò che contamina l’uomo, come aveva loro già detto: “...perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo” (Marco 7:21-23). Così pure vale per l’incredulità, “prodotto” dell’uomo” ribelle a Dio, così come la fede può solo essere “prodotto di Dio” e della Sua grazia, alla quale bisogna fare appello per poterla ricevere.

Avere occhi ed orecchi che funzionano non garantisce di vedere la realtà di Dio, perché l’uomo naturale pur avendo occhi non vede e pur avendo orecchi “non sente” (Matteo 13:14). Di più, l’uomo conosce la verità su Dio, ma la sopprime deliberatamente perché pensa convenirgli: “...perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato” (Romani 1:21).

3. “Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io. “E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi” (39, 40).

Di fronte ai loro dubbi, così, Gesù offre loro evidenze sensoriali, cosa che non sarebbe stata possibile se si fosse trattato solo di uno spirito. I Suoi discepoli possono ora constatare di persona dai segni lasciati nelle sue mani e nei suoi piedi dalla crocifissione (Giovanni 20:25-27) che si tratta proprio di Gesù. “Sono proprio io!”, dice. Egli li incoraggia, così, seguaci a toccarlo, a soddisfare i loro sensi e constatare come il Suo corpo fosse autentico, di “carne ed ossa”, un’espressione che anche allora veniva usata per descrivere un corpo fisico, come “carne e sangue”.

Gesù offre alla loro ispezione le Sue mani, piedi, e costato come ulteriore prova che il Suo corpo era autentico. Nei primi tempi della storia della chiesa cristiana vi era chi negava che il corpo di Gesù fosse stato autenticamente umano, ma che solo “sembrava” umano. Si tratta dell’eresia del Docetismo[2], dal greco “sembrare”. Questi versetti avrebbero aiutato i primi cristiani a combattere quest’errore, anche se, per quello, sarebbero bastate le evidenze dalla vita di Gesù prima della Sua crocifissione. Qui siamo comunque di fronte ad una sostanza di ordine diverso.

4. “Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?»” (41).

Pare, però che neanche il toccare Gesù serva loro per persuaderli del tutto di essere veramente di fronte a Lui risorto. Quel “non credevano ancora” non è tanto un’espressione di incredulità, ma di stupore, come quando noi per la sorpresa esclamiamo: “Non ci posso credere!”.

Il fatto che Gesù mangiasse avrebbe potuto eliminare l’idea che si trattasse. Nell’Antico Testamento pure si parla di esseri angelici che concretamente mangiano, si nutrono (Genesi 18:18; 19:3) testimoniando così della loro fisicità, per quanto diversa possa essere dalla nostra. Così è per Gesù, il quale non è un angelo, ma materia d’ordine diverso.

5. “Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; egli lo prese, e mangiò in loro presenza” (42-43). I discepoli non avrebbero più potuto non credere per mancanza di prove, ma ancora essi avevano difficoltà ad accettare la risurrezione di Gesù perché sembrava loro troppo bella per essere vera. Il tema della gioia, tipico dell’evangelista Luca, ritorna qui e Gesù mangia in loro presenza del pesce arrostito.

Da questo non dobbiamo però dedurre che il corpo di risurrezione di Gesù dipendesse dal cibo fisico per nutrirsi. Il corpo di Gesù risorto, infatti, è immortale, come afferma l’apostolo Paolo in 1 Corinzi 15:35-49. Qui abbiamo un'ulteriore condiscendenza di Gesù verso i Suoi discepoli: Gesù viene incontro alla loro incredulità. Ogni speculazione che si possa fare su questo mangiare di Gesù risorto è fuori luogo.

6. “Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi»” (44).

Gesù rammenta ai Suoi discepoli le cose che aveva loro detto quand’era, prima, ancora con loro, vale a dire che Egli avrebbe adempiuto tutto ciò che l’Antico Testamento (definito allora correntemente nell’espressione “Legge di Mosè, profeti e Salmi”) aveva detto al riguardo del Messia. Quelle cose “si dovevano compiere”, era una necessità. La Bibbia è veramente Parola rivelatrice di Dio. Oggi è “uno sport di moda” il minimizzarla o negarla, e questo sport lo praticano non solo atei e agnostici, ma anche molti cosiddetti teologi, che pretendono di saperla più lunga dello stesso Cristo sulla realtà delle Sacre Scritture. Questi teologi sono “ciechi guide di ciechi” ed anche loro hanno bisogno di vedersi aprire la mente. Difatti, dice il versetto seguente:

7. “Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno” (45-46).

Prima della Sua morte e risurrezione, i discepoli di Gesù non avevano del tutto compreso come Egli adempisse le Scritture, e così ora glielo mostra. Si tratta di una lezione che continuerà prima della Sua ascensione e poi ancora a Pentecoste con il dono dello Spirito Santo, affinché essi stessi diventino depositari della verità per ogni popolo e tempo.

Gesù spiega loro come la Sua sofferenza e risurrezione (la più grande barriera psicologica che avevano i Giudei a quel tempo) adempisse le profezie bibliche. L’apostolo Paolo scrive: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza,facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (Efesini 1:7-10).

Anche loro, per comprendere le cose di Dio, hanno bisogno che Dio apra loro la mente, tanto è ottusa e corrotta dal peccato essa è. Al riguardo Calvino commenta: "Sono parole al vento [quelle della Scrittura], fintanto che la mente non è illuminata dal dono della comprensione. È vero che la Parola di Dio è come una lampada, ma brilla nell'oscurità e fra i ciechi fintanto che luce interiore è data dal Signore al quale solo appartiene l'illuminare i ciechi (Salmo 146:8). Da questo è evidente quanto grande sia la corruzione della nostra natura, dato che la luce della vita manifestata nei divini oracoli non ci è di giovamento alcuno. Ora, se noi non percepiamo con 'l'intelligenza' ciò che è giusto, come potrebbe la volontà essere sufficiente per rendere ubbidienza? Dovremmo quindi riconoscere che noi siamo manchevoli sotto ogni aspetto: tanto che la dottrina celeste ci è d'utilità e risulta efficace in noi nella misura in cui lo Spirito forma la nostra mente per comprenderla e il nostro cuore è reso sottomesso al suo giogo. Affinché il nostro essere, quindi. sia propriamente qualificato per diventare suoi discepoli. dobbiamo abbandonare ogni fiducia nelle nostre capacità e perseguire luce dal cielo e. abbandonando ogni insensata idea sul libero arbitrio, dobbiamo darci ad essere governati da Dio"[3]

Luca mette in rilievo l’importanza della Scrittura nel comprendere il programma di Dio. Mentre Gesù apre le Scritture, Dio apre la mente dei discepoli.

Con la mente aperta per aprire la mente di altri

I discepoli di Gesù sono essenzialmente “apostoli”, cioè, letteralmente, degli inviati, dei messaggeri. È ripetutamente che Gesù li manda nel mondo per annunciare l’Evangelo, cioè la buona notizia dell’efficacia perenne della Sua Persona ed opera. In questo testo abbiamo una delle espressioni del Grande Mandato[4], l’ultima delle quali avviene poco prima della Sua Ascensione.

8. “...e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (47).

Il ravvedimento trova le sue radici delle dichiarazioni dell’Antico Testamento. È il concetto ebraico del “cambiare direzione di marcia”. Fin dall’Antico Testamento si annuncia che l’annuncio dell’Evangelo sarebbe stato rivolto “ai Gentili”, a tutte le nazioni[5]. Era un insegnamento a cui i Giudei del tempo di Gesù opponevano molta resistenza. Il tema dell’evangelizzazione delle genti è forte in Luca (Luca 10) e prosegue in Atti (Atti 10-11; 13-28).

Gerusalemme, città di forte simbolismo nei propositi di Dio, deve diventare il punto di partenza dell’evangelizzazione del mondo. Questo versetto è l’affermazione fondamentale della prospettiva di Luca sulla missione universale del popolo di Dio. L'appello al ravvedimento è parte essenziale dell'annunzio dell'Evangelo. Molti cristiani moderni se ne dimenticano. L'Evangelo è l'annuncio dell'amore di Dio verso i Suoi eletti ma la sua accoglienza implica necessariamente il ravvedimento, il sincero e profondo dispiacimento di aver vissuto nella ribellione a Dio ed alle Sue leggi e il proponimento determinato di vivere da quel momento in poi secondo la volontà rivelata di Dio, che ce ne dà in Cristo gli strumenti. L'Evangelo accoglie persone di ogni tipo e condizione, ma non per lasciarle in quella condizione, anzi per trasformarle, cambiarle.

9. “Voi siete testimoni di queste cose” (48). Il concetto di testimonianza diventa un concetto-chiave in Atti (cfr. Atti 1:8). Gli apostoli sono essenzialmente testimoni di Cristo e della Sua risurrezione. I testimoni raccontano quello di cui hanno fatto esperienza e la fede di tutti i cristiani di ogni tempo e paese si fonda sulla loro testimonianza. “Queste cose” sono le profezie messianiche adempiute da Gesù. Gli apostoli dovevano essere testimoni del fatto che il Messia era venuto proprio com’era stato predetto e che la Sua opera rimane efficace. L'Evangelo è quindi il racconto autorevole di questi testimoni, il loro insegnamento, accompagnato dall'appello al ravvedimento ed alla fede.

Quando Dio aveva creato l’essere umano gli aveva dato un mandato culturale (Genesi 1:28), essenzialmente quello di governare la terra. Questo implica un progresso di civilizzazione. Quella è la responsabilità di ogni essere umano. Risorto dai morti Gesù dà ai Suoi discepoli un mandato che sembra diverso, quello “cristianizzare” il mondo. Per noi è un mandato indiscutibile, che piaccia o meno a qualcuno. Si tratta però di un aspetto dello stesso mandato: l’applicazione della volontà di Dio alla vita dell’intero mondo, che trova in Cristo la sua salvezza ultima.

Conclusione

È molto importante, dunque, avere "una mente aperta". Naturalmente questo non vuole dire in aperta in modo indiscriminato, perché non possiamo rinunciare ad un sano spirito critico: dobbiamo sempre avere discernimento. Le migliori tecniche educative, però, non riusciranno ad aprirci verso la realtà ultima, la realtà di Dio, quella che più conta e che ci dà la giusta prospettiva sulla nostra esistenza.

Riconoscere nella Bibbia la Parola di Dio, autorevole e vincolante sulla nostra vita e, soprattutto, riconoscere in Gesù di Nazareth il Messia, il Salvatore del mondo, il nostro Salvatore, (al quale gli apostoli di Cristo nelle Scritture rendono testimonianza) non è cosa della quale nessuno possa persuaderci se non l’azione diretta di Dio sulla nostra mente e sul nostro cuore. È Lui, infatti, che fa sì che coloro che sono spiritualmente ciechi possano vedere. È Dio che converte, è Dio che ci porta al ravvedimento ed alla fede con il Suo Santo Spirito attraverso la predicazione dell’Evangelo di Cristo. È Dio che “apre la mente”, come espressione della Sua grazia. La nostra “chiusura mentale”, la nostra ottusità di comprendonio, è frutto dell’indurimento prodotto in dal peccato. “Signore, sono pronto a rinunciare ai miei pregiudizi verso di Te. Ti prego, aprimi la mente affinché io riconosca in Cristo il mio Salvatore. E continua ad aprirmi la mente affinché io cresca nella fede e nella conoscenza e comprenda quel che nella Tua Parola spesso mi lascia perplesso, dubbioso, turbato ed incredulo”.

Paolo Castellina, 16 aprile 2015

Note