Studi biblici/Luca 24:1-12

Da Tempo di Riforma.

Vuote promesse oppure vuoti promettenti?

Sintesi Oggi siamo nell'epoca dell'usa e getta, dei "vuoti a perdere". I "vuoti a perdere" sono quei contenitori che non vengono restituiti e possono essere gettati via contribuendo così alle montagne di rifiuti che soffocano sempre di più questo nostro mondo. I vuoti a perdere sono molto spesso usa e getta, sebbene alcune aziende producano contenitori che possono essere riutilizzati. "Vuoti a perdere" sono pure i frutti dell'inutile e nichilista cultura moderna che sarà ben presto dimenticata così come la nostra insulsa generazione. Ci sono però dei vuoti significativi che sono carichi di promesse mantenute come la croce vuota e la tomba vuota di Gesù Cristo, che non solo sono ricordati di generazione in generazione, ma che, come le energie rinnovabili, non verranno mai a meno per chiunque se ne avvale. È quello che esaminiamo questa Domenica con il testo biblico di Luca 24:1-12.

Promesse

In Germania, nella regione della Baviera, vi è un paese che è diventato famoso perché ogni dieci anni si mette in scena una grande e spettacolare rappresentazione della passione e morte di Gesù che coinvolge praticamente tutti i 4800 abitanti. Attori sono così gli stessi abitanti, nelle cui famiglie si è formata una secolare tradizione nell’interpretazione dei principali personaggi Si tratta di Oberammergau, dove questo avviene regolarmente sin dal 1634 dopo una precisa promessa fatta a Dio dagli abitanti stessi.

L’origine di questa rappresentazione, infatti, della durata di otto ore, risale infatti al tempo della guerra dei trent’anni. Allora le potenze europee stavano combattendosi reciprocamente e la Germania era diventata il teatro di questa guerra. L’interminabile guerra aveva portati distruzione, fame e epidemie per tutto il paese. Oberammergau stessa aveva registrato nel 1632 ben 84 abitanti che erano morti di peste. Gli abitanti del villaggio così promisero a Dio, se fossero stati risparmiati, che avrebbero regolarmente, da allora messo in scena la sacra rappresentazione della vita e morte di Cristo. Così fecero, e da quel giorno non si registrò più nel villaggio più alcuna morte di peste, e a questa promessa gli abitanti di quel paese sono stati fedeli fino ad oggi. Quella di Oberammergau è la più importante tra le rappresentazioni sacre sopravvissute: altre si fanno in diversi villaggi dell’Austria, della Boemia e della Svizzera.

La rappresentazione consiste in una serie di scene della Passione, preceduta oggi da scene dell’Antico Testamento.

È un bell’esempio di promesse mantenute, non è vero? Il mondo, però, è pieno di vuote e fasulle promesse. Guardiamo la TV e la pubblicità ci dice che noi possiamo essere felici, sexy, ricchi o famosi, se solo compriamo un certo prodotto. Non ci vuole però per renderci conto che la pubblicità ci considera proprio degli stupidi se pensa che noi crediamo a tutto ciò che essa ci presenta. Le promesse del mondo sono davvero vuote. Non quelle di Dio, però. Dio non ha mai fatto una promessa che poi non abbia veramente mantenuto. Chi si affida alle promesse che Dio fa nella Sua Parola, con umiltà ed ubbidienza, sa che Dio è sempre fedele e verace, che non mente e mantiene ciò che promette.

Le promesse di Pasqua

La risurrezione dai morti del Signore e Salvatore Gesù Cristo è il fulcro stesso della fede cristiana: proclamarla e viverne oggi lo spirito significa proclamare la fedeltà di Dio alle Sue promesse: non si tratta di vuote promesse. Vorrei oggi così leggere il racconto della risurrezione di Cristo nel vangelo secondo Luca e in modo particolare in esso vorrei che concentrassimo la nostra attenzione su tre promesse pasquali. Infatti invece di vuote promesse Iddio, a Pasqua, ci mostra tre cose che per il fatto stesso d’essere vuote, prive cioè del loro contenuto, ci possono dare promesse degne di fiducia.

Leggiamo prima il testo:

“Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand'era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell'uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». Esse si ricordarono delle sue parole. Tornate dal sepolcro, annunziarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, ma-

dre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne. Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto” (Luca 24:1-12).

Quali sono le tre cose lasciate vuote in questo racconto che sono in sé stesse cariche di veraci e realizzate promesse? Sono queste: una croce lasciata vuota, una tomba lasciata vuota e delle fasce funerarie lasciate altrettanto vuote. Il fatto stesso che ciascuna di queste cose sia stato trovata del tutto vuota ci assicura che le promesse di Dio sono degne di fiducia. Queste cose non potevano trattenere Gesù. Proprio perché Egli non poteva essere trattenuto dalla croce, dalla tomba, e nemmeno dalle Sue strette vesti funerarie, noi possiamo essere sicuri che le promesse di Dio per la nostra vita sono altrettanto pregnanti, reali, autentiche.

La croce vuota

Incominciamo con la croce vuota. È proprio perché la croce era stata lasciata vuota che noi abbiamo la promessa dell’effettivo perdono dei nostri peccati. Proviamo a ritornare al primo mattino di Pasqua. È ancora notte, il sole non si è ancora levato. Alcuni seguaci di Gesù, delle donne, si stanno recando alla sua tomba. Era già mezz’ora che stavano camminando. Una profonda tristezza le attanagliava, tanto che non avevano nemmeno voglia di parlare. Il compito che si apprestavano a svolgere era altrettanto triste: dovevano ungere il cadavere di Gesù, come si usava allora, di oli aromatici. Non avevano potuto farlo prima, di sabato, perché le convenzioni religiose avevano loro impedito di operare anche solo questo gesto pietoso. Giungono in cima ad un sentiero in salita e si guardano attorno, immobili, quiete. A destra, proprio fuori la città, si trova l’orribile memoria di ciò che era accaduto solo pochi giorni prima.

Lo vedete anche voi? Laggiù, che si staglia sul cielo ormai roseo, in cima alla collina che la gente locale chiama il Golgota, o la collina del teschio, vi sono tre croci su cui era stata eseguita una terribile condanna a morte. Ieri era sabato, e nessuno le aveva rimosse di là. Così esse erano rimaste in piedi, una memoria vuota dell’orrore del venerdì. La croce di mezzo è quella che vorrei che anche voi vedeste. È quella sulla quale era stato crocifisso Gesù.

Guardatela bene. Guardate in cima ad essa: quelle macchie di sangue sono quelle della corona di spine che era stata schiacciata sul capo di Gesù. Le macchie alla fine delle braccia laterali sono quelle prodotte dai chiodi conficcati nelle Sue mani. Il palo principale gronda di sangue: sangue della schiena di Gesù prodotto quando i soldati romani avevano flagellato Gesù con una speciale frusta provvista di punte di ferro. Vi sono pure macchie del sangue fuoriuscito dal costato di Gesù quando un altro soldato romano aveva scagliato una lancia contro il suo costato per accertarsi che fosse morto.

ERA MORTO DAVVERO. Non credete a chi vi dice che stesse solo facendo finta di esserlo. Non c’ê modo di rimanere in vita dopo una simile tortura. I soldati sapevano che Gesù era morto. Lo sapevano i romani, lo sapevano i giudei. Gesù era morto davvero: ecco perché voglio che guardiate la croce questa mattina. È il posto dove Gesù era morto. Oggi, però, è vuota. Vuota del corpo di Gesù, ma piena, piena delle promesse di Dio, piena di speranza, per voi e per me. La promessa della croce vuota è che voi e io che riponiamo in Gesù la nostra fede, siamo perdonati. È proprio infatti su quella croce che Gesù ha pagato il prezzo, la pena per i nostri peccati.

Il PECCATO: ecco una parola che oggi non è più di moda, una parola non più, come si dice, “politicamente corretta”. La questione di fondo, però, rimane, anche se lo vorremmo negare: noi siamo peccatori davanti a Dio, trasgressori della Sua santa Legge. Siamo venuti meno della gloria di Dio. La sola persona che sia mai vissuta completamente priva di peccato è il Signore Gesù Cristo stesso. Tutti gli altri hanno fallito. Ecco dunque il problema: secondo la Legge di Dio, il salario, la conseguenza, del peccato è la morte. Egli dice: “L’anima che pecca sicuramente morrà”. Proprio perché siamo peccatori meritiamo un giusto castigo da parte di Dio. Meritiamo morte eterna, l’inferno. Però, guardiamo a quella croce vuota, quello ci rammenta la promessa di Dio che siamo stati perdonati. Su quella croce Gesù ha pagato il prezzo del nostro peccato.

La Parola di Dio ci dice ancora: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8). È stato su quella croce che Gesù Cristo ha offerto la Sua perfetta vita priva di peccato in favore di tutti coloro che Gli appartengono. Nessun altro, né Mosè, né Abraamo, né Davide, né Isaia, né Maometto, né Buddha, nessun altro ha vissuto una vita perfetta e poi offerto quella vita perfetta per la nostra salvezza. Ecco perché la Bibbia ci dice: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Quando Gesù tirò il suo ultimo respiro, Egli gridò: “È compiuto”. La pena è stata pagata. Su quella croce, quella croce vuota. È successo là. È là che il Suo sangue è stato versato per la nostra salvezza. Prima di quel fatale venerdì, Dio poteva aprire i libri e guardare, scritti in nero, le parole “colpevole di peccato”. Quando però Gesù andò alla croce, Dio trasferì letteralmente i nostri conti al Suo nome. In quel giorno, su ogni nome, Egli scrisse con il sangue di Gesù: “Perdonato”, “Perdonato”, “Perdonato”. A causa dell’opera compiuta da Gesù su quella croce, voi ed io, se ci siamo affidati alla sua virtù, siamo perdonati. La prima cosa “vuota” suggello delle pasquali promesse “piene” di Dio, è la promessa dei peccati veracemente e sicuramente perdonati.

La tomba vuota

Torniamo ora alle nostre donne. Dopo aver fatto una breve pausa per contemplare la croce, continuano sul sentiero che porta giù verso la tomba dove era stato deposto il corpo di Gesù. Non ci avevano pensato ed ora si pongono la domanda: “Chi ci potrà aiutare per spostare il masso che ostruisce la tomba di Gesù”? Avevano ben motivo di essere preoccupate: la pietra che era stata posta davanti alla tomba di Gesù era grande e pesante, quintali. Non solo questo, ma i romani le avevano apposto dei sigilli, tanto che nessuno avrebbe potuto – anche se avesse voluto – spostarla senza il loro permesso. Le donne, però continuano.

Improvvisamente sentono la terra tremare. Spaventate si guardano l’un l’altre, incerte sul che fare. Dopo pochi minuti le cose sembrano tornate normali, così continuano. Avvicinandosi al luogo della sepoltura si domandano ancora che possa essere successo. Arrivano e trovano cose ancora più sorprendenti. I soldati sono a terra, sembrano aver perso i sensi. La pietra è stata rimossa. Delle figure luminose, degli angelo, siedono accanto alla tomba e, rivolgendo loro la parola, dicono: « Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato”. È nel fatto della tomba vuota che sta la verità della risurrezione di Gesù Cristo e della promessa che ciascuno di noi che si è affidato a Lui risorgerà anch’egli a vita eterna.

Per coloro che conoscono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore, la morte ha perduto il suo pungiglione: non è più qualcosa da temere. Che c’è da temere quando abbiamo la promessa che un giorno vivremo per sempre con Lui in cielo? Un padre ed un figlio, un gior- no stavano viaggiando su una strada di campagna un pomeriggio di primavera, quando improvvisamente un’ape entra dal finestrino dell’auto. Essendo mortalmente allergico alle punture d’ape, il ragazzo aveva cominciato ad essere in panico mentre l’ape ronzava nell’abitacolo dell’auto. Vedendo lo spavento in suo figlio, il padre riesce a prendere con la mano l’ape. Poi, riaprendo la mano, libera l’ape che ricomincia a ronzare. Il figlio ancora ha un sussulto di panico. Il padre però gli mostra la mano e gli mostra che il pungiglione gli si è conficcato nella sua mano e gli dice: “Guarda, ho preso io il pungiglione, l’ape non ti può più fare del male. Rilassati”.

La tomba vuota è il modo che Dio ha di dirci “Rilassati, figlio mio, ho preso io il pungiglione, la morte non può più farti del male. Perché la tomba era vuota? Perché Gesù era risucitato dai morti. Egli dice: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete" . La promessa per noi è che anche noi potremo attraversare l’esperienza della morte e vivere in un’altra maniera. Questa è la seconda promessa della Pasqua.

Le fasce funerarie vuote

La cosa non finisce qui. Vi è un’altra promessa ancora che io vorrei che consociate sulla Pasqua. È la promessa implicita nelle vesti funerarie vuote. Ritorniamo al nostro racconto. Dopo che l’angelo aveva parlato alle donne, immediatamente esse ritornano dagli apostoli e raccontano loro ciò che era loro avvenuto. Con questa incredibile notizia Pietro e Giovanni corrono subito alla tomba per accertarsi essi stessi di ciò che era avvenuto. Non appena arrivano, Giovanni si ferma fuori dalla tomba e Pietro vi entra. Pietro trova solo le fasce con le quali il corpo di Gesù era stato avvolto. Anch’esse sono vuote. Questo poteva significare solo una cosa: Gesù era vivo! Se qualcuno avesse rubato il corpo, egli non avrebbe rimosso le fasce e riposte piegate bene lì accanto e lasciate lì. Davvero Gesù era risorto!

Non sarebbe passato molto tempo che Gesù appare a Maria Maddalena ed a tutti gli apostoli, e poi a più di 500 persone. Gesù si sarebbe seduto con loro, avrebbe camminato con loro, parlato con loro, mangiato con loro. Ancora una volta sarebbe stato loro ancora possibile stare in comunione con Gesù. Vedete, questa è la promessa delle fasce funerarie vuote: Gesù è vivente e vuole avere comunione con voi. Gesù non è una nebulosa forza nell’universo che influenza le persone. Egli è un Salvatore vivente, e desidera avere un rapporto personale con ciascuno di voi, proprio come aveva fatto con i Suoi discepoli 2000 anni fa.

Pensateci: la croce non lo aveva potuto trattenere, la tomba non lo aveva potuto contenere, le fasce funerarie non erano più necessarie, perché Gesù è vivo! Egli ha pelle ed ossa, come pure un volto riconoscibile. Parlava, toccava, amava, guariva. Lo aveva fatto il giorno della risurrezione e lo può fare ancora oggi.

Quest’oggi vorrei così farvi una domanda importante: Conoscete voi Gesù Cristo? Non intendo chiedervi se sapete qualcosa su di Lui. Conoscete veramente Gesù Cristo? Vedete, si può conoscere qua lcosa di qualcuno, ma non conoscerlo veramente. Si può conoscere qualco- sa di uomini politici, sportivi, attori. Vi sono persone delle quali conosciamo qualcosa, ma possiamo dire di conoscerle veramente? Egli dice: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3:20). Sono passati quasi 2000 anni da quando Gesù fu crocifisso, è morto ed è risuscitato suggellando così la realtà, veridicità e fedeltà delle promesse di Dio.

Anche per noi oggi

Quella prima domenica di Pasqua, quando le donne erano andate alla tomba, non avevano idea alcuna su ciò che stava per succedere loro. Laggiù, in distanza, c’era una croce vuota, la promessa che i loro peccati erano stati perdonati. Alla fine del loro cammino vi era una tomba vuota: la promessa della loro vita eterna. Dentro la tomba vi erano fasce funerarie vuote: la promessa che esse avrebbero ancora potuto avere uno stretto rapporto personale con Gesù Cristo, il loro vivente Salvatore. Le promesse che esse avevano scoperto quel giorno possono essere anche per noi oggi. Anche voi potete conoscere la libertà dai vostri peccati, perché in Cristo, nella Sua opera di espiazione sulla croce, trovano il loro perdono. Anche voi potete conoscere la promessa della vita eterna in cielo. Anche voi potete conoscere Gesù Cristo come vostro Signore e Salvatore.

Io penso che a Pasqua, più che in qualunque altro periodo dell’anno, ci rendiamo conto di come Dio abbia fatto ogni sorta di strane promesse, così strane che molti fra noi ritengono del tutto incredibili. Vero? Oggi abbiamo udito di tre promesse che Dio ci ha fatto: la promessa di perdonare tutte le nostre trasgressioni alla Sua santa Legge; la promessa della vita eterna,e la promessa di un rapporto personale con Gesù Cristo. La domanda che oggi vorrei pure farvi è questa: “Siete disposti a prendere Dio in parola?” Se è così ascoltate la promessa finale: si trova in Romani 10:13: “Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salva. Se non avete mai ancora accettato le promesse di Dio per la vostra vita, Lui attende, probabilmente pensando: “Ma perché mai ci vuole così tanto per accogliere seriamente queste promesse?”. Non attendiamo un giorno di più, accogliamole oggi con fiducia e riceviamo la gioia di una vita eterna e significativa in Cristo. Se lo farete, io confido che questa Pasqua sarà per voi davvero memorabile.


Paolo Castellina, giovedì 14 marzo 2002.