Studi biblici/Luca 20:27-38B

Da Tempo di Riforma.

Chi è degno di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti?

Sintesi. Per gran parte dei nostri contemporanei non esiste altra realtà che quella di questo mondo. Quanto sentono parlare di “aldilà” e di risurrezione scuotono la testa come se crederci volesse dire essere dei poveri illusi. Non si tratta, però, di un fenomeno moderno. Anche Gesù aveva avuto a che fare con chi negava la risurrezione. Che cosa risponde loro? Lo vediamo oggi riflettendo sul testo di Luca 20:27-38. La fede in Cristo, aprendoci a prospettive più vaste, incide in modo rilevante sul presente e sul futuro.

Una fede cristiana equilibrata

Per gran parte dei nostri contemporanei non esiste altra realtà che quella di questo mondo. Ogni altra speranza ultramondana, di una “vita dopo la morte” o di un nuovo mondo destinato un giorno per azione diretta di Dio, a subentrare all’attuale, non sarebbe che un’illusione frutto di “fantasie consolatorie”. Questo, per altro, avrebbe come unico risultato - si dice - quello di impedirci di “vivere appieno” la nostra vita nell’oggi, che sarebbe da considerarsi l’unica, la sola possibile. Ne risulta, così, in tanti, il rifiuto in blocco della “religione”.

Di fatto c’è stato, e spesso c’è ancora, una religiosità che proietta il fedele nella mistica o “nell’aldilà” facendolo disinteressare alle cose di questo mondo, risultando così in una fede alienante il cui unico risultato verso questo mondo è di deresponsabilizzarlo. Indubbiamente questo può far molto comodo a chi detiene il potere e “non vuole essere disturbato”.

Per timore, così, di essere identificati con questa tendenza alienante, un approccio molto comune oggi alla fede cristiana è quello di interpretarla esclusivamente come “azione sociale” tutta proiettata a “migliorare questo mondo”, lasciando la questione dell’aldilà o di un futuro nuovo mondo, a quel “prudente agnosticismo” che dice: “Magari vi sarà. magari no. In ogni caso impegniamoci qui ed ora per trasformare questo di mondo, combattendone i mali, e per il resto si vedrà…”.

Quanto ho appena sommariamente descritto, però, è una interpretazione molto squilibrata della fede cristiana che non corrisponde all’insegnamento della Parola di Dio. La fede cristiana rettamente intesa, infatti, certo impegna il credente in questo mondo a vivere molto concretamente il Regno di Dio (che è uno stile di vita da apprendere e da promuovere) ma, al tempo stesso, lo porta guardare con fiducia alle promesse di Dio che a questo mondo subentrerà una nuova realtà, una nuova creazione alla quale, per grazia di Dio, parteciperemo. Non solo, ma incoraggia il discepolo di Gesù a considerare la sua vita come qualcosa che non termina in questo mondo, ma che prosegue in una dimensione diversa, in una realtà diversa da quella che conosciamo oggi.

È quindi molto importante oggi tornare ad ascoltare tutto quanto dice il Signore Gesù tenendo debitamente in equilibrio l’impegno del cristiano in questo mondo e la certezza della risurrezione (che sola dà senso ed ispira la nostra azione) sia a livello personale che generale. Così come, per grazia e la potenza di Dio, il nostro corpo che si corrompe e muore risorgerà a nuova vita, così il mondo stesso, corrotto dal peccato e destinato alla distruzione, verrà rigenerato in una nuova terra. Non dobbiamo aver timore di affermarlo, consapevoli che, come scrive l’apostolo Paolo: “Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini” (1 Corinzi 15:19). Qui seminiamo ed un giorno raccoglieremo: “Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo” (Galati 6:9).

Non un fenomeno nuovo

Scetticismo, derisione ed incredulità verso le realtà ultramondane, in particolare verso la risurrezione, però, non sono solo espressione dell’incredulità del mondo moderno, ma erano già presenti al tempo di Gesù. Lo testimonia il brano del vangelo che consideriamo oggi. Vi vediamo Gesù impegnato in un acceso dibattito con i Sadducei, un movimento nell’ambito della fede israelita che negava, considerandola assurda ed estranea alla fede biblica, la risurrezione dei morti. Per mettere in ridicolo Gesù ed il suo insegnamento, gli chiedono di considerare una situazione ipotetica di una donna che sposa, in successione, sette diversi uomini. “Di chi sarà la moglie alla risurrezione dei morti?” chiedono ingenuamente a Gesù come se i termini del mondo attuale fossero assoluti. Gesù risponde loro ribadendo come la rivelazione biblica, che Egli pienamente appoggia, faccia della risurrezione e della vita umana che trascende la realtà di questo mondo, un insegnamento cardine. Ascoltiamolo.

“Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione, e lo interrogarono, dicendo: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se il fratello di uno muore, avendo moglie ma senza figli, il fratello ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello". C'erano dunque sette fratelli. Il primo prese moglie, e morì senza figli. Il secondo pure la sposò; poi il terzo; e così, fino al settimo, morirono senza lasciare figli. Infine morì anche la donna. Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna? Perché tutti e sette l'hanno avuta per moglie». Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del pruno, quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono»” (Luca 20:27-38).

Allargare le prospettive

È comprensibile che avendo noi esperienza solo di questo mondo, di questa realtà, e che i nostri strumenti di ricerca e verifica non possano oltrepassarne i confini materiali, si possa essere scettici ed increduli rispetto all’esistenza di quelle che potremmo chiamare altre dimensioni che ne siano in continuità. Siamo, in effetti, serrati in questa nostra “scatola” spazio-temporale. Rimane vero sotto molti aspetti, quanto Gesù fa dire ad Abramo dall’aldilà nella parabola del ricco e Lazzaro: “...fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi” (Luca 16:26).

Dio, però, ci ha lasciato, nella Sua Parola, ampie evidenze rivelatorie che “al di là”, “oltre”, vi è molto di più di quanto noi oggi abbiamo esperienza. È un po’ come la storia comica di quei gemelli che nel ventre della loro madre, ne sentono i rumori esterni e si domandano l’un l’altro: “Vi sarà vita dopo la nascita?”.

Oltretutto, la percezione che noi abbiamo di Dio è ottenebrata dall’ostinata nostra ribellione a Lui che ci rende ostili non solo alla Sua Persona, ma anche alla Sua Parola di rivelazione, tanto da diventarne insensibili. A questo riguardo noi abbiamo un autentico “deficit cognitivo”, come afferma l’Apostolo: “Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile. Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo” (Efesini 4:17-20).

È l’eterno Figlio stesso di Dio che di fatto, dalla dimensione dell’eternità, è entrato in questo in questo mondo nella persona di Gesù di Nazareth e vi è ritornato attraverso la risurrezione aprendone per noi l’intercomunicazione. Come Egli stesso ha affermato: “‘Io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato…’; Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava…” oppure: "Io me ne vado, e torno da voi"; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre” (Giovanni 8:42; 13:3; 14:28).

È Gesù stesso che allarga le prospettive dei Suoi discepoli, che apre loro la mente ed il cuore affinché guardino oltre le limitate prospettive terrene verso l’eternità. È quello che accade ai discepoli che Gesù risorto incontra sulla via di Emmaus: “Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose” (Luca 24:46-48).

Queste categorie sono presenti nel testo biblico che consideriamo quest’oggi.

Due categorie di persone

Notate, in primo luogo, come Gesù distingua chiaramente fra quelli che chiama (facendo uso di un’espressione idiomatica ebraica) “i figli di questo mondo” e “i figli della risurrezione”. I “figli di questo mondo” sono coloro che di fatto sono imprigionati nelle categorie di questo mondo e che non riescono a vedere oltre. Essi sono caratterizzati e concentrati nelle cose di questo mondo, sono “incurvati su sé stessi”, vedono solo, per così dire, il loro ombelico e i loro piedi! Sono “afflitti da miopia spirituale”, hanno “la vista corta”.

Di essi l’Apostolo dice: “la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l'animo alle cose della terra”. Lo stesso testo, però, prosegue e dice: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa” (Filippesi 3:20-21).

Se da una parte vi sono coloro che “hanno la vista corta” e ignorano i propositi rivelati di Dio e persino se ne prendono gioco. dicendo che gli altri illudono sé stessi con fantasie “deresponsabilizzanti”, Gesù parla di “quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti”. Egli mette in rilievo come vi sia una parte dell’umanità che sarà giudicata degna della vita futura e che risorgerà dai morti. Sono essi che, pur vivendo ed operando in questo mondo, “guardano oltre”, la loro prospettiva non è limitata a quaggiù.

I Sadducei contestavano Gesù sul tema del matrimonio, come se esso, e tutto ciò che rappresenta, fosse un dato assoluto ed imprescindibile. Il matrimonio (il patto di vita fra un uomo ed una donna) è indubbiamente un istituto di origine divina che assolve qui ed ora, nei propositi di Dio, a precise ed insostituibili funzioni, sia di carattere sociale che spirituale. Esso è da onorare, difendere, da vivere come Dio comanda. Esso è pure è da risanare, quando il peccato lo mette in crisi e lo pregiudica.

Il matrimonio in quanto tale, però, non è un assoluto. Il Signore Gesù afferma che esso riguarda l’oggi, ma non il domani, la dimensione, la nuova realtà che a suo tempo si sostituirà a questa, per diretto intervento di Dio. Il matrimonio (simbolo qui delle realtà di questo mondo) è un valore contingente, relativo. Esso non farà parte del nuovo ordinamento della realtà che Dio sostituirà a questo, perché allora “saremo simili ad angeli” e non saremo più soggetti alla morte. Certo, non possiamo oggi precisare meglio di così la realtà del mondo futuro, ma possiamo avere fiducia che le cose saranno come Gesù ha preannunciato. L’apostolo Giovanni scrive: “Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è” (1 Giovanni 3:2).

Una giusta discriminazione

Abbiamo in questo testo, dalle parole stesse di Gesù, un’ulteriore evidenza che non tutti saranno giudicati degni di aver parte del mondo avvenire. Indubbiamente è una discriminante, altra cosa che non piace alla nostra generazione che insiste ad ogni occasione di parlare di egualitarismo e “di pari diritti”. Che piaccia o non piaccia, Dio ha stabilito che vi sarà una giusta discriminazione.

Crocifissi accanto a Gesù vi erano due criminali, indubbiamente due peccatori che soffrivano orribilmente la condanna che era stata loro inflitta per il loro crimine. A solo uno di loro, però, Gesù dice: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:43). Gesù lo aveva considerato degno di aver parte del mondo avvenire, di entrare anzi subito in una dimensione spazio-temporale diversa dalla nostra, ma parallela, quella della completa armonia con Dio. Quel malfattore sarebbe stato purificato grazie a Cristo e reso degno di quella nuova condizione.

Ma come? - potremmo dire noi. Certamente la sua vita non era stata migliore di quella dell’altro e non si meritava alcuna particolare attenzione. Che cosa era accaduto? Che uno di quei malfattori, poco prima di morire, aveva dimostrato, dal suo atteggiamento, dalla sua consapevolezza di essere un peccatore immeritevole e della sua fede in Cristo, di essere uno di coloro a cui Dio dall’eternità aveva deciso di accordagli (immeritatamente) la grazia della salvezza. Egli lo dimostra, e Gesù glielo conferma. Quel malfattore si risveglia alla fede nel Salvatore Gesù Cristo pochi istanti prima di morire. Conversione tardiva... ma pur sempre conversione! E questo senza neppure avere avuto l’opportunità di vivere, in questo mondo, una vita secondo giustizia! Certo, questo non può diventare una scusa per nessuno, ma i tempi di Dio sono quelli che sono e non abbiamo alcun titolo di contestarglielo. “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8).

Rammentiamoci ciò che ci dice il vangelo: “Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Ma l'altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!». Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso»” (Luca 23:39-43).

Fra chi ti trovi?

In questo mondo di gente ribelle a Dio e avversa ai Suoi giusti ordinamenti, nessuno di noi merita altro che la giusta condanna per i suoi peccati, offensivi come sono della giustizia di Dio. Anche il più piccolo di essi è come un puzzo disgustoso ed insopportabile per Dio. Egli, però, è anche misericordia, ed ha deciso di concedere la grazia della salvezza, purificandoli in Cristo dai loro peccati, ad un certo numero di peccatori. Come si fa a sapere se siamo fra questi?

Se dopo aver ascoltato queste parole la cosa ti indigna, aumentando così il tuo odio per Dio e per questo vangelo e portandoti a preferirvi piuttosto gli idoli a cui cui, illudendoti, vuoi continuare a stare attaccato, molto probabilmente (almeno per ora) non sei fra quelli che saranno considerati degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti. Se ti ostini a rimanere nella tua incredulità, se preferisci vivere come a te più pare e piace e credi che questo mondo sia tutto ciò che puoi avere e sperare, beh, allora con esso sprofonderai nell’oblio. D’altronde c’è persino chi dice di non avere alcuna intenzione di passare l’eternità con il Dio che odia e che preferisce piuttosto di stare all’inferno con i suoi amici… Di fatto spera solo, e gli basta, di diventare un giorno solo polvere e scomparire. Non sarà così, ma preferisce illudersi nella sua ostinata miopia.

Se però quel destino non è quel che il tuo cuore vorrebbe, vedi quanto sia miserabile quel modo di ragionare e sei incuriosito, anzi attratto dall’Evangelo di Gesù Cristo, e, soprattutto, sei disposto al ravvedimento e ad affidarti a Cristo per il tempo e l’eternità, beh, il sole sta cominciando per te a sorgere per rischiarare le tue tenebre. Puoi allora apprezzare e fare tue le parole di tanti peccatori che sono morti nella fede salvifica in Cristo, come quel malfattore che Gesù aveva salvato, oppure come, fra le tante testimonianze che si potrebbero citare, quella di Lady Jane Grey, condannata a morte in Inghilterra all’età solo di 17 anni e che disse, prima di essere giustiziata ed entrare, per grazia di Dio, con Cristo, nella vita di risurrezione in una diversa dimensione della realtà:

“Io vi prego, fratelli, che testimoni voi siate, che nella fede di Cristo io finisco la mia vita, né spero che con nessun altro purgamento, se non quello della morte di Cristo, abbiano ad essere cancellati e purgati i miei peccati. Che cosa, infatti, potrebbe essere in me che potesse superare la giustizia di Cristo? E se il Signore tenesse conto delle nostre colpe, chi potrebbe resistere? Quel che dunque io sento, e vedo mancarmi, io non debbo cercarlo altrove se non nei meriti del sangue di Cristo, il quale con quell’unica e sola offerta che di Sé stesso fece in croce, compì la salvezza di tutti coloro che in Lui si sarebbero confidati. E’ ben vero, fratelli, che io non posso non riconoscermi grandemente colpevole, che avendomi la bontà divina fatto grazia di conoscere la Sua Parola, così bella gioia con i piedi mi trovo aver calpestata, più del dovere me stessa ed il mondo amando, io confesso che è per i miei peccati che qui mi ritrovo condotta a soffrire meritevolmente questa pena dalla Maestà divina. Io ringrazio di tutto cuore l’Iddio ottimo e massimo, che mi ha concesso l’opportunità di piangere i miei peccati, ed umilmente io riconosco ed accetto questo Suo paterno castigo. Perché Egli punisce i Suoi, non certo per rovinarli, ma per conservarli”.

È nostra precisa responsabilità e mandato cristiano vivere in questo mondo nella fede e nell’ubbidienza al Signore Gesù Cristo, operando sulla base dei valori che Egli ci insegna e promuovendoli in ogni ambito della vita. Il mondo, infatti, appartiene a Dio e solo quando Gli è conforme ogni cosa può “funzionare” nel modo migliore. Questo mondo, corrotto e rovinato com’è dal peccato, vale a dire dalla ribellione a Dio ed ai Suoi ordinamenti, però, nella condizione in cui si trova, è di importanza relativa perché sarà un giorno sostituito da una nuova creazione, da una nuova realtà, una realtà di ordine molto diverso, da “un mondo avvenire”. Come cristiani possiamo e dobbiamo impegnarvisici, testimoniando dell’efficacia e della desiderabilità dei valori di Dio, ma guardiamo al giorno in cui Egli, questo mondo, lo trasformerà completamente in una realtà molto diversa. A quella nuova realtà d’ordine diverso, per la grazia che Dio ci ha concesso, siamo stati chiamati a partecipare e quel giorno, verremo trasformati, liberati anche noi dalla corruzione del peccato. Possiamo vivere e morire con questa certa speranza oggi stesso. Che il Signore lo renda possibile per tutti coloro che mi hanno seguito fin qui nella mia riflessione biblica.

Ascoltate queste parole di benedizione dell’apostolo Paolo, che sono pure un’esortazione alla fermezza, alla preghiera e al lavoro. "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera. Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola" (2 Tessalonicesi 2:13-17).

Paolo Castellina, 1 Novembre 2016