Studi biblici/Luca 19:1-10

Da Tempo di Riforma.

Una salvezza DOC

Prodotti genuini e prodotti adulterati

Il nostro mondo è un mondo di falsi e di imitazioni. Fuori e dentro i centri commerciali ci vengono offerti prodotti contraffatti di ogni tipo che imitano i prodotti di marca e quelli "firmati". Costano di meno, sono "a buon mercato". Li acquistiamo "per risparmiare" e ci illudiamo di aver fatto così "un buon affare" così da farcene persino vanto per "apparirte" noi stessi quel che non siamo. Di fatto sono di qualità molto inferiore, scadenti, come i cibi ed i vini sofisticati e adulterati. Dopo un po, "ce ne accorgiamo" anche a nostro danno, non solo perché non corrispondono alle caratteristiche che di essi erano state pubblicitate, ma perché si tratta di una frode.

L'adulterazione [1] di un alimento consiste nella variazione illecita e fraudolenta della composizione di un prodotto alimentare. Esempi eclatanti sono l'adulterazione del vino, ossia l'aggiunta di altre sostanze per variarne le proprietà organolettiche (famoso è stato il caso dello Scandalo del vino al metanolo) e dell'olio d'oliva misto ad olio di semi che viene spacciato sul mercato come Olio d'oliva al 100%. Nel caso del vino, la sofisticazione può avvenire con l'aggiunta di zucchero al mosto oppure aggiungendo acido solforico per aumentare il grado alcolico del prodotto.

Quando il prodotto, però, è autentico, è DOC, vale a dire, a documentazione di origine controllata, allora costerà di più, ma "è tutta un'altra cosa". L'enologia contraddistingue come DOC [2], un vino certificato rispetto alla sua origine e qualità. Il marchio DOC caratterizza, infatti, quello le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani che rispettano uno specifico disciplinare di produzione approvato con decreto ufficiale. Costa, ma "vale".

Di contraffazioni a buon mercato ne esistono molte anche a livello religioso. Per quanto vengano bene pubblicizzate, si tratta di prodotti ingannevoli. Così come esistono chiese adulterate, esistono anche falsi cristiani. Si "presentano bene" e possono anche essere seducenti. Parlano di salvezza, vangelo, fede, ravvedimento, vita cristiana, di potenza spirituale, di guarigioni, e possono anche essere intellettualmente sofisticati. Propongono spesso una grazia a buon mercato ed un cristianesimo facile e comodo, ma quello di cui parlano e ciò che offrono, non è quello biblico, quello DOC. Non fanno che ripetere vuoti slogan e sfruttano la gente a loro vantaggio. C'è chi si accontenta, ma chi si accontenta non sempre "gode". C'è chi dice che "tutto fa brodo", ma il brodo che beve può essere pure molto sgradevole e far male.

La conversione di Zaccheo

Il testo biblico che esaminiamo quest'oggi, ci parla del Signore e Salvatore Gesù Cristo, quello vero, che annuncia e realizza una vera salvezza, come pure di un uomo che la riceve e che per questo dimostra, nei fatti, vero ravvedimento e vera fede, quelli che Gesù stesso riconosce come autentici. Leggiamo dal vangelo secondo Luca al capitolo XIX.

"Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo; perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto»." (Luca 19:1-10).

Questa sezione del lungo racconto di Luca sul ministero di Gesù mentre si sta recando a Gerusalemme [3] è particolarmente importante. È un esempio scelto di Gesù che, venuto per cercare e salvare ciò che era perduto, risana la vita di una persona rovinata da un particolare problema morale. Di diverso tipo, infatti, sono le malattie di carattere morale che affliggono e rovinano la vita delle creature umane e che Dio, in Gesù, intende guarire. Benché noi tutti indistintamente siamo peccatori, ciascuno di noi è indubbiamente "specializzato" in uno o più peccati particolari che ci contraddistinguono personalmente. Ciascuno di noi ha i propri "peccati favoriti"! Testi come questi sono importanti perché mettono in evidenza "il contenuto" e le necessarie conseguenze della salvezza che Gesù realizza per coloro che Egli redime. La "salvezza" non è, infatti, un'astrazione ma, per essere autentica, essa comporta "conseguenze pratiche" per tutti coloro che la ricevono. In questo racconto Zaccheo accoglie nella sua vita la persona e l'opera di Gesù e vi risponde con gioia e con i frutti del ravvedimento.

Ecco così che questo racconto porta assieme molti temi intessuti da Luca in questa sezione, dove egli mette in particolare evidenza coloro che ricevono la salvezza [4].

In cammino verso Gerusalemme

Gerico. "Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città" (1). La città di Gerico era probabilmente la Nuova Gerico che Erode il grande aveva fatto costruire immediatamente a sud dell'antica Gerico, la città conquistata dagli israeliti da poco entrati nella terra che Dio aveva loro promesso. Probabilmente a Gerico vi era una sorta di dogana per raccogliere tributi da coloro che, dovendovi passare, si recavano a Gerusalemme. Anche Gesù vi era passato nel suo cammino verso Gerusalemme e la Croce.

Il personaggio di Zaccheo. [Ed ecco] "Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco" (2). Il racconto dell'evangelista Luca s'incentra sulla figura di Zaccheo, capo degli agenti per la riscossione delle tasse, una sorta di Equitalia [5] ante litteram [6]. Compito di Zaccheo era quello di organizzare altri esattori delle tasse. Per questo raccoglieva ricche commissioni, arricchendosi, quindi, con estorsioni a spese della popolazione, cosa che Luca ritiene importante sottolineare. Il suo cuore era tutt'intento ad accumulare quattrini per sé stesso. Anche lui, però, si incuriosisce della fama che stava acquisendo Gesù di Nazareth e soprattutto del fatto che Gesù notoriamente non disdegnava di occuparsi anche di coloro che appartenevano alla sua categoria sociale, normalmente odiata e da cui la gente, se poteva, fuggiva. Le persone ricche e benestanti in genere non rispondevano favorevolmente alla predicazione di Gesù. "Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio" (Luca 18:25), aveva detto Gesù. A Dio, però tutto è possibile e Dio, di fatto, stava operando nel cuore e nella mente di Zaccheo che così vi risponde favorevolmente o, almeno, come si dice "Gesù lo intriga" [7], suscita la sua curiosità. Quando Gesù arriva in quella città anche lui vuole andare a vedere. Gesù e Zaccheo: due persone che "dovevano" incontrarsi

La determinazione di Zaccheo. Zaccheo "...cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo [basso] di statura. Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via" (3-4). La scena diventa così persino umoristica: ecco Zaccheo, basso di statura che cerca di farsi largo dalla folla che costeggia la via dove sta passando Gesù, ma inutilmente. C'è troppa ressa e lui non riesce ad ergersi al di sopra di quelle tante teste. Mi sembra di vedere il gran numero di paparazzi, operatori telecamere e giornalisti che si accapigliano con le loro macchine fotografiche e microfoni per raggiungere una persona famosa che sta passando e devono farsi largo fra la folla. Almeno un microfono può essere posto su una canna telescopica, ma Zaccheo non ce l'aveva... Egli, però, è determinato, gli ostacoli non lo scoraggiano. Né la folla che preme, né la sua bassa statura. Vede così un albero di sicomoro lì nei pressi. Un sicomoro aveva larghi rami vicino a terra e sarebbe stato facile arrampicarvisi. Un sicomoro può ergersi sino a 15 metri. E' interessante come Zaccheo, "uomo serio e maturo", fa cose che farebbe un bambino, cioè correre per vedere Gesù e arrampicarsi su un albero, di solito "cose non dignitose" per un ufficiale del governo. Gesù, però, loda questi "atteggiamenti infantili". Aveva infatti detto: "Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità vi dico: chiunque non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto" (Luca 18:16-17).

Zaccheo era sull'agenda di Gesù! "Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua» (5). Passando, Gesù guarda in alto e lo vede. "Devo fermarmi a casa tua". Zaccheo era un individuo privo di scrupoli morali, sgradevole e odiato, ma Gesù, nonostante che per questo fosse criticato, si interessa proprio di lui.

Dice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento" (Luca 5:31-32). Zaccheo non aveva mai visto né incontrato Gesù. Gesù però mostra di conoscerlo per nome e vuole fermarsi a casa sua. Gesù parla come se dicesse "non ne posso fare a meno" di fermarsi da Zaccheo, mostrando come la cosa fosse di fatto programmata nella "scaletta" delle cose che doveva fare in quel giorno e che era stata fissata dal Suo "datore di lavoro". "Devo", o "Bisogna che" (nell'originale greco dei) sembra essere un verbo favorito dall'evangelista Luca, come quando Gesù dice: "Anche alle altre città bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato" (Luca 4:43). Nel lavoro assistenziale che io svolgo, la mia ditta ha fissato giorno per giorno chi devo visitare e a quale ora. Per la maggior parte lo devo fare con regolarità ogni settimana. Talvolta vi sono persone nuove da vedere. Guardando così la mia agenda la mattina presto, dico: "Oggi devo passare a casa del signor Tal dei Tali": quelle ore sono riservate a lui.

Allo stesso modo, per Gesù nulla avviene per caso: tutto è programmato, passo per passo. Ha un programma da svolgere e quando muore in croce Egli esclama "È compiuto" (Giovanni 19:30), "Tutto è compiuto. Ho svolto diligentemente il compito per il quale ero stato inviato". Gesù non incontra "chiunque" ma persone specifiche, quelle che era prestabilito che incontrasse. Allo stesso modo Gesù non è morto "in generale" per "i peccatori", ma per coloro che Gli sono stati affidati dal Padre affinché ricevano la grazia della salvezza. Gesù, infatti, non è venuto "per tutti", ma "per molti": "il Figlio dell'uomo … è venuto ... per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Matteo 20:28). Egli dice: "Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola" (Giovanni 17:6).

Sovranità e responsabilità. "Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia" (6). Gesù, così, chiama Zaccheo e lo esorta a scendere giù di là "presto" immediatamente, senza attendere oltre, senza aspettare "un momento migliore", senza sentirsi in imbarazzo, lasciando da parte qualsiasi altra cosa avesse in programma di fare quel giorno. Zaccheo "si affretta" a scendere. Se prima l'evangelista Luca mette in rilievo la sovranità di Dio che programma e dispone ogni cosa per realizzare i Suoi determinati propositi, qui pure mette in rilievo la responsabilità umana, cosa che è pure chiaramente insegnata nelle Scritture. Quando Gesù lo chiama, Zaccheo risponde subito di sì ed ubbidisce a quanto Egli gli dice, senza esitare e con gioia.

La verità della Parola di Dio è onorata non nel sostenere esclusivamente una verità ad esclusione dell'altra verità, ma nel credere a tutto il consiglio di Dio. La Bibbia insegna chiaramente che la creatura umana è responsabile di ubbidire all'appello di Dio a ravvedersi e di credere all'Evangelo, proprio come altrettanto chiaramente essa insegna che essa è moralmente indisposta ed incapace a farlo e che solo l'azione diretta di Dio sul cuore e sulla mente può renderlo possibile. Gesù rivolge a tutti senza esclusione l'appello: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo" (Matteo 11:28), ma al tempo stesso dice: "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato" (Giovanni 6:44). Una contraddizione? No. Tutte le cose avvengono su due piani diversi, a due livelli diversi: quello di Dio che, come tale, è sovrano su ogni aspetto della Sua creazione, passato, presente e futuro; che tutto ha disposto nei Suoi progetti fino al minimo dettaglio e che muove tutte le cose e persone verso la certa realizzazione di tutti i Suoi propositi; e il livello umano, dove valgono le leggi naturali e le regole che Dio ha disposto, dove vi sono precisi doveri e responsabilità morali ai quali dobbiamo assolvere e di cui dovremo rendere conto.

Un incontro che produce fatti concreti

La persona meno plausibile. "Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!»" (7). "Tutti", la folla in generale che verosimilmente odiava persone come Zaccheo che si arricchivano a loro spese. Esse "mormoravano". cioè criticavano Gesù esprimendo disapprovazione del Suo comportamento. "Alloggiare": è andato come ospite da un peccatore notorio, una lamentela comune circa il comportamento di Gesù [8]. È come se oggi si dicesse: Gesù è andato a casa come ospite di un boss della Mafia. Allora "mangiare con qualcuno" significava. esserne amico compiacente e complice, condividerne i peccati.

Un effetto stupefacente. "Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo»" (8). Zaccheo rispondendo alla gente che lo accusava, ma soprattutto a Gesù, che aveva preso l'iniziativa di offrirgli la Grazia di Dio, "si fa avanti" o "si alza" per simbolizzare la solennità di quel momento. Se prima Zaccheo onorava e riveriva compiacente e convenientemente i "signori" del suo mondo, ora si rivolge a Gesù come a "il Signore", il Signore per eccellenza, il vero Signore, un'affermazione che non solo implica rispetto, ma che pure è confessione di fede nella divinità di Cristo.

Zaccheo fa così una confessione pubblica, dichiara apertamente davanti a tutti i presenti di aver vissuto in modo ingiusto disprezzando l'autorità di Dio, trasgredendo la Sua Legge, sfidando il Suo giudizio, e danneggiando molte persone. La Scrittura dice: "Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giovanni 1:9). Zaccheo si dichiara disposto, poi, a risarcire chi ha frodato. Il suo piano è quello di dare la metà dei suoi beni ai poveri e rimborsare generosamente (fino a quattro volte tanto) chi ha frodato. Qui il "se ho frodato", non introduce una clausola ipotetica, ma dice: "Nei casi in cui ho operato delle frodi", perché non si tratta di un'ipotesi, ma di un dato di fatto. La legge mosaica esigeva che si aggiungesse solo il 20% dell'ammontare dovuto in caso di frode quando era necessaria la restituzione [9]. Quando qualcuno rubava un animale che non avrebbe potuto restituire, doveva ripagarlo quattro volte il suo valore, ma se era colto con la refurtiva doveva restituire il doppio [10]. Le parole di Zaccheo erano segno di vero ravvedimento [11]. Il vero ed autentico ravvedimento è la conseguenza dell'iniziativa di Dio in Gesù di offrirgli la grazia del Suo perdono. Questa è l'energia che lo mobilita e la sua risposta dimostra la genuinità della sua fede.

Quando veramente si riceve salvezza. "Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo" (9). La valutazione che Gesù fa delle affermazioni di Zaccheo è che la sua è un'esperienza autentica: una tangibile trasformazione è avvenuta nella sua vita dopo aver incontrato Gesù. Davvero si può dire che la salvezza sia entrata nella sua casa, nella sua famiglia, nella sua vita. Non si tratta di un'illusione, di un inganno perpetrato contro sé stessi e gli altri. "Salvezza" è termine specifico in Luca, sebbene il concetto ricorra evidentemente tutt'attraverso i vangeli. Essa è riconciliazione con Dio, ma ha precise conseguenze comportamentali nella vita di chi l'accoglie. E' perdono dei peccati in vista di uno stile di vita conforme alla volontà di Dio espressa nella Sua Legge. Zaccheo ha dato prova di fede salvifica e si è dimostrato autentico "figlio di Abraamo", il "padre dei credenti", il modello per eccellenza di fiducioso affidamento alla grazia di Dio che ristora e riconcilia. La fede e le opere conseguenti di Zaccheo provano non solo che egli è uno dei suoi discendenti fisici, ma discendenti morali e spirituali che vivono "alla sua altezza" [12]. Ora può entrare nel Regno, non perché era fisicamente israelita ma perché era credente in Gesù, il Messia, tanto più che prima ne era emarginato.

La missione di Gesù in azione

"...perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto" (10). Luca pone qui questa frase riassuntiva del ministero di Gesù, il "Figlio dell'uomo" degli ultimi tempi. La salvezza, il "ricupero" morale e spirituale di una persona come Zaccheo è dimostrazione della realtà di ciò che Gesù è venuto a compiere. Pure lo stesso 'apostolo Paolo prende la sua stessa esperienza di conversione come altra prova esemplare: "Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo" (1 Timoteo 1:15).

Gesù è stato inviato prima di tutto alle "pecore perdute di Israele" (Matteo 15:24), ma Egli è pienamente consapevole che la Sua missione vada ben oltre quei confini: "Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16). L'annuncio di Gesù e dei Suoi discepoli è fatto echeggiare dovunque e coloro a cui Dio ha concesso la Sua grazia ne sono attratti e ricevono il dono del ravvedimento e della fede, altri ne sono respinti, dimostrando di non appartenere a Cristo. Come dice l'Apostolo: "Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione" (2 Corinzi 2:15).

Conclusione

Lungo la via che porta a Gerusalemme dove sarebbe stato trafitto su una croce a causa delle nostre trasgressioni e stroncato a causa delle nostre iniquità, Gesù passa per città e villaggi dove si fa carico delle malattie e dolori di molte persone, fra le quali è Zaccheo a Gerico. La sua malattia era morale e spirituale. Il suo cuore, infatti, era tutt'intento ad accumulare ricchezze frodando il prossimo e servendo gli iniqui signori di turno. Questo tanto sfigurava la sua umanità da essere disprezzato ed evitato da tutti.

Sarebbe stato inconcepibile per molti, ma anche un tipo come lui sente irresistibile l'attrazione di Gesù e dice fra sé "Io devo vederlo", "devo incontrarlo". Allora corre, corre per non lasciarsene sfuggire l'opportunità. Determinato come non mai, si fa strada fra la folla e, nonostante le sue evidenti limitazioni si eleva fino ad apparire alla vista di Gesù che "doveva" passare per quella via. Il suo sguardo, così, incontra quello di Gesù e Gesù sorprendentemente, mostra di conoscerlo: lo chiama per nome e gli dice che "doveva" fermarsi proprio da lui, a casa sua.

Le scelte di Gesù spesso suscitano scandalo, ma incontrando quello Zaccheo, Egli viene a prendere le sue iniquità per portarle lontano e poi nella tomba, dove sarebbero scomparse per sempre. Il profeta Michea dice del Messia: "Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati" (Michea 7:19). Zaccheo, ravveduto e liberato dalle sue colpe, dai suoi peccati, promette così di risarcire chi aveva frodato, ripone in Gesù la sua completa fiducia e, disponendosi a servire Lui come unico legittimo Signore, con gioia inizia una nuova vita.

Ecco così un vero ravvedimento, una vera fede ed una vera salvezza, una "salvezza DOC", quella che rende quell'uomo un vero erede di Abraamo ed un autentico membro del popolo di Dio.

Persone come Zaccheo sono quegli uomini e quelle donne delle quali Gesù era venuto a farsi carico affinché, liberate dal peso dei loro peccati, potessero con gioia entrare, riconciliate, nell'autentica comunione con Dio. Per questo Gesù è venuto: cercare e salvare ciò che a Dio era da considerarsi perduto.

Questa è la vera e concreta salvezza. Cerchiamo i prodotti genuini DOC e non quelli adulterati. Non accontentiamoci di una religione qualsiasi o di una chiesa qualsiasi, perché in questo caso, non è vero che chi si contenta gode. Non è vero che "tutto fa brodo": la vera chiesa è quella dove si annuncia e si vive il vero Evangelo biblico, quello che produce effettivi, profondi e tangibili cambiamenti in chi lo accoglie. Non accontentiamoci di una grazia a buon mercato, che non può salvare. Aspiriamo ad essere cristiani autentici, perché per quanto caro possa costarci, solo ciò che è autentico vale davanti a Dio. Che Dio un giorno possa dire di ciascuno di noi: "Ecco un vero figlio di Abraamo".

Paolo Castellina, 31.10.2013

Note