Studi biblici/Luca 18:1-8

Da Tempo di Riforma.

Chi la dura la vince

Meriti e demeriti dell'insistenza

Avete mai incontrato una persona particolarmente insistente? Quando vuole qualcosa e noi glielo possiamo fornire, non ci lascerà in pace fintanto che non acconsentiamo ai suoi desideri, almeno "non ci scoccerà più". È cosa buona insistere fintanto che noi "non ne possiamo più" della sua insistenza e, stanchi, gli diciamo si sì "così ce lo togliamo di torno"? Beh, tutto dipende da che cosa ci chiede e perché, perché legittimo ed altrettanto giustamente persistente può essere il nostro no se quella richiesta non fosse accettabile o per essere esaudita fosse necessario, per diversi e giustificati motivi, attendere.

Il concetto di perseveranza in ciò che è buono agli occhi di Dio, ricorre spesso nelle Sacre Scritture come un importante valore. Allo stesso modo è particolarmente condannata la perseveranza in ciò che Dio considera un male e, in quest'ultimo senso, è chiamata pertinacia. Il campo semantico di questo concetto è interessante. Abbiamo pure il termine "resilienza". Il termine resilienza deriva dal latino “resalio”, iterativo del verbo “salio”, che in una delle sue accezioni originali indicava l’azione di risalire sulla barca capovolta dalle onde del mare. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Il testo biblico

Un personaggio che dimostra positiva insistenza, persistenza, perseveranza e resilienza, è quello che compare in una parabola di Gesù che intitoliamo "la vedova e il giudice". Di fatto, in quel racconto, due sono i personaggi "perseveranti": il giudice nel male e la vedova nel bene. In questo "braccio di ferro" sarà il primo a dover soccombere.

Leggiamone il testo come si trova nel vangelo secondo Luca, al capitolo 18 dal primo versetto, e poi cercheremo di comprenderne il messaggio nelle intenzioni di Gesù e come possa essere applicato alla nostra situazione.

"Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: 'Rendimi giustizia sul mio avversario'. Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: 'Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa'». Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»" (Luca 18:1-8).

Esposizione

1. Una parabola con uno scopo esplicito. La motivazione di questa parabola è affermata esplicitamente dallo stesso evangelista Luca. Gesù propone ancora ai Suoi discepoli questa parabola per mostrare come essi dovessero pregare sempre, in ogni circostanza, senza stancarsi mai, senza scoraggiarsi o disperare.

Ci possono essere molte circostanze in cui il cristiano cade nello scoraggiamento e non ritenga più che ne valga la pena continuare a pregare. La risposta da parte di Dio tarda tanto da indurci a pensare: Dio si è dimenticato di me, oppure, io non Gli importo nulla, oppure anche: Egli non mi ascolta perché non ne sono degno, ho fatto qualcosa che L'ha offeso, mi ha ritirato le Sue benedizioni… Si cade allora nel rassegnato e paralizzante fatalismo, nella disperazione o persino nel dubitare di Dio. E' ragionevole questo atteggiamento? Il Signore Gesù ci dice no, non è così, e ci invita a riflettere sul carattere di Dio.

2. Un giudice corrotto. "In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno".

Ecco un giudice corrotto, iniquo e disonesto. I suoi giudizi erano basati sul personale interesse o preferenze. Un giudice che tanto aveva potere che nessuno era in grado di contestare con successo il suo operato tanto da farlo deporre. Si sentiva sicuro. Probabilmente era un giudice civile che trattava di questioni e dispute di carattere finanziario. Nelle cause che gli venivano sottoposte egli pensava solo ai suoi interessi privati, a favorire chi gli era conveniente e guadagnarci. Solo studiava come avrebbe potuto sfruttare al meglio, per sé stesso, la sua posizione. Di Dio e della Legge morale non gli importava nulla. Probabilmente era un ateo che credeva di poter fare quel che voleva "tanto" non avrebbe dovuto rendere conto a Lui del suo operato, ed era persino riuscito a trovare modo di "farla franca" senza temere di dover rendere conto di sé stesso ad autorità superiori - che, evidentemente, erano disinteressate o compiacenti. Non gli interessava nemmeno quel che diceva di lui la gente, l'opinione popolare. Era "un intoccabile".

3. Una vedova insistente. In quella città vi era una vedova, la quale continuava ad andare da quel giudice in numerose occasioni per rivendicare giustizia per dei torti che aveva subito. Gli diceva: "Rendimi giustizia sul mio avversario", vale a dire, "Proteggimi, difendi il mio diritto. Sono stata defraudata".

Molto probabilmente le era stata sottratta l'eredità della quale aveva diritto da qualche familiare senza scrupoli o ex socio del marito, che le aveva tolto i mezzi della sua stessa sussistenza. Avevano profittato di lei perché era donna (non necessariamente anziana), ma priva di potere e di risorse per far rispettare i suoi diritti. Non pare avesse nemmeno figli che potessero difenderla. Magari erano anche i suoi figli ad averle sottratto i suoi beni e proprietà con qualche pretesto. Questa donna non era, però, priva di spirito di iniziativa. Avendo perduto suo marito, unico suo sostegno, e fatta oggetto di ingiustizie, non si era minimamente scoraggiata, anzi, rivendicava a viva voce i suoi diritti sfidando l'intera società che le aveva fatto dei torti profittando di lei. Non si era lasciata scoraggiare nemmeno del fatto che nel suo villaggio il giudice preposto alla giustizia fosse un uomo corrotto. Esige da parte sua la protezione legale di cui sapeva aver diritto. Quel giudice aveva il dovere di aiutarla. Lei lo esige a viva voce senza timore.

Ancora qui vediamo come Gesù mostri interesse e cura per coloro che allora erano senza potere ed emarginati e come pure Egli valorizzi lo spirito di iniziativa, additando ad esempio chi lotta per i propri diritti.

4. La capitolazione del giudice corrotto. Ecco allora, nel racconto di Gesù, che quel giudice corrotto non vuole sentire ragioni. Egli per qualche tempo non vuole rendere giustizia a quella donna. Sembra dire: "Quale vantaggio potrei ricavarne se lo facessi? Nessuno. Alle insistenze della donna egli rifiuta con altrettanta insistenza, ma improvvisamente "rientra in sé stesso". Forse la sua coscienza prende il sopravvento su di lui o, molto più verosimilmente, si rende conto che l'insistenza di quella donna non gli sia conveniente e cambia atteggiamento.

Riconosce di essere un uomo che non fa il suo dovere. La verità su sé stesso egli la conosceva. Non si scusava: era consapevolmente malvagio, egoista e profittatore: "Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno…". Sa di esserlo, lo ammette, e questo in ogni caso non lo porta al ravvedimento. Agisce solo perché la sua coscienza e quella donna "lo disturba" e vuole farle tacere, il "fastidio" che quella vedova gli dava e la situazione stessa avrebbe potuto diventare per lui imbarazzante. Comincia a rendersi conto delle conseguenze della sua decisione di non rendere giustizia a quella donna.

5. Le ragioni di una capitolazione. Quel giudice corrotto dice allora fra sé e sé: "...pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, mi sta stancando, dandomi fastidio, le renderò giustizia". Perché? "...perché, venendo a insistere continuamente, quella donna non finisca per rompermi la testa".

Che cosa intende dire? Che quella donna sarebbe venuta ben presto a prenderlo a legnate? No, anche se l'avrebbe meritato. La traduzione "non finisca per rompermi la testa" utilizza un'espressione idiomatica italiana che risale al tempo della versione riveduta della Bibbia. Altre traduzioni dicono: "...che alla fine non mi esaurisca" (ND), "che non venga tante volte che alla fine mi stanchi" (Diodati), "perché non venga continuamente a importunarmi" (CEI). Letteralmente nell'originale questa espressione corrisponde a "che non venga a farmi un occhio nero", "che mi colpisca fino a farmi venire i lividi". Qui è usata metaforicamente di qualcuno o qualcosa che importuna continuamente.

6. Chi la dura la vince. Così Gesù, concludendo la parabola e venendo al punto del racconto, all'insegnamento che voleva impartire tramite esso, dice: "Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto".

Il punto della parabola, dice Gesù, è che la mancanza di compassione di giudice è sopraffatta dalla persistenza della vedova che non si scoraggia davanti a niente ed a nessuno. Vuole giustizia e l'avrà. Sembra dire: "Vediamo chi ha la testa più dura!". E' esattamente come nel proverbio italiano: "Chi la dura la vince": Sono parole di incoraggiamento che vengono rivolte a chi, di fronte agli ostacoli, si sente sfiduciato di poter raggiungere la meta che si era prefissa.

7. Il carattere del giudice corrotto. L'accento, però, Gesù lo pone soprattutto sul carattere di quel giudice corrotto. "Se perfino un giudice corrotto come quello risponde all'insistenza di quella vedova, non risponderà forse Dio, padre amorevole, ai Suoi figlioli?", "Dio non renderà dunque giustizia in ogni circostanza, ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?". Le domande sono retoriche: la prima si attende un "sì", la seconda un "no".

Dio è sicuramente un Padre giusto, amorevole e sempre disponibile, verso i Suoi figli, coloro che Egli ha tratto dal mondo e redento dal peccato e le sue conseguenze attraverso l'efficace opera di Gesù Cristo e che ora, grazie a Lui, sono assicurati per sempre dal Suo amore, cura e compassione. Si pone però un problema: quando i Suoi figlioli sono afflitti da gravi problemi o, com'era comune allora, erano perseguitati e fatti oggetto, per la loro fede, di ogni ingiustizia, essi gridano a Lui in preghiera per ottenere quella giustizia della quale in mondo li priva, "gridano" a che Dio li difenda, ma Egli sembra non rispondere o tardare nel farlo.

La questione del "tardare" di Dio è controversa. Il "ritardo" di Dio può corrispondere a due fattori (entrambi possibili nel nostro testo). (1) Forse presume che Dio si avvalga delle prove a cui sono sottoposti e non li liberi subito da esse perché provvede loro piuttosto le risorse umane e spirituali per farli resistere con forza e maturarli nella fede. Anche la sofferenza, in questo caso, "coopera" al loro bene in modi diversi e forse talvolta "più urgenti" della liberazione o guarigione in quanto tale. (2) Può anche essere, però, che Dio non intervenga per neutralizzare e distruggere i Suoi avversari perché vuole dare loro il tempo per ravvedersi. Si parla così, nella Scrittura, del tempo della "pazienza di Dio" (Romani 2:4; 2 Pietro 3:9). Questo concetto pure ricorre in: "Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri" (Romani 11:25), "Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16).

In ogni caso Dio non è sordo alle preghiere dei Suoi figlioli, dei Suoi eletti, ma interverrà a tempo debito. Il ritardo del Signore nel rispondere ai Suoi eletti ha uno scopo benefico.

8. Una conclusione sorprendente. La conclusione della parabola è sorprendente, tanto che non sembra nemmeno collegata al racconto or ora concluso. "Io vi dico che renderà giustizia con prontezza [presto, oppure "improvvisamente"]. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?"

Il ritorno di Cristo non è qui introdotto senza causa. Esso sarà "il meccanismo" stesso attraverso il quale Dio renderà giustizia agli eletti (cfr Apocalisse 6:9-11). Esso avverrà a tempo ed a luogo in modo certo e sicuro. Sarà questo ritorno finalmente a "fare giustizia". E' così che Dio non si dimenticherà dei Suoi eletti e risponderà loro. Alla luce dell'eternità che viene essi saranno discolpati, il mondo si renderà conto dei suoi crimini nei loro confronti e per questo subirà la giusta condanna da parte di Dio. A questo sorprendente e certo ritorno Dio sta preparando i Suoi (ad es. 12:35-48; 17:22-30).

Non dobbiamo perdere fiducia che questo avverrà. Il Figlio dell'uomo cerca coloro che continuano a credere a Lui nonostante l'attesa. Il "Figlio dell'uomo" è il Messia che viene come Giudice (Ezechiele 2:1; Daniele 7:13) dove qualità umane e divine vengono congiunte Il Nuovo Testamento mette in rilievo un ritorno di Cristo fisico, corporeo. Non ci dice, però, quando o come. Ci dice di essere attivamente coinvolti nell'opera del Regno e di essere pronti al Suo ritorno momento dopo momento. "La fede" qui ha espressamente un articolo determinativo. Indica fede nel ritorno certo e promesso di Cristo, una fede che persiste nonostante il ritardo e per questo non si scoraggia. Queste parole sicuramente riguardavano gli immediati discepoli di Gesù: in vista della Sua prossima passione e morte, la fede dei Suoi discepoli resisterà? Allo stesso modo: quanta fede persistente Cristo troverà al Suo ritorno?

Conclusione

Tanti sono oggi i motivi che portano i figlioli di Dio a scoraggiarsi, non ultimi fra i quali la sempre più grande malvagità del mondo, la crisi economica, morale e spirituale, l'apostasia di molte chiese. Tutto questo, in fondo, non era stato forse predetto dalle Sacre Scritture e da Gesù stesso? Per i figlioli di Dio, però, tutto questo non è il preludio della fine, ma il preludio dell'inizio. Questo vuol dire che presto il Signore Gesù tornerà e metterà la parola "fine" davanti ad ogni malvagità ed ingiustizia e inaugurerà "il nuovo cielo e la nuova terra dove abita la giustizia" ed i Suoi figlioli vi entreranno.

E' tutta una questione di prospettiva: i figli di Dio, i Suoi eletti devono perseverare, persistere, insistere a fare ciò che è bene davanti a Dio e non ne saranno delusi. Certo Dio risponde alle loro preghiere in molti modi, ma la più grande Sua risposta sarà il glorioso ritorno di Cristo.

Oggi il Signore può e vuole rispondere alle nostre preghiere e darci la perseveranza che ci è necessaria, la forza di volontà ci permette di perseguire gli obiettivi che Dio pone di fronte a noi nella Sua parola con costanza e determinazione. Dio può e vuole darci quella spinta che ci permetta di concentrarsi nella preghiera e nella meditazione della Sua Parola, la stessa spinta che fa alzare qualcuno ognii giorno alle 06:00 del mattino per andare a correre perché vuole rimettersi in forma, quella stessa capacità di dire no ai nostri passatempi preferiti quando si deve studiare per prossimo esame universitario. Insomma, quella forza di volontà viene prima del raggiungimento dei nostri obiettivi personali, quella forza di cui abbiamo maggior bisogno proprio all’inizio, quando tendiamo a scoraggiarci ed a procrastinare maggiormente.

Dio può e vuole donarci quella resilienza che ci permette di perseguire gli obiettivi del Regno di Dio nonostante i continui “no”, le sconfitte, e gli inevitabili contrattempi della vita: è quella folle razionalità che ci fa rialzare per la centesima volta, consapevole che prima o poi raggiungeremo il nostro obiettivo; è quella capacità di ristrutturare i fallimenti, considerandoli inevitabili tappe verso il successo. Insomma, la resilienza cristiana viene durante e dopo i nostri obiettivi: durante, quando dobbiamoi attingere a tutte le nostre risorse fisiche e mentali per fare quell’ultimo miglio che ci divide dal traguardo; dopo, quando dobbiamo affrontare una momentanea sconfitta, dimostrando di essere in grado di risollevarti.

Adesso che abbiamo chiarito la differenza tra resilienza e forza di volontà, che ne dici di vedere qualche tecnica pratica per sviluppare la tua resilienza?Siamo talmente abituati a reagire in modo meccanico agli eventi della vita, che abbiamo dimenticato questa nostra straordinaria abilità, essenza della resilienza, che Dio vuole e ci può donare e che il Signore Gesù ha illustrato nella parabola del giudice e della vedova insistente e perseverante. Chiediamola al Signore e pratichiamola.

Se... Una poesia di R. Kipling sulla resilienza

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo pero' considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtu',
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici piu' cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona contera', ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sara' la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!