Studi biblici/Luca 17:11-19

Da Tempo di Riforma.

La percentuale di quelli che dicono "grazie"

Sintesi: Oggi si tende a prendere tutto per scontato, anzi, a pretendere! Dire 'grazie' e 'per favore' lo si insegna ancora ai nostri figli? Come diamo noi l'esempio di persone riconoscenti, anche del poco che potremmo avere? E in che modo ci rapportiamo a Dio ed alla Sua grazia temporale ed eterna in Cristo? In una nota parabola di Gesù, solo uno su dieci lebbrosi guariti era tornato a ringraziarlo. Riflettiamo questa Domenica su quanto ci insegna Luca 17:11-19.

Introduzione

All'inizio dell'autunno molte comunità cristiane celebrano la "festa del raccolto". E' un'antica festa, tipica di una civiltà contadina. La tradizione ci ha tramandato questa festa, segno di un mondo che sta scomparendo, e ci chiediamo che senso ancora essa abbia per noi. A volte ci chiediamo persino se i contadini ancora di fatto ringrazino Dio per il loro raccolto e soprattutto in che modo lo facciano...

Forse sarebbe meglio generalizzare il significato di questa festa e chiamarla, come fanno in molti paesi: "La giornata della riconoscenza". Si, perché, raccolto dei nostri campi oppure no, tutta la nostra vita può essere intesa come il risultato di un raccolto, il risultato di un'opera, prima ancora della nostra, di tante e tante persone più o meno sconosciute, la cui opera troppo spesso prendiamo per scontata, ma che è determinante. Ringraziamo noi ed onoriamo queste persone?

Prima però ancora della nostra opera, prima ancora del contributo di altre persone, c'è un Altro, Colui che ci ha creato, che sostiene la nostra vita e ci provvede del necessario e delle forze necessarie per operare in tutti i campi della nostra esistenza. Se pure si ringraziano gli altri, quanti sono quelli che si premurano di ringraziare Dio? "Poiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo" (At. 17:28).

Fra tutti questi, quale percentuale, poi, si premura di ringraziare Dio perché nella persona di Gesù Cristo Egli ci provvede, del tutto immeritatamente la salvezza eterna ed una vita che abbia senso e prospettiva? Qual è la percentuale di coloro che - fra la nostra gente - davvero sa dimostrare riconoscenza agli altri ed a Dio di ciò che raccolgono nella loro vita e della loro vita stessa? Il 30%, il 20%, il 10%, il 5%? E dove poniamo noi stessi in queste percentuali?

Il testo biblico

Ascoltate ciò che Iddio ci vuole insegnare sulla riconoscenza attraverso un episodio della vita del Signore Gesù.

"Or avvenne che, nel suo cammino verso Gerusalemme, egli passò attraverso la Samaria e la Galilea. E, come egli entrava in un certo villaggio, gli vennero incontro dieci uomini lebbrosi, i quali si fermarono a distanza, e alzarono la voce, dicendo: «Maestro, Gesù, abbi pietà di noi». Ed egli, vedutili, disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E avvenne che, mentre se ne andavano, furono mondati. E uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro glorificando Dio ad alta voce. E si gettò con la faccia a terra ai piedi di Gesù, ringraziandolo. Or questi era un Samaritano. Gesù allora prese a dire: «Non sono stati guariti tutti e dieci? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia ritornato per dare gloria a Dio, se non questo straniero?». E disse a questi: «Alzati e va la tua fede a ti ha guarito»" (Lu. 17:12-19).

La condizione di vita più miserabile

Quale potrebbe essere per voi la condizione di vita più miserabile di questo mondo? Molte persone oggi in questo mondo vivono condizioni di vita che sono state definite "subumane": povertà, malattia, fame, schiavitù, malattia... E' una vergogna che - vantandoci della nostra "civiltà" - noi permettiamo che in questo mondo esistano situazioni di degrado estremo.

Qual è la condizione di vita più miserabile in cui possano vivere degli esseri umani? La maggior parte della gente al tempo di Gesù avrebbe detto che vivere in una colonia di lebbrosi è la forma più bassa di esistenza umana. I dieci uomini che incontrarono Gesù probabilmente sarebbero stati d'accordo. Essi erano dei totali emarginati perché affetti da una malattia contagiosa e inguaribile in cui si moriva lentamente, perdendo pezzo a pezzo le membra del corpo. La legge richiedeva che essi annunciassero la loro presenza con campanelli e gridando: "Impuro! Impuro!", cosicché la gente non li avrebbe incontrati inavvertitamente e che vivessero in un luogo appartato, il "lazzaretto". Quando si spostavano, essi dovevamo mantenere una certa distanza di sicurezza dai passanti. Ogni rabbino giudeo che si rispettasse avrebbe evitato del tutto il lebbrosario. Non Gesù.

Dieci lebbrosi sulla strada di Gesù

Un incontro cercato. Gesù ed i suoi discepoli stavano in quei giorni recandosi a Gerusalemme. I dodici discepoli, forse speravano che il Maestro avesse preso una strada diversa per recarsi in Samaria. I Giudei normalmente attraversavano il Giordano per recarsi in Perea, muovendosi lungo la riva orientale ed attraversando di nuovo per recarsi a Gerusalemme. Gesù a questo non pensò nemmeno. Si era diretto proprio verso la Samaria e, come se questo non bastasse, avvicinandosi ad un villaggio samaritano, ecco ad una certa distanza sul loro sentiero addirittura dieci lebbrosi. Il massimo delle disgrazie per una persona di quel tempo. Non si trattava però di un incontro casuale. Gesù non chiudeva gli occhi sulla triste realtà di questo mondo, ma appositamente andava a cercare i più disgraziati, noncurante delle convenzioni umane. Era venuto proprio per questo.

Storie diverse, un'unica sorte. I lebbrosi avevano una sorta di speranzoso cinismo nei loro occhi. Erano speranzosi perché avevano udito del potere di Gesù di guarire, ma erano anche dubbiosi perché, dopo tutto, "Chi mai si sarebbe interessato a dei lebbrosi?". Tutt'e dieci avevano una cosa in comune, il desiderio d'essere guariti. A parte questa somiglianza, in molti modi essi erano diversi l'uno dall'altro. Ciascuno di essi aveva la propria personale storia da raccontare. E' ragionevole presumere che un tempo essi fossero stati ricchi e di famiglia ragguardevole. Alcuni erano abili artigiani che si erano già creati la loro clientela. Altri ancora erano prosperi uomini d'affari. Almeno uno era un Samaritano. Ciascuno di noi ha "la propria storia", ma comune è il nostro problema esistenziale e quando incontriamo qualcuno con il quale possiamo identificarci, ci accompagniamo a lui per consolarci e diciamo "Mal comune, mezzo gaudio". Anche oggi consigliano addirittura di cercare persone nella nostra stessa situazione e, condividendo i problemi comuni, aiutarsi reciprocamente.

Diventano "religiosi". Notate la loro comune richiesta: «Maestro, Gesù, abbi pietà di noi». Quando si è in grave bisogno si diventa istantaneamente e sorprendentemente religiosi. La gente usa tutti i termini religiosi corretti quando vuole ottenere qualcosa da Dio! "Maestro, Signore, Onnipotente Iddio, Salvatore, Padre nostro che sei nei cieli... tutto ciò che vuoi, dammi solo ciò di cui ho bisogno!". Non è forse vero che Gesù ci ammonisce dicendo: " Non chi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt. 7:21).

Invocano compassione. In ogni caso gridano da lontano: "Abbi pietà di noi!" tutti vogliono che si abbia di loro compassione quando si trovano nel più bel mezzo di una crisi. Ciascuno vorrebbe salvezza quando si rende conto di essere totalmente perduti ed in pericolo mortale. Tutti vorrebbero il perdono quando vengono sorpresi a fare qualcosa di sbagliato. Lo fanno "da lontano", certo per rispettare le distanze di sicurezza imposte dalla legge, ma quanto spesso è vero che molti hanno paura della persona di Gesù Cristo e "se ne tengono a distanza" per non essere costretti ad "impegnarsi troppo".

Senza fare spettacolo. Gesù scelse di venire incontro al loro bisogno e guarire la loro malattia. Gesù è in grado di fare cose straordinarie e di operare miracoli. Non ne fa però uno spettacolo richiamando l'attenzione dei mass-media come oggi per celebrare il proprio personale successo, per fare sensazione e per guadagnarci su. Non li porta davanti ad una platea televisiva con milioni di spettatori. Non fa e non dice nulla di speciale se non "Andate!"... Nessuno spettacolo, nessuno show, niente strani gesti e strani riti. Semplicemente: "Andate...". Scetticismo. Secondo la legge mosaica, che Gesù sempre osservava, essi avrebbero dovuto andare a mostrarsi ai sacerdoti, i quali avrebbero confermato di essere stati veramente guariti, come per ricevere il timbro delle autorità. Questo avrebbe loro permesso di tornare alla vita normale. Certamente alcuni di loro erano scettici nel dover recarsi alla casa di un sacerdote. Con una tipica manifestazione di autocommiserazione e di amarezza, sono sicuro che qualcuno di loro aveva detto: "In fondo, che razza di predicatore è mai questo? Non ci ha nemmeno imposto le mani!". Un altro magari aveva detto: "lo sapevo che non si sarebbe incomodato per noi". "Ah, nemmeno è stato a specificare la nostra richiesta. Ci ha solo mandati via". "Quei predicatori sono tutti uguali, fanno sempre grandi discorsi, e poi non fanno mai nulla per noi lebbrosi".

Uno però... C'era però almeno uno di loro che se n'era rimasto in silenzio mentre camminavano. Guardava solo stupefatto che qualcosa stava accadendo alla sua mano. La lebbra era così progredita ora che gli mancava un dito. Aveva ferite aperte che costantemente trasudavano pus giallo. Quando avevano lasciato la presenza di Gesù, lui aveva cominciato a sentire una strana sensazione alla mano. Mentre gli altri si lamentavano e borbottavano, egli cominciò a togliersi le fasciature. Con grande stupore guardava il suo dito che davanti ai suoi occhi lentamente cominciava a ricostruirsi. Le ulcere cominciavano a chiudersi e la sua mano guarì completamente!

La possibilità di "ritornare normali". "Ehi, amici," grida, "sta succedendo". "Che succede?" Essi volevano continuare a godersi i loro mormorii, ma ecco c'era qualcosa nella sua voce che li aveva fatti guardare. Egli ora teneva in alto la sua mano che prima aveva quelle amputazioni e quelle ferite. Ora, con loro più grande sorpresa, era guarita! Immediatamente così anche loro avevano cominciato a strapparsi le loro bende per trovare solo che la loro lebbra era sparita. Istantaneamente la loro mente aveva cominciato a lavorare: "Ora posso ritornare al mio negozio. Mi domando se quell'idiota di mio fratello si sia fatto scappare tutti i clienti!". Un altro pensava: "Ora posso tornare a scuola. Mi domando se ora sia troppo tardi per prendersi quella borsa di studio!".

Solidarietà terminata. Così corrono via in direzioni differenti. Niente lacrime, niente abbracci, niente strette di mano, nessun ricordo più delle prove che avevano dovuto affrontare insieme. E' come se in batter d'occhio il loro rapporto avesse cessato di esistere. Vedete, l'unica cosa che a loro importasse, ora, era tornare alla loro vita precedente. Volevano solo dimenticare quel terribile incubo. Non appena cessa il problema ci si dimentica degli altri!

Tutti meno uno. Così erano tutti corsi via per continuare la loro vita, ...tutti meno uno. Si era appena accorto che gli altri erano andati via, perché ancora guardava alla sua mano, e lacrime di gioia stavano scendendo sulle sue guance. La cosa che però maggiormente lo meravigliava, non era la guarigione stessa, ma il fatto che quel rabbino giudeo avesse trascurato i suoi intensi programmi per guarire lui, un lebbroso samaritano. A quel punto si gira e torna indietro da Gesù, e con un grido di gioia esclama: "Sia lode a Dio! Sia lode a Dio!". In quel momento a lui non importa se qualcuno lo vede che cosa avrebbe pensato. Vedete, quando davvero siete riconoscenti, non vi importa più della vostra immagine... Egli semplicemente era sbottato in un impulso spontaneo di lode e di adorazione. Penso che Gesù sorridesse nel vederlo arrivare in distanza. L'ex lebbroso era caduto ai piedi di Gesù ed aveva cominciato a ripetere: "Grazie, grazie, grazie!".

Una domanda di Gesù. Poi Gesù fece una domanda. Non era però una domanda rivolta al Samaritano, quanto ai Suoi discepoli che l'accompagnavano, che probabilmente ancora si mantenevano a distanza di sicurezza dall'ex-lebbroso... Si volta verso di loro e dice: "Ma non erano dieci i lebbrosi che avevo guarito? Perché solo uno di loro è ritornato a dare gloria a Dio ed a ringraziarmi? E perché non è ritornato che questo straniero?".

Gesù dice ai Suoi discepoli: "Nel caso che non l'aveste notato, ecco qualcosa qui che si distingue. Ecco, voi avevate qui nove israeliti, con un lungo retaggio di purezza rituale e fedeltà dottrinale, depositari della molteplice grazia di Dio per secoli, chiamati da Dio stesso 'Mio popolo", eppure non uno di loro che ritorni a ringraziare Dio. D'altro canto ecco uno "straniero", questo Samaritano mezzo-sangue, membro di una setta e che non ha cessato di ringraziarmi!". Spesso le nostre tradizioni religiose spariscono come neve al sole quando non sono realmente radicate nel nostro cuore.

Una guarigione radicale. Poi Gesù dice al Samaritano: "Alzati. Puoi andare. La tua fede ti ha salvato". Mi domando se Gesù nel dire questo non intendesse due cose allo stesso tempo. Era vero che la sua fede lo aveva guarito dalla lebbra. C'era però un altro senso in cui quest'uomo era guarito spiritualmente, perché aveva ora il giusto atteggiamento. Aveva un atteggiamento di riconoscenza, e questo faceva tutta la differenza al mondo.

Attraverso questa esperienza Gesù sperava che i Suoi discepoli, che voi e me, avessero imparato che cosa veramente fosse la forma di vita umana più miserabile. La forma di vita umana più miserabile è una vita priva di gratitudine, e si può soffrire di questo male sia essendo un lebbroso emarginato che vivendo nel palazzo lussuoso di un onorato re.

La gratitudine è rara

Di chi è il merito? La festa del raccolto in una società non più prevalentemente contadina può diventare una formalità. In molti paesi si celebra la giornata della riconoscenza. Molti però dicono: debbo solo ringraziare me stesso se sono quello che sono. I nostri campi producono? Il nostro negozio fa buoni affari? Ricevo un buon stipendio? Sono onorato da tutti? Il merito è solo mio! E' vero? Una casa viene costruita? Chi è da ringraziare? La banca che ci ha finanziato? I muratori che l'hanno costruita, l'architetto che l'ha progettata? La fortuna? E Dio come entra nel conto?

Una percentuale accurata. "Solo uno su dieci è tornato a ringraziare": il numero sembra accurato quando si pensa alla natura umana. Uno su dieci, o cento su mille: è probabilmente il livello di gratitudine che ci si può aspettare da un qualsiasi campione di persone. E per renderlo più personale: in confronto con le benedizioni che ho ricevuto, la mia gratitudine forse si aggira sul 10%.

Guarire dall'amarezza. La gratitudine è necessaria per una vita spirituale ed emotiva sana. Essa è il solo atteggiamento che adeguatamente corrisponda alle realtà della vita. Coloro che soffrono oppressi da sentimenti di costante amarezza e di biasimo verso altri stanno vivendo un'illusione. Un atteggiamento di gratitudine ci risparmia dalla rovina che comporta un terribile ABC: Amarezza, Biasimo e Cecità. In Romani capitolo tre, troviamo una lista delle caratteristiche di un mondo decaduto e peccaminoso. Una di loro è: "la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza" (Ro. 3:14). In un altro testo l'autore della lettera agli Ebrei parla di una radice di amarezza che può crescere nel nostro cuore e contaminare tutto ciò che è in noi ed intorno a noi "...badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati" (Eb. 12:5). Coloro che mancano di riconoscenza sono ciechi rispetto a ciò che hanno. Passano l'intera loro vita a biasimare gli altri per i propri difetti e fallimenti.

I puritani. In America la giornata della riconoscenza è molto sentita. I primi coloni puritani nel 1621 si erano riuniti per ringraziare il Signore per il loro primo raccolto avuto dopo un terribile inverno. Molti oggi, se avessero fatto la loro stessa esperienza, invece di ringraziare il Signore, avrebbero agitato il pugno verso il cielo dicendo: "Perché, o Dio? Perché hai permesso che ci fosse capitato tutto questo?

Quando subentra in noi la riconoscenza?

"Va bene," voi dite, "Ne sono convito, voglio essere riconoscente. Odio quando nel mio cuore prende radice l'amarezza. So che è sbagliato e che mi fa del male. Ma proprio non so come potrò cambiare me stesso". Come molte altre qualità cristiane, la gratitudine non è qualcosa di cui si possa dire: segui queste cinque istruzioni e domani sarai una persona riconoscente.

Una cosa è certa: la gratitudine prende inizio dall'esperienza personale della grazia di Dio nei nostri confronti. L'apostolo Paolo lo disse meglio quando disse: "Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile" (2 Co. 9:15). Noi tutti sappiamo chi siamo e come siamo fatti. Sappiamo bene che nonostante le nostre debolezze ed i nostri fallimenti, Dio ha versato il Suo sangue sulla nostra vita. Come potremmo rispondergli in altro modo che con espressioni di incessante gratitudine? Com'è possibile che uno comprenda ciò che Gesù fece al Calvario, e non esplodere in una riconoscenza gioiosa e spontanea?

Forse avete udito di quel contadino il quale, quando qualcuno gli aveva fatto notare il suo bisogno di Dio, aveva osservato: "Aveste dovuto vedere questa campagna quando Dio se ne occupava tutto da solo, era un disastro". Noi sorridiamo all'udire questa storia perché sappiamo che Dio non coltiva mai la terra senza l'aiuto dell'uomo. Non dimentichiamo però che senza Dio il contadino non potrebbe avere né terreno, né seme, né pioggia, né sole e né energia per lavorare, e persino il suo lavoro sarebbe una fatica vana. Alcuni che vivono solo in funzione del lavoro dicono: "La vita è futile e assurda: si lavora per vivere e si vive per lavorare, ed alla fine che cosa ci ho guadagnato realmente?". Solo in Cristo la vita può avere un senso.

Dice un canto cristiano: "Contate le vostre benedizioni, nominatele una per una... contate tutte le benedizioni e sarete sorpresi di tutto ciò che Dio ha fatto per voi". Grazie Signore, Ti voglio ringraziare con tutto me stesso, perché da Te dipende tutto ciò che sono e posseggo. Voglio essere riconoscente ubbidendoti con fiducia e perseveranza.

[Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla versione "Nuova Diodati", Edizione La Buona Novella, Brindisi, 1991.

Paolo Castellina, 18 ottobre 1996