Studi biblici/Luca 15:1-10

Da Tempo di Riforma.

...io sono a posto, non ho bisogno di alcun Salvatore?!

Sintesi. Oggi sembra che non si riesca praticamente più a far passare concetti come quello del peccato e quindi della necessità di salvarci da esso e dalle sue conseguenze. Il termine “peccato” è esso stesso equivocato e deriso. Anzi, viene svuotato di ogni senso. Qualcuno ha immaginato un Gesù che si presentasse oggi come un disoccupato in fila davanti all'ufficio di collocamento. Arriva davanti allo sportello, e gli chiedono: “E tu, che cosa sai fare?”, e Lui: “Io sono il Salvatore”. L'impiegato, di rimando: “Mi dispiace, oggi non abbiamo bisogno di salvatori. Sai fare l'attore e il cantante?”. La condizione umana, però, e i suoi veri bisogni non è cambiata. È per questo che il testo sul quale riflettiamo questa domenica continua a presentarci Gesù alla ricerca dei perduti. Lo vediamo in Luca 15:1-10.

Un annuncio privo di senso?

Un termine equivocato e deriso. Oggi sembra che non si riesca praticamente più a far passare concetti come quello del peccato e quindi della necessità di salvarci da esso e dalle sue conseguenze. Il termine “peccato” è esso stesso equivocato e deriso. Anzi, viene svuotato di ogni senso. Infatti generalmente oggi si nega che esista un criterio morale assoluto a cui personalmente ci si debba conformare e che ci sia di fatto un Dio che lo abbia stabilito! In ogni caso, anche se ci fosse, tutti sembrano essere sicuri di poter passare molto facilmente a questo “esame”.

Negando che esista un Dio a cui si debba rendere conto e un criterio oggettivo come regola della nostra vita, oppure affermando che ci sarà alla fine una sorta di “assoluzione generale” a buon mercato, non solo diventa superfluo il concetto di peccato. Diventa inutile ed irrilevante anche la necessità che ci debba essere qualcuno che ci salvi dal peccato e dalle sue conseguenze.

Un Salvatore superfluo? Nella Palestina del primo secolo, Paolo, che si era posto al servizio del Cristo e del Suo messaggio, aveva, però, una certezza. Scriveva: “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo” (1 Timoteo 1:15).

Oggi, l'uomo e la donna moderni, che vogliono essere solo al servizio di sé stessi, dicono invece: “Certa è questa affermazione e degna di essere pienamente accettata: non esiste alcunché che possa dirsi peccato e non ho bisogno di alcun salvatore. Io sono già abbastanza bravo, faccio del mio meglio e anche se ci fosse un Dio, certamente passerà sopra ai miei difetti ed errori. Non avrò problemi con lui: me la caverò come nella vita me la sono sempre cavata!”.

Un film sulla figura di Gesù, lo rappresenterebbe più realisticamente come un disoccupato in fila davanti all'ufficio di collocamento. Arriva davanti allo sportello, e gli chiedono: “E tu, che cosa sai fare?”, e Lui: “Io sono il Salvatore”. L'impiegato, di rimando: “Mi dispiace, oggi non abbiamo bisogno di salvatori. Sai fare l'attore e il cantante?”.

Testimonianze incontestabili

Non fatevi, però, trarre in inganno dalle apparenze. La realtà non è quella che a noi piace immaginare, ma quella che ha creato Dio, l'unica che esista.Il senso di colpa. Ogni essere umano porta in sé stesso la testimonianza dell'esistenza dell'ordinamento morale a cui è sottoposto: il proprio fondamentale ed invincibile senso di colpa.

Infatti, un profondo senso di colpa tormenta ed affligge ogni essere umano, per quanto cerchi di negarlo e di sopprimerlo, un senso di colpa dal quale vanamente cerchiamo di sottrarci. L'umanesimo, da Darwin in poi, il senso di colpa non l'ha preso seriamente perché lo riteneva un artificio, un costrutto della religione. Non così lo psicanalista Sigmund Freud, che lo riteneva una realtà oggettiva da cui è necessario liberarsi, anche se lo spiegava come il retaggio del passato primitivo dell'uomo…

La persistenza del male. Non c'è solo la testimonianza del senso di colpa, a l'evidenza (sconcertante per l'umanista) del male in noi ed intorno a noi. Il male è persistente come il cancro. Esso pregiudica, rovina e distrugge individui e società. Il male “sorprende” per la sua persistenza e colpisce senza pietà anche nelle situazioni che riterremo più promettenti. Il male sfida qualsiasi tentativo di combatterlo e di vincerlo. Il male ritorna ad affliggerci a livello individuale e sociale ogni qual volta sembriamo aver trovato la ricetta per distruggerlo.

Di fronte alla persistenza in noi ed intorno a noi del male, di fronte al male che ci viene sbattuto in faccia anche quando cerchiamo di essere “ottimisti”, non sappiamo più che dire e che fare... La presenza del male “resiste in faccia” all'ottimismo dell'umanesimo che si immagina che l'uomo sia “fondamentalmente buono” e vittima, semmai, dei condizionamenti del suo ambiente... e lo condanna.

Una falsa soluzione

Allora che facciamo? Allora “correggiamo la rotta” delle nostre concezioni e diciamo che il male è identificabile in particolari persone o gruppi di persone. Dividiamo il mondo “in buoni e cattivi” e diciamo: “Se eliminiamo, rinchiudiamo o eliminiamo i cattivi dal mondo, allora il bene finalmente trionferà!”. Che illusione!

Sopprimiamo i cattivi!? L'idea è questa: mentre alcuni o anche la maggior parte degli uomini è considerata buona, parte di questi sarebbe “indubbiamente malvagia”. Questa idea vorrebbe dare il potere ai buoni di identificare gli elementi cattivi della società per proteggerla poi dalla loro influenza. Questo, però, ha giustificato i più grandi orrori della storia umana.

Se noi limitiamo il male ad un gruppo, ad una professione, ad una classe, ad una razza, ad alcuni individui, o cose, questo ci porterà ad orchestrare la politica e la società per sopprimere quello che riteniamo l'elemento malvagio e così “proteggere il bene”.

I “capri espiatori”. Chi, però, deve essere selettivamente considerato un elemento malvagio della società? Tutto dipende da chi fa queste distinzioni. “I cattivi” possono essere i ricchi o i poveri, gli uomini o le donne. Nella storia si è identificato il male nei neri o nei bianchi, nei tedeschi oppure negli ebrei, negli inglesi, negli spagnoli, nei russi, negli zingari, e chi più ne ha più ne metta... La fantasia umana, a questo riguardo, è illimitata! Sono stati identificati come focolaio del male, nel corso della storia: ...i vecchi, i giovani, l'ambiente, l'ereditarietà, le istituzioni, i puritani, le compagnie petroliere, i cristiani, l'alcool, la famiglia, i preti, i pastori, i comunisti, i capitalisti, i banchieri, le masse, oppure le élite. Tutti da eliminare, naturalmente, ed il bene avrebbe trionfato...

Il problema è che, così facendo, si condanna un gruppo di persone, invece che il male che, in realtà, è presente dovunque ed in chiunque! Si fa in modo che “i cattivi” “paghino”, siano emarginati, distrutti, eliminati, rinchiusi, messi a tacere, che sia tolto loro il potere... insomma il male esiste (senza dubbio) e per esso si deve trovare un capro espiatorio. Adolf Hitler se la prendeva con gli Ebrei... Erano loro, secondo lui, la causa di ogni male nel mondo... Una volta definiti gli ebrei come “il male”, la sua soluzione era quella di “fargliela pagare”, di sterminarli…

Un sacrificio è necessario... Vedete, il peccato richiede sempre che qualcuno lo paghi, lo “espii”. E' necessario che “qualcuno” sia sacrificato “per il peccato”. L'uomo, anche quello meno “religioso”, interviene sempre contro il peccato, là dove lo identifica, e lo fa sempre con fervore religioso. Il problema è che lo vede, lo identifica, in modo sbagliato, e fa disastri, invece che confidare in ciò che Iddio ci dice al riguardo, molto chiaramente, nella Sua Parola! ...ma quello no, per carità... Però, anche quando facciamo un “olocausto” (in quel caso di ebrei, ma metteteci, che ne so, i negri o i mussulmani...) il male ancora non scompare! ...ma che strano!

Marx se la prendeva con il capitale ed i capitalisti: erano loro, secondo lui, quelli che contaminavano la società, l'elemento di corruzione. Le rivoluzioni marxiste riescono a tollerare così ogni orrore immaginabile contro questi elementi, affinché la società sia “purificata”. Dicono “Il fine giustifica i mezzi!”. Certo, una volta identificato qualcosa o qualcuno come “il male” diventa legittimo l'uso di qualsiasi mezzo per eliminarlo dalla società. Gli uomini sono definiti buoni o cattivi, a seconda dei casi, ed un gruppo è costantemente in guerra contro un altro.

Il male, dunque esiste, ma identificarlo “in qualcuno”, come hanno dimostrato Nazismo e Comunismo ci fa andare totalmente fuori strada. Identificarlo con qualcuno è la giustificazione moralistica dell'omicidio. Se un gruppo non vuole quietamente sottomettersi, allora la sua vittimizzazione ha già prodotto la giustificazione della sua soppressione violenta. Dalla Rivoluzione francese ad oggi, il grido dell'umanesimo è stato: “Il solo buon .... è un .... morto”. Mettete al posto dei puntini un qualche gruppo, ed otterrete la giustificazione per la sua soppressione violenta.

Non “lasciar perdere”, ma ricuperare

Parliamo di come la pensa la società moderna, ma, in fondo, “l'abbaglio” di negare il problema del peccato e del male, oppure di identificarlo in qualche povero “capro espiatorio”, c'è sempre stato. Prendete, per esempio, un episodio del vangelo secondo Luca, al capitolo 15, dove Gesù efficacemente svolge il Suo ministero di Salvatore. Gesù non si lasciava intimidire da chi negava il peccato o lo vedeva in modo distorto, e nemmeno lo dovremmo noi.

In questo episodio del vangelo troviamo Gesù che attivamente va a cercare i perduti della società, quelli che venivano considerate “le mele marce” o gli “irrecuperabili”, quelli che, secondo i benpensanti, erano la causa di tutti i mali… Qui vediamo Gesù in azione, Gesù che guarisce il male fisico, mentale e spirituale di coloro che potremmo considerare i casi più evidenti e macroscopici delle tragiche conseguenze del peccato e del male. Gesù va e si interessa dei tipi più disonesti che c'erano in giro allora, dei più corrotti e marci, di quelli che allora avevano la reputazione peggiore fra la gente.

Naturalmente, anche per questo viene criticato. Infatti, è la solita storia: quale cristiano, anche oggi, non è sempre criticato, qualunque cosa faccia o dica…

Leggiamo il testo:

“Tutti i pubblicani e i «peccatori» si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; 6e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta". Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. «Oppure, qual è la donna che se ha dieci dramme e ne perde una, non accende un lume e non spazza la casa e non cerca con cura finché non la ritrova? Quando l'ha trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta". Così, vi dico, v'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede»” (Luca 15:1-10).

Gesù alla nostra ricerca

La radice del male è in noi. Gesù non dice che l'uomo è buono. Egli dice chiaramente che il cuore dell'essere umano è corrotto, quello di ogni essere umano. E' là la fonte di ogni male. Non indugia nell'ottimismo dell'umanesimo. E' realistico. Dice: “Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l'uomo” (Matteo 15:19,20). Sì, effettivamente, se la condizione umana è così, se la creatura umana, creata così buona, si è corrotta, essa meriterebbe di esse spazzata via dalla faccia della terra come l'elemento perturbatore della natura. Oggi c'è chi crede anche questo e propende per l'auspicabile distruzione dell'umanità.

Questo sarebbe anche giusto, secondo la giustizia di Dio. Iddio, però, è anche misericordia. Che fa, allora? In Cristo Egli entra in questo mondo di perduti e viene per ricuperare, attraverso la conversione e la guarigione, la creatura umana.

Gesù si reca “dai peggiori”. Da chi va qui, così, Gesù? Si reca prima dalle persone che la società riterrebbe ormai senza speranza, irrecuperabili, quelli che la società li ritiene i peggiori. Certo, disonesti, ladri, violentatori, sfruttatori, schiavisti, quelli che la società vorrebbe uccidere, rinchiudere, eliminare, massacrare... Sbagliano, fanno danni incalcolabili, ma Iddio non gode nell'eseguire i giusti decreti della Sua giustizia. Iddio dice al profeta Ezechiele: “Di' loro: "Com'è vero che io vivo", dice DIO, il Signore, "io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie! Perché morireste, o casa d'Israele” (Ezechiele 33:11).

Operazione recupero. Ecco così che, benché criticato dai benpensanti, Gesù si reca proprio da queste categorie umane. Per che cosa? Per recuperarle, per condurle al ravvedimento e alla conversione, per restituire loro e la società che esse danneggiano, alla vita. Della gente di cui Gesù si interessava, la gente avrebbe detto solo “Ma lasciali perdere! Che vadano al diavolo! E' gente irrecuperabile! Lasciamoli al loro destino! Teniamoli il più lontano possibile dalla società...”. No, non pena capitale, non carcere a vita, ma ricupero! Sono perduti, certo, ma se sono perduti perché non andarli a cercare e recuperarli?

Solo per misericordia. Colui o colei che in Cristo riceve la grazia, non è perché se lo meriti, ma perché, tramite essa, Iddio lo vuole ricuperare. La Scrittura dice: “Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:5).

Davvero quando un peccatore si converte, è occasione di grande gioia in cielo, presso Dio, come chi ritrova qualcosa di prezioso: per un pastore una pecora o per una popolana una moneta preziosa. “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo” (1 Timoteo 1:15).

Abbiamo tutti bisogno di Gesù

Solo “i peggiori”? Attenzione, però, qui Gesù non identifica il male con delle particolari categorie sociali, quelle “peggiori”. La differenza fra noi è Gesù non sta solo nel fatto che Egli, invece di eliminarle le recuperi. E' vero che egli dice: “Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento”. Non vuole dire che quegli scribi e quei farisei non fossero cattivi e, quindi, non avessero bisogno di Lui! La Sua affermazione qui è ironica. E' come se dicesse: “Certo, io vado dagli ultimi della società, ma, se siete onesti con voi stessi, voi non siete meglio di loro! Anche voi siete perduti”.

L'adultera e i Farisei. Ricordate quando Gesù salva una donna adultera dalla lapidazione? Quella donna era colpevole. Secondo la legge meritava di essere condannata. Gesù non la scusa, ma la recupera attraverso il ravvedimento e la conversione. A coloro che volevano lapidarla, Egli, però, dice: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8:7). Che cosa fanno, allora gli accusatori? Dice il vangelo: “Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo” (Giovanni 8:9).

Ecco, vedete? Sta proprio qui il punto: Il male è reale. Il senso di colpa che abbiamo tutti dentro non è un condizionamento negativo di chissà o chissà che cosa. Esso mette in rilievo come, rispetto alla legge di Dio, nessuno di noi è a posto. Siamo condannati. Se ne sarebbero resi conto quegli scribi e farisei che ritenevano di essere giusti e di non aver bisogno del Salvatore Gesù Cristo? Ce ne renderemo conto noi! La Scrittura dice a coloro che allora vantavano la loro giustizia: “Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno»" (Romani 3:9-12).

Un fariseo convertito esemplare. Fra gli scribi ed i farisei diversi se ne sarebbero resi conto e avrebbero accolto la Persona e l'opera di Gesù Cristo. Uno fra i più famosi è quello stesso che scrive: “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo” (1 Timoteo 1:15). E' Paolo, colui che sarebbe diventato il più grande annunciatore della grazia di Dio in Gesù Cristo. Egli si rende conto di essere anche lui “marcio” e condannato. Si rende conto di non meritare da Dio altro che condanna. Riconosce però i suoi peccati, li confessa, invoca il Signore Gesù affinché diventi il suo Signore e Salvatore, viene accolto da Cristo e riceve la grazia di Dio. Sarà questa che lo farà diventare una persona totalmente nuova. Scriverà ancora: “Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:16).

Conclusione

La parola ed il concetto di peccato, allora, sembra non essere più di moda. Essa, però, descrive la realtà, l'unica che esista e che molti rifiutano di vedere. Dicono: non c'è Dio, non ci sono criteri assoluti a cui conformare la nostra vita, l'umanità è buona, io sono a posto e non ho bisogno di un salvatore!”. Ingannano sé stessi, abbagliati dalla propaganda avversa del nemico di Dio. Il senso di colpa che anche loro sentono in sé, però, e la stessa sconvolgente presenza del male nel mondo testimoniano, però, che le cose non stanno come vorrebbero che fossero. La concezione biblica della realtà è l'unica ad essere realistica. Sostenuta fortemente da Agostino, Calvino, e dal Puritanesimo, essa vede la natura umana così com'è, cioè come totalmente guastata, viziata, corrotta. L'essere umano è un ribelle contro Dio, il suo cuore e la sua mente sono oscurati dal peccato. La sua totale depravazione rende il progresso morale illusorio ed impossibile, senza la grazia di Dio. Dio solo lo può rendere possibile attraverso una radicale opera di rigenerazione della natura umana. Questa posizione è respinta con sdegno dagli umanisti, ma si ingannano. Ecco perché la Persona e l'opera del Salvatore Gesù Cristo rimane anche oggi di importanza capitale, per me, per voi. “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo” (1 Ti. 1:15). Ci sarà grande gioia in cielo quando riconosceremo di essere peccatori condannati e, accogliendo il Salvatore Gesù Cristo, ci incammineremo con Lui sulla strada della conversione e della salvezza.

Paolo Castellina, 9 giugno 2005