Studi biblici/Luca 10:1-16

Da Tempo di Riforma.

Ambasciatori del Suo Regno

Sintesi. L’ambasciatore è chi si reca o risiede per conto o in nome di uno stato o di una comunità presso un altro stato o presso un’autorità politica per rappresentare la propria nazione o per eseguirvi una missione diplomatica. I ministri di Dio sono nel mondo ambasciatori del Regno di Cristo e trasmettono la parola del loro sovrano. Di fatto questo mondo appartiene a Dio ma è stato (temporaneamente) usurpato da ribelli che pretendono di spadroneggiarvi. Il messaggio dei ministri di Dio è sia parola di giudizio e condanna nei loro riguardi, sia di grazia in Cristo Gesù per chi si ravvede e si sottomette con fiducia alla Sua legittima autorità. La missione dei settanta in Luca 10:1-16) è prefigurazione del mandato dei ministri di Dio in ogni tempo. Esaminiamolo in dettaglio.

La missione dei settanta discepoli

Come un re che manda per il mondo i suoi ambasciatori, suoi messaggeri e rappresentanti, nel capitolo 10 dell’Evangelo secondo Luca troviamo il Signore Gesù che manda settanta Suoi discepoli per le strade della Palestina, ad annunciare, con le parole e con i fatti, la Sua identità e potenza.

Luca così scrive: "Dopo queste cose, il signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso stava per andare. E diceva loro: La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse. Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via. In qualunque casa entriate, dite prima: Pace a questa casa! Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.. Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa. In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti, guarite i malati che vi saranno e dite loro: Il regno di Dio si è avvicinato a voi. Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi. Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città. Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida; perché se in Tiro e in Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra di voi, già da tempo si sarebbero ravvedute, prendendo il cilicio e scendendo nella cenere. Perciò, nel giorno del giudizio, la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, sarai abbassata fino al soggiorno dei morti! Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me; e chi rifiuta me rifiuta Colui che mi ha mandato" (Luca 10:1-16).

Chi è l’ambasciatore?

I discepoli di Gesù come ambasciatori, dunque. Ma chi è un ambasciatore? L’ambasciatore è colui che per incarico del proprio stato si reca o risiede in un altro per rappresentarne il popolo e gli interessi o per eseguirvi una missione diplomatica. L’ambasciatore di una nazione straniera nel nostro paese, per esempio, rappresenta in quel paese la sua nazione ed i suoi interessi politici ed economici oppure può esservi inviato per una missione particolare in rappresentanza del suo popolo.

Questa figura è nota dai tempi più antichi presso i Greci e i Romani. All’ambasciatore venivano affidati incarichi isolati e speciali, da svolgersi secondo precise disposizioni, esauriti i quali ritornava in patria. Fin dalle origini agli ambasciatori erano riconosciuti dallo stato ospite particolari diritti, primo fra tutti l’inviolabilità della persona e della sede. I romani sempre onoravano magnificamente gli ambasciatori delle nazioni amiche e rispettavano quelli delle nazioni con cui erano in guerra, e tale carica, presso di essi, era sempre affidata a uomini di alta prudenza, dignità ed energia esigendo che fossero sempre trattati degnamente dallo stato in cui venivano inviati. L’ambasciatore, infatti, è onorato presso le nazioni perché non rappresenta sé stesso, ma il suo governo ed il suo popolo. Ogni affronto ed ogni atto di disprezzo che gli si rivolge equivale ad un affronto fatto alla nazione che rappresenta. Gli ambasciatori di Gesù Gesù, nel brano dell’Evangelo di Luca che abbiamo letto all’inizio, manda per la prima volta in missione un gruppo di Suoi discepoli, come Suoi rappresentanti, per annunciare la Sua prossima venuta nei luoghi in cui sta per recarsi.

La terminologia politica si presta molto bene a descrivere quanto qui avviene. Gesù è il Re, il Sovrano di un regno potente, il Regno di Dio, e i discepoli, Suoi inviati, ne sono così legittimamente gli ambasciatori. Il testo dice: "Il Signore Gesù designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso stava per andare" (10:1).

Il mondo intero, ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, appartiene a Dio, al loro Creatore, e al Suo Cristo. Dio è il Re dell’universo, il legittimo sovrano di ogni vita, e quando Egli si presenta in un luogo, presso a delle persone, presso di voi personalmente, Egli pretende ciò che è Suo, cioè i Suoi diritti su tutto voi stessi e quello che voi avete ed esige ubbidienza fiduciosa. Tutto questo è giusto e legittimo: noi non apparteniamo a noi stessi, non siamo padroni sulla nostra vita, e quanto abbiamo ci è stato solo affidato.

Il problema è che il mondo, questo mondo, è un mondo che si è ribellato alla legittima sovranità di Dio e che pretende autonomia da Lui. Sul trono di questo mondo è stato posto un usurpatore, Satana. Avendo così preso il potere, Satana domina sul mondo "con il bastone e la carota" e ne fa scempio. Offre molti vantaggi a chi lo adora, ma alla fin fine questo si che è un padrone crudele ed un oppressore.

Dio però non ha abbandonato il mondo all’usurpatore. In Cristo Egli viene e visita ciò che è suo per ristabilire la Sua autorità legittima, per liberare gli oppressi, per risanarne le vittime, per farvi ritornare la pace di Dio. Prima di venire personalmente, però, davanti a Sé manda i Suoi messaggeri, gli ambasciatori del Regno di Dio, i ministri della Sua volontà.

Un compito non facile

Non è facile, per i ministri del regno di Dio, entrare in un mondo occupato da Satana e dai suoi compiacenti sudditi. Gesù infatti dice: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi" (10:3). La loro missione, però, è chiara: "...guarite i malati che vi saranno e dite loro: Il Regno di Dio si è avvicinato a voi" (10:9).

I ministri del regno di Dio sono investiti dell’autorità e della potenza di Dio per chiamare al ravvedimento gente di ogni popolo e nazione, "per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in Cristo, il perdono dei peccati" (Atti 26:18).

La loro missione è esplicitata con queste parole da Matteo: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte quante le cose che vi ho comandate" (Matteo 28:18-20); e con queste parole da Marco: "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato" (Marco 16:15,16).

L’apostolo Paolo si considera un verace ambasciatore di Cristo quando dice: "Egli ha posto in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo, nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio" (2 Corinzi 5:20).

Senza illusioni per quanto riguarda l’accoglienza

Il Signore Gesù, nel nostro testo di Luca 10, non illude i Suoi discepoli. Dice loro che saranno come pecore in mezzo ai lupi e li avverte che non saranno sempre accolti volentieri, anzi, dovranno incontrare il rifiuto, il disprezzo, il ridicolo, ed anche la violenza nei loro confronti.

L’apostolo Paolo ne aveva passate di tutti i colori durante la sua missione di portare l’Evangelo per il mondo. Egli scrive per esempio, la sua lettera ai cristiani di Efeso da un carcere e li esorta a pregare per lui dicendo: "pregate... anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, per il quale io sono ambasciatore in catene, perché lo annunzi francamente, come conviene che ne parli" (Efesini 6:20).

Pensate, un "ambasciatore in catene"! Un ambasciatore del regno di Dio che dovrebbe ricevere il massimo rispetto, messo in catene! Non solo questo, ma pure percosso, considerato un impostore, beffeggiato, messo in prigione, condannato a morte, per rappresentare Cristo e il Suo Regno (2 Corinzi 6:5 ss)! Eppure lui non si perde d’animo. Egli dice: "Perciò, avendo in noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo; al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza d’ogni uomo davanti a Dio" Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il Dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo" (2 Corinzi 4:1-4).

Si, per l’apostolo Paolo, evangelizzare, proclamare l’autorità di Dio in ogni luogo e su ogni persona è un preciso dovere ed un onore. Dice: "necessità me n’è imposta; e guai a me se non evangelizzo" (1 Corinzi 9:16).

Il compito degli ambasciatori dell’Evangelo, dunque, è quello di estendere la sfera di sovranità di Cristo su ogni luogo, su ogni persona, situazione e persino idea e ragionamento. Ogni cosa appartiene a Cristo e va conquistata per Lui in modo aggressivo. L’apostolo si esprime al riguardo in questi termini: "le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo" (2 Corinzi 10:4,5).

Nel caso di mancata accoglienza…

Le istruzioni di Gesù ai settanta primi discepoli sono chiare: se non vi ricevono, dite loro che il regno di Dio in ogni caso si è avvicinato a loro, che l’opportunità della grazia l’hanno ricevuta, che voi avete svolto il vostro dovere avvertendoli e che se ora si perderanno, se il giudizio di Dio cadrà su di loro implacabile, sarà solo colpa loro.

Questo è il senso dell’espressione idiomatica "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi". Quest’espressione equivale a quella usata dall’apostolo Paolo quando il suo messaggio incontra il persistente ed ostinato rifiuto dei Giudei: "...ma poiché essi facevano opposizione e lo insultavano, egli scosse le sue vesti e disse loro: il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne sono netto; d’ora in poi andrò dai pagani" (Atti 18:7).

Un episodio illuminante è quello che accade quando Gesù e i Suoi discepoli si recano in missione in Samaria. La missione incontra solo il rifiuto di quei samaritani. Il testo dice: "Veduto ciò i suoi discepoli Giacomo e Giovanni dissero: ‘Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?’ Ma Egli si voltò verso di loro e li sgridò. E disse: ‘Voi non sapete di quale spirito siete animati. Poiché il Figlio dell’uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle’. E se ne andarono in un altro luogo" (Luca 9:54-56). Certo, il giudizio di Dio sarebbe caduto su quelle città, ma la pazienza di Dio sarebbe stata ancora più grande, "finché c’è vita c’è speranza". Anche Gesù, però, di fronte al diniego di alcuni, se ne va in un altro luogo.

Di fronte all’apparente ritardo del giudizio di Dio su questo mondo, l’apostolo Pietro afferma: "Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9).

Il tempo della grazia però finirà, e sarà manifestato il giusto giudizio di Dio su ogni impenitente. Per questo Gesù dice: "Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città. Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida; perché se in Tiro e in Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra di voi, già da tempo si sarebbero ravvedute, prendendo il cilicio e scendendo nella cenere. Perciò, nel giorno del giudizio, la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra".

Davanti a Gerusalemme, profetizzando, Gesù parla del giudizio sulla sua impenitenza in questi termini: "...abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata" (Luca 19:44).

La serietà della cosa…

Vedete così come la proclamazione della Parola del Sovrano Iddio da parte dei Suoi ambasciatori, non sia cosa da prendere tanto alla leggera: è cosa seria e di assoluta importanza per la nostra vita. Si, da tutto questo possiamo comprendere l’urgenza e l’importanza del messaggio evangelico che deve essere accolto con diligenza e messo in pratica. Esso è la Parola di grazia del Sovrano dell’universo.

Possiamo però da questo comprendere pure la grande dignità di cui sono investiti i Suoi messaggeri ed ambasciatori. Per questo Gesù dice: "Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me; e chi rifiuta me rifiuta Colui che mi ha mandato". La regola generale per Cristo avrebbe seguito per quanto riguarda coloro che Egli avrebbe mandato come Suoi ministri, sarebbe così stata: come tratterete i miei ministri lo considererò come se così avreste trattato me. Si, il Signore dice che chi disprezza il fedele ministro di Cristo e volta le spalle al suo ministero, sarà considerato come uno che disprezza Dio e Cristo.

La nostra posizione

Come vi ponete voi personalmente di fronte all’annuncio della Parola di Dio? Siete coscienti di essere così messi a confronto con il Signore dell’universo che esige il Suo diritto su che cosa Gli appartiene?

Ecco così un’applicazione del messaggio di questo testo a due livelli.

Il primo livello ha a che fare con la posizione di chi pretende di poter gestire la propria vita come gli pare e piace. Questo non lo può fare perché noi non apparteniamo a noi stessi, ma a Colui che ci ha creati ed al Suo Cristo. Pretendendo di essere Dio e legge a noi stessi noi derubiamo Dio dei Suoi diritti di proprietà ed Egli avrebbe la forza di imporre la Sua autorità legittima su di noi e di piegare la nostra ribellione. Egli decide però di rimandare il Suo giusto giudizio e di offrirci in Cristo l’opportunità della grazia e del perdono. Ravvedendoci e convertendoci a Cristo, noi troviamo in Lui non il nostro Giudice, ma il nostro Salvatore perché solo in fiduciosa ubbidienza a Lui possiamo trovare il compimento più vero della nostra umanità. Un giorno Gesù mostrò alla folla una moneta che portava l’effigie, il marchio, dell’imperatore romano. "Questa moneta," Egli disse, "appartiene a Cesare, dunque rendete a Cesare quel ch’è di Cesare", ma poi aggiunse: "ma rendete a Dio quello ch’è di Dio" (Luca 20:25), cioè noi portiamo su noi stessi il nome, l’effigie, il marchio di appartenenza a Dio. Siamo suoi! "Signore, lo riconosco. Ti chiedo perdono di averti derubato di me stesso. Non voglio più disprezzare la Tua Parola ed i Tuoi ambasciatori. Grazie che in Cristo Gesù mi sollevi dalla pena che meriterei e che hai voluto diventasse il mio Salvatore. Mi affido volentieri a Lui".

Il secondo livello ha a che fare con gli ambasciatori. Chiunque appartiene a Lui, ogni discepolo di Cristo, Egli lo manda nel mondo come proprio ambasciatore, per annunciare la Sua Parola e testimoniare quanto sia buono e desiderabile vivere, pensare, parlare, ed agire, in sintonia con la Sua volontà. Il discepolo di Cristo potrà così elevare a Dio una preghiera in questi termini: "Signore, prendi il mio corpo e la mia mente e rendili totalmente consacrati a Te. Aumenta in modo tale la Tua grazia in me stesso affinché non i miei propri desideri, ma la Tua santa volontà sia quella che regna in ogni cosa. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen".

[Paolo Castellina. 20 luglio 1995].