Studi biblici/Isaia 6:1-9

Da Tempo di Riforma.

La sfida che Dio ci propone

Sintesi
Raramente nella vita di una persona, tutto scorre serenamente e senza problemi, non almeno "in questo mondo". I "momenti di crisi" possono essere più o meno gravi. Le crisi possono e devono, inoltre, diventare momenti per imparare importanti lezioni che altrimenti non impareremmo mai, e spesso è Dio stesso che, attraverso di esse, ci parla per il nostro bene ultimo. Ad un certo punto della sua vita, in modo inatteso, una "esperienza forte" mette Isaia di fronte alla realtà di Dio. Non è un incontro che lo schiaccia, ma che lo eleva. Dopo avergli fatto prendere coscienza di essere un peccatore che aveva bisogno di purificazione, la grazia di Dio non solo gliela provvede, ma lo sfida a servire efficacemente la Sua causa in modi che non avrebbe mai pensato prima. Questa settimana esaminiamo l'esperienza della vocazione del profeta Isaia (Isaia 6:1-9) e vedremo in che modo essa è rilevante pure per noi.
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Raramente nella vita di una persona, tutto scorre serenamente e senza problemi, non almeno "in questo mondo". I "momenti di crisi" possono essere più o meno gravi. Talvolta possono schiacciarci e portarci alla disperazione e, per alcuni, persino "finire tragicamente". Nella maggior parte dei casi, però, una soluzione positiva può essere trovata facendo uso delle risorse che sono a nostra disposizione o che comunque possono e devono essere cercate. Le crisi possono e devono, inoltre, diventare momenti per imparare importanti lezioni che altrimenti non impareremmo mai, e spesso è Dio stesso che, attraverso di esse, ci parla per il nostro bene ultimo. La "guarigione" immediata non è necessariamente la cosa più importante e talvolta non avviene. Eppure anche da quello può uscirne del bene, per noi o per altri. La sofferenza può essere utile. È per questo che le crisi si rilevano persino necessarie, utili alla nostra maturazione, crescita, rafforzamento.

La Bibbia racconta di un uomo, Isaia, che ad un certo momento della sua vita aveva avuto un'esperienza che avrebbe impresso una svolta determinante a tutta la sua esistenza. Era successo qualcosa nella sua vita che lo aveva portato ad incontrare Dio in un modo forte e drammatico e questo gli avrebbe dato l'occasione della sia vita, un'occasione che non doveva lasciarsi sfuggire. Dio lo chiama, attraverso quella sua particolare esperienza, a diventare il Suo portavoce nel mondo, il Suo profeta, cosa che prima non gli era mai neanche passata per la testa...

Ascoltiamo quanto scrive lui stesso al capitolo 6, nel libro che porta il suo nome:

Vocazione e missione d'Isaia. "Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!» Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo. Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall'altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato». Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?». Allora io risposi: «Eccomi, manda me!». Ed egli disse: «Va', e di' a questo popolo: "Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!" (Isaia 6:1-9).

Momenti di crisi, momenti decisivi

Nella nostra vita, quindi, ci possono essere momenti particolari, momenti di forte crisi che, nonostante tutta la sofferenza che ci possono causare, sono momenti provvidenziali per capire quello che prima non avevamo mai capito, per spingerci in una direzione nuova nella nostra vita.

Molti hanno crisi in famiglia, un divorzio, o la malattia di qualcuno che amano. Forse è stato interrotto bruscamente il rapporto che abbiamo avuto con una persona, o forse ci è stata chiusa quella porta che pensavamo potesse essere la realizzazione del sogno della nostra vita, e così non sappiamo più che fare o quello che davanti a noi si prospetta.

Per qualcun altro la crisi è di carattere spirituale. Stai lottando con una decisione che determinerà la direzione della tua vita. Forse come Giacobbe, anche tu stai lottando con Dio e non è ancora chiaro quale ne sarà il risultato. Forse stai cercando qualcosa del quale non sei ancora del tutto sicuro che cosa sia. Sei stato già diverse volte sollecitato ad affidare la tua vita al Signore Gesù Cristo, e non hai ancora preso questa decisione perché sei ancora incerto. Non hai forse ancora la certezza che, se dovessi morire questa notte stessa, andrai in Paradiso. Forse non sei del tutto sicuro che i tuoi peccati siano perdonati. Forse non sei sicuro di avere veramente un rapporto personale con Gesù Cristo.

Qualunque sia il problema, spesso il momento di crisi è come una porta che può aprirsi verso un nuovo e più profondo rapporto con Dio. Spesso le crisi della vita ci aprono maggiormente verso Dio. In tempo di crisi le scaglie cadono dai nostri occhi e siamo maggiormente motivati a concentrare su di Lui la nostra attenzione. Che magnifica opportunità questa potrebbe essere!

Isaia è in un momento di crisi, e questa crisi lo pone davanti alla realtà di Dio come mai prima, e la sua esperienza deve diventare anche la nostra. Vediamola in dettaglio.

La comprensione

Isaia prima di tutto comprende chi è Dio. Non sappiamo quanto Isaia, prima di questa esperienza, avesse fede in Dio e fosse impegnato verso di Lui. Certamente era membro del popolo di Dio, il popolo eletto. Si sa, però, come succede anche oggi, come si possa essere membri di una chiesa per tradizione o per altri motivi, non quelli di una fede consapevole ed impegnata. Non che essere membri di una chiesa "per tradizione" sia giusto, no, E' necessario esserlo per i giusti motivi. Non dobbiamo mai considerarlo normale ma "accade"...

Da dove avete voi ricevuto informazioni su Dio? Dai vostri genitori? Dall'insegnamento ricevuto in chiesa quando eravate bambini o adolescenti?

L'esperienza più importante e decisiva della nostra vita è conoscere Dio. L'apostolo Paolo disse: "Tutto è una perdita difronte al vantaggio di conoscere Cristo, il mio Signore" (Filippesi 3:8). Isaia aveva compreso chi fosse Dio quando ne aveva fatto l'esperienza in tutta la Sua giustizia e santità. Aveva visto creature celesti, i serafini, che gridavano: "Santo, santo, santo, è l'eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria" (6:3). Noi non dobbiamo aspettarci necessariamente una visione di quel tipo. Normalmente si tratta di una forte impressione in quel senso nella nostra mente, ma un incontro di quel genere è possibile e dobbiamo desiderarlo.

Che idea ci siamo fatta noi, però, di Dio? E' un'immagine autentica oppure falsata? Uno dei Dieci Comandamenti dice: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna" (Esodo. 20:4). Una delle ragioni per cui ci è stato dato è che spesso noi ci facciamo di Dio delle immagini mentali non corrispondenti, false, degli idoli. Ci immaginiamo Dio secondo la nostra fantasia, ne proiettiamo un'immagine soggettiva. E quando magari udiamo parlare del giudizio di Dio e dell'inferno diciamo: "Ah, io non credo in un Dio che giudica e che manda all'inferno", ma questo esprime solo il nostro desiderio di come Dio dovrebbe essere secondo noi, non quello che di Sé stesso Lui ha oggettivamente rivelato nella Bibbia.

Il vero volto di Dio lo si conosce dalle Scritture. Ecco perché è importante studiare la Bibbia, meditarla diligentemente, perché è solo là che vinceremo la nostra ignoranza, i nostri pregiudizi, e le nostre idee sbagliate su Dio. Non conta nulla quello che noi pensiamo su Dio o ci piacerebbe che Lui fosse, conta quanto Egli stesso di Sé ha rivelato nella Bibbia.

E' attraverso la Bibbia che noi arriviamo a conoscere Dio in verità, è là che noi vediamo come i Suoi attributi più importanti siano la Sua giustizia e la Sua santità. Non comprenderemo mai Dio fintanto che non comprendiamo che Dio è giusto, che è santo, e che è puro. Egli esige giustizia, santità e purezza in tutto ciò che lo circonda. Egli non tollera ciò che è sporco e contaminato. Il profeta Habacuc scrive: "Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male e non puoi guardare l'iniquità" (Habacuc 1:11). Forse noi non lo consideriamo mai abbastanza.

La cosa più impressionante e "preoccupante" è che la Scrittura ci dice che fintanto non avremo la stessa giustizia e la stessa santità di Dio, noi non entreremo mai in cielo, presso di Lui. E' indispensabile avere queste caratteristiche per accedere a Dio, e noi non potremo riceverle in nessun altro modo che presso il Salvatore Gesù Cristo: Egli è lo strumento stabilito da Dio per conseguire quella condizione agli occhi di Dio.

Perfetta giustizia e santità sono caratteristiche che solo il Signore Gesù Cristo ha potuto vivere fino in fondo; ma quello che è più straordinario è che questi sono valori "trasferibili". Quello che Cristo ha guadagnato vivendo una vita perfettamente accettabile a Dio, morendo sulla croce per pagare il prezzo del nostro peccato, e risorgendo per sconfiggere la morte è un valore oggettivo come quando si riceve uno chèque, un assegno, con su una grossa cifra. E' un valore al portatore: andiamo in banca, il cassiere vede la firma, ci riconosce, e ci paga quanto su riportato. Così è la giustizia e la santità di Cristo che il credente riceve per pura grazia, e che potrà "incassare" quando si presenterà a Dio. Allora gli sarà dato l'accesso alla gloria e non sarà più condannato.

La consapevolezza di peccato

Non appena Isaia vede come Dio è veramente, Isaia apre gli occhi su sé stesso riconoscendosi totalmente sporco, contaminato dal peccato, indegno della presenza di Dio, anzi, consapevole di meritare di essere solo cacciato via dalla Sua presenza con orrore. Egli dice: "Povero me! Sono rovinato! Io vivo in mezzo ad un popolo di gente contaminata ed impura. La società intorno a me è profondamente malata. Io stesso sono malato della stessa malattia. O Signore, aiutami!" (Cf. Isaia 6:5).

Tutti coloro che hanno visto il riflesso della gloria di Dio come veramente Egli è sono stati allo stesso tempo colpiti dalla propria indegnità e peccato. Pietro disse: "Signore, allontanati da me, perché sono un uomo peccatore" (Luca 5:8). Più noi siamo vicini a Cristo più noi scopriamo quanto siamo peccatori ed indegni. Il fatto di essere consapevoli del nostro peccato e di essere in colpa davanti a Dio è un segno di vita spirituale. La condizione più pericolosa in cui noi ci potremmo trovare è di non avere alcuna consapevolezza di essere in forte debito davanti a Dio, anzi, di credere alla menzogna di essere "a posto" davanti a Lui, o di poter essere da Lui facilmente perdonati per non aver poi fatto granché di male ...in fondo.

Molto di quello che accade in circoli cristiani oggi, e le palesi menzogne che accade anche di udire da certi pulpiti sono un indicatore del fatto che non abbiamo veramente compreso e fatto esperienza di Dio come Isaia. Siamo arrivati al punto di non avere più alcun timore di Dio e di trattarlo in modo frivolo, irrispettoso, ed irriverente. Si abusa del Suo nome, si raccontano anche barzellette su Dio. E' veramente imbarazzante vedere come la Sua persona e la Sua dignità venga trattata in certi spettacoli televisivi.

Noi non ci rendiamo conto che tutto questo offende un Dio santo e giusto. Agiamo come se non avesse importanza come viviamo, o quello che pensiamo e diciamo. Ci siamo "evoluti", anzi, degradati di pari passo con il mondo, ed abbiamo permesso che la mentalità di questo mondo si infiltrasse anche nel nostro modo di pensare e di vivere. E così le cose che un tempo venivano considerate giustamente un peccato.

Quando prego, invece, lo Spirito santo mi mostra quello che nella mia vita, o nel profondo del mio spirito, non corrisponde alla volontà di Dio per me, cose delle quali nemmeno io mi rendevo conto. Avete anche voi questa esperienza?

La confessione

La comprensione che Isaia aveva avuto di Dio e la consapevolezza del proprio peccato, lo aveva portato a fare un terzo passo: la confessione. Isaia dice: "Ahimè! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure ed abito in mezzo ad un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l'Eterno degli eserciti" (6:6). Isaia non aveva solo preso coscienza del Suo peccato, lo aveva confessato apertamente. Dio ci userà nel modo che Egli vuole usarci se confessiamo il nostro peccato e siamo ripieni di Spirito Santo.

Chiediamoci ciascuno singolarmente: "Sono io ripieno di Spirito Santo?". Il Salmista aveva dichiarato: "Se avessi serbato il male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto" (Isaia 66:18).

La purificazione

Dopo la comprensione, la convinzione di peccato, e la confessione, c'è un quarto passo: la purificazione. Isaia dice: "Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall'altare. Con esso mi toccò la bocca e disse: 'Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato" (6:6,7). Notate che Dio aveva fornito una soluzione per i peccati di Isaia, perché del carbone era stato tolto dall'altare.

Questo altare prefigurava che 800 anni dopo sarebbe venuto il Salvatore Gesù Cristo, che sarebbe morto sulla croce. Il Suo sangue sarebbe stato versato ed asperso sulla porta del nostro cuore, per poter essere purificati dal Sangue di Cristo.

Non è facile comprenderlo - come Dio potesse permettere che Suo Figlio, il Suo unigenito Figlio, fosse inchiodato ad una croce romana, e come Gesù avesse potuto gridare da quella croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Matteo 27:46). Dio, in quel misterioso momento, aveva preso i miei ed i vostri peccati e li aveva deposti su Cristo.

Gesù Cristo non aveva mai commesso immoralità alcuna. Non aveva mai mentito. Non aveva mai rubato alcunché. Non aveva mai avuto pensieri malvagi. Ma di tutto questo lui si era reso colpevole. "Poiché Egli ha fatto essere peccato per noi Colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui" (2 Corinzi 5:21).

Pensare che Cristo che diventa peccato, il tuo peccato- le cose che tu hai fatto, le cose che tu hai pensato, le cose che sono state registrate a tuo demerito; e poi pensare che Egli è morto ed è risorto per te, per poterti purificare!

Quando ricevi Gesù Cristo come tuo personale Salvatore Egli scrive il tuo nome nel "libro della vita dell'Agnello".

La Bibbia dice al riguardo del Paradiso: "E nulla di immondo e nessuno che commetta abominazione e falsità vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello" (Apocalisse 21:27). E chi sono quelli che sono scritti in questo libro? Lo dice l'Apocalisse stessa: "Quelli che hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell'Agnello" (Apocalisse 7:14).

Domandiamoci seriamente se il nostro nome è scritto nel libro della vita dell'Agnello? Accertiamoci che vi sia; accertiamoci che tutti i nostri peccati siano stati perdonati e di essere stati purificati dal sangue del Signore Gesù Cristo.

Solo Dio può perdonarci e purificarci. Ed Egli ha provveduto questo per noi come un dono da ricevere. Non dobbiamo lavorare per guadagnarcelo. Tutto quello che dobbiamo fare è riceverlo con fiducia, ed Egli verrà nella nostra vita.

La sfida

La sfida per ciascuno di noi è vedere Dio quale veramente Egli è, vedere il mondo come Dio lo vede, e quindi fare quel passo di fede che ci mostrerà quanto ciò sia rilevante per la nostra vita. Leggiamo nel v. 8: "Poi udii la voce del Signore che diceva: -Chi manderò, e chi andrà per noi?" (6:8).

Perché il Signore ha fatto questa domanda?

La prima ragione è che Egli desidera che uomini e donne nel mondo intero giungano a conoscerlo. Essi però non verranno mai a conoscerlo se non odono l'Evangelo.

Dio guarda questo povero mondo, ribelle ed alienato da Lui, e tutto questo spezza il Suo cuore. Egli non si accontenta di guardarlo da lontano e di lasciare che esso continui per la sua strada in un'eternità senza Cristo.

La seconda ragione per cui Egli pone la domanda Chi manderò? è che il messaggio di Dio richiede dei messaggeri. La Bibbia dice: "Come dunque invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in Colui del quale non hanno udito parlare? E come udranno se non c'è chi predichi? E come predicheranno, se non sono stati mandati?"(Romani 10:14,15).

Dio vede la gente attraverso la compassione dei Suoi occhi, e il suo amore, e la forza della croce, ed Egli vuole raggiungerla Egli ha scelto voi e me per poterla raggiungere. Accettiamo la sfida del mondo e la sfida di Dio come Egli vede il mondo e la gente che lo abita?

Il mondo ha bisogno della vocazione di Dio, e questa vocazione è sufficiente per me. Ho però una vocazione ancora più forte. Ho il comando di Cristo: "Andate per tutto il mondo e predicate l'Evangelo ad ogni creatura" (Marco 16:15). Gesù chiedeva di andare nel mondo intero, qualunque fosse stata la politica e l'ideologia. Sono persone, sono persone perdute e bisognose di Cristo. E questo è ciò che ci motiva.

Isaia rispose: "Eccomi, manda me!" (6:8). Dio non aveva promesso ad Isaia che questo sarebbe stato facile, o affascinante, o romantico. O certo, è bellissimo prendere un aereo ed andare chissà dove nel mondo, ma non dobbiamo andare chissà dove, ma sono convinto che se non lo facciamo qui, se non conquistiamo per Cristo proprio qui le anime che qui abitano, se non testimoniamo qui la nostra fede in Lui, se non Lo serviamo proprio qui, Egli non ci potrà usare in qualche paese lontano. Dobbiamo essere fedeli prima nel luogo dove siamo.

Dio ci chiama a rinnegare noi stessi, a prendere la nostra croce e a seguirlo fra le masse di persone che hanno bisogno di Cristo. Egli ci chiama a considerare la Sua vocazione prima della nostra carriera, a lottare in preghiera sulla missione che noi abbiamo nella vita. Dio ci chiama a guardare al mondo ed a vederlo come Lui lo vede, e rispondere alla Sua domanda: "Chi manderò, e chi andrà per noi?".

Conclusione

Quale risposta diamo personalmente a questa domanda. Pensiamoci. Nulla ci deve trattenere, nulla ci deve farci allontanare dal sentiero che Dio ha posto davanti a noi affinché noi lo praticassimo. Con la nostra vita possiamo fare mille cose, possiamo trascorrerla in mille modi diversi, ma quanti di questi modi potranno permetterci alla fine della nostra vita di non avere rimpianto alcuno? L'unico modo in cui lo potremo fare è essere un seguaci del Signore Gesù Cristo.

La vita dunque ci mette davanti a dei momenti di crisi: davanti ad essi non disperiamo, ma utilizziamoli a nostro beneficio come dell'opportunità di una porta aperta attraverso la quale, passando, possiamo dare una nuova svolta alla nostra vita. In queste situazioni, o in altre simili in cui ci possiamo trovare, chiediamo di poter fare l'esperienza di Isaia: chiediamo a Dio che ci riveli chi Lui sia veramente.

Chiediamogli di poterci vedere chiaro su noi stessi, e, scoprendo la nostra indegnità, di chiedergli sinceramente perdono. Chiediamo a Dio di darci l'esperienza viva della nostra purificazione in Cristo, e disponiamoci a rispondere alla Sua chiamata di metterci al Suo servizio. Che il Signore ci dia di poterlo fare in questo stesso momento.

Paolo Castellina, rielaborazione del 26 maggio 2015 di una predicazione del 21 marzo 1992.