Studi biblici/Giovanni 9:1-7

Da Tempo di Riforma.

La riattivazione del nostro “sesto senso”

Sintesi. I nostri sensi, interfaccia per rapportarci con il mondo, spesso non funzionano a dovere o, nei casi più gravi, mancano. Possiamo allora integrarli o abituarci a viverne senza. La nostra capacità di rapportarci con Dio è un “sesto senso” che in noi è gravemente difettoso o manca del tutto. È essenziale, ma molti credono di poterne fare senza. Il Salvatore Gesù Cristo è venuto per riattivarci questo “sesto senso” e ritrovare quella vita a cui eravamo destinati. Ce ne parla questa settimana l’episodio evangelico della guarigione, da parte di Gesù, di uno che era nato cieco in Giovanni 9:1-7. Vediamo.

Quando i nostri sensi non funzionano…

Quanti sono i nostri “sensi”? Sapete elencarli tutti e spiegare a che cosa servono? Gli organi di senso, come comunemente intesi, sono cinque: la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto, e il tatto. Ne siamo particolarmente consapevoli quando “raggiungiamo una certa età” perché essi non funzionano spesso più come dovrebbero come la vista o l’udito.

Oltre ai classici cinque sensi, l'anatomia umana ne considera, però, due in più: la cosiddetta propriocezione (termine tecnico non comune, ma si tratta della capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, e che ha quindi a che fare con il movimento) e “l'apparato vestibolare” o labirinto auricolare, che sovrintende all'equilibrio. Gli organi di senso sono delle strutture fisiche presenti nel corpo degli esseri viventi, che essenzialmente permettono diinteragire con il mondo circostante. Sono strutture più o meno complesse specializzate nella ricezione di stimoli provenienti dall’esterno o dall’interno, di trasformarli in impulsi nervosi e infine di trasmetterli al sistema nervoso centrale, il cervello che li interpreta.

Oggi si parla, poi anche, di interfaccia umano-macchina quando ci si riferisce a quegli strumenti che ci permettono di interagire con una macchina e che così estendono le capacità dei nostri sensi. Ci permettono di interagire con il cervello di un computer, ad esempio, la tastiera, lo schermo, il microfono e così via.

La creatura umana, però, è stata creata anche con un altro senso, non meno importante, quello che ci permette di rapportarci con Dio e di interagire con Lui.

Ci si riferisce oggi a persone disabili o diversamente abili, quelle persone nelle quali uno o più organi del loro corpo, in particolare di senso, non funzionano correttamente, non funzionano affatto, oppure mancano del tutto per diversi motivi, accidentali o congeniti. Non riuscire a interagire in modo adeguato con il mondo circostante, perché un qualche nostro organo di senso manca o non è funzionale può essere una condizione davvero drammatica. Pensate a ciò che potrebbe per voi significare non vedere, non sentire, non percepire gusti ed odori, non parlare o non camminare e dover dipendere in tutto e per tutto dagli altri. Certamente ci si può adattare soprattutto oggi quando la tecnologia può esserci di aiuto, ma vuol dire vivere al di sotto della nostra umana completezza ed avere della realtà un'immagine spesso inadeguata. Nei casi più gravi una persona può giungere a dire: “Per me questa non è più vita. Vorrei solo morire”.

Parte della missione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo era quella di venire in soccorso delle persone disabili per restituirle alla completezza della vita umana. In particolare la missione di Gesù è quella di risanare una situazione la cui importanza è riconosciuta da pochi, la nostra disabilità spirituale, la nostra incapacità di conoscere Dio e di rapportarci con Lui. Questa disabilità o incapacità oggi è per noi innata, cioè nasciamo così perché siamo creature decadute da ciò che eravamo intese essere! Per noi oggi è quasi inimmaginabile che cosa volesse dire ai tempi di Gesù essere in vario modo disabile senza potersi avvalere delle strutture e degli aiuti di cui noi oggi possiamo godere. Lo prendiamo per scontato e non ci rendiamo conto che il fatto stesso di avere strutture e strumenti che provvedono ai disabili è uno dei frutti della fede cristiana, perché in una società non cristiana, i disabili erano e sono spesso abbandonati e persino soppressi.

Nel testo biblico che consideriamo quest'oggi troviamo Gesù che si prende cura di un uomo che era nato cieco. Certo non era una novità, perché occuparsi di disabili e malati era qualcosa che Gesù faceva sempre ed insegnava i Suoi discepoli a fare. Affrontando la condizione fisica di quel cieco, però, Gesù rileva la “disabilità spirituale” non solo di quell'uomo, ma anche delle persone che Lo circondavano! Infatti, benché “persone religiose” esse non riconoscevano né i loro peccati né in Gesù Colui che avrebbe potuto salvarli dalle conseguenze temporali ed eterne che i loro peccati comportavano, e questo non era meno tragico dei loro problemi materiali!

Il testo biblico

Leggiamo il testo come lo troviamo nei primi sette versetti del capitolo 9 del vangelo secondo Giovanni.

Guarigione del cieco nato. “Mentre passava, vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Gesù rispose: «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio. Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo». Dopo aver detto queste cose, sputò in terra, con la saliva fece del fango e ne impiastrò gli occhi del cieco. Poi gli disse: «Va', lavati nella piscina di Siloe» (che significa: "Mandato"); egli dunque vi andò, si lavò e ritornò che ci vedeva” (Giovanni 9:1-7).

All'inizio della Bibbia stessa troviamo che, come primo atto della creazione, “DIO disse:"Sia la luce!". E la luce fu” (Genesi 1:3). È come se la Bibbia affermasse, prima di ogni altra cosa, che Dio, tutto quello che Egli è e fa, è bello, luminoso, chiaro, trasparente, pulito, buono, giusto. Non c'è nulla di segreto, di sporco, di nascosto in Lui. È come se pure dicesse che Dio vuole vederci chiaro, sempre e che non ci deve essere nulla di “poco chiaro” “Vederci” è importante. “Vederci” è sinonimo di capire, discernere, rendersi conto delle cose, approfondire, investigare, ma anche non lasciarsi ingannare, difendersi... La luce era precisamente ciò di cui aveva bisogno l'uomo e che, nel racconto evangelico, Gesù dà la vista, quella che non aveva mai avuto. Infatti era nato cieco. Non sapeva che cosa fosse un arcobaleno o come fosse un fiore. Il mondo per lui era senza colore e senta forma. È difficile immaginare il mondo, senza vista e tutto diventa minaccioso e pericoloso. La percezione che abbiamo della realtà è inadeguata.

La buona notizia è che quando Cristo interseca la sua vita avviene un cambiamento senza precedenti. Riceve il dono della vita e, più tardi, quello della vita eterna quando affida a Gesù l'intera Sua vita. Il miracolo che Gesù compie non solo risponde ad un suo bisogno fisico ma, ciò che è più importante, risponde ad un suo bisogno ancora più grande, di tipo spirituale, il bisogno che lui aveva di un Salvatore!

Questo particolare miracolo di Gesù ha implicazioni così grandi che il vangelo di Giovanni ne parla per l'intero capitolo. Oggi ci limiteremo, però, ai primi sette versetti che già ci offrono una prospettiva molto importante su come affrontare i grandi problemi della vita.

Cercare benedizioni non colpe

La prima cosa su cui ci apre gli occhi è che, di fronte ad un problema grave bisogna: cercare benedizioni e non colpe, vedere il problema come un'opportunità. Una delle chiavi, infatti, per una vita veramente realizzata è avere sempre un atteggiamento positivo e costruttivo in ogni cosa. I racconti dei vangeli mettono spesso in contrasto l'atteggiamento positivo di Gesù con quello negativo di molte persone che Lo circondavano. Il primo atteggiamento negativo che doveva essere corretto era quello dei Suoi discepoli. “E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»” (2). Il peccato comporta sempre delle conseguenze negative, ma i problemi della vita non sono sempre dei castighi, delle punizioni. Gesù mette in rilievo come sia importante un modo di pensare migliore di quello manifestato dai Suoi discepoli. Quando c'è un problema, invece di puntare un dito accusatore verso qualcuno, c'è un'altra opzione.

Ecco come risponde Gesù alla loro domanda: “Gesù rispose: «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio” (3). Qui abbiamo un'istruzione precisa di Gesù su che cosa fare quando si incontra un grande problema – guardare a ciò che Dio può fare! Dobbiamo guardare ai problemi come opportunità per Dio di manifestare il Suo amore e la Sua potenza.

Che vergogna per i discepoli di Gesù nel non aver guardato a quest'uomo con il desiderio di aiutarlo nei suoi problemi – invece, vogliono solo dare inizio ad una discussione teologica! Quando qualcuno sta affrontando un problema non ha bisogno di una chiacchierata o una discussione accademica, ma di aiuto. Non è tanto importante sapere perché soffrono, ma il fatto che soffrono. Immaginate di essere portati al pronto soccorso dopo un incidente e il medico volesse intrattenerti con lezioni di anatomia o ti facesse solo una ramanzina su come prevenire gli incidenti? Tutto questo sarebbe forse interessante ed importante, ma la prima cosa da fare sarebbe fermare l'emorragia e lenire il dolore. Non è necessario avere sempre chiare spiegazioni su come il problema si è creato o almeno, non subito! Non bisogna sprecare il tempo a trovare di chi sia la colpa, ma bisogna cercarne una soluzione. Ci chiediamo spesso “Perché?”, “Perché Dio l'ha permesso”, “Perché la gente soffre?”, “Perché ci sono uragani e inondazioni?”, “Perché questo?”, “Perché quello?”.

Quando Gesù descrive il Suo ministero Egli ci mostra il valore di cercare benedizioni, non colpe. Egli cita una profezia di Isaia e l'applica a Sé stesso. «Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare ai poveri la notizia della loro salvezza. Mi ha mandato per annunziare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per dire a tutti che è giunto il tempo nel quale il Signore salverà il suo popolo» (Luca 4:18,19 TILC).

Quando si devono affrontare grandi problemi della vita, è molto più efficiente fare ciò che faceva Gesù – dare buone notizie ai poveri e cercare soluzioni ai problemi, piuttosto che lamentarsi del fatto che i problemi esistono – accendere una candela, piuttosto che maledire l'oscurità.

Gesù continua a rispondere alla domanda dei Suoi discepoli dicendo loro come vivere questo approccio positivo ai problemi: “Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo»” (4,5). Non bisogna stare lì a sprecare tempo nel cercare di risolvere degli enigmi quando piuttosto bisogna compiere le opere che Dio ci ha dato da fare. Non bisogna permettere che le preoccupazioni ci paralizzino rimanendo a rimuginare il problema nella nostra testa. Non chiediamoci sempre “il perché”. Usiamo i nostri doni, capacità ed esperienze come indicazione di ciò che Dio vuole che noi facciamo, poi impegniamoci in quelle cose. Allora troveremo che il nostro atteggiamento positivo può essere più risolutivo di quello che pensiamo.

Inoltre, mentre continuiamo a fare quel che dobbiamo fare – guardiamo a ciò che Dio può fare! Cerchiamo le benedizioni, non le colpe. Non lasciamoci sopraffare dalla negatività. Non permettiamo che i problemi ci facciano cadere nella depressione lamentandoci di essi. Amarezza e risentimento non risolvono nulla, come pure sempre chiedersi “perché”? Facciamo quello che dobbiamo fare e, mentre lo facciamo, Dio aggiungerà alle nostre piccole forze le Sue grandi forze. Alle nostre risorse limitate Dio aggiungerà la Sua abbondanza, come nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. ...e mentre cerchiamo benedizioni e non colpe una seconda prospettiva potrà produrre un atteggiamento positivo nel risolvere grandi problemi: estendere il raggio delle possibilità.

Estendere il raggio delle possibilità

Notate come Gesù opera un miracolo nella vita di quest'uomo. “Dopo aver detto queste cose, sputò in terra, con la saliva fece del fango e ne impiastrò gli occhi del cieco” (5).

Magari, in quel caso ci si sarebbe aspettato che Gesù pronunciava alcune parole o che mettesse le sue mani sugli occhi di quell'uomo per così guarirlo. Gesù, però, fa qualcosa di insolito e di inaspettato. Questo ci insegna a non porre dei limiti a Dio pensando che Egli risolva i nostri problemi in modo convenzionale. Non limitiamo Dio alle nostre idee precostituite su come potrà risolvere il nostro problema. Dio ha modi per risolverlo che forse nemmeno abbiamo mai sognato. Egli ha immaginazione illimitata, creatività, risorse ed intelligenza. Ecco perché la Bibbia dice: “Nulla è impossibile con Dio” (Luca 1:37).

L'unica cosa che, possiamo dire, “mette dei limiti” a Dio è la nostra mancanza di fede in Lui. In un certo luogo: “Gesù non fece lì molte opere potenti a causa della loro incredulità” (Matteo 13:58). Non bisogna dire a Dio come Egli dovrà risolvere il nostro problema, ma dargli spazio affinché “come fare” lo decida Lui! Facciamo quello che dobbiamo e possiamo fare, il resto dobbiamo lasciarlo a Lui. Dio opera a modo Suo. Non dobbiamo “limitarlo” aspettandoci che Egli risolva il nostro problema nel modo che noi ci aspettiamo.

Questo pensiero è davvero incoraggiante! Non possiamo sempre prevedere il modo in cui Dio opererà perché noi siamo limitati nelle cose che sappiamo, nelle nostre esperienze, capacità e risorse. Solo perché non riusciamo ad immaginare come potremmo risolvere il nostro problema, non dobbiamo disperare. Dio non ha questi limiti! La cosa è confermata nel resto del capitolo. I Farisei che sempre avevano qualcosa da contestare a Gesù, reagivano perché si aspettavano che Gesù rispondesse ai loro criteri di come avrebbe dovuto comportarsi un Messia. I Farisei volevano che Gesù si comportasse secondo “le regole”, le tradizioni, le loro idee preconcette, la “pratica consolidata” e per questo accusavano lui e l'uomo che era stato guarito! Se Gesù avesse cercato la loro approvazione avrebbe seguito i parametri del loro “libro delle regole”. Dobbiamo stare attenti a non fare l'errore di limitare Dio alle nostre aspettative ed avere fede che Dio possa operare anche al di là di quello che pensiamo!

Cercare Dio perché è Dio

Quindi: cerchiamo benedizioni e non colpe, aspettiamoci che Dio operi anche al di là delle nostre aspettative, e poi (ecco il terzo punto) per poter vincere i grandi problemi della vita cerchiamo Dio per ciò che Egli è, perché è Dio è Dio, perché Egli è il Signore e il Creatore, perché Egli è degno di ogni onore e gloria e non (utilitaristicamente) per quel che può fare per noi. Dio non è al nostro servizio, ma se noi Lo riconosciamo per ciò che è, allora ne avremo beneficio. Il vero credente non cerca Dio quando ne ha bisogno, ma sempre Lo onora perché Dio ne è degno, perché è giusto e necessario, indipendentemente dal “vantaggio” che può trarne.

Gesù dice all'uomo che aveva risanato: «Va', lavati nella piscina di Siloe» (che significa: "Mandato"); egli dunque vi andò, si lavò e ritornò che ci vedeva” (7). Non vogliamo far dire alla Bibbia ciò che non dice, ma neanche mancare di vedere il simbolismo delle azioni di Gesù. Gesù aveva sempre un motivo per fare ciò che faceva! La Bibbia usa molto i simboli. Dio usa immagini, più che ragionamenti per permetterci di cogliere meglio la verità. Gesù stesso era maestro nell'usare illustrazioni e parabole per far cogliere punti che altrimenti la gente non avrebbe inteso. Sapeva ciò che già abbiamo notato – la gente nutre idee preconcette su di Lui e sulla verità e spesso ha bisogno di qualcosa in più per scuoterli dai loro pregiudizi. È per questo che Gesù dice all'uomo di andarsi a lavarsi via il fango che aveva sugli occhi.

Che cosa avrebbe suggerito questo a quell'uomo, ai Suoi discepoli, alla gente? Che cosa suggerisce questo a voi? A me sembra chiaro: Non si può vedere chiaramente se si ha del fango sugli occhi. Non si può vedere chiaramente se gli occhiali sono sporchi. Non è tanto simbolo dello sporco a cui forse pensiamo. Non è lo sporco del peccato, ma lo sporco di una prospettiva sbagliata sulla vita. Gesù aveva chiaramente affermato che quell'uomo non era cieco a causa del peccato. Certo, anche quell'uomo era un peccatore. Siamo tutti peccatori, ma la cecità di quell'uomo non era il risultato diretto del peccato di alcuno. Non era lo sporco di azioni peccaminose che Gesù voleva che quest'uomo si togliesse dagli occhi. Aggiustare le prospettive sulle cose non era solo il bisogno dei discepoli di Gesù e dei leader religiosi, ma anche di quell'uomo cieco. Il fango sugli occhi di quell'uomo rappresenta il fango che abbiamo tutti sugli occhi. È il fango di una visione distorta che dice: “Abbiamo bisogno di Dio per ciò che Egli può fare per noi”. La verità è che abbiamo bisogno di Dio per quello che Egli è, non per quello che Egli può fare per noi!

L'uomo che Gesù incontra “mentre passava” aveva un bisogno più grande dell'essere sanato della sua cecità. Aveva bisogno di un Salvatore! Per quanto lo possiate eventualmente contestare, abbiamo bisogni più importanti che trovare soluzioni ai nostri problemi temporali, per quanto gravi. Abbiamo bisogno di Dio! Abbiamo bisogno di un Salvatore! Abbiamo bisogno di un “capitano”, abbiamo bisogno di qualcuno che conduca la nostra vita. Gesù è il leader perfetto di cui abbiamo bisogno. Gesù non voleva solo che quell'uomo vedesse. Gesù “lo manda”, lo guida, per indicargli come Egli sia il Signore, il Pastore che poteva e doveva seguire con fiducia.

Una volta Gesù aveva fatto una domanda retorica: “Che gioverà infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?” (Marco 8:36). Che avrebbe guadagnato quel cieco se avesse ricevuto la vista fisica ma non quella spirituale? Che ci guadagniamo se Dio risolve il nostro problema temporale e non risolviamo quello eterno? Non possiamo dire: “Che sia come sia”. Sarebbe del tutto irresponsabile da parte nostra. Nel resto del capitolo vediamo i Farisei che sfidano quell'uomo contestandogli il fatto che fosse stato davvero Gesù ad avergli dato la vista. Quando per l'ennesima volta quell'uomo racconta loro in che modo Gesù l'aveva risanato, lo cacciano fuori dalla sinagoga! “Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori e, trovatolo, gli disse: «Credi tu nel Figlio di Dio?». Egli rispose e disse: «Chi è, Signore, perché io creda in lui?». E Gesù gli disse: «Tu l'hai visto, è proprio colui che ti sta parlando». Allora egli disse: «Io credo, Signore»; e l'adorò” (Giovanni 9:35-38).

Il miracolo non finisce quando quell'uomo ricupera la vista, ma termina quando quell'uomo ripone ogni sua fiducia in Cristo e Lo adora! Il miracolo non è completo fintanto che quell'uomo non stabilisce un rapporto autentico con Dio attraverso il Figlio di Dio, Gesù Cristo.

Vedete, ciò che Dio si propone non è solo risolvere i nostri problemi, ma che noi Lo adoriamo per quello che Egli è. Siamo stati creati per conoscere e servire Dio. Questo è l'organo di senso mancante che Dio, nella Sua compassione ci vuole riattivare in Cristo.

Non importa se risolviamo tutti i nostri problemi contingenti. Se non giungiamo ad adorare Dio, non abbiamo colto della vita la cosa più importante. L'esortazione qui è chiara: “Mettete la vostra fede in Dio per quel che Egli è, non tanto per quel che Egli può fare”. La più grande risorsa per risolvere i problemi è avere un rapporto personale autentico con Dio attraverso Suo Figlio Gesù Cristo!

Conclusione

Possiamo certo avere tanti problemi, ma dobbiamo affrontarli nel modo che il Salvatore Gesù Cristo insegna: (1) cercare benedizioni e non colpe, vedere il problema come opportunità per noi e per Dio; (2) estendere il raggio delle possibilità. Le prospettive di Dio sono più vaste delle nostre; (3) Cercare Dio perché è Dio e non tanto per quel che può fare per noi. Siamo stati creati per essere in comunione con Lui. La “riattivazione” dei nostri organi di senso spirituali è estremamente importante.

Se già siete discepoli di Cristo, potreste chiedere oggi a Dio di aiutarvi ad aggiustare le vostre prospettive e il vostro atteggiamento di fondo nella vita. Chiedete a Dio di darvi lo stesso atteggiamento che aveva Gesù. Dategli spazio per risolvere i vostri problemi anche in modo diverso da quello che vi attendete. Se non avete ancora mai chiaramente affidato al Salvatore Gesù Cristo la vostra vita, fatelo ora, senza rimandare. Gesù vuole essere Colui che vi perdona e vi guida. Ditegli in preghiera: “Signore Iddio, mi rendo conto che se anche risolvessi tutti i problemi che ho nella vita, ancora non avrei Te come mio Salvatore. Sono ancora spiritualmente cieco. Non voglio continuare ad essere distratto chiedendomi sempre “perché”. So di essere un peccatore e ti chiedo di perdonare tutti i miei peccati. Voglio dare alla mia vita un nuovo inizio facendo ciò che tu mi chiedi. Ti voglio adorare con l'intera mia vita. Nel nome di Gesù. Amen”

Paolo Castellina, predicazione del 22 luglio 2007, rielaborata il 20 marzo 2017