Studi biblici/Giovanni 8:42-47

Da Tempo di Riforma.

Sette verità da considerare

Sintesi. La famosa domanda che Pilato, lo scettico governatore romano della Palestina, rivolge a Gesù: “Che cos’è la verità?”, testimonia la consapevolezza stessa di Pilato che questo è un mondo di menzogne e di violenza in cui “non ci si può fidare di nessuno” e non si può essere sicuri di niente. È così? La Bibbia è spietatamente realistica sulla condizione umana. Nessuna illusione. Ci si può fidare di Gesù di Nazareth che ci ha messo “le mani in pasta”? Vediamo questa domenica “perché sì” sulla base del testo Giovanni 8:42-47.

Bugiardi ed omicidi

Qualcuno ha osservato che se ci fossero intelligenze extra-terrestri, sicuramente non vorrebbero avere a che fare con noi e se ne starebbero ben alla larga da questo mondo. Perché? Perché l'umanità, nello stato in cui si trova, è costituzionalmente bugiarda ed omicida e "quaggiù" proprio "non c'è da fidarsi" di nessuno. Questa è l'impietosa analisi dell'umanità fatta dalla Bibbia e che è ampiamente confermata dallo stesso Signore e Salvatore Gesù Cristo. Bugiarda ed omicida: è l'atto di accusa di un'antropologia del tutto realistica che gli umanisti, nella loro cecità ed illusioni, ostinatamente rifiutano di riconoscere, nonostante sia costantemente confermata dai fatti. Non era così che l'aveva creata Dio, ma così è diventata quando, ribellandosi a Dio in cerca di una malintesa libertà ed autonomia da Lui e dalle Sue buone e giuste leggi morali, è stata asservita a colui che la stessa Bibbia chiama "il principe di questo mondo".

Chi è "il principe di questo mondo", colui che domina menti, cuori ed azioni delle creature umane ribelli al Dio vero e vivente, promuovendo confusione e morte in questo mondo? È quella creatura spirituale malvagia, e della quale siamo complici, che lo stesso Salvatore Gesù Cristo una volta aveva così definito: "Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna". È lui "il padre" (bugiardo ed omicida) dell'umanità decaduta alla cui natura "i suoi figli" sono giunti a somigliare corrompendo la propria. Riascoltiamo Gesù che, di fronte ai Suoi avversari, afferma: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. A me, perché io dico la verità, voi non credete. Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio»" (Giovanni 8:42-47).

Anche in questo caso parole durissime che preludono alla sua inevitabile eliminazione fisica, perché chi in questo mondo dice la verità non ha vita facile, viene odiato, emarginato, combattuto con tutti i mezzi ed alla fine "fatto fuori".

Grazie a Dio, però, Gesù è "un osso duro" e sebbene fatto morire della morte più atroce Egli risorge dai morti e continua la sua "operazione verità" riscattando e liberando creature umane dal loro destino di morte (questo è il solo Vangelo, la Buona Notizia per l'umanità condannata). È per questo che l'apostolo Paolo può scrivere ai cristiani di Efeso: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati)" (Efesini 2:1-5).

Gesù, giudicato e condannato

Trascinato dai suoi avversari (bugiardi ed omicidi) di fronte al governatore romano della Palestina, Pilato, sperando che sia lui, Pilato, a condannarlo a morte, il Signore Gesù afferma: "Io sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce".

Di fronte a questa affermazione lapidaria, il confuso e scettico Pilato, ben consapevole di vivere in un mondo di menzogne dove regna la menzogna e la morte, davanti a Gesù afferma: "«Che cos'è verità?». E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo colpa in lui. Ma voi avete l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che vi liberi il re dei Giudei?». Allora gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!» Ora, Barabba era un ladrone" (Giovanni 18:28-40).

I bugiardi ed omicidi per natura non possono che scegliere uno che sia come loro, "un ladrone". Questo, però, non mette a tacere la proclamazione altrettanto se non di più ostinata della verità, dell'Evangelo della redenzione.

Quali sono le “verità di base” dell’Evangelo? Rimaniamo nel contesto dell’interrogatorio di Gesù di fronte al governatore romano Pilato. Negli avvenimenti che si svolgono nel tribunale in cui viene portato Gesù, i testimoni presenti affermano sette verità al riguardo dell’umanità, del mondo e di Dio. Esaminiamole insieme queste verità. Esse pure interrogano noi e ci costringono a prendere posizione a loro riguardo.

Verità scomode

E’ vero che molta gente è religiosa ma, di fatto, non conosce Gesù

“Poi, da Caiafa, condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua” (18:28). I capi dei sacerdoti erano molto più interessati ad essere in condizione di osservare le loro feste religiose piuttosto che a fare ciò che è giusto. Spesso, infatti, la gente si dimostra molto religiosa, di fatto, però, non vogliono avere nulla a che fare con Gesù.

Molti vantano di essere molto attaccati ad un qualche tipo di religione tradizionale, maquesta “religione” influisce veramente sul nostro modo di vivere, è davvero gradita a Dio, cipuò veramente salvare agli occhi di Dio? No, una tale “religione” non può salvare. Solo Gesù puòfare questo. Gesù disse: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?". Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (Matteo 7:21-23). Gesù parla qui del più grande esempio di ciò che significa essere degli ipocriti. Era gente più interessata a fare bella figura davanti agli altri, gente che voleva solo ricevere le lodi degli altri, ma che non importava avere un giusto rapporto personale con Dio, conoscere la Sua parola, imparare a compiacere davvero Dio. Gli ipocriti danno una cattiva testimonianza ed allontanano la gente da Gesù e dalla chiesa. Avete certamente incontrato gente che rifiuta Gesù proprio a causa di ciò che vede nella vita di qualcuno che afferma di essere cristiano. “Quello là va in chiesa, canta nel coro, dice di essere religioso, ma guarda poi come si comporta fuori, nel lavoro, nella famiglia, nella società…”.

Questa è la differenza fra una persona “religiosa” ed una persona che davvero conosce Gesù ed ha un vivo rapporto con Lui. Paolo dice: "...a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte" (Filippesi 3:8-10). L’obiettivo di Paolo med il nostro non deve essere tanto “apparire bene” di fronte agli altri fuori, ma conoscere tanto Gesù da essere sempre meglio come Lui.

E’ vero che tutto ciò che Gesù aveva detto sarebbe poi di fatto successo

“…ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, indicando di qual morte doveva morire” (18:32). Gesù predice chiaramente la Sua morte e la Sua risurrezione: “Gesù, mentre saliva verso Gerusalemme, prese da parte i dodici; e cammin facendo, disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risusciterà»” (Matteo 20:17-19).

Talvolta mi chiedono come faccio a sapere che ciò che la Bibbia dice sia vero e che le parole di Gesù siano veraci. Se però Gesù avesse predetto la Sua morte e risurrezione e poi questa non fosse di fatto successa, si potrebbe benissimo gettare nel cestino tutto il resto che Gesù aveva da dire. Se Gesù avesse detto alle acque tempestose del lago di calmarsi ed esse non si fossero di fatto calmate, non ne varrebbe la pena di prestare ascolto a Gesù. Se Gesù avesse gridato di fronte alla tomba di Lazzaro: “Lazzaro, vieni fuori!” e tutto fosse rimasto immobile e Lazzaro morto, io non ascolterei Gesù. Queste cose, però, sono successe, proprio come Gesù aveva detto. Allo stesso modo quando Gesù dice: “Io sono la via, la verità e la vita”, faccio meglio a prestargli attenzione seriamente. Quando Gesù dice: “Io ritornerò” è meglio che io faccia in modo di esserne pronto.

Che poi alcuni dicano ancora che tutto ciò che la Bibbia dice sarebbe un mito e che le cose non siano state veramente così, la cosa – a mio giudizio – ha più a che fare con il fatto che quelli non vogliano crederci perché il farlo sarebbe per loro troppo scomodo, troppo impegnativo…

E’ vero che molti abbraccerebbero piuttosto le tenebre del loro peccato che affrontare un Salvatore che può e vuole riformarli

“Allora gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!» Ora, Barabba era un ladrone” (18:40). Alla gente era stata dato di fare una scelta: Gesù o Barabba. Che scelta! Gesù dava la Sua vita, Barabba l’aveva tolta ad altri perché era un assassino. Gesù era l’Iddio santo, Barabba un peccatore. Gesù aveva portato conforto e pace, Barabba solo il terrore della violenza! Sebbene la scelta fosse stata così ovvia, il popolo scelse ancora Barabba. L’umanità ha una scelta simile da fare quando si tratta di stare attaccata ai propri peccati oppure accogliere Gesù. “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte” (Giovanni 3:19,20). Il cristiano è una persona il cui peccato è stato messo in luce dalla Parola di Dio, che se n’è ravveduto ed ha accolto il perdono e la purificazione che è possibile attraverso Gesù. Spesso però anche noi scegliamo di tenerci il peccato, piuttosto che affidarlo a Cristo affinché ce ne liberi. Spesso preferiamo continuare a essere in lite con qualcuno e non parlarci piuttosto che perdonare quella persona che ha fatto del male a noi o a qualcuno che amiamo. Ci teniamo la nostra rabbia a causa di quell’ingiustizia che abbiamo ricevuto. Continuiamo a guardare quel programma televisivo favorito anche se sappiamo che è pieno di parole, immagini ed idee che sono totalmente offensive a Dio. Ci attacchiamo al nostro linguaggio, alla nostra pornografia, al nostro alcool per i piaceri di breve durata che ci arrecano. Ci teniamo aggrappati a queste cose anche se sappiamo che tutte queste porcherie saranno gettate da Cristo un giorno in un profondo abisso senza renderci conto che stando aggrappati ad esse rischiamo molto concretamente di essere gettati anche noi in quell’abisso.

Gesù ci offre pace e diciamo: “No, grazie, preferisco la droga”. Gesù ci offre un rapporto con Lui e noi diciamo: “No, grazie, preferisco il sesso illecito”. Gesù ci offre la verità, e noi diciamo: “No, grazie, preferisco le menzogne”. Gesù ci offre il perdono attraverso il ravvedimento e noi diciamo: “No, grazie, preferisco godermi il mio peccato”. Non dobbiamo essere poi tanto scandalizzati nel guardare al comportamento della folla ai giorni di Gesù, o dire che siano stati proprio stupidi a fare le scelte che hanno fatto. Scommetto che non molti giorni fa anche voi avete fatto simili stupide decisioni quando avete preferito gli inganni di questo mondo alla verità che Gesù offre.

E’ vero che Gesù è il Re di un regno lontano

«Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce» (18:33-37). L’accusa che era stata portata contro Gesù in quel giorno era quella d’affermare d’essere re. Questo l’avrebbe posto in opposizione all’imperatore romano, il quale non avrebbe tollerato rivali. Pilato, quindi, doveva verificare se questo Gesù avesse potuto in qualche modo minacciare la supremazia romana. Gesù però risponde che se il Suo regno fosse stato simile a quelli di questo mondo, certamente i Suoi servitori avrebbero combattuto fino all’ultimo sangue per impedire che Egli fosse preso dai Suoi nemici (36). Gesù dice però a Pilato che il Suo regno era distante nel tempo e nello spazio, che il Suo regno è basato sulla verità (37).

Non sarebbe bello che un governo fosse basato sulla verità? Qualcuno ha detto che tutti vogliono che la verità stia dalla loro parte, ma che non tutti vogliono stare dalla parte della verità. Se il regno di Gesù sta per venire ed Egli è il Re dei re ed il Signore dei signori, allora questo dovrebbe avere un decisivo impatto su come guardo al futuro. O servo accanto a Gesù nel Suo regno, oppure sarò uno dei Suoi nemici. Il fattore determinante sarà se io sono oppure no dalla parte della verità.

E’ vero che tutti sono controllati da qualcuno o qualcosa

Pilato pensava di essere in controllo dell’intera situazione ed asseriva il suo controllo su Gesù. I farisei riconoscevano che Pilato era l’unico che potesse determinare la vita e la morte di una persona. Davvero era così? Pilato stesso in realtà non era libero. Era manipolato dai leader religiosi, era manipolato dall’opinione pubblica e, alla fin fine, Gesù gli era stato dato nelle mani perché questo era nei propositi ultimi di Dio Padre. Neanche i farisei erano in controllo della situazione. In Marco 15:10 apprendiamo che Pilato si era reso conto della ragione per cui i farisei erano così infuriati con Gesù, perché essi erano invidiosi del potere che Gesù esercitava sul popolo. I farisei erano controllati dalla loro invidia. L’unico che quel giorno era davvero in controllo della situazione era Colui che quel giorno era stato condotto in giro dai soldati. Il Suo nome era Gesù.

Nella nostra società noi diamo tanto valore all’indipendenza. Odiamo che chiunque ci dica che cosa dobbiamo fare. Ecco perché le nostre nazioni sono così fiere delle loro guerre di indipendenza. Molti non vogliono neppure rispondere alle domande di un censimento, perchétemono di dover essere manipolati da altri. Abbiamo la ribellione nel nostro stesso sangue, vogliamo essere in controllo del nostro destino. Vogliamo essere dio a noi stessi. Il fatto sta, però, che non vi è che un solo Dio, e nessuno di noi può pretendere di esserlo. O serviamo Dio o serviamo Satana: non c’è altra alternativa. L’apostolo Paolo dice: “Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?” (Romani 6:16). Non abbiamo l’opzione di essere padroni di noi stessi. Possiamo solo illuderci di esserlo.

Alla fine dei tempi, quando Iddio riverserà la Sua ira sul mondo, l’umanità risponderà cercando di rimanere in controllo della propria vita, ma inutilmente: “I re della terra, i grandi, i generali, i ricchi, i potenti e ogni schiavo e ogni uomo libero si nascosero nelle spelonche e tra le rocce dei monti. E dicevano ai monti e alle rocce: «Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?»” (Apocalisse 6:15-17). Gli uomini preferiranno morire di propria mano piuttosto che ammettere che Dio è Colui che sta in controllo. L’uomo in qualche modo pensa che mantenere il controllo di sé stesso gli dia un senso di sicurezza. Attraverso la storia, però, ogni qual volta un qualche regime politico, economico, militare o religioso pensava di poter esercitare un controllo totale sulla popolazione, quello era sempre stato l’inizio di disastri immani ad ogni livello. La vera sicurezza si trova quando noi affidiamo il controllo di ogni cosa che siamo ed abbiamo a Gesù: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà” (Matteo 16:25).

E’ vero che Gesù è stato crocifisso per dei peccatori

“Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso” (Giovanni 19:16). Per noi essere in controllo della situazione è molto importante, ma Gesù affida il controllo dell’intera sua vita a Dio Padre ed all’umanità affinché Egli potesse salvare coloro ai quali Dio accorda la Sua grazia. La notte prima di essere portato dinnanzi a Pilato, Gesù aveva pregato Suo Padre dicendo: “Non la mia volontà, ma la Tua volontà sia fatta”. La verità è che non importa che stia accadendo ora alla tua vita, la morte di Gesù sulla croce, il Suo sacrificio per pagare il debito per i peccati del Suo popolo, è la prova oltre ogni ombra di dubbio che Egli è colpevole di averci amato.

E’ vero che quando siamo faccia a faccia con la verità ciascuno deve accettare o respingere la verità ed essere pronto ad affrontare le conseguenze di quella decisione

Pilato quel giorno aveva la verità che lo guardava dritto negli occhi, ma si era rifiutato di riconoscere la verità. Egli aveva scelto, invece, di credere ad una menzogna. Pilato sapeva che quel che aveva fatto quel giorno era sbagliato. Invece, però, che rispondere favorevolmente alla verità, cercò di lavarsene le mani, di sfuggire alla responsabilità delle sue azioni. Pilato non aveva alcuno da incolpare per le sue decisioni. Non poteva incolpare la sua mancanza di conoscenza, i problemi della sua infanzia, il suo codice genetico, i farisei… nessuno. La decisione era sulle sue spalle, e sue erano pure le conseguenze che pure ne avrebbe portato.

Conclusione

Nella maggior parte dei tribunali, quando tutto è detto e fatto, quando la decisione finale è stata pronunciata, i giudici possono scendere dai loro scranni e continuare la loro vita esattamente come prima. Il giudice non è coinvolto personalmente con i risultati delle decisioni prese dal tribunale. Non ha alcun rapporto personale con le persone del caso che gli è stato sottoposto, così qualunque decisione prenda questo non comporta su di lui né beneficio né danno.

Questo non è stato il caso quando Pilato prese la decisione di condannare Gesù. La sua decisione non solo ebbe un’influenza su Gesù e sulla nazione israelita, ma pure aveva influito personalmente su Pilato. Ciò che Pilato aveva scelto di fare con Gesù non solo avrebbe determinato la vita o la morte di Gesù. Ciò che Pilato scelse di fare con Gesù avrebbe determinato il proprio destino eterno. Le azioni di quel giudice quel giorno e la sequenza di avvenimenti che quelle decisioni avrebbero messo in moto sarebbero state più significative ancora di qualunque altra combinazione di avvenimenti dalla stessa creazione del mondo. Gli avvenimenti successi quel giorno avrebbero influito su voi e me qui oggi.

Ora, voi ed io siamo in qualche modo resi giudici. Dobbiamo emettere un giudizio. Voi dovete determinare ciò che credete essere la verità. Dovete farvi e rispondere alla stessa domanda sulla quale Pilato aveva riflettuto: Che cos’è la verità?

Che cos’è vero per l’eternità?

  • E’ vero che Gesù è il Re e che se non vi sottomettete alla Sua autorità ne pagherete le conseguenze?
  • E’ vero che Gesù Cristo è morto sulla croce per pagare il debito dei vostri peccati?
  • E’ vero che tutto ciò che Gesù disse sarebbe avvenuto nella Sua vita avvenne esattamente così? Gesù disse che Egli sarebbe morto per pagare il prezzo dei peccati del Suo popolo e risorgere da morte il terzo giorno. Questo è esattamente ciò che avvenne.
  • Che cos’è vero nella mia propria vita?
  • E’ forse vero che mi dichiaro essere una persona religiosa ma che non ho mai veramente stabilito un rapporto personale con Gesù Cristo?
  • E’ forse vero che mi dichiaro essere una persona religiosa, ma che non ho mai attivamente perseguito la crescita qualitativa del mio rapporto con Gesù?
  • E’ forse vero che ho affidato il controllo della mia vita a cose o persone che impediscono che Dio abbia il completo controllo di tutto ciò che sono e faccio?
  • E’ forse vero che ho deciso di stare attaccato al mio peccato, piuttosto che iniziare in me il processo di trasformazione che in Gesù è possibile e doveroso?

A queste domande io non posso rispondere per voi. Il modo con il quale risponderete ad esse e ciò che scegliete di fare come risultato delle vostre risposte determinerà il resto della vostra vita. Voi e la gente con la quale siete in rapporto sarete quelli che avrete a che fare con le conseguenze della vostra risposta al vostro incontro con la verità. Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

Forse oggi voi avete udito qualche verità su voi stessi, qualche verità che probabilmente non vi è troppo gradita. Forse desiderate cambiarla. Lo potrete fare facendo si che Gesù sia Re della vostra vita e scegliendo oggi di cambiare così il corso della vostra esistenza, per sempre.

Possiamo parlarne privatamente, se volete. Guai, però, a cercare di eludere il problema. Si illudeva Pilato a pensare di lavarsene le mani, non pensiamo di farlo noi.

Paolo Castellina, giovedì, 28. febbraio 2002.