Studi biblici/Giovanni 8:30-47

Da Tempo di Riforma.

Vera libertà

Una grande aspirazione umana

Nel vangelo secondo Giovanni troviamo una magnifica promessa di Gesù. Egli dice a coloro che Lo seguono come Suoi discepoli: "Se perseverate nella mia parola, ...conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8:31-32). Liberi! La libertà è una fra le maggiori aspirazioni umane e da parte di Gesù si tratta indubbiamente di una promessa molto ardita. Che cosa intende Gesù per libertà? Da che cosa la verità che Gesù ci fa conoscere ci può rendere liberi?

Partiamo però dal concetto corrente di libertà. Che cosa si intende normalmente oggi per libertà? Che cosa vuol dire essere una persona libera? Essere una persona libera può voler dire molte cose e dobbiamo chiarirne prima di tutto il significato. Esaminiamo così alcuni tratti della concezione corrente di libertà.

La concezione corrente di libertà. Secondo il concetto corrente di libertà, libero è chi non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, chi ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coercizione esterna che ne limiti la volontà e i movimenti. Si considera persona libera chi è padrone dei proprî atti e sentimenti, che ha piena facoltà di fare o non fare una cosa; che non è condizionato da vincoli, imposizioni e pregiudizî. Libero è considerato chi non è legato da particolari doveri o impegni; non è sottoposto a freni e ad inibizioni. Si parla, in questo senso, per esempio, di "libero amore" intendendo l'amore come libertà di avere rapporti sessuali con chi e quando si vuole, senza il vincolo del matrimonio, della fedeltà a un partner). Libero è inteso chi non è sottoposto a controlli o ingerenze; una persona indipendente, autonoma, chi non è impedito o trattenuto da ostacoli o legami di sorta. E considerata, poi, libera la persona che in materia di opinioni o di fede afferma il diritto alla libera indagine dichiarandosi indipendente da dogmi e da postulati confessionali, come, per esempio, nelle rivendicazioni dei "liberi pensatori", espressione con la quale si indicano quei pensatori che, in nome del razionalismo, soprattutto nel XVIIII secolo, avevano attivamente svolto propaganda anticonfessionale e antidogmatica costituendo il movimento del "libero pensiero".

E' questa la libertà che il Signore Gesù è venuto a realizzare per chi Lo segue come Suo discepolo? Leggiamo il testo da cui è tratta questa Sua promessa.

Il testo biblico

Nel testo biblico che esaminiamo quest'oggi, il Signore Gesù Cristo contesta la pretesa dei Suoi avversari (che perseguivano la Sua eliminazione fisica) di essere veramente liberi e pone le basi dell'autentica libertà, quella che potremo considerare "la libertà cristiana".

"(30) Mentre egli parlava così, molti credettero in lui. (31) Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; (32) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». (33) Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d'Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi"?» (34) Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. (35) Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. (36) Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. (37) So che siete discendenti d'Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. (38) Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro». (39) Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; (40) ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. (41) Voi fate le opere del padre vostro». Essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». (42) Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. (43) Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. (44) Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. (45) A me, perché io dico la verità, voi non credete. (46) Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? (47) Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio» (Giovanni 8:30-47).

Il discorso che qui fa Gesù aveva spiazzato molto i Suoi interlocutori. Molto probabilmente erano pure furiosi ed indignati verso Gesù, come forse avremmo reagito anche noi. "Che arroganza ed insolenza da parte di quel Gesù. Non possiamo permettere di essere insultati a quel modo!". In ogni caso, quando qui Gesù parla di libertà, egli si muoveva su parametri molto diversi dai loro. Gesù ragionava ad un livello completamente diverso, più profondo, e tale rimane anche per noi che ci accontentiamo di solito di considerare le cose, anche quelle che riguardano concetti importanti come la libertà, in modo molto superficiale. Dopo aver udito quelle parole potremmo persino chiederci se Gesù di fatto parlava della stessa cosa! Sì, Gesù ci porta a vedere le cose da una prospettiva diversa da quella corrente, direi quasi capovolta. Capita quasi regolarmente, perché Gesù ...provoca!.

Un concetto diverso di libertà

Se noi generalmente consideriamo la libertà come essere sciolti da regole e autorità esterne per fare ciò che noi stessi, autonomamente, riteniamo più opportuno, Gesù considera la libertà essenzialmente come la condizione di chi vive in conformità con quanto Dio per noi ha stabilito nella Sua legge spirituale e morale. Ne consegue che mancanza di libertà è la condizione che subentra quando si trasgredisce detta legge ...magari pensando, così facendo, di "guadagnarci qualche cosa". Inoltre la trasgressione causa dipendenza e quindi asservimento. Se il mondo, così, considera la libertà come essere sciolti dall'osservanza di regole e da chi le ha imposte, Gesù qui considera la libertà essenzialmente come la condizione di chi, comprendendo la verità su chi noi siamo (quella che Egli rivela), non commette ciò che la Scrittura considera peccato e non ne è schiavo.

Ecco così che Gesù lega il concetto di mancanza di libertà a quello di peccato. Gesù prende molto seriamente il peccato e lo considera il nemico numero uno della nostra autentica libertà. A tutto questo l'umanità è cieca. Gesù è ben lungi dal relativizzare e "contestualizzare" (come vorrebbero fare molti nostri contemporanei) la Legge morale alla quale Dio ha sottoposto l'umanità. Il Signore Gesù prende molto seriamente il peccato e le sue conseguenze, sia temporali (che si manifestano come asservimento morale e spirituale) che eterne (la condanna che meritiamo come trasgressori della Legge di Dio).

I Suoi fieri oppositori (ieri ed oggi) rifiutano con sdegno questa sua prospettiva, e così, in questo stesso testo, Gesù "rincara la dose" identificando chiaramente chi sia colui che ci acceca ed inganna con le menzogne di un falso concetto di libertà, Satana, facendoci diventare proprio come lui (bugiardi ed omicidi) e costringendoci a servirlo.

Libertà come armonia con Dio

Se riprendiamo, così, il concetto di libertà come comunemente inteso e che avevamo menzionato all'inizio, vediamo come la libertà com'è intesa da Gesù (la vera libertà), non possa essere in alcun modo quella alla quale ingannevolmente il mondo aspira. Difatti, il cristiano non si ritiene "padrone di sé stesso", ma volontieri si sottopone al dominio ed all'autorità di Dio, che ritiene legittima e doverosa e in comunione con la quale trova la migliore realizzazione di sé stesso. Egli si dichiara "servo di Dio", anzi, come non si vergogna di dire la Scrittura, schiavo di Dio, totalmente alle Sue dipendenze. Il cristiano non ritiene di avere facoltà di vivere a proprio arbitrio, né di essere padrone dei propri atti e sentimenti, perché vuole essere guidato dai criteri morali di comportamento stabiliti da Dio. Il cristiano non ritiene di avere piena facoltà di fare o non fare, perché ricerca e si sottopone alla volontà rivelata di Dio. Non pensa di poter essere non condizionato da doveri o impegni, perché riconosce che la Legge morale di Dio gli è stata data per il suo bene e si ritiene impegnato verso Dio. Il cristiano riconosce di dover essere giustamente "tenuto a freno" perché sa che la sua natura corrotta dal peccato lo porterebbe, se così non fosse, all'auto-distruzione. Anche in materia di opinioni e di fede, il cristiano si ritiene impegnato a confessare la fede cristiana ed i suoi postulati, seguendo le indicazioni dell'insegnamento biblico. Il cristiano intende seguire, ricalcare, i pensieri di Dio registrati nella Sua Parola, seguire Cristo come Suo discepolo imparando ad essere come Lui, ubbidiente e fedele. In questo egli trova libertà autentica.

Due sole alternative

Tutto questo è indubbiamente visto con orrore dall'uomo e dalla donna di questo mondo che non intende avere alcuno di questi vincoli pensando di poter aspirare (per essere veramente "realizzato") a fare tutto ciò che ritiene opportuno come essere autonomo ed indipendente. Egli rifiuta così con sdegno "i vincoli della religione" (e certamente Cristo come suo Signore) oppure si crea una religione di comodo, e persino, quando ritenga conveniente una professione religiosa, un "cristianesimo riveduto e corretto" che parli di grazia come, di fatto, di un pretesto per avere la licenza di fare ciò che vuole nella sua "libertà" e presunta "responsabilità".

La libertà alla quale aspira l'uomo e la donna di questo mondo è, in realtà del tutto illusoria ed ingannevole perché è quanto gli suggerisce Satana che, allettandolo con le sue promesse, lo acceca e lo asservisce a sé, conducendolo alla rovina. L'essere umano è e rimane una creatura (e non Dio, l'unico a poter essere considerato libero). In quanto creatura, l'essere umano deve muoversi necessariamente nell'ambito dei limiti che gli sono stabiliti da Dio, entro i quali soltanto potrà trovare la vera realizzazione di sé stesso e quindi la libertà.

L'essere umano, in realtà, ha solo due alternative: o muoversi nell'ambito morale e spirituale che gli è stato assegnato, in comunione ed al servizio di Dio (verace e datore di vita) - nel quale solo troverà la migliore ed autentica realizzazione di sé stesso - oppure essere sottoposto e schiavo del nemico di Dio (bugiardo ed omicida) che, ingannandolo con la promessa di una illusoria libertà e sfruttandolo per i suoi fini malvagi, lo rende egli stesso malvagio e servitore del male, avviandolo così verso l'inevitabile distruzione.

Due promesse: una falsa ed una verace

La tentazione satanica è quella di poter diventare, ribellandosi a Dio, padrone di sé stesso, dio e legge a sé stesso. "Sarete come Dio" gli promette.

"Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete"». Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male»" (Genesi 3:1-4).

La libertà cristiana, dono di Dio nel Signore e Salvatore Gesù Cristo, vuol dire essenzialmente così tornare, grazie a Lui ad essere in armonia con Dio e nei limiti della Sua Legge morale. Vuol dire essere liberati dall'inganno dell'autonomia presunta e dall'asservimento al peccato

I termini della vera libertà

Specifichiamo ulteriormente i termini della libertà come dono di Dio in Cristo. La libertà che Cristo ci ha acquistato come cristiani e che l'Evangelo ci annuncia, consiste prima di tutto nel fatto che Gesù ci riporta, per Grazia, in comunione con Dio. È la libertà di persone che sono state graziate.

1. La libertà di vivere senza più il peso della condanna che grava su di noi a causa dei nostri peccati. Per natura la nostra condizione è quella di ribelli a Dio e trasgressori della Sua Legge morale, giudicati colpevoli e ineluttabilmente soggetti alla sentenza di condanna che essa prevede. Questo il mondo non lo vuole accettare, oppure lo minimizza, ma è la verità. Da questa ben meritata condanna il Signore Gesù Cristo è venuto per riscattarci, quando Egli stesso, innocente, ha pagato per noi colpevoli la pena che noi avremmo dovuto subire. Grazie all'opera di Cristo in nostro favore, non siamo più, come gli altri, soggetti all'ira di Dio: siamo stati liberati dalla condanna che avremmo dovuto subire, siamo stati perdonati.

Non solo questo, ma grazie a Lui, lo Spirito Santo di Dio ci rinnova moralmente e spiritualmente trasformandoci in volenterosi operatori di ciò che a Dio è gradito. La Scrittura dice: "Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tito 2:14); Gesù "ci libera dall'ira imminente" (1 Tessalonicesi 1:10). Cristo ci libera dalla maledizione inerente alla Legge che ci condannava e che noi eravamo incapaci di osservare a nostra salvezza: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»)" (Galati 3:13). Siamo stati liberati dal peso e dall'angoscia del peccato.

2. La libertà di vivere senza più dover servire Satana. Vivere in questo mondo corrotto e decaduto significa illudersi di essere liberi e vivere dominati da ciò che è male e ci fa male, vivere in dura servitù e condizionati dal dominio del peccato su di noi. L'opera del Salvatore Gesù Cristo, secondo la volontà di Dio Padre, è stata quella di sottrarci "al presente secolo malvagio" (Galati 1:4). "Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio" (Colossesi 1:13). Dio ci apre gli occhi e ci onverte "dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio" avendo ricevuto per fede in Lui "il perdono dei peccati e la nostra parte di eredità tra i santificati" (Atti 26:18). Il peccato non ha più potere su di noi: "...infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia" (Romani 6:14). Non siamo più costretti a fare ciò che Dio considera peccato, perché tale è la condizione naturale dell'umanità.

3. La libertà dal male, dal pungiglione velenoso e terrore della morte, come pure della dannazione eterna. Abbiamo, poi, una nuova prospettiva su ciò che ci accade in questo mondo: "Sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno" (Romani 8:28). Vediamo le afflizioni in cui incorriamo addirittura come un bene perché ci disciplinano e ci rafforzano: "È stata un bene per me l'afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti" (Salmi 119:71). Siamo liberati dalla disperazione e dalla paura della morte perché sappiamo che la nostra mortalità sarà un giorno rivestita d'immortalità: "Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria». «O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?». Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Corinzi 15:54‑57). Sappiamo che la morte è "salario del peccato", ma in Cristo e con Lui non siamo più soggetti a condanna alcuna: "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Romani 8:1).

4. La libertà di accedere fiduciosamente a Dio. In Cristo e con Cristo Dio non ci è più nemico, "una presenza sgradita", non è più lontano, anzi, ci rallegriamo di essere stati riconciliati con Lui e di poter essere in costante comunione con Lui potendo a Lui accedere in ogni momento.Tramite la mediazione di Cristo, infattii, ora possiamo liberamente accedere a Dio, siamo in pace con Lui. L'Apostolo scrive: "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio" (Romani 5:1-2).

5. La libertà di praticare ciò che è bene di fronte a Dio con gioia e buona volontà. In Cristo e con Cristo, ubbidire a Dio non è più un fardello. Pensate che liberazione è questa! Ubbidiamo a Dio non per timore servile, ma con amore filiale e con animo pronto. "... infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»" (Romani 8:14-15); "Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore" (1 Giovanni 4:18). Abbiamo anche però ricevuto:

6. La libertà da una religione opprimente. Questo è rappresentato dalla libertà del giogo delle leggi cerimoniali cui la chiesa ebraica era soggetta. L'Apostolo scrive: "Io dico: finché l'erede è minorenne, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto ... Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavitù dagli elementi del mondo ... E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio ... Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù" (Galati 4:1‑3,6-7; 5:1). Ai leader religiosi del Suo tempo come pure ai leader delle religioni opprimenti di questo mondo, è ora detto:: "Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare? Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro»" (Atti 15:10-11).

7. La libertà risultante dalla certezza che niente e nessuno ci potrà sottrarre alla grazia di Dio in Cristo. Abbiamo, infine, una maggior certezza [fiducia] d'accesso al trono della Grazia nel momento di particolare bisogno. Non abbiamo più bisogno santi celesti o terrestri, sacerdoti e prelati, per fare da mediatori fra noi e Dio. Per questo Cristo ci è pienamente sufficiente:. "Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo ... Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno ... Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù ... avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura" (Ebrei 4:14,16; 10:19‑22).

Una libertà da non equivocare

Il Signore e salvatore Gesù Cristo ci libera veramente. E' chiaro, però, che questa libertà non debba essere confusa con la licenziosità o l'irresponsabilità, perché in quel modo torneremmo ad essere schiavi. Licenzioso è chi abusa della libertà abbandonandosi ad eccessi, a una condotta priva di freni e di ritegni morali, che travalica ciò che comanda la Legge morale, prendendo a pretesto la grazia per vivere in modo dissoluto, giustificando le proprie trasgressioni facendo appello alla grazia. E' la "licenza" che ritengono di avere i "liberali" che predicano e vorrebbero vivere una grazia a buon mercato. "Empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo" (Giuda 3). La Scrittura è chiara che la grazia non può esserci di pretesto: "Fate questo come uomini liberi, che non si servono della libertà come di un velo [un pretesto] per coprire la malizia, ma come servi di Dio" (1 Pietro 2:16); "Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione [un pretesto] per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri" (Galati 5:13). Questa non è libertà, ma sarebbe servitù sotto le apparenze di libertà. La vera libertà è essere resi liberi dal peccato in vista di trovare la realizzazione di noi stessi servendo gli scopi per i quali Dio ci ha creati.

Conclusione

La Riforma protestante ha storicamente riscoperto e tornato a proclamare l'Evangelo della libertà in Cristo liberandoci sia dalle illusorie pretese di autonomia da Dio, che da religioni false ed oppressive dall'apparenza di verità. E' in Gesù, infatti, che troviamo verità e libertà, e in esse intendiamo perseverare affinché ci siano garantite semnpre. Si può così dire veramente che la libertà sia la caratteristica principale della fede evangelica.

La chiesa cristiana, però, deve vigilare affinché il concetto di libertà che vive ed annuncia, non sia pervertito e si distingua chiaramente da quello di questo mondo. Il contrario, di fatto, è avvenuto oggi in molte chiese che discendono dalla Riforma protestante. Compromettendosi, infatti, con le idee e le aspirazioni di questo mondo, equivocano il carattere del concetto di libertà, diventano esse stesse condizionate dagli inganni di Satana e ingannando la gente facendosi credere cristiane, mentre ne hanno corrotto il messaggio.

Esempio di questa libertà falsa, ingannevole e pervertita, è quanto ho trovato qualche tempo fa presentato nel web di una chiesa valdese, che, nell'introdurre le proprie persuasioni, afferma espressamente: "La libertà individuale appare al protestante come un valore fondamentale. Non è la chiesa a poter determinare ciò che si può fare o in cui si può credere. Nel protestantesimo non vi sono istituti come la "scomunica" oppure prescrizioni catechetiche di ordine etico. Questa libertà tuttavia implica che il singolo sia responsabile in modo personale della propria fede e del proprio comportamento sia nella società sia davanti a Dio. La libertà donataci in origine dal Dio di Gesù Cristo è un appello a riflettere ed a costruire le proprie convinzioni a partire dalle indicazioni e dalle possibilità offerte dalla Parola di Dio come contenuta nella Bibbia" (1). La chiesa di Cristo che vive ed interpreta il messaggio di Cristo non definirebbe così ciò che è vero e giusto agli occhi di Dio, lasciando al singolo di trarre autonomamente le sue decisioni dopo avere incontrato Cristo? Sarebbe la comunità cristiana forse una chiesa senza regole e senza disciplina? Certo che no!

Recentemente persino il moderatore della Chiesa valdese ha definito quella sua organizzazione religiosa come una "chiesa liberal", all'insegna quindi della libertà, per definizione. In pratica, egli intende, una chiesa dove si crede quel che si vuole, si fa quel che si ritiene più opportuno, senza disciplina, senza alcuna precisa confessione di fede, senza un modello di comportamento stabilito se non quello deciso da ciascuno individualmente, in risposta soggettiva e "responsabile" a quelo che si trova nella Bibbia. Che perversione sarebbe mai questa? No, questo viene definito "La libertà donataci in origine dal Dio di Gesù Cristo"?. Che meraviglia! Che ambiente "idilliaco" sta dipingendo! Chi non vorrebbe far parte di una tale "chiesa"? Una chiesa così, dove le uniche regole sono quelle di fatto dettate dalla "sensibilità contemporanea", in realtà, è una chiesa dissoluta da ogni regola, una chiesa che la Bibbia stessa definirebbe "sinagoga di Satana" (2) una congrega, cioè, di persone che dicono di essere quel che non sono, fondamentalmente che "si servono della libertà come di un velo per coprire la malizia". Una chiesa così potrebbe "far gola" solo a persone che non conoscono Cristo e vogliono aver solo "un'apparenza di pietà". Quella pseudo-chiesa, però, è solo un inganno che non rimarrà senza conseguenze negative nel tempo e nell'eternità.

Ascoltiamo dunque le parole di Cristo, sono parole di verità. Prendiamole seriamente, approfondiamole, viviamole, perseveriamo in esse e saremo veramente persone libere (checché ne dica il mondo!).

Note