Studi biblici/Giovanni 1:14-18

Da Tempo di Riforma.

Passa l’esame di una verifica accurata?

Sommario: Viviamo nell’era della pubblicità, dove tutto è commercializzato e tutti vanno non solo a caccia dei nostri soldi, ma anche della nostra vita. La pubblicità ingannevole è all’ordine del giorno, non solo nel campo dei prodotti di consumo, ma anche delle idee e persino della religione. Abbondano infatti i falsi vangeli, i falsi cristi e i falsi profeti. Abbiamo bisogno del dono del discernimento per proteggere noi stessi e i nostri cari. Lo possiamo ricevere quando verifichiamo costantemente ciò che è verità dalla Parola di Dio ed abbiamo l’audacia di presentare il Salvatore e Signore Gesù Cristo negli immutabili termini in cui viene annunciato e spiegato nel Nuovo Testamento. Solo allora attingeremo dalla sua sovrabbondante fonte di benedizioni. Rifletteremo oggi su tutto questo sulla base del testo biblico di Giovanni 1:14-18.

L’era della pubblicità e la necessità di avere discernimento

La nostra è l’era della pubblicità. La pubblicità è una forma di comunicazione al servizio del marketing usata per promuovere o vendere qualcosa, di solito un prodotto commerciale o servizio. Scopo della pubblicità è quello di attrarre le persone ad acquistare determinati prodotti o servizi persuadendole che essi sono desiderabili, validi e necessari, massimizzando così i profitti di quella ditta. La pubblicità pure serve per rilevare e creare il bisogno dei prodotti o servizi che quella ditta offre, per promuovere e rafforzarne l’immagine e annunciare nuovi prodotti e programmi.

C’è un’intera industria dedicata alla pubblicità. C’è una scienza della pubblicità che studia quali siano i metodi migliori per attirare clienti e, sedurli a comprare un certo prodotto. I loro metodi sono spesso così abili e raffinati che è spesso difficile resisterli. Esiste, infatti, una pubblicità ingannevole, che promette cose che non è in grado di mantenere o non consente di essere facilmente riconosciuta in quanto tale (come in alcune forme di tele-promozione) e pubblicità occulta, quella esibita da film, libri, spettacoli televisivi, ecc., in cui si leggono, si vedono o si sentono pronunciare i nomi dei vari marchi al di fuori degli appositi spazi consentiti, come pure pubblicità subliminale, quella particolare forma di pubblicità occulta fatta di rapidissime immagini cinematografiche o televisive che, pur non essendo percepite chiaramente dall’occhio dello spettatore o del telespettatore, sono comunque in grado di influenzarne il comportamento di consumatore in quanto registrate in un modo o nell’altro dal suo inconscio, a seconda dei mezzi attraverso cui viene diffusa.

Al fine di proteggere noi stessi dobbiamo, così, avere discernimento, sviluppare il nostro discernimento e senso critico. Quando abbiamo bisogno di qualcosa, è saggio non affidarci mai a quello che ci dice la pubblicità, ma a fare ricerche accurate, confrontare la qualità ed il prezzo dei prodotti, leggere le recensioni che esaminano criticamente quei prodotti. Si stampano anche delle riviste finalizzate ad analizzare e valutare oggettivamente ed in modo indipendente ed imparziale ogni genere di prodotti per aiutarci a decidere quale acquistare.

Non sono solo prodotti e servizi ad essere pubblicizzati, ma anche idee politiche, comportamenti ed atteggiamenti, cosa che in alcuni casi è conosciuta come “propaganda”. Vengono pure usati da parte di gruppi interessati metodi disonesti e senza scrupoli per manipolare l’informazione a loro favore, distorcerla, citarla in modo incompleto per influenzarci attraverso i media, imponendoci dati incompleti e idee finalizzate a farli raggiungere i fini che si propongono. Questi metodi sono spesso molto efficaci e tanta gente nemmeno si rende conto di essere manipolata per agire e pensare secondo gli obiettivi che si propone qualcuno.

Pure religioni, sette e organizzazioni ecclesiastiche non di rado usano oggi “metodi scientifici”, pagando agenzie specializzate, per fare pubblicità a sé stesse ed alle loro persuasioni. Attraverso metodi abili e disonesti si può persino riempire una chiesa od interi stadi di “nuovi credenti”, attratti, di fatto, per arricchire i loro leader. Uno di questi metodi è quello di offrire alla gente quello che le loro inclinazioni naturali fanno loro desiderare o pensare di aver bisogno, spesso il divertimento, ma più spesso ciò che è facile, “non troppo impegnativo” e persino guarigioni istantanee che ben presto, però, si riveleranno ingannevoli. Potrebbero dire di trasmettere “l’Evangelo”, ma si tratta spesso di un vangelo a buon mercato e popolare che, di fatto, è un falso vangelo. Potrebbero fare riferimento a Gesù Cristo, ma spesso quello che predicano è una “versione riveduta” di Cristo, un Cristo che non pretende nulla e “non giudica”, un Cristo della propria fantasia, un falso Cristo, non quello proclamato e spiegato dal Nuovo Testamento.

Oggi è essenziale avere discernimento. Il Signore Gesù Cristo stesso ci ammonisce che vi saranno molti falsi vangeli, molti falsi profeti e falsi cristi. “perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24).

La comunicazione dell’Evangelo

I quattro vangeli canonici erano stati intesi per introdurre al mondo il Signore e Salvatore Gesù Cristo, ciascuno di essi da una diversa prospettiva. Sono il messaggio dei cristiani della prima generazione, i primi testimoni di Gesù Cristo ai quali Dio ha affidato il compito di diffondere l’Evangelo della salvezza, quello autentico ed originale, attraverso il mondo e le epoche. Il loro messaggio, insegnamento e vita, infatti, era e rimane il modo che avevano (efficace attraverso l’intervento dello Spirito Santo) di pubblicizzare Gesù - e la loro testimonianza è verace. Al termine dell’Evangelo di Giovanni troviamo scritto: “Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera” (Giovanni 21:24).

Il testo biblico sottoposto quest’oggi alla nostra attenzione è un frammento del prologo al Vangelo di Giovanni. Esso afferma chiaramente chi sia il Gesù che predichiamo, l’unico e solo Salvatore del mondo. L’autore presenta Gesù come il promesso Messia. Egli apre per noi il segreto della Sua identità e dei doni meravigliosi che porta con Sé per tutti coloro che Dio ha destinato alla salvezza, il Suo popolo. Si tratta di una affermazione di fatti ai quali egli stesso, insieme agli altri apostoli, è stato testimone o che gli sono stati rivelati. Contestata innumerevoli volte nel corso della storia, questa testimonianza ha resistito al test del tempo e dovrebbe essere ripetuta oggi senza timore per chiamare alla fede ed alla salvezza anche i nostri contemporanei. Giovanni stesso afferma apertamente quale sia la finalità della testimonianza scritta che ha composto: “questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome” (Giovanni 20:31).

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: "Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"». Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere” (Giovanni 1:14-18).

Esaminiamo il contenuto di questo testo.

La Parola diventata Carne

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (14-15).

1.1 “La Parola è diventata carne” - carne umana, un essere umano. Questo versetto rappresenta l’affermazione più concisa di ciò che la teologia chiama incarnazione nel Nuovo Testamento. Si tratta dell’affermazione più stupefacente, ardita e “incredibile” che chiunque mai potrebbe fare.

Non c’è religione al mondo che abbia mai osato o che osi fare tali straordinarie affermazioni - affermazioni che alcune religioni considerano una bestemmia o che un cieco razionalismo considera insensate. Le religioni del mondo possono al massimo considerare degli uomini come “profeti” che parlano a nome di una divinità, oppure uomini o, occasionalmente, donne che si sono o sono stati così esaltati tanto da raggiungere la divinità stessa. Ci sono stati e ci sono ancora re ed imperatori creduti essere figli di divinità, ma nessuno è mai giunto ad affermare che l’Iddio Creatore si sia così abbassato tanto da diventare, per amor nostro, carne e sangue umani. Egli è diventato umano: un uomo debole, mortale e limitato. Non un potente dominatore politico come l’Imperatore del Giappone, ma un uomo ordinario - un uomo del popolo. Questo fatto tanto ha imbarazzato, nel corso della storia, alcuni gruppi cristiani, tanto da farli erroneamente affermare che Cristo solo sembrava essere uomo, oppure solo sembrava essere divino, rappresentando “virtualmente” Dio. Questo, però, non è ciò che il nostro testo ispirato dice o intende dire. Hanno provato anche a distorcere abilmente questo testo per fargli dire quel che non dice. La fallacia di quelle interpretazioni, però, è stata ampiamente smentita.

Vero è, naturalmente che il Vangelo (e l’ortodossia cristiana) specifica attentamente e giustamente che a diventare uomo non era Dio Padre, ma la seconda Persona della Santissima Trinità, l’eterno Figlio di Dio, il Logos di Dio (la Parola). Questa è una distinzione sottile, ma non c’è modo alcuno per equivocare il fatto che Gesù, il Cristo, era e rimane in piena comunione con Dio Padre e condivide con Lui i Suoi divini attributi. Giovanni 1:1 rende chiaro che il Logos era pienamente Dio, e rende pure chiaro che, nel contempo, Egli fosse pienamente uomo, sebbene con una differenza significativa. Gesù non condivideva la peccaminosità dell’umanità come oggi si manifesta nella sua condizione decaduta rispetto all’origine. Gesù, il Cristo, era ciò che gli esseri umani dovevano essere fin dall’inizio, tanto che il Nuovo Testamento chiama Gesù il secondo Adamo. In ogni caso, nel testo, “carne” mette in rilievo solo la Sua umiltà e debolezza. Le affermazioni di Giovanni rimangono incomparabili, straordinarie ed ardite.

1.2 L’eterna Parola di Dio “ha abitato per un tempo fra di noi”, è venuta nel nostro “vicinato”, ha preso la sua residenza nel nostro mondo, letteralmente ha posto il suo “tabernacolo” qui da noi. Questo fatto richiama il tabernacolo dell’Antico Testamento, laddove la Shekinah, la gloria visibile della presenza di Dio, si era compiaciuta di risiedere. Il Cristo promesso è venuto ad abitare fra il Suo popolo, “è venuto in casa sua” (1:11) e la gloria di Dio, così come aveva accompagnato l’antico Israele durante l’Esodo, poteva essere vista, era manifesta, in Gesù, aveva preso residenza nella persona di Gesù. La maggior parte del Suo popolo, però, non l’ha riconosciuto, “non l’hanno ricevuto” (1:11 b).

1.3 La testimonianza, poi, dice, “noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre”, che potrebbe essere tradotto: “Noi abbiamo veduto la sua gloria - la gloria dell’unico e solo Figlio del Padre”, o “dell’Unico”. Tradurre qui “unigenito” potrebbe non essere del tutto chiaro o adeguato. Non si tratta, infatti, di un’affermazione che voglia essere metafisica, non è intesa a spiegarci “la sostanza” o la modalità di questa figliolanza. Il termine greco viene di solito usato per indicare “un figlio unico” nel senso di “unico nel suo genere”. L’aggettivo è simile a quello usato per descrivere Isacco, che non era l’unico figlio di Abramo, ma l’unico nel suo genere, il figlio della promessa. E’ così che il termine significa “unico nel suo genere” e questo titolo è riservato a Gesù. Sebbene ogni cristiano sia dichiarato figlio di Dio per grazia, attraverso un’adozione, Gesù è Figlio di Dio in modo unico, per eccellenza.

1.4 “piena di grazia e verità”. Per “grazia” qui non si intende “Qualità naturale di tutto ciò che, per una sua intima bellezza, delicatezza, spontaneità, finezza, leggiadria, o per l’armonica fusione di tutte queste doti, impressiona gradevolmente i sensi e lo spirito”, o “buona disposizione dell’animo verso altri, favore, benevolenza,” per quanto questo possa pure essere vero per Gesù, e non intende essere come il titolo dato a regnanti o nobili, del tipo “Sua Grazia”. Significa che il Cristo è venuto per noi come fonte traboccante di sovrano ed immeritato favore per la salvezza di peccatori penitenti, e il mezzo per il quale vengono impartite indicibili benedizioni. Nel Suo ministero di Mediatore fra Dio e gli esseri umani, il Cristo (e solo Lui) era “pieno di grazia”, ricolmo delle benedizioni della Grazia di Dio che giustifica, perdona, adotta, santifica e rende perseveranti; pieno di tutte le promesse della Grazia: luce, vita, forza, conforto, pace e gioia. Egli era ed è la fonte della verità, di ogni verità. Egli era ed è la somma la sostanza di tutti i tipi e delle profezie che Lo riguardano. Egli è Colui che ha adempiuto tutti gli impegni e le promesse di Dio Padre. Egli era ed è l’Amen, il verace “Così sia” della benevolenza di Dio verso coloro ai quali Egli concede la Sua grazia, espressione della fedeltà e dell’integrità di Dio.

Gesù stesso, di fatto, dice: “Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:9-10).

2. La venuta del Cristo era stata preparata

“Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: ‘Colui che viene dopo di me mi ha preceduto’”.

Secondo gli eterni propositi di Dio, la venuta di Gesù, il Cristo, il Messia, non è venuta fuori improvvisamente, dal nulla. La Sua venuta era stata chiaramente preannunciata da 352 profezie sull’avvento del Messia nell’Antico Testamento. Egli, però, doveva essere stato pure annunciato dall’ultimo e più grande dei profeti: Giovanni Battista. Giovanni era colui che doveva indicare con la sua stessa mano Gesù come l’atteso Messia, l’Agnello di Dio. Giovanni afferma questo in modo chiaro, aperto e pubblico, in modo potente, con sicurezza e certezza, con audacia e risolutezza priva di timore, con grande zelo e fervore. Egli lo fa in modo evangelico: abbassando sé stesso e la creatura ed esaltando Cristo, Difatti Giovanni dice che Gesù “è di grado superiore”, sorpassa Giovanni stesso. Gesù è il più grande in assoluto. Come i profeti sono “figli del tempo”, Gesù è “figlio dell’eternità”, esisteva già da prima di Giovanni, già da prima di Abramo.

Un giorno Gesù stesso dice ai giudei che stavano ascoltandolo che Lui conosceva intimamente Dio Padre. Perché: “io lo conosco, e se dicessi di non conoscerlo, sarei un bugiardo come voi; ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abraamo, vostro padre, ha gioito nell'attesa di vedere il mio giorno; e l'ha visto, e se n'è rallegrato». I Giudei gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abraamo?» Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono». Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio” (Giovanni 8:55-59).

Doni traboccanti

“Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (16) or “noi abbiamo ricevuto dalla sua pienezza un dono di grazia dopo l’altro”.

Il popolo di Dio, il popolo che Egli scelse per Sé già da prima che iniziasse la storia di questo mondo, ha ricevuto dalla Sua generosa abbondanza, dal suo tesoro ricco ed abbondante, ed immeritatamente, una benedizione dopo l’altra, un dono generoso dopo l’altro. In Cristo essi hanno ricevuto il dono più grande possibile, perché Gesù è la fonte di ogni benedizione.

Queste preziose benedizioni sono riassunte dall’apostolo Paolo quando scrive: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza” (Efesini 1:7-8), e “Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Corinzi 1:30).

Il ruolo della Legge e la superiorità della Grazia

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (17). La Legge di Dio, morale e cerimoniale, data attraverso Mosè, era già un dono prezioso. A causa, però, del peccato, che ha corrotto completamente la nostra natura, essa non poteva renderci giusti e salvarci di fronte a Dio.

4.1 La Legge morale. La Legge morale era stata originalmente data ad Adamo come la regola perfetta attraverso la quale lui (e l’umanità in lui) avrebbe potuto vivere una vita compiuta ed armoniosa. La Legge era stata radicata nella creatura umana, e ad essa la nostra coscienza ancora rende testimonianza. Essendo stata infranta dalla nostra folle ribellione, la Legge di Dio è ora stata quasi cancellata dalla nostra mente e memoria, come pure soppressa proditoriamente. La stessa legge era stata data a Mosè “in una nuova edizione”, per iscritto. Essa rileva quali siano i nostro doveri sia verso Dio che verso il nostro prossimo. Essa rileva, rende evidente il peccato che risiede in noi, ci accusa, ci convince della verità del giudizio che emette e per essa ci condanna. La Legge morale, però, non può darci la forza di eseguire ciò che essa esige. Essa non ci offre neanche una minima traccia di perdono, né ammette il ravvedimento. Per queste ragioni, benché la Legge sia sommamente benefica, giusta e buona per natura, si contrappone alla Grazia che riceviamo in Cristo.

4.2 La Legge cerimoniale. La Legge cerimoniale rilevava, esemplificava, quanto la natura umana sia giunta ad essere contaminata, come pure la colpa ed il castigo che il peccato merita. Essa era tipologia ed ombra della liberazione che si sarebbe ottenuta in Cristo, ma non poteva impartire la Grazia che essa adombrava. Dovevano essere provveduti dei sacrifici per implorare il perdono di Dio per i loro peccati ed impegnarli in una rinnovata ubbidienza. Il fallire, il mancare di applicarla debitamente era l’esperienza costante di Israele, così come il fallimento è la nostra esperienza quando noi cerchiamo di applicarla. La grazia per noi tutti, però, giunge solo attraverso la persona e l’opera di Gesù Cristo, perché è stato Lui a pagare, in nostra vece, il debito del nostro peccato ed a vivere una vita di perfetta giustizia, quella che poteva esserci accreditata. Questa è la ragione per la quale la Legge di Dio si contrappone alla Grazia ed alla verità.

4.3 La Legge ci rende consapevoli dei nostri peccati. La Legge, così, assume la funzione, della massima importanza, di renderci consapevoli dei nostri peccati, dei nostri fallimenti nel cercare di conformarci al modello di vita sovranamente stabilito da Dio per la nostra vita. Il che conduce alla nostra giusta condanna, condanna che pienamente meritiamo come trasgressori della Legge. L’apostolo Paolo scrive: “Noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne fa un uso legittimo; sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto ma per gl'iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gl'irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che egli mi ha affidato” (1 Timoteo 1:8-11).

Entrambi questi tipi di legge, morale e cerimoniale, erano stati dati da Mosè, come portatore della verità di Dio, al popolo di Dio. Era per loro indubbiamente un grande onore avere ricevuto questa Legge, ma Gesù Cristo è molto più grande di essa, come molto più grande è il Suo ministero: la Grazia di Dio, quella che ci libera dalla condanna che meritiamo come peccatori, è venuta con Gesù Cristo ed è sempre legata a Lui. Il termine “grazia” è un termine forense, legale, e significa essere liberati dalla condanna che giustamente meritiamo come peccatori. La Grazia è il dono dato a tutti i peccatori pentiti che si affidano alla Persona ed al ministero di Gesù. Lui e solo Lui è il mezzo attraverso il quale possiamo essere perdonati e riconciliati con Dio.

Il solo che abbia “visto” Dio

Alla fine, il nostro testo dice: “Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere”.

Nessuno può dire di conoscere Dio a fondo. Nessuno ha mai visto Dio faccia a faccia. Possiamo solo vedere un bagliore della Sua maestà osservando ciò che Egli ha creato anche se, a causa della nostra peccaminosità, persino noi sopprimiamo questa conoscenza che abbiamo di Lui. Le religioni di questo mondo sono solo un vano tentativo umano di raggiungere Dio con i nostri mezzi. È solo attraverso Gesù Cristo, che è l’unico che abbia camminato in questo mondo ad avere visto il volto di Dio, che possa perfettamente rivelarcelo, perché Egli è stato da sempre vicino al Suo cuore ed al Suo fianco. Egli conosce Dio intimamente perché ne ha avuto e ne ha esperienza diretta. Questa è la ragione per la quale solo Gesù può compiutamente rivelarci Dio.

Gesù è quello che ci ha fatto conoscere Dio come nessun altro. In questo versetto finale del prologo del vangelo di Giovanni, raggiungiamo il culmine e l’affermazione ultima della carriera terrena del Logos, vale a dire nel nome di Gesù. L’Unico (Giovanni 1:14), l’Unico che abbia preso natura umana incarnandosi (diventando carne umana), Colui che è in Sé stesso pienamente Dio (la Parola era Dio), che è da identificarsi con l’Eterno della rivelazione veterotestamentaria, questi e solo questi ha rivelato pienamente com’é Dio. Come disse Gesù a Filippo in Giovanni 14:9: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: ‘Mostraci il Padre’?”.

Conclusione

Dopo aver ricevuto e riflettuto su ciò che ci dice l’apostolo Giovanni nell’introduzione al suo vangelo, facciamoci tre domande.

1. In che modo coltiviamo il discernimento per proteggere noi stessi e la nostra famiglia dalla pubblicità ingannevole? Non vi sono solo frodi commerciali, ma anche frodi religiose. Il discernimento “il discernimento degli spiriti” o “il dono di distinguere fra gli spiriti” è un dono dello Spirito Santo (1 Corinzi 12:10). La chiesa cristiana ha bisogno di tanti doni, ma io credo che oggigiorno questo sia fra quelli più importanti.

2. Il più importante atto di discernimento oggi riguarda quale versione di “Gesù”, sia quella in cui crediamo. Ve ne sono molte oggi di “versioni” di Cristo, ma non tutte solo quelle della Bibbia. Difatti, oggi vi sono molti falsi cristi ed essi non salvano, ma rafforzano la perdizione di chi li segue. Non possiamo prendere nulla per scontato, nemmeno del Cristo che in cuor nostro riteniamo essere “quello giusto”. Dobbiamo verificare, verificare sempre attentamente studiando le Sacre Scritture. Ricordate quelli di Berea dei quali parla il libro degli Atti? Anche di fronte all’insegnamento di Paolo “Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così” (Atti 17:11).

3. Ciò che Gesù Cristo venne a portare e continua a portare è Grazia e Verità. Non si tratta di concetti astratti. La Sua opera, pur essendo stata realizzata in un tempo ed in un luogo nlontano da noi, e con implicazioni eterne ha una dimensione ed un impatto sul “qui ed ora”. Avete voi fatto esperienza delle Sue benedizioni tanto da essere oggi, nella vostra vita, testimoni viventi verso il mondo incredulo, della loro realtà? “Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità” (1 Giovanni 1:6).

Possa Dio concedere a ciascuno di noi oggi di rispondere di sì a ciascuna di queste domande.

Paolo Castellina, 30 maggio 2016.

Preghiera conclusiva

Signore Iddio, ti ringraziamo per aver ricevuto quest’oggi questa tua Parola e che lo Spirito Santo ci ha assistito nel rifletterci su con intelligenza in vista dell’applicazione nella nostra vita alla Tua gloria. Tutto viene da te e a te solo dobbiamo dare gloria. Abbiamo bisogno del tuo dono di discernimento per poter distinguere ciò che viene da Te da ciò che proviene da una fonte diversa ed ingannevole; abbiamo bisogno dell’audacia di proclamare la verità immutabile sul Tuo Figlio Gesù Cristo, sia che la gente la gradisca oppure meno, per la Tua gloria e per la loro salvezza; abbiamo bisogno di fare esperienza sempre più grande della Tua forza, volontà e benedizioni della Tua presenza, per la nostra santificazione e testimonianza. Solo Tu puoi darci tutto questo secondo le Tue promesse. Te lo chiediamo nel nome prezioso del Tuo Figlio e Salvatore nostro Gesù Cristo che, con Te e con lo Spirito Santo, vive e regna come un solo Dio, ora e per sempre. Amen.