Studi biblici/Giovanni 1:10-18

Da Tempo di Riforma.
Sintesi
Bisogna evangelizzare, vale a dire annunciare l'Evangelo, la Buona Notizia. Questo è un preciso mandato che il Signore Gesù ha affidato ai Suoi discepoli di ogni tempo e paese. Che cosa significa, però, "evangelizzare"? Quali sono esattamente i termini di questa "buona notizia" che dobbiamo comunicare? Non è da prendere per scontato che con questo tutti intendano la medesima cosa. Di fatto ci troviamo spesso di fronte, nella pratica di chiese e gruppi cristiani, non tanto a "evangelizzazione", ma a "mistificazione" e a falsi vangeli. Questa non è un'affermazione esagerata. Anche gli apostoli si trovavano talvolta di fronte a cristiani che credevano di comunicare l'Evangelo, ma che di fatto predicavano "altro" e in modo non appropriato, "mezze verità". Gli apostoli non avevano timore di rilevarlo e denunciarlo. Sono privi di discernimento coloro che dicono "basta fare qualcosa". Il "che cosa" e il "come" sono questioni rilevanti. Il Nuovo Testamento definisce contenuti e metodi dell'autentica evangelizzazione. L'apostolo Giovanni, nel testo biblico di questa domenica (1:10-18) ci presenta un Evangelo in miniatura e questo vogliamo oggi analizzare.

Evangelizzazione: nient'altro che il Cristo

Evangelizzazioni mistificanti

Conoscete il significato del termine “mistificazione”? Ecco come la definisce un vocabolario [1]: “mistificazióne – Distorsione, per lo più deliberata, della verità e realtà dei fatti, che ha come effetto la diffusione di opinioni erronee o giudizî tendenziosi, sia in campo ideologico sia, per esempio, nel settore del commercio e della pubblicità, al fine di trarre vantaggio dalla credulità altrui; operare una mistificazione; rimanere vittima di una mistificazione; tentativi di mistificazione; le mistificazioni. della società contemporanea. Con significato più generico, imbroglio, falsificazione. Davvero molte sono le mistificazioni della società contemporanea, caratterizzata da intensa ed efficace propaganda di ogni tipo, come pure dalla sempre più grande perdita di significato oggettivo delle parole che usiamo [2]. Delle parole oggi mistificate se ne potrebbe fare un intero catalogo e, per ciascuna di esse, un articolo di rettificazione e di denuncia.

Una di queste parole è “vangelo” o “Evangelo”, e mistificatoria, vale a dire, che altera la realtà dei fatti che lo riguardano con ingannevoli mezze-verità, è la propaganda di chiese e gruppi di ogni tipo che, a loro dire, “evangelizzano” o almeno, “parlano di evangelizzazione”. Chi non si accontenta di slogan e conosce a fondo il Nuovo Testamento, si accorgerà ben presto, infatti, come vi sia una sostanziale discordanza fra ciò che il Nuovo Testamento intende per vangelo, la “buona notizia” per eccellenza, e ciò che oggi, in diversi ambienti, si definisce tale. Non entro ora nel dettaglio delle “pubblicità ingannevoli” che vengono fatte passare per evangelizzazione (ce ne sono di tipo diverso) e non nominerò alcuna particolare “agenzia di mistificazioni” (lo farò in altra sede). Desidero ora solo rilevare il problema come introduzione all’autentica evangelizzazione che il testo biblico di oggi rappresenta.

“Consola” il fatto che il problema dei falsi vangeli che propongono ingannevoli “mezze-verità” non è nuovo. L’apostolo Paolo, ai cristiani della Galazia, scrive queste parole: "Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Ché poi non c'è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema" (Galati 1:6-8).

Sebbene vi siano oggi cristiani e chiese che non evangelizzano (come sarebbe loro dovere fare), non dobbiamo essere così privi di discernimento da accettare per buona una qualsiasi attività di “evangelizzazione”, credendo ingenuamente che “l’importante è fare qualcosa”. Il “che cosa”, infatti, è altrettanto importante del fare. Evangelizzare è ciò fanno i quattro evangelisti per eccellenza nel Nuovo Testamento, ciascuno con il suo proprio stile ed accento ed essi s'incentrano tutti su Cristo, le Sue credenziali come Signore e Salvatore, la Sua opera ed "effetto" su chi si affida a Lui.

Il testo biblico

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione fa parte del famoso prologo del vangelo secondo Giovanni. Anche Giovanni, nello stile che gli è proprio, ci presenta e specifica diverse testimonianze tese ad accreditarci la Persona e l’opera di Gesù di Nazareth come il Cristo ed il Salvatore del mondo. Sono testimonianze che, pur non essendo tutte le possibili, hanno un unico obiettivo, quello che egli dichiara al termine del suo vangelo: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome” (Giovanni 20:30-31). In particolare, Giovanni ci parla dell’Incarnazione dell’eterno Figlio di Dio in Gesù di Nazareth. Evangelizzare significa presentare, infatti, la Persona e l’opera di Gesù di Nazareth quale il Cristo, affinché sia accolto e seguito. Allora “le cose cambiano” davvero: anche di questo ne abbiamo ampia testimonianza, allora come oggi. Leggiamo così il testo di Giovanni 1:10-18 ed esaminiamolo con attenzione. Esso può essere considerato una miniatura dell’intero Evangelo.

“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: "Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"». Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere” (Giovanni 1:10-18).

Il rifiuto del mondo

“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto” (10-11).

L’evangelista Giovanni non parla della nascita e dell’infanzia di Gesù, ma proietta la Sua origine ed esistenza all'indietro nel tempo, nell’eternità di Dio. L’eterno Figlio di Dio, “componente” dell’Essenza di Dio ed artefice della creazione stessa, visita personalmente, in Gesù di Nazareth, la terra che Egli ha donato al Suo popolo eletto e che Gli appartiene. Non viene però riconosciuto come tale dalla maggior parte del popolo di Israele che pure dovrebbe rappresentarlo e servirlo in questo mondo e che attendeva il Messia! Egli viene nella casa di cui è proprietario, ma coloro che la abitano non Lo ricevono.

Si potrebbe dire lo stesso per il mondo. L’eterno Figlio di Dio visita personalmente in Gesù di Nazareth, il mondo che ha creato e che Gli appartiene. Sue, infatti, sono le creature umane. Esse portano la Sua immagine e sono state intese per godere della comunione con Dio e servirlo. Dai più, però, non viene però riconosciuto come tale. Egli viene nella casa di cui è proprietario, ma coloro che la abitano non Lo ricevono. Perché? Perché l'essere umano è una creatura ribelle che ambisce a "non avere padroni", vuole essere indipendente e dio a sé stesso. Così facendo, la sua mente viene oscurata da questa Caduta e peccato e nemmeno dei miracoli riusciranno a persuaderlo: “Sebbene avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui” (Giovanni 12:37). Per loro persino “la luce del mondo” è incomprensibile [3] perché di fronte ad essi sono spiritualmente ciechi. La Luce della conoscenza di Dio brilla su tutti, ma la maggior parte non la vede. La reazione più caratteristica alla Parola, infatti, è quella del rifiuto e dell’indifferenza. Sono determinati. Dicono: “Non vogliamo che costui regni su di noi” . Pensano di guadagnarci senza di Lui, di essere più liberi!

Accoglienza e figliolanza

“...ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio” (12-13).

In contrasto con il rifiuto c’è l’accoglienza. Quando Gesù è venuto, non tutti hanno respinto Gesù: alcuni Lo hanno accolto quale loro Signore e Salvatore, il legittimo Re che viene a pretendere ciò che Suo. A questi Egli ha fatto un dono: ha dato loro il diritto, l’autorità di diventare figli di Dio.

Ricevere Gesù equivale a "credere nel Suo nome". Credere non vuol tanto dire "ammettere" che Egli sia Signore e Salvatore, ma riceverlo, accoglierlo volentieri nella nostra vita come il solo che davvero possa illuminarla e restituirla alla sua funzione originaria. Egli accende in noi una luce che non solo illumina il nostro cuore, ma contribuisce pure ad illuminare coloro che ci attorniano. L’espressione “il Suo Nome” riassume tutto ciò che Egli è. Credere nel Suo Nome significa accogliere la rivelazione su chi è Gesù. Il significato del Suo nome significa: “Dio salva”. Dio salva dal peccato e dalle sue conseguenze tutti coloro che si affidano alla Sua Persona ed opera così com’è rivelata nelle Sacre Scritture. Il peccato comporta tragiche conseguenze a livello temporale ed eterno anche e soprattutto di tipo penale. Il peccato, infatti, è la trasgressione alle leggi morali che Dio ha sottoposto le creature umane per la loro vita ed integrità. Gesù è venuto per prendere su di Sé le conseguenze penali del nostro peccato e per rigenerarci moralmente e spiritualmente riconciliandoci con Dio. Credere in Lui significa affidarsi completamente a Lui riconoscendo il nostro misero stato morale e spirituale di peccatori condannati e perduti e rinunciare ad ogni pretesa. Credere non significa soltanto accettare intellettualmente i fatti che l’Evangelo ci annuncia al riguardo di Cristo. Credere implica da parte nostra un atto di fiducioso abbandono a Lui e di ubbidienza. Nell’Evangelo di Giovanni la fede è considerata nei termini di un rapporto vivo e personale con Gesù Cristo che inizia con l’accoglienza consapevole di tutto ciò che l’Evangelo ci annuncia a Suo riguardo.

Rapportarci con fede ed ubbidienza al Signore e Salvatore Gesù Cristo significa stabilire un rapporto del tutto particolare con Dio: quello di autentici Suoi figli. Essere figli di Dio non è un fatto naturale, ma un diritto che si acquisisce accogliendo Gesù Cristo come nostro Signore e Salvatore.

Certo, c’è un senso in cui tutti gli esseri umani sono figli di Dio in quanto creature generate da Lui. Giovanni ed il resto nel Nuovo Testamento, però, non si riferisce tanto a questo aspetto dell’essere figli di Dio. Essere figli di Dio implica soprattutto una “somiglianza” morale e spirituale con Dio e con il Suo Cristo nell’ambito di un rapporto costante e consapevole con Lui suggellato dall’impegno di un patto. Con la ribellione ed il peccato questa somiglianza e rapporto è stata pregiudicata. Il patto creazionale fra Dio e la creatura umana è stato infranto. Con Gesù, però, esso torna ad essere possibile. Gesù ci riconcilia con Dio e con Lui riacquistiamo il diritto di essere considerati figli di Dio. Tutti coloro che vengono associati a Gesù, l’eterno Figlio di Dio per eccellenza, sono adottati da Dio nella Sua famiglia ed riacquistano i diritti legali a tutto ciò che questa figliolanza comporta.

Questa figliolanza non è un diritto naturale che sorge da una discendenza fisica, come poteva essere quella degli israeliti da Abraamo e di cui allora molti si vantavano [4]. Essa non è il risultato di una nascita naturale come quella che deriva dall’essere semplicemente umani. Non è il risultato di una decisione umana, neanche la nostra, ma di una rinascita spirituale, di una rigenerazione che Dio opera in coloro ai quali Egli concede la Grazia e porta a Cristo. Si tratta di un diritto alla figliolanza sulla base di una rigenerazione spirituale operata sovranamente da Dio. Coloro che sono in comunione con Cristo possono dire: “In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui” (Efesini 1:4). L’adozione in Cristo è una promessa di cui ci parla l’intero Nuovo Testamento: “Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza” (2 Pietro 1:4).

Due sono, allora, le facce di questa “medaglia”: noi accogliamo Cristo e Dio ci accoglie in Cristo. Questo trasforma l’intera nostra esistenza, compresa la nostra posizione legale di fronte a Dio, ed avrà per noi immutabili conseguenze eterne. Credere in Cristo di fatto vuol dire essere coinvolti in un’esperienza esistenziale completa: è “coinvolgente”. Credere in Cristo è quel rapporto con Lui basato sulla fiducia che ci cambia e, così come esso è legalmente stabilito, ci porta gradualmente ad essere moralmente e spiritualmente simili a Lui. In comunione con Lui siamo come rami innestati che ricevono linfa vitale e che a suo tempo producono buoni frutti alla Sua gloria.

Con noi una vita gloriosa

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (14).

La Parola, che esisteva da sempre con Dio prima che il mondo sorgesse, è diventata un’essere umano: questa è la più concisa affermazione biblica che abbiamo sull’incarnazione. Gesù non aveva solo apparenza umana [5]: Egli di fatto è diventata uomo [6], “carne”, pur conservando pienamente la Sua divinità. Il verbo “diventare” di solito implica un cambiamento completo, ma non nel caso di Gesù, che non ha cessato di essere Dio. Il termine “carne” nella Scrittura può avere diverse accezioni, ma qui significa semplicemente “essere umano” o “di natura umana”, L’eterno Figlio di Dio assume natura umana, senza però condividere la condizione di peccatore, quella che tutti ci accomuna dopo la Caduta. Si potrebbe così dire che il Figlio di Dio assuma la natura umana com’essa era prima della Caduta, quello che dovevamo essere: creature in piena comunione con Dio. Giovanni non dice che il Figlio di Dio abbia assunto un corpo, ma che sia diventato essere umano. L’umanità di Gesù è vera e genuina.

Il Figlio di Dio “ha abitato”, così fra l’umanità, letteralmente “ha piantato temporaneamente la sua tenda” fra di noi nei termini in cui Dio dimorava con Israele durante l’Esodo, rivelandosi nella Sua tenda (o tabernacolo) [7]. Salomone riteneva impossibile che Dio potesse dimorare sulla terra (“Ma è proprio vero che Dio abiterà sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita!” [8]), ma è esattamente ciò che è avvenuto con Gesù. Per la prima volta Giovanni qui fa corrispondere esplicitamente la Parola con Gesù, ma non userà più questo termine, limitandosi al nome storico Gesù. Come l’eterno Figlio di Dio era Parola creatrice di Dio ed esecutore della volontà del Padre, così come Figlio di Dio incarnato esercita in quanto uomo gli stessi poteri e rivela la Persona del Padre.

La “gloria” di Gesù è la Sua divinità, così come si era manifestata ai Suoi discepoli [9]. Il carattere e le qualità di Dio sono come quelle che rendono un figlio simile al suo padre terreno, soltanto che nel caso di Gesù questa corrispondenza è esatta [10]. E’ nell’episodio della Trasfigurazione che questa gloria di Cristo appare a Pietro, Giacomo e Giovanni [11]. Di carattere unico è il rapporto e la somiglianza di Gesù con il Padre. Egli è “l’unigenito” [12]. Benché noi si diventi in Lui figli di Dio, non saremo mai del tutto come Lui. Egli è “unico del suo tipo”

La gloria di Dio è caratterizzata da “grazia e verità”, vale a dire letteralmente “bontà e veracità” [13]. L’incarnazione è stata la più grande possibile espressione della benevolenza di Dio per le creature umane ed il modo migliore per comunicare accuratamente la verità alla comprensione umana. Ciononostante, non tutti colgono questa comunicazione. Né la grazia né la verità di Cristo sono conoscibili di per sé stesse senza una personale e sovrana rivelazione da parte di Dio, perché l’effetto disabilitante del peccato impedisce all’uomo naturale di cogliere persino ciò che sarebbe evidente.

Una grazia sovrabbondante

“Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: ‘Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia’»” (15-16).

Giovanni il Battista è testimone del fatto che Gesù sia il Cristo insieme agli Apostoli. Giovanni ci presenta sette testimonianze esplicite dell’identità di Gesù [14]. Giovanni dichiara espressamente la superiorità di Gesù rispetto a lui stesso. La superiorità di Gesù risiede nella Sua pre-esistenza con il Padre e quindi la Sua divinità. La testimonianza di Giovanni è molto importante in questo vangelo [15] La gloria che Gesù manifesta è fatta di benevolenza e veracità (v. 14), ma dalla pienezza di quella grazia le sue diverse espressioni si moltiplicano, come nel mare onda segue onda, che lava i credenti di successive benedizioni. La grazia di Dio in Cristo può soddisfare ogni autentico bisogno umano [16]. Quel “grazia su grazia” può anche significare che con Gesù vi è ancor più grazia di quella manifestata quando il popolo di Dio aveva ricevuto la Legge tramite Mosè.

Una vita armoniosa possibile

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (17).

Mosè è stato il tramite attraverso il quale Dio ha dato la Sua Legge al Suo popolo. Gesù Cristo è il tramite attraverso il quale Dio manifesta grazia abbondante e verità. Ciò che Dio dispensa con Gesù è superiore a ciò che aveva dispensato con la Legge morale [17]. La Legge è una benedizione per la vita del popolo di Dio perché suo tramite può vivere in perfetta armonia con Dio e con il prossimo, ma a causa della forza disabilitante del peccato, l’uomo non riuscirà mai a raggiungere la pace desiderata, anzi, si rivelerà per lui una maledizione. La grazia in Cristo dona all’uomo quella pace che da sé non potrebbe raggiungere per poter vivere serenamente le benedizioni risultanti dall’ubbidienza alla legge. Solo la grazia è una forza abilitante.

Quel che Dio aveva mostrato d’essere attraverso la Sua rivelazione nella Torah, così ora Cristo mostra ciò che è nell’Incarnazione. La Torah (la Legge) era un dito puntato verso Cristo, per segnare, nella Sua grazia il sentiero che i credenti in Cristo avrebbero percorso, sentiero di vita e di comunione con Lui [18]. Il punto che Giovanni esprime non è “Legge cattiva, grazia buona”, ma “La legge è buona, la grazia ancora più buona!”.

Siamo quindi di fronte a due diversi periodi, due diverse “economie” non nel senso di due modi diversi di essere salvati, ma di due momenti di una stessa realtà: il tracciare la via (la Legge) e la forza per percorrerla (la Grazia). Anche nell’Antico Testamento la salvezza era per grazia (guardando al Cristo futuro). L’”acqua” dell’Antico Testamento (buona), diventa migliore quando Cristo la trasforma in vino, la verità che proclama ciò che Gesù opera alle Nozze di Cana [19]

Dio pienamente rivelato

“Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere” (18).

Nella Scrittura vi sono molti brani che ci parlano di persone che hanno avuto esperienze dirette di Dio attraverso visioni, teofanie o rappresentazioni antropomorfe [20]. Si tratta sempre di esperienze mediate, perché nessuna creatura può attendersi di vedere Dio nella Sua essenza. A Mosè Dio pure dice: “Il mio volto non si può vedere" (Esodo 33:23). Solo uno, il Cristo, è stato di fronte a Dio e può rivelarcelo compiutamente. Egli è stato “nel seno del Padre”, intrattiene con Lui dall’eternità uno stretto rapporto, tanto che Egli stesso misteriosamente può e deve essere considerato Dio o, come ci siamo espressi “una componente” di Dio. Dio è invisibile non perché non sia reale, ma perché i nostri sensi non sono in grado di percepirlo, così come i nostri occhi possono solo vedere una parte soltanto del reale, il resto è a noi inaccessibile. Shakespeare diceva nell’Amleto: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” [21]. E’ solo attraverso “sensi spirituali”, quelli che ci sono donati con la rigenerazione, che noi possiamo ampliare la nostra visione così come strumenti tecnologici l’allargano sulle cose fisiche.

La rivelazione di Dio in Cristo è dunque la più accurata che chiunque al mondo ci possa dare. Egli è il Rivelatore ultimo di Dio. In Gesù l’eterno Logos di Dio entra nella nostra realtà come uno di noi per esserne appassionatamente coinvolto. La comunione con Gesù diventa per noi comunione con Dio. Gesù è stato “nel seno del Padre”, e i Suoi discepoli, come Giovanni, durante l’Ultima Cena, si era inclinato sul petto di Gesù: “Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava” (13:23).

Conclusione

In che cosa consiste questa “buona notizia” che la chiesa cristiana è chiamata a comunicare ed a vivere? Non sono pochi i cristiani e le chiese che la scambiano con le idee, le istituzioni ed i programmi di questo mondo. V’è chi si dà da fare per diffonderli anche con le tecniche più raffinate della propaganda e della pubblicità come se fosse un prodotto commerciale da “piazzare sul mercato”. Più che evangelizzazione abbiamo così a che fare con una mistificazione, qualcosa di ingannevole portato avanti con maggiore o minore buona fede, di falsi vangeli fatti passare per buoni e plausibili.

L’annuncio della Buona Notizia, però, com’era stato inteso fin dall’inizio, è essenzialmente un messaggio che ha per centro Dio ed il Suo Cristo. I vangeli e tutto il Nuovo Testamento evangelizzano presentando la Persona e l’opera di Gesù di Nazareth e le Sue credenziali. Essi testimoniano che Egli è il legittimo Sovrano e Creatore di ogni cosa che con un atto di stupefacente condiscendenza, entra personalmente in questo mondo di creature umane ribelli ed a Lui ostili per ricuperare a Sè stesso molte fra loro.

In Gesù Dio abita per un tempo fra l’umanità, contenendo in Sé stesso ogni grazia e verità, quelle che Egli elargisce a piene mani. Mentre la più gran parte di esse Lo disconosce e Lo respinge, Egli concede ad un numero scelto fra loro la grazia della salvezza portandole alla rigenerazione morale e spirituale della loro vita, qualcosa di simile ad una nuova nascita. Questa non è cosa che avrebbero mai essi stessi conseguire o solo volere. E’ così che esse si ravvedono dei loro peccati e, accogliendolo volentieri, Lo seguono nel cammino di una ritrovata e feconda comunione con Dio.

Dio dà loro il diritto di diventare figli adottivi di Dio accordando loro tutti i privilegi e le benedizioni che appartengono al Cristo. Di tutto questo profeti ed apostoli testimoniano. Così come Dio ha preparato questa salvezza attraverso l’esperienza storica del popolo di Israele che riceve tramite Mosè una legge di giustizia e di armonia, in Gesù Egli la realizza concedendo grazia su grazia a tutti coloro che Lo seguono: è così che Egli si fa conoscere: Colui che da sempre era “nel seno del Padre” ci fa conoscere come nessun altro il volto di Dio. E’ così che Dio si fa conoscere anche a noi oggi e ci chiama per grazia alla comunione con Sé. Non rimarrà senza effetto in coloro che ne sono coinvolti.

Paolo Castellina, 3 gennaio 2014

Testo e sermone per il 5/1/2014 - 2a Domenica dopo Natale - Epifania. Testi supplementari: Salmo 147:13-20; Geremia 31:7-14; Efesini 1:3-14.

Note

  • [1] http://www.treccani.it/vocabolario/mistificazione/
  • [2] Prevale oggi, infatti, il soggettivismo ed il relativismo.
  • [3] "Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?" (Matteo 13:55).
  • [4] Giovanni 8; Romani 4; Galati 3.
  • [5] Giovanni si contrappone così alle tendenze docetiche che affermavano come quella di Gesù fosse solo una parvenza umana, quasi che Dio non potesse avere a che fare direttamente con l’umanità.
  • [6] Filippesi 2:5-9.
  • [7] Esodo 25:8-9; 33:7, 11.
  • [8] 1 Re 8:27.
  • [9] Esodo 33:22; Deuteronomio 5:22; Isaia 60:1; 1 Giovanni 1:1-2.
  • [10] “...pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente” (Filippesi 2:6).
  • [11] Matteo 17:2-8; Marco 9:2-8; Luca 9:28-36.
  • [12] v. 18; 3:16, 18; 1 Giovanni 4:9.
  • [13] Cfr. versetto 17.
  • [14] Le altre sono: Natanaele (Giovanni 1:49), Pietro (Giovanni 6:69), l'uomo cieco che Gesù guarisce (Giovanni 9:35-38), Marta (Giovanni 11:27), e Tommaso (Giovanni 20:28). Se vi aggiungiamo la testimonianza di Gesù stesso, ne abbiamo un totale di sette chiare.
  • [15] v. 6-8; 19-36.
  • [16] "...ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me" (2 Corinzi 12:9).
  • [17] "La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore (...) Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio" (Romani 5:20-21; Efesini 2:8).
  • [18] "Questi sono i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che il SIGNORE, il vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese nel quale vi preparate a entrare per prenderne possesso, così che tu tema il tuo Dio, il SIGNORE, osservando, tutti i giorni della tua vita, tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandamenti che io ti do, affinché i tuoi giorni siano prolungati. Ascoltali dunque, Israele, e abbi cura di metterli in pratica, affinché venga a te del bene e vi moltiplichiate grandemente nel paese dove scorrono il latte e il miele, come il SIGNORE, il Dio dei tuoi padri, ti ha detto" (Deuteronomio 6:1-3).
  • [19] Giovanni 2:1-11.
  • [20] Esodo 33:21-23; Isaia 6:1-5; Rev. 1:10-18; Esodo 33:20-23; Deuteronomio 4:12; Salmo 97:2; 1 Timoteo 1:17; 6:16; 1 Giovanni 4:12.
  • [21] “Attraverso la filosofia, come anche attraverso la scienza, cerchiamo di speculare sull’origine delle cose e del mondo, cerchiamo di dare un perchè a tutto, mentre in realtà molte cose sfuggono alla nostra comprensione e ai nostri strumenti d’indagine… qui Amleto teorizza l’esistenza di cose a noi sconosciute che in quantità e forma superano le visioni più ardite dei filosofi. Pone di fronte alla finitezza del pensare umano e all’infinito di ciò che si possa indagare e scoprire attraverso i sensi ed oltre essi”.