Studi biblici/Giovanni 16:5-15

Da Tempo di Riforma.

Le quattro libertà che ci dona lo Spirito Santo

Sintesi
Le celebrazioni tradizionali dei cristiani sono un'occasione preziosa per spiegare al mondo la nostra fede. Il mandato che Dio ci dà, infatti, è: “Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1 Pietro 3:15). Se è relativamente facile spiegare il significato del Natale o della Pasqua, meno facile è spiegare al mondo il significato della Pentecoste. La Pentecoste è indubbiamente una delle celebrazioni cristiane più misteriose per chi ha cuore e mente lontani da Dio e non ha mai fatto le intense esperienze che caratterizzano ancora oggi il discepolo di Cristo. Il testo biblico di questa domenica (Giovanni 16:5-15) spiega a noi ed agli altri che cosa significa ricevere il dono dello Spirito Santo, che può essere sintetizzato nel titolo che ho scelto per questa riflessione: "Le quattro libertà che ci dona lo Spirito Santo". Vediamo...

La difficoltà di spiegarsi...

Bracciaperte.jpg

Uno dei compiti che il Signore Gesù ha affidato ai Suoi discepoli di ogni tempo e paese, è quello di spiegare al mondo il contenuto della propria fede. Come ci dice l'apostolo Pietro: “Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1 Pietro 3:15).

Le celebrazioni del calendario cristiano sono, per questo, una preziosa opportunità: il Natale, la Pasqua, la Pentecoste... E' facile spiegare al mondo il significato del Natale, cioè la celebrazione della nascita di Cristo: chi è Gesù, perché è venuto in questo mondo, perché Egli sia importante per l'umanità... Già è meno facile spiegare che a Pasqua i cristiani celebrano la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. Qui, infatti, è necessario che la mente dei nostri interlocutori sia particolarmente aperta a concepire dimensioni della realtà che vanno al di là di ciò che percepiscono normalmente i nostri sensi.

Che cosa celebrano, però, i cristiani, a Pentecoste? La Pentecoste è indubbiamente una delle celebrazioni cristiane più misteriose per chi ha cuore e mente lontani da Dio e non ha mai fatto le intense esperienze che caratterizzano ancora oggi il discepolo di Cristo.

A Pentecoste i cristiani celebrano la Persona e l'opera dello Spirito Santo, che potremmo definire la manifestazione stessa di Dio nella loro vita personale, un prezioso dono che Iddio fa attraverso l'opera di Gesù. E' lo Spirito Santo, infatti, che rende Dio, per noi, una presenza reale e significativa.

Lo Spirito Santo, così è la sorgente stessa di ogni autentica esperienza cristiana. Gesù paragona l'opera dello Spirito Santo a quella del vento. Non possiamo vedere il vento: conosciamo il vento dai suoi effetti. L'occhio umano non percepisce le molecole d'aria che si muovono ad alta velocità, ma possiamo certamente vedere un albero sradicato da un forte vento. Allo stesso modo possiamo dire che possiamo conoscere lo Spirito Santo dai Suoi effetti, da ciò che fa.

La difficoltà di spiegare questa realtà dell'esperienza cristiana, è pure messa in evidenza da Gesù stesso, quando, parlando ai Suoi discepoli dello Spirito Santo, afferma: “...lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:17).

Una questione solo per “addetti ai lavori”?

Qualcuno, però, a questo punto, potrebbe dire: “Beh, se è così, se è solo una questione per gli 'addetti ai lavori' non me ne occupo, non mi interessa...”.

Tutto ciò che riguarda Gesù, però, riguarda ogni creatura umana, perché Gesù è venuto come Salvatore del mondo.

Quando, ad esempio, Egli interpella, un giorno, una donna samaritana (a Lui straniera, per altro) e coinvolge, per grazia di Dio, nell'opera dello Spirito Santo, lei va a raccontare ai suoi compaesani quanto le è avvenuto, ed essi esclamano: “Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo” (Gv. 4:42).

Il testo biblico

Sono molti i testi delle Sacre Scritture che ci parlano dello Spirito Santo, chi è e quale sia la sua funzione. Chi vuole presentarlo e spiegarlo, potrebbe utilmente utilizzare il testo biblico che oggi è sottoposto alla nostra attenzione, e che si trova nel vangelo secondo Giovanni al capitolo 16.

Di esso vi leggerò i versetti che vanno dal 5 al 15.

«Ma ora vado a colui che mi ha mandato; e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?". Invece, perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore. Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Gv. 16:5­-15).

Una delle cose che la Bibbia spesso associa allo Spirito Santo è la libertà. Scrive l'apostolo Paolo: “Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c'è lo Spirito del Signore, lì c'è libertà” (2 Corinzi 3:17). Considereremo, così, quest'oggi, sulla base del testo biblico di quest'oggi, quattro libertà che lo Spirito Santo produce nella nostra vita.

Lo Spirito Santo come Consolatore

La prima libertà che consideriamo, riguarda ciò che fa lo Spirito Santo nella vita di coloro che ancora non hanno un rapporto con Gesù Cristo.

Nel nostro testo, Gesù chiama lo Spirito Santo: “il Consolatore”. Questa non è una traduzione adeguata del termine originale greco: “Paraclito”, che significa letteralmente “Qualcuno che è stato chiamato a stare al tuo fianco per aiutarti”.

Nella Bibbia Iddio assegna questa funzione, per esempio, alla donna, quando, creando Eva, dice ad Adamo: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui» (Genesii 2:18). Nella Bibbia, ancora, si parla degli angeli in questo modo: “Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che devono ereditare la salvezza?” (Ebrei 1:14).

Più ancora di questi, lo Spirito Santo è Colui che Iddio mette accanto a coloro che Egli ama, come aiuto, sostegno, consigliere, avvocato, alleato, amico. Una presenza amica, insomma.

Gesù ci dice che parte delle funzioni che lo Spirito Santo svolge come Paraclito è “persuaderci”, “convincerci” di essere davvero peccatori condannati che hanno bisogno di un Salvatore. L'idea qui è che nel mondo noi viviamo in condizione di cecità spirituale: non vediamo e persino ostinatamente neghiamo come veramente siamo agli occhi di Dio.

Minimizziamo la nostra fondamentale colpevolezza, pensiamo di essere meglio di altri, tiriamo fuori scuse... Lo Spirito Santo, così, standoci accanto, è Colui che ci porta a vedere e ad ammettere la nostra reale condizione di peccatori condannati ed ad invocare il Salvatore Gesù Cristo.

E' lo Spirito Santo che opera in noi questo, perché se non fosse per un'opera sovrannaturale non lo faremmo mai! La Scrittura dice che nessuno potrebbe veramente riconoscere Cristo come Signore, se non fosse per lo Spirito Santo: “Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo” (1 Corinzi 12:3).

E' un miracolo della grazia sovrana di Dio quando una persona di tutto cuore giunge ad affidarsi a Gesù come proprio Signore e Salvatore, e questo miracolo è opera dello Spirito Santo. I nostri peccati, infatti, ci rendono spiritualmente ciechi, incapaci di ricorrere a Dio nei Suoi termini, come pure spiritualmente paralizzati. E' come se il peccato ci legasse mani e piedi, imbavagliandoci e mettendoci una benda sugli occhi. Siamo così abituati a stare così che nemmeno pensiamo di poter essere altrimenti!

Non siamo liberi, così, di “deciderci” per Dio e di andare verso Cristo per ottenere salvezza. E' Dio lo Spirito Santo che ci dà questa libertà. Ci toglie la benda dagli occhi per poter vedere chi siamo e la salvezza in Cristo, ci slega le mani e i piedi per andare verso di Lui, ci toglie il bavaglio per poterlo invocare.

E Lui che ci persuade che la vita senza Dio non è vita quando pensavamo che non esistesse altra vita se non quella di gente asservita al peccato. Dopo aver abbracciato Gesù Cristo e cominciato a seguirlo verso la salvezza, il credente guarda indietro e riconosce che è solo grazie allo Spirito Santo che questo gli è stato possibile.

Egli non addebita la cosa a sé stesso. Non è perché sia stato bravo o particolarmente aperto verso Dio, ma riconosce che è stato Dio stesso, nella Sua sovrana misericordia, a portarlo alla salvezza. Allora, riconoscente, vedrà che non è più alienato da Dio, non è più separato da Lui in condizione di perdizione spirituale, perché ha scoperto la libertà del perdono e della comunione con Dio. Là dove c'è lo Spirito del Signore, c'è la libertà della salvezza.

Lo Spirito Santo come Garante

La seconda libertà riguarda ciò che accade nel momento stesso in cui affidiamo la nostra vita al Salvatore Gesù Cristo.

La Scrittura dice: “In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Efesini 1:13,14).

Quando riponiamo in Cristo la nostra fede, Iddio ci imprime il Suo sigillo. Un tempo veniva usato un sigillo per certificare l'autenticità di un documento. Lo Spirito Santo è l'autenticazione che Dio appone alla nostra fede cristiana.

Lo Spirito Santo è pure qui definito come “pegno” o “caparra”. La salvezza eterna è un meraviglioso dono che riceveremo da Dio grazie a Gesù Cristo. Non riguarda, però, solo il futuro. Iddio di essa ci dà oggi una caparra, un anticipo, una garanzia che l'avremo certamente, ed essa è lo Spirito Santo. L'idea di sigillo e di caparra, presentano lo Spirito Santo come il Garante. Sta in questo la nostra seconda libertà.

Lo Spirito Santo che dimora in noi fa sì che noi facciamo esperienza della certezza del nostro rapporto con Dio, il quale non verrà mai meno. E' per grazia che siamo salvati. Nella nostra vita di credenti Qualcuno ci accompagna e non ci lascerà mai, portandoci al sicuro compimento finale della nostra salvezza: lo Spirito Santo.

Esso certifica, autentica il fatto che veramente siamo figli di Dio. Dice Romani 8:9: “Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui”. Se nella vita di una persona non c'è evidenza della presenza dello Spirito Santo [che lo porta a credere, amare ed ubbidire a Cristo], questo vuol dire che non ha veramente ancora ricevuto la grazia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo nel credente è il sigillo che certifica che non appartiene più a sé stesso. La sua vita è stata affidata a Dio. Se qualcuno osa fargli del male, è con Dio che dovrà fare i conti!

L'opera di Dio è stata iniziata in lui ed andrà a sicuro compimento. Iddio non lascerà le cose a metà. Non importa ciò che avviene nella sua vita, la promessa di Dio che Egli lo salverà è stata suggellata. Iddio non cambierà idea. Niente e nessuno potrà separarlo dall'amore di Dio.

E' il Suo preciso impegno che fedelmente onorerà. Laddove c'è lo Spirito del Signore, vi è la libertà della certezza e della sicurezza inalienabile.

Lo Spirito Santo come Allenatore

Come Consolatore, lo Spirito Santo ci porta a Cristo. Come Garante, lo Spirito Santo ci dà la sicurezza della comunione con Dio. Che accade, però, dopo essere giunti a conoscere Gesù Cristo? L'Apostolo scrive: “Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorrei (...) Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito” (Galati 5:16,17,25).

“Vivere” e “camminare” nello Spirito significa che la vita spirituale è un percorso da fare. La vita cristiana è un cammino, un pellegrinaggio, da dove siamo oggi a dove Dio vuole portarci. E' un sentiero in salita. E' difficile. Dobbiamo lottare contro la nostra pigrizia, i nostri muscoli deboli, la tentazione di tornare indietro. In esso conviviamo con un forte conflitto interiore. Sentiamo forte l'attrazione e le lusinghe di questo mondo. Spesso in noi vi sono dubbi sulla destinazione finale a cui Dio ci chiama.

E' un conflitto fra ciò che vorremmo fare e dove vogliamo andare. L'unico modo per resistere e proseguire il cammino è tenere il passo con lo Spirito Santo, marciare al ritmo segnato dalla guida o dal “capo banda”.

Il rapporto del credente con lo Spirito Santo è come quello con un allenatore sportivo. L'allenatore si rapporta costantemente con l'atleta, lo incoraggia, lo consiglia, gli porge le risorse necessarie, lo aiuta affinché raggiunga il suo potenziale atletico. Così fa lo Spirito Santo quando ci fa maturare nella fede.

L'allenatore non corre per noi, ma corre al nostro fianco, invitandoci a tenere il suo passo, a seguire le sue indicazioni, a confidare nel suo incoraggiamento. E' l'allenatore che ci pone in grado di raggiungere il massimo nostro potenziale atletico! Sta qui la nostra terza libertà: dato che lo Spirito Santo ci fornisce le risorse necessarie, siamo liberi di muoverci spiritualmente in avanti. Siete scoraggiati? Vorreste tornare indietro? Prestiamo ascolto allo Spirito Santo al nostro fianco.

Lo Spirito Santo come Donatore

Infine, se come Consolatore lo Spirito ci attira a Cristo, e come Garante lo Spirito ci rende sicuri, e come Allenatore lo Spirito ci mette in grado di muoverci in avanti, che facciamo mentre camminiamo su questo sentiero spirituale con Dio?

Dice la Scrittura: “Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole” (1 Corinzi 12:7­-11).

Il Nuovo Testamento spiega ed esemplifica ampiamente come per ogni credente Iddio dia almeno una manifestazione dello Spirito, cioè i Suoi doni. E' infatti nell'uso che fa di questi doni che il credente può manifestare l'invisibile presenza in lui dello Spirito Santo.

Iddio li fornisce ad ogni credente. Non c'è alcun dubbio su di questo. Dobbiamo scoprirli ed usarli. Perché? Scopo di questi doni è il bene comune, affinché la comunità cristiana cresca e si rafforzi, vibrante, viva e sana spiritualmente. Nel testo citato ne abbiamo diversi esempi. Il Signore distribuisce questi doni come vuole. Non siamo noi a decidere quale avere: è Lui che sceglie.

Ecco così che tutto questo ci presenta lo Spirito come Colui che dona: sta qui la nostra quarta libertà. Dato che lo Spirito Santo impartisce ai credenti i Suoi doni, essi sono liberi di servire Dio nel migliore dei modi.

Dobbiamo, però, “spacchettare” questi doni e metterli a buon uso al servizio di Dio, per la Sua gloria, per l'avanzamento del Suo regno. Se siete credenti, quali sono gli speciali doni che vi ha dato lo Spirito Santo e come li state utilizzando?

Conclusione

La Pentecoste è dunque il giorno in cui i cristiani celebrano lo Spirito Santo che è stato dato alla Chiesa cristiana e ad ogni singolo autentico credente. Essa celebra una presenza speciale di Dio, una presenza invisibile, ma sensibile, reale. Il credente la percepisce nettamente.

  • (1) Egli celebra lo Spirito Santo quando riconosce che è stato Lui a fargli aprire gli occhi sulla propria condizione di peccatore condannato che aveva bisogno del Salvatore Gesù Cristo. E Lui, infatti, che lo ha attirato a Cristo sciogliendolo dai legami che gli impedivano abbracciarlo come suo personale Signore e Salvatore.
  • (2) Egli celebra lo Spirito Santo quando riconosce che in sé stesso ha ricevuto il sigillo e la caparra che lo assicura non solo di essere stato personalmente chiamato per grazia di Dio alla salvezza, ma che vi giungerà con certezza e che niente e nessuno potrà impedirgli di raggiungerla.
  • (3) Egli celebra lo Spirito Santo quando Lo sente accanto a sé come un allenatore che lo mette in grado di proseguire il cammino cristiano sconfiggendo le tentazioni contrarie e rafforzandogli i suoi “muscoli spirituali”.
  • (4) Egli celebra lo Spirito Santo quando si rallegra dei doni che ha ricevuto da Lui per il bene della comunità in cui è stato inserito e l'avanzamento del Regno di Dio e ne fa uso.

A Pentecoste il cristiano celebra Colui che gli ha dato, per grazia, queste meravigliose quattro libertà. Gesù, parlando dello Spirito Santo, disse: “...lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:17).

In quale categoria vi mettereste voi, in quella di chi “non Lo vede e non Lo conosce” oppure in quella di coloro nei quali Egli “dimora” ed agisce? Prego il Signore che Egli vi ponga in quest'ultima categoria!

Paolo Castellina, predicazione del 15 maggio 2005