Studi biblici/Giovanni 12:1-11

Da Tempo di Riforma.

Meglio “fanatici” che insipidi!

Sintesi: Oggi molti dicono di "credere" in Dio, ma come dimostrano l'autenticità di questa loro fede? Amano veramente Dio e lo dimostrano, oppure, pur affermandolo a parole, la loro attenzione è rivolta altrove? Nei vangeli vi è il racconto che parla di una donna che, per esprimere il suo amore e riconoscenza verso Gesù, gli porta un dono molto prezioso. La cosa suscita la reazione dei discepoli di Gesù che pensano che quello sia “un po’ troppo” e che si potrebbe usare il denaro “meglio” di così. È vero? È quel che vedremo questa settimana sulla base del testo di Giovanni 12:1-12.

Perché lo fai?

Siete con un vostro amico davanti ad una gioielleria. La vetrina piena di oggetti preziosi vi fa pensare un po' e poi dite al vostro amico: "Entriamo in negozio, voglio comprare qualcosa per mia moglie". E l'amico vi chiede: "Come mai? E' il suo compleanno?". E voi: "No, è semplicemente un segno di affetto e di riconoscenza". "Mmm... certamente avrai un secondo fine per farle quel regalo!", e voi: "No, nessun secondo fine, è un segno del mio amore e della mia riconoscenza". E l'amico di rimando: "Ma che spreco di denaro... con quei soldi si potrebbero comprare cose più utili, o forse si potrebbe dare quei soldi a chi veramente ne ha bisogno!".

Che rispondereste a quel vostro amico? Forse direste che l'amore vale più di tutto l'oro del mondo. Si, molti che riterrebbero uno spreco di denaro persino comprare un mazzo di fiori per la loro moglie, non risparmierebbero un centesimo per compare per sé stessi quello che tanto desiderano o li attira; e questo dimostrerebbe che amano sé stessi più di qualunque altra persona o cosa nel mondo...

Nei vangeli vi è il racconto che parla di una donna che, per esprimere il suo amore e riconoscenza verso Gesù, gli porta un dono molto prezioso. La cosa suscita la reazione dei discepoli di Gesù che pensano che quello sia “un po’ troppo” e che si potrebbe usare il denaro “meglio” di così. È vero? Leggiamolo.

“Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov'era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Allora Maria, presa una libbra d'olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell'olio. Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest'olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre». Una gran folla di Giudei seppe dunque che egli era lì; e ci andarono non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Ma i capi dei sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, perché, a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù” (Giovanni 12:1-11).


Avete udito questo stupefacente racconto del profumo di gran prezzo comprato e versato da Maria, sui piedi e sul capo di Gesù, come pure la questione che viene posta da Giuda: "Perché non si è venduto quest'olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?" (12:5). Non importa che sia stato il malfamato Giuda ad avere posto la questione: essa ancora deve riceverne risposta. Perché questo "spreco"? Per capire meglio quest'episodio credo che sia necessario inquadrarlo nel suo contesto.

Una storia "dietro la storia"

La maggior parte fra noi conoscono i personaggi di Maria e Marta da quanto ce ne dice il vangelo secondo Luca, dove Gesù viene raffigurato come ospite nella loro casa (10:38-42). In quella scena, come nel nostro testo, Marta è affaccendata a preparare o a servire il pranzo. E Maria? Pare proprio che non sia portata per la cucina e sta li, vicino a Gesù affascinata da quanto Egli sta dicendo! Ricordate la famosa reazione di Gesù: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose; ma una cosa sola è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta" (41,42)?

Nella scena dipinta da Luca, tanto per prendere a prestito un personaggio di una delle parabole di Luca, Marta sembra la sorella maggiore che si lamenta di una "figlia prodiga", una che non ne fa' mai una giusta e che non sa quali siano i suoi doveri...

C'è forse qualcosa che qui noi dovremmo leggere fra le righe, una "storia dietro la storia"? E' possibile che Simone (il lebbroso, o Fariseo) nella cui casa, secondo Matteo, Marco e Luca, si sta svolgendo la scena di quest'unzione, non sia altri che il marito di Marta, come raccontano alcune leggende, o forse anche il padre di queste due donne?

Forse che lei aveva in precedenza spezzato il cuore di suo padre vivendo in Galilea una vita dissoluta e vergognosa?

Questa Maria è forse quella Maria Maddalena, dalla quale Gesù aveva cacciato sette demoni? Di questa Maria è scritto che avesse seguito Gesù dalla Galilea, per la strada che portava a Gerusalemme, fino alla stessa croce!

Tutti i quattro Evangeli dicono che Maria Maddalena era stata accanto alla croce di Gesù in quei terribili momenti.

Forse che l'episodio che stiamo considerando era l'episodio originale che raccontava come Maria era finalmente ritornata a casa, pentita?

Nel racconto dell'unzione di Gesù in Matteo, Marco e Giovanni, di Maria vien detto che già era come si preoccupasse per il giorno della sepoltura di Gesù, dove questi sarebbe stato unto con olio aromatico, come si usava allora. Secondo tutti e quattro i vangeli, è lei, Maria, che si reca alla tomba di Gesù prima ancora dell'alba, con l'intenzione di ungerne il corpo, ed infine è proprio a Maria che Gesù appare per la prima volta il mattino di risurrezione.

Si, forse la sorella di Marta, la Maria che versò quel giorno profumo su Gesù, e la Maria che Gesù liberò da una vita di schiavitù a sette demoni è proprio quell'unica e stessa Maria.

E quindi la verità è che lei non vende il profumo per darne il ricavato ai poveri proprio perché il suo cuore e la sua mente, in quel momento, erano fissi su Gesù, non sui poveri. In altre occasioni essa si sarebbe presa cura dei poveri, ma ora lei esprimeva quelli che potremmo chiamare i quattro elementi di una fede verace ed autentica, gli elementi essenziali di una vita spirituale dinamica.

Oggi molti dicono di "credere" in Dio, ma come dimostrano l'autenticità di questa loro fede? Amano veramente Dio e lo dimostrano, oppure, pur affermandolo a parole, la loro attenzione è rivolta altrove? Quali sono davvero i loro valori ultimi?

Un grande senso di bisogno

Pensate dapprima alla realizzazione di un grande bisogno.

Una delle più chiare affermazioni circa l'essere umano fin dall'inizio della Bibbia è che, davanti a Dio, noi tutti siamo peccatori, in irreparabile difetto, e che proprio per questo noi abbiamo bisogno di Cristo. Dice la Scrittura: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23).

Per essere salvati ciascuno di noi deve rinunciare alla propria ostinata volontà di vivere come meglio ci aggrada e senza Dio, dichiarare davanti a Lui la resa della nostra volontà.

Nessuno può veramente dire di essere venuto a Cristo come proprio Signore e Salvatore senza sentire profondamente il proprio bisogno di essere a posto con Dio e che solo Cristo può rispondere.

A volte ci rendiamo conto del bisogno che abbiamo di Cristo quando prendiamo coscienza di non essere all'altezza di ciò a cui ci mette di fronte la vita; non siamo in grado di addomesticare e di conquistare, plasmare e dare forma ai nostri sogni egoistici.

E' proprio ciò che è avvenuto nella vita di Maria. Aveva un grande bisogno - il bisogno di essere liberata da sette demoni (Luca 8:2) che la opprimevano e che stavano distruggendo la sua vita. Non sappiamo esattamente che cosa significasse per lei avere questi "sette demoni". Per alcuni commentatori quest'espressione è un'indicazione che si trattasse di una donna estremamente avversa a Dio e piena di vizi vergognosi. Anche lei, però era stata toccata dalla grazia risanatrice di Cristo, non importa quanto malvagia fosse. Anche lei aveva riformato la sua vita tramite il ravvedimento e la fede ed era diventata una discepola di Cristo. Non c'è nulla di impossibile per Dio.

Questa donna come il pubblicano che si era recato al tempio per pregare, pieno del senso di peccato aver fallito nella vita, pure da lei era sgorgato il grido: "O Signore, abbi pietà di me peccatrice".

Senza un tal grido che sgorghi dal profondo del nostro cuore, senza questo senso di impotenza e di bisogno, Maria non avrebbe trovato sollievo alcuno al suo problema, e tanto meno noi.

Una grande salvezza

Dio però ode il grido del cuore del peccatore e viene incontro ad un cuore pentito con una grande salvezza.

Non era invano che l'angelo disse a Giuseppe in sogno a proposito della madre di Gesù: "Ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Matteo 1:21), e nemmeno invano disse il profeta: "Sarà chiamato Emanuele, cioè 'Dio con noi'". Si, perché la grande liberazione, la salvezza che Dio ci dona, procede dalla vita, morte e dalla risurrezione di Cristo, la quale lucra meriti eterni e virtù che possiamo fare nostre.

Ricordate la conversazione che una notte Nicodemo, maestro in Israele, ebbe con Gesù? In quell'occasione Gesù gli aveva parlato del bisogno fondamentale di ogni essere umano, di essere interiormente rigenerato, e di come il suo proprio essere sollevato da terra come Mosè aveva issato su un palo un serpente di bronzo, avrebbe comportato salvezza per tutti coloro che riponevano la fede in Lui (Giovanni 3:14-16).

Attraverso la morte di Gesù noi veniamo liberati, Maria dai suoi sette demoni, Paolo dalla maledizione di opere vane e vuota moralità, quest'uomo dall'alcoolismo, quella donna dalla paura della morte, questo giovane dall'invidia e dalla pressione dei suoi pari e quel giovane dalla droga. Veniamo liberati da noi stessi e dalla macina di una vita vuota e distorta.

La Bibbia ci esorta a non trascurare una così grande salvezza, la pace interiore e la pace con Dio che Cristo consegue per noi. Gesù disse che era venuto per cercare e per salvare chi è perduto.

Non vi può essere alcuna grande vita spirituale fintanto che non afferriamo quella grande salvezza che Dio ci offre attraverso il sangue di Cristo.

Uno spirito di grande gratitudine

Il senso di bisogno che si protende a ricevere una così grande salvezza, trabocca in uno spirito di gratitudine verso Dio. Io penso che questo fosse il motivo per cui Maria, gioiosamente "sprecò" il guadagno di un anno di lavoro per versare del profumo sul capo e sui piedi di Gesù. Questa donna aveva fatto una profonda esperienza di ciò che la salvezza donata da Gesù comportasse. E Dio la continuò a benedire, perché alla stessa tavola sedeva suo fratello Lazzaro, che poche settimane prima giaceva freddo e morto in una tomba. Vi sorprendete che ora piangesse lacrime di gioia e di riconoscenza?

Una delle caratteristiche essenziali della fede cristiana è la riconoscenza. Il Nuovo Testamento risuona di lodi a Dio per la Sua bontà, dalla penna di Paolo fino agli angeli che gridano: "Santo, santo, santo è il Signore Dio onnipotente" e ai santi nel libro dell'Apocalisse che gettano le loro corone davanti al Suo trono.

Nella chiesa primitiva, ciò che noi chiamiamo Santa Cena o comunione era chiamato Eucaristia, cioè rendimento di grazie. Le uniche vite cristiane che possano essere chiamate grandi sono quelle vissute con il senso di profonda gratitudine verso Gesù per ciò che Egli ha compiuto per noi!

Il cristiano che pensi che la vita lo abbia defraudato, che la vita gli debba qualcosa, che sempre critica e lamenta la vita, la famiglia, la chiesa, non avrà alcuna grande vita spirituale e non sarà di benedizione alcuna per gli altri. Solo quei cristiani che -come Maria, Zaccheo, Paolo- sentono di non poter mai fare abbastanza per ripagare Dio, potranno essere pienamente usati da parte Sua.

L'unica vita spirituale che possa veramente considerarsi grande è una vita che trabocca di gratitudine. Essa sola mostrerà nel donare materiale quotidiano, il vostro amore per gli altri, la vostra testimonianza di fede.

Mi sembra di udire Maria che, mentre la fragranza del profumo si soffonde per la casa, incurante delle critiche, avrebbe potuto cantare: "Mi amati, o mio Signor, quando il fuoco di vita, che per la tua bontà si accese nel mio cuor, scoperse i nuovi cieli l'alma mia rapita e in me fu la tua pace da santità seguita. D'immenso, eterno amore mi a masti, o mio Signor" (I.C. 7/3).

Una grande pulsione

Facciamoci ancora la domanda di partenza: "Perché non si è venduto quest'olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?" (12:5). Maria si era sentita colma di una grande gratitudine e si era sentita così in dovere di esprimere il suo amore per Gesù, onorarLo e servirLo in questo modo, così come aveva fatto negli ultimi mesi viaggiando in Sua compagnia.

Una vita spirituale autentica e dinamica è espressione di una grande pulsione interiore, della profonda convinzione che Dio si sia fatto carico della tua vita, facendoti prendere la risoluzione sotto l'impulso di Dio, come il re Ezechia dopo essere stato guarito da Dio, di camminare ogni giorno alla Sua guida, cioè di vivere e di agire per Gesù.

In Filippesi 3:7-14 Paolo dice di proseguire con decisione il cammino che ha intrapreso "per poter afferrare il premio, poiché anch'io sono stato afferrato da Gesù Cristo".

Maria si era sentita spinta interiormente a versare quel profumo; Zaccheo si era sentito spinto interiormente a dare via metà delle sue fortune; Paolo si era sentito spinto a predicare l'Evangelo ai pagani. La stessa spinta interiore dovrebbe condurci a camminare in modo degno di Gesù, a darGli il meglio di noi stessi e di ciò che possediamo.

Si può dire che fosse sorto in Maria, ed avesse preso forma in quell'occasione, un grande entusiasmo per Gesù e il Suo movimento, un entusiasmo non passeggero, ma qualcosa che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita.

Chissà perché oggi si accetta l'entusiasmo degli sportivi, ma si considera "fanatismo" il grande ed attivo interesse per le cose che riguardano la fede cristiana? Forse per il cattivo esempio dato da entusiasmi mal riposti e sbagliati.

Nella storia umana, però, non è mai stato conseguito nulla senza entusiasmo. I discepoli di Gesù erano entusiasti del loro Maestro.

Avevano grande gioia ed entusiasmo i primi apostoli quando tornavano vittoriosi da Gesù dopo la missione. Ascoltate: "Ora i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: 'Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel nome tuo'. Ed egli disse loro: Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico; e nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate che gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli'. In quella stessa ora Gesù giubilò nello spirito e disse: 'Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Si, o Padre, perché così ti è piaciuto" (Luca 10:17-21).

La Maria del racconto non teme neppure lo spreco nel suo entusiasmo per Gesù. Solo Giuda, il traditore, la critica per il suo entusiasmo: il cuore di Giuda già non era con Gesù.

E se i Giuda, i traditori di oggi, ti criticano per il tuo entusiasmo per Gesù e il suo movimento, lasciali criticare. Sii fiero di essere chiamato un fanatico, perché sei in buona compagnia!

"L'entusiasmo è una parola meravigliosa, anzi, è un sentimento meraviglioso, è un modo di vivere. E' una scintilla magica che trasforma l'essere in vivere. Rende facile il duro lavoro, ed è godibile. Non c'è miglior tonico per la depressione, non c'è miglior elisir per tutto ciò che capita momentaneamente andar male, che l'entusiasmo. Non deve aver paura della vita chi è entusiasta per il proprio lavoro... Ho trovato che l'entusiasmo per il lavoro e la vita è l'ingrediente più prezioso in ogni ricetta per una vita di successo" (Samuel Goldwin).

Meglio essere fanatici che insipidi….

Conclusione

Troviamo nella vita di Maria la realizzazione di un grande bisogno, l'accettazione di una grande salvezza, l'espressione di una grande gratitudine, ed una vita afferrata da una grande pulsione interiore ed entusiasmo.

Non vi potrà mai essere una vita di fede grande, profonda, soddisfacente e benedetta, senza questi quattro elementi. Gran parte dell'agitazione spirituale, gran parte della superficialità e egocentrismo del nostro tempo è dovuta alla nostra mancanza di comprendere e sviluppare questi quattro elementi essenziali di una dinamica vita spirituale.

Un fisico di fama internazionale e sua moglie decisero, mentre ancora erano all'università che fare la volontà di Dio nella loro vita sarebbe stato da allora in poi il loro interesse primario. Poco dopo la consegna delle lauree risposero così alla chiamata di Dio a diventare missionari nel Borneo. Pensateci! Due giovani con un futuro brillante - lui con lauree di più università, e lei un medico, che si preparano per lavorare fra gente primitiva e pagana.

Un eminente scienziato, udendo della loro decisione, esclamò: "Che completa e totale perdita di tempo e di risorse! Questo è irrazionale fanatismo!". Oggi però, questa coppia, guardando indietro ai loro anni di servizio missionario, sono convinti di aver scelto la strada giusta. Non solo hanno fatto l'esperienza di una vita gioiosa al servizio del Signore, ma molte anime sono state guadagnate a Cristo. Una perdita di tempo e di risorse? No, la loro scelta era stata di valore eterno.

[Paolo Castellina, 29 marzo 1995].