Studi biblici/Giovanni 10:9

Da Tempo di Riforma.

Le porte e la Porta

Sintesi
Sintesi: Una delle metafore più note con le quali Gesù descrive la Sua Persona ed opera è quella della porta: “Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Gv. 10:9). Nel contesto di una società agricolo-pastorale come quella del Suo tempo, questo è uno dei molti modi in cui Egli descrive così la Sua unicità: Egli è l’unica porta attraverso la quale si accede a Dio e per la quale si possono ricevere le Sue benedizioni. Indubbiamente questo è un concetto oggi “non politicamente corretto” che “fa a pugni” con la mentalità corrente. Poco importa, però. Noi prendiamo sul serio quel che afferma la Parola di Dio, che sia gradito oppure no al nostro mondo. In che modo questa affermazione di Gesù è di grande conforto per il cristiano? È quello che esamino nella mia predicazione per questa domenica 11 maggio 2014.
“Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Gv. 10:9).
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Fra le tante metafore usate dal Signore Gesù Cristo per descrivere il significato della Sua Persona ed opera, troviamo quello della porta, l’apertura praticata nel muro di un edificio, per la quale si entra e si esce. Nel testo dell’evangelista Giovanni in cui si trova questa espressione, si tratta, in particolare, della porta del recinto esterno o della stalla dove vengono tenute, al sicuro, le pecore. Mi ricordo che da bambino, quando passavo attraverso una porta e non la richiudevo, mi dicevano spesso: “Abiti forse al Colosseo? Quando passi da una porta, richiudila!”. Di fatti il Colosseo di Roma, è una grande costruzione in rovina fatta di tante aperture senza più alcuna porta. Magari oggi ce le hanno anche messe, le porte, ma quest’espressione è diventata proverbiale per indicare un edificio senza porte. In effetti è un vizio anche di altri bambini. Passano da una porta, ma poi, per pigrizia forse, la lasciano sempre spalancata. Così entra il freddo, entra il rumore, “fa corrente” e poi sbatte... Una volta ironicamente ho detto a mio figlio, bambino: “Aspetta, mi devi aiutare a togliere la porta dai suoi cardini e a portarla via!”. Con sorpresa lui mi ha risposto: “Ma perché vuoi togliere la porta?”, ed io: “Perché a te non serve, tanto non la chiudi mai!”.

Porte difficili da passare

Ci sono certe porte attraverso le quali non vorremmo mai passare e che ci intimidiscono. Potrebbe essere la porta ...di una prigione, la porta di una casa di riposo quando sei anziano e sai che non potrai più passarla per tornare a casa perché non sei più in grado di vivere senza l’assistenza che solo un ricovero può offrire. E’ simile alla porta dell’ospedale per un malato terminale che sa che dovrà presto morire e uscire da un’altra parte: dalla porte della morte. Queste porte ci fanno particolarmente paura, ed è comprensibile.

Potrei farvi altri esempi di “porte” che si devono passare nella vita, ma oggi mi sta a cuore concentrarmi proprio su quelle porte che attraverso le quali ci fa particolarmente paura passare: quella della morte. L’argomento è spiacevole e scottante, ma dobbiamo pure affrontarlo. “Nascondere la testa sotto la sabbia” non ci sarà di utilità alcuna.

Passare dalla porta della morte era stato tutt’altro che facile anche per il Signore Gesù, il quale era ben consapevole di ciò a cui andava incontro entrando, la settimana prima di Pasqua, a Gerusalemme. Nel Giardino del Getsemani, dice il vangelo secondo Matteo, Gesù “...cominciò a provare tristezza e grande angoscia” e disse ai Suoi discepoli: Allora disse loro: «L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me»” (Matteo 26:38). E ancora è scritto: “E, andato un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi»” (Matteo 26:39).

Un cambiamento di prospettiva

La morte di Gesù in croce sarebbe stata terribile, ma avrebbe guardato ad un’altra porta successiva, quella della risurrezione: solo questa certezza lo avrebbe sostenuto: la Sua vittoria sul peccato e sulla morte. La lettera agli Ebrei dice: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d'animo” (Ebrei 12:1-3).

Già “fissiamo lo sguardo su Gesù”, dice il testo. E proprio qui sta il segreto per vincere le nostre paure. Guardare a Lui, che ha condiviso tutta la nostra umana esperienza e che ci apre alla gioiosa prospettiva della risurrezione, tanto che la morte diventa per noi certo l’ingresso in una sorta di “camera buia” dalla quale non potremo più tornare, ma, se Gesù ci accompagna attraverso questa “camera buia”, vedremo che laggiù i n fondo, in fondo a quel buio corridoio, a quel buio tunnel, c’è un’altra porta, una porta di uscita verso una realtà del tutto diversa, quella della risurrezione gloriosa in una dimensione totalmente diversa dalla nostra, dimensione di vita eterna e di gioia. E’ proprio attraverso quella porta che Gesù ci vuole accompagnare. Ascoltate che cosa ci dice la stessa lettera agli Ebrei, nel suo secondo capitolo: “Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo” (Ebrei 2:14-16).

Notate bene la frase “liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita”. Si, solo Gesù ci può liberare dal timore della morte.

E’ per questo che Gesù disse: “Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato”. Noi dobbiamo passare tante porte nella nostra esistenza, spesso porte attraverso le quali non avremmo alcuna voglia di passare, ma questa, Gesù, è la porta per noi più importante che ci permette di affrontare anche le prove più dure della nostra vita senza mai cadere nella disperazione! Per questo io esorto tutti in ogni circostanza di passare con fiducia attraverso la porta che è il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

I. Una porta è per aprire

Una porta, dunque, serve per aprire. Gesù è davvero Colui che ci apre le porte della comunione con Dio, fonte della vita, significativa ed eterna. L’Evangelo ci chiama ad aver fiducia in Lui ed a seguirlo senza timore. Chi altri al mondo potrebbe darci ed hai mai dato una tale speranza? Non è una speranza vaga quella che l’Evangelo ci annuncia, perché sei noi riponiamo la nostra fiducia in Gesù e Lo seguiamo senza timore, Egli, attraverso il Suo Santo Spirito, ci dà l’incrollabile ed inesplicabile certezza interiore di aver riposto bene la nostra fiducia. E sarà questa stessa certezza interiore che ci permetterà di vivere la nostra vita terrena, con tutte le sue vicissitudini, con forza e determinazione, lottandocon speranza contro ogni sorta di male.

Un’altra espressione del Nuovo Testamento che ricalca l’idea che Gesù sia “la porta”, è che Gesù è il Mediatore, l’unico possibile, fra noi e Dio, e Dio è tutto ciò che la nostra anima davvero possa desiderare. La Scrittura infatti afferma: "Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo, e della quale io fui costituito predicatore e apostolo (io dico il vero, non mento), per istruire gli stranieri nella fede e nella verità” (2 Timoteo 2:3-7).

II. Una porta è per chiudere

Gesù è la porta. Una porta, però, serve anche per chiudere. Che cos’è che si lascia alle spalle chi passa con fiducia la porta che è il Signore e Salvatore Gesù? Dietro alle spalle si lascia una vita futile e vuota, piena di corruzione e di peccato. Chi passa la porta di Gesù “chiude fuori”, abbandona, senza volerne più sapere, una vita vecchia, sporca e condannata, la vita impostata al peccato, tutto ciò che Dio odia e che solo guasta e rovina la nostra esistenza.

Descrivendo la vita vecchia e sporca lasciata alle loro spalle dai cristiani della città di Efeso, l’apostolo dice: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati)” (Efesini 2:1-5).

Ancora: “Perciò, ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d'uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo” (Efesini 2:11-13).

Chi va a Cristo, intendendone passare la porta, riconosce, così, e confessa, tutti i suoi peccati, lasciandoli, come un pesante zaino fuori dalla porta ed entrandone alleggerito e felice, perché liberato dalla grazia di Dio in Gesù Cristo da tutto ciò che rovinava la sua vita. Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28).

Chi va a Cristo “ha chiuso” con la vita di prima, e senza rimpianti, perché tutta da scoprire è la meravigliosa pienezza di vita e di benedizioni che si trova in Cristo, rispetto alla quale i beni ed i valori di questo mondo tutti impallidiscono, anzi, sono solo come tanta spazzatura.

III. Una porta è per chiudere a chiave

Gesù è la porta. Una porta ha una serratura, e la porta si può e si deve chiudere a chiave. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che una volta deposto questo fardello non dobbiamo pensarci più, è ormai cosa passata. C’è chi si trascina dietro, anche dopo aver riposto lasua fiducia in Cristo , innumerevoli sensi di colpa per ciò che di sbagliato ha vissuto nelsuo passato. Spesso addirittura questi sensi di colpa gli fanno giungere a dubitare di essere veramente salvato rispetto a Dio. Se però questi ha confessato sinceramente i suoi peccati deponendoli ai piedi di Cristo e ricevendone perdono e liberazione, non deve più temere. Deve davvero dimenticare del tutto il suo passato. E’ solo Satana, infatti, colui che la Scrittura chiama “l’accusatore dei fratelli” che vorrebbe farci rinvangare, riesumare ilnostro peccato facendoci dubitare del pieno e totale perdono che Dio ci ha ottenuto attraverso il sacrificio di Cristo sulla croce. A che serve riesumare un cadavere puzzolente e corrotto? Lasciatelo giù, è quello il suo posto. Non deve più ricomparire artificialmente e farci paura. Ormai abbiamo ricevuto un nuovo essere, una nuova creatura da Dio. Non ciserve più. Il nostro passato è ormai morto e sepolto da Cristo. Dobbiamo veramente e legittimamente dimenticarlo e dire a Satana: “Taci. Non voglio udire le tue menzogne. Non voglio più rammentare ciò che in Cristo è stato distrutto e perdonato”.

La Scrittura dice: “Quale Dio è come te, che perdoni l'iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia. Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati. Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe, la tua misericordia ad Abraamo, come giurasti ai nostri padri, fin dai giorni antichi” (Michea 7:18-20).

Vorremmo forse tirare di nuovo su dal fondo del mare i nostri peccati che Dio lì ha gettato per sempre?

IV. Una porta è per la stabilità

Gesù è la porta. Una porta che noi abbiamo chiuso dall’interno ci dà sicurezza e stabilità. Abbiamo lasciato fuori i nostri peccati, non ci disturberanno più. La porta chiusa, però ci protegge contro ladri e briganti, i ladri della nostra gioia e benessere, quello che troviamo in Cristo e che qualcuno ci vorrebbe portare via, facendoci mettere in dubbio ciò che in Cristo abbiamo conseguito. Sono le tentazioni di Satana, nelle quali egli vorrebbefarci cadere. Ma noi rimaniamo, per Satana, ben chiusi dietro alla nostra porta che è Cristo, ed al sicuro, non è vero?

La porta chiusa ci ripara dal vento e dalle tempeste. E’ il vento delle idee e delle dotttrine errate, non in armonia con la rivelazione biblica. La Scrittura ci dice infatti: “Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, non da pratiche relative a vivande, dalle quali non trassero alcun beneficio quelli che le osservavano” (Ebrei 13:9). Si, noi non ci lasceremo confondere dagli insegnamenti del mondo non in armonia con la sapienza di Dio, perché sebbene il mondo li valorizzi così tanto, essi sono follia presso Dio. Noi ci terremo stretti alla Bibbia e la porta, che è Cristo, ben chiusa a chiave, e senza timore, ci proteggerà da essi, per quanto essi vogliano con impeto sbattere contro la nostra porta per buttarla eventualmente giù. Essa però resisterà! Cristo Gesù non ci deluderà.

Conclusione

Gesù quindi disse: “Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Giovanni 10:9). E’ una bellissima metafora questa, non è vero? Tante sono, in questo mondo, le porte che dobbiamo passare, ed abbiamo paura spesso di farlo. Una di queste porte è la malattia e la morte. Non dobbiamo però disperare perché un meraviglioso messaggio ci è stato annunciato: quello dell’Evangelo di Gesù Cristo. Egli è “la porta” per la quale possiamo passare con fiducia e “trovare ristoro per l’anima nostra”. Aprirla, richiudercela alle spalle, serrarla bene con la chiave e trovare così la sicurezza di cui abbiamo bisogno. E’ una porta Il Signore Iddio dice: “Io conosco le tue opere. Ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome” (Apocalisse 3:8). Vorreste voi passare attraverso la porta che è Cristo? Prego il Signore che voi lo possiate fare.

(Paolo Castellina, 6 maggio 2014, ripresa da una mia predicazione del 31 marzo 2001).