Studi biblici/Giovanni 10:10

Da Tempo di Riforma.

…per darci una vita abbondante!

Sintesi
Una vita priva di significato: ecco ciò che caratterizza oggi l’esistenza di gran parte della gente, descritta dalla Parola di Dio come “senza speranza e senza Dio nel mondo”, e per questo destinata al peggio. Cercano così di non pensarci e di “distrarsi” in svariati modi, ma senza molto successo. Gesù, però, dice ancora oggi: “io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10). E’ il terzo dei motivi per cui è venuto il Signore e Salvatore Gesù Cristo, secondo le Sue stesse parole, e che stiamo esaminando in queste settimane. In che modo Gesù vuole e può donarci la Vita, con la V maiuscola? Lo vedremo quest’oggi nella seguente predicazione.

Soddisfatti?

Perché Dio è venuto in questo mondo nella Persona di Gesù di Nazareth? Nelle ultime due domeniche, abbiamo voluto concentrarci proprio su questa domanda fondamentale per la fede cristiana. L'abbiamo voluto fare per avere una migliore comprensione del gioioso annunzio che noi facciamo al mondo quando parliamo del meraviglioso nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. La Parola di Dio ci riserva però molto più ancora. Quest'oggi considereremo questa stessa questione sulla base di un testo biblico diverso. Prima di leggere il testo biblico di quest'oggi, però, vorrei farvi una domanda, affinché troviate la risposta in ciò che Gesù stesso sta per dire: "Siete soddisfatti della vita che attualmente conducete? Veramente? Siete soddisfatti della religione che professate? La vostra fede riempie di senso e di significato la vostra vita?".

Il testo biblico

Ascoltiamo allora che cosa Gesù dice della Sua missione secondo quanto riportato dal vangelo di Giovanni, al capitolo 10, dal versetto 1.

"In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro. Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv. 10:1-10).

Vorrei che concentrassimo la nostra attenzione sull'ultima espressione di questo testo, quella dove Gesù dice: "Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".

1. Che cos'è questa "vita"?

Gesù afferma essere venuto con lo scopo di comunicare vita. Di che cosa sta parlando Gesù? Che cos'è questa "vita" che Gesù è venuto a portare? Come la descrivereste voi o come la spieghereste a qualcun altro?

Ho la netta impressione che troppo spesso se ne senta parlare, semmai se ne parla, in termini superficiali e banali, e direi persino sterili, il che è una contraddizione in termini perché che vita è mai una che sia 'sterile'? Alla fin fine qualcuno crede che tutta la nostra fede si riduca ad essere perdonati da Dio e accolti un giorno in paradiso, oppure che Gesù ci porti ad avere una prospettiva positiva ed ottimista sulla vita, impostata al 'far del bene' e al 'sentirsi bene'. Certo, questo non è da disprezzare, ma è veramente ciò che Gesù intendeva come scopo ultimo della Sua venuta in questo mondo? È solo questione di sentirsi perdonati, di fare del bene e di pensare in modo positivo? No, c'è molto di più.

Conoscere Dio? Volete sapere come Gesù stesso descrive ciò che intende per 'vita'? Ascoltate che cosa Gesù dice in Giovanni 17 "Questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato".

Vita, vita vera e significativa è, secondo la Bibbia, giungere a conoscere Dio e il Salvatore Gesù Cristo. Ancora una volta, però, qui banalizziamo il concetto di 'conoscere' se ritenessimo che significhi solo "accumulare informazioni" su Dio e su Cristo. Alcuni lo pensano. Anch'io con la migliore volontà cerco di comunicare informazioni su Dio e su Cristo ai miei scolari agli studi biblici che faccuamo in comunità: è importante e bisogna farlo, ma non per questo la loro vita diventa …vera e significativa! Altri dedicano l'intera loro vita allo studio, ed in particolare della teologia. Può essere soddisfacente ed è importante lo studio e la ricerca, guai a disprezzarlo. Vita, vita vera e significativa, però, è molto più che acquisire informazioni, ed anche informazioni su Dio, comprendere rettamente certi versetti biblici o dottrine.

La profondità del conoscere. Le parole bibliche che traduciamo con "conoscere" sono ricche di significato. In Genesi 4 troviamo scritto: "Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino" (Genesi 4:1), come pure di Giuseppe, fidanzato di Maria, madre di Gesù, è scritto: "egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù" (Matteo 1:25). Qui Iddio descrive l'intimità dell'unione sessuale in termini di conoscenza. In Amos 3:2 leggiamo: "Soltanto voi ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra": Qui Dio descrive lo speciale rapporto che Dio ha con il Suo popolo in termini di conoscenza. Nel Salmo 1:6 leggiamo: "l'Eterno conosce la via dei giusti, ma la via degli empi porta alla rovina". Qui lo scrittore descrive l'attenzione che Dio riserva a coloro che Gli appartengono in termini di conoscenza. Nell'idea biblica di "conoscere qualcuno" c'è una profondità che, se non stiamo attenti, ci potrebbe facilmente sfuggire.

Il piacere di conoscere Dio. Se così questa vita che Gesù è venuto a comunicarci è l'opportunità di conoscere Dio, allora come dovremmo comprendere 'conoscere Dio'? Se non si tratta tanto di acquisire informazioni su di Lui, come mettersi a sedere e leggere un libro di teologia, allora che cos'è? Alla luce del resto di ciò che la Bibbia dice sul conoscere Dio, mi pare che conoscere Dio sia collegato all'idea di un grande piacere, del profondo godimento che sorge dall'essere in comunione ed in armonia con Lui.

L'autentica conoscenza di Dio non è un semplice esercizio mentale: significa avvicinarsi a Dio tanto da trarne un grande piacere, godere di quello che Egli è, godere di quello che Egli fa. È proprio questo "godimento di Dio" che Gesù è venuto a comunicarci, a renderci possibile, a concederci. Ecco che cos'è una vita vera e significativa.

Che faremo in paradiso? Vedere le cose da questa prospettiva è molto illuminante. Che cosa c'è di così meraviglioso nel paradiso? Ad alcuni piace scherzare su queste cose e immaginano che ci sia un "portinaio" con delle chiavi, magari Pietro, e che il paradiso sia andare in giro per le nuvole a suonare l'arpa… e a bersi caffè… e magari pensano: "ma che noia tutto questo!".

Altri arrivano a dire che …l'inferno sarebbe molto più interessante perché è là che incontrerebbe tutti i suoi amici! In realtà non sanno che cosa stanno dicendo. Se fosse così avrebbero ragione, ma questo non è ciò che la Bibbia autorevolmente afferma. Se ci premurassimo di conoscere meglio la Bibbia, che è Parola di Dio, certo non andremmo in giro a raccontare stupidaggini e barzellette di questo tipo, descrivendo cose false e disonorevoli, anche se solo per gioco.

No, la gloria del paradiso è collegata con l'idea che allora, chi vi andrà sarà in grado di godere della presenza di Dio ad un grado così alto che qui è semplicemente inimmaginabile. Fin da ora ma molto più un giorno. L'autentico credente sa per esperienza che oggi stesso conoscere Dio, e godere della Sua Persona ed opera è qualcosa di meraviglioso ed insostituibile, un'esperienza che ogni creatura umana dovrebbe fare. Adorare Dio nel culto, studiare la Bibbia, la comunione con i fratelli e sorelle nella fede è qualcosa di così grande, così bello per un credente, tanto da superare qualunque altra cosa che il mondo potesse offrire.

Tanti sono i doni spirituali che Iddio dona in Cristo a chi si affida a Lui con tutto sé stesso, la pace interiore, il perdono, la certezza del paradiso e molto altro ancora. Questo però è ancora poco in confronto alla comunione diretta che sarà possibile avere con il Donatore. È bello ricevere dei doni da chi ti ama e amiamo, ma ancora più bello essere in compagnia di chi si ama, godere della Sua presenza. Gesù non è venuto solo per darci la possibilità di ricevere dei doni di Dio. Egli è venuto per darci la possibilità di conoscere e godere Dio stesso, ora e per sempre. Ecco che cosa può essere la vita: un pregustare l'eternità.

2. In che modo potremmo fare nostra questa vita?

Abbiamo così risposto alla prima nostra domanda: "Che cos'è questa vita di cui Gesù sta parlando?". Questo ci porta ad una logica seconda domanda: "In che modo questa vita potrebbe divenire pure la nostra?". È a questo punto che dobbiamo parlare del santo Spirito di Dio, della Sua opera finalizzata alla nostra conversione e alla nostra trasformazione.

Il fine della conversione. Secondo la Bibbia, uno dei modi per comprendere chi non è discepolo di Cristo è quello di pensare a lui come ad uno che cammina nella morte. I suoi vani tentativi di godersi la vita rivelano come tutto ciò che fa sia sotto il segno della morte. Nella migliore delle ipotesi, essi possono solo godere di un assaggio dei doni di Dio. Cercano di godere delle benedizioni dei doni dell'avvento di Cristo, e si rifiutano di passare anche poco del loro tempo con Colui che quei doni li ha forniti. I doni di Dio, però, possono essere goduti davvero solo quando godiamo della Sua presenza. Per questo siamo stati creati, per godere dei buoni doni di Dio nel contesto del godimento della Sua presenza.

Per questo la conversione può essere intesa come l'opera dello Spirito di Dio per la quale veniamo portati a vedere la stupidità di cercare di godere il dono senza al tempo stesso godere della presenza del Donatore, di vedere quanto sia stupido cercare di godersi questo mondo indipendentemente dalla Persona con la quale eravamo destinati a goderci questo mondo. La conversione è l'opera dello Spirito di Dio quando Egli ci porta a vedere la stupidità di tutto questo, e che ci porta a ravvederci realmente da questo tipo di esistenza per riporre la nostra fede in Gesù, come l'Unico che possa darci una vita vera e significativa.La conversione è l'opera dello Spirito di Dio quando Egli ci porta a conoscere ed a godere della presenza di Dio.

Esempi biblici. Si può vedere tutto questo molto bene nella vita di diversi personaggi della Bibbia che vivevano in comunione con Dio. Come potevano gli apostoli rallegrarsi del fatto che il tribunale del loro popolo li avesse condannati, a causa della loro fede, ad essere frustati ripetutamente? Perché lo vedevano nel contesto del conoscere e del godere Dio. Perché Paolo può elencare tutte quelle terribili prove che egli aveva dovuto sopportare a causa della Chiesa senza neanche il minimo di amarezza e di lamentela? Egli aveva compreso tutto questo come parte di come egli avrebbe potuto godere Dio. Com'è che Pietro poteva scrivere ad alcuni cristiani di rallegrarsi grandemente per essere stati considerati degni di soffrire a causa di Cristo? Eppure essi avevano dovuto soffrire terribilmente per mano di crudeli e spietati pagani. Questo è perché la vita di Gesù aveva preso radici così profonde nel loro cuore che essi potevano godersi Dio nonostante tutto questo.

La conversione è l'opera dello Spirito di Dio che mette in grado peccatori come noi a trovare la vita, la vita vera e significativa che deriva dal conoscere e dal godere della presenza di Dio, in Gesù. Molti hanno gustato solo poco ancora di Dio. Ora, molti di noi potrebbero guardare a noi stessi e confrontarci con l'esempio di quei cristiani che ho citato. Molti fra noi non reagirebbero a quelle prove nel loro stesso modo. Significa forse che non sono stati convertiti? Significa forse che ancora non conosciamo davvero ancora Dio e quella vita che Gesù è venuto ad impartire? Non necessariamente. L'opera dello Spirito non è completa quando un peccatore si converte. Quando una persona giunge alla conversione, essa comincia a gustare la vita che Gesù è venuto a portare. Il nostro testo in Giovanni, però, è chiaro. Gesù venne per portare abbondanza di vita, non solo un assaggio!

C'è molto di più da godere di Dio di quanto abbiamo conosciuto al momento della conversione. Lo Spirito di Dio ha ancora molto da operare in noi, se noi dobbiamo godere maggiormente della presenza di Dio. …e sapete come Egli lo faccia: Egli ci spinge.

In quale altro modo descriverlo? Egli sceglie qualche area di peccato, qualche area della nostra vita nella quale non viviamo secondo una vera conoscenza di Dio, un'area in cui noi non godiamo Dio, e ci spinge proprio là. Quante cose imparo giorno per giorno nella misura in cui mi accosto per me stesso alla Parola di Dio ed alla preghiera, aree magari difficili della mia personalità, in cui Dio vuole operare cambiamenti. E quante volte io faccio resistenza al fatto che Egli mi spinga ad andare dove io non vorrei! Fortunatamente la grazia dello Spirito è persistente ed irresistibile e così col tempo noi cambiamo. Sapete però perché lo faccia? Perché c'è molto di più da conoscere e da godere di Dio di quanto fin ora io non abbia fatto. C'è molto di più da scoprire della vita di cui Gesù vuole farci fare esperienza di ciò che fin ora abbiamo vissuto.

Gli agenti facilitatori. Ora possiamo fare alcune cose che possono rendere questo cambiamento più facile, cose che facilitano l'opera dello Spirito di darci maggiormente di quella vita che Gesù ci promette. Sto pensando qui alla necessità di conoscere la Bibbia sempre meglio, parlare spesso a Dio in preghiera, la frequenza regolare al culto comunitario, il prestare stretta attenzione alla predicazione della Parola, la partecipazione devota alla Cena del Signore. Queste sono alcune fra le cose che lo Spirito di Dio usa per cambiarci. …e qual è il motivo primo per acquisire queste sane abitudini? Attenzione a non cadere nell'errore dei Farisei. La nostra motivazione per far tutto questo non è per far impressione sugli altri, o di meritarci qualche "punto" davanti a Dio.

No, noi dobbiamo fare queste cose perché comprendiamo esserci molto di più da conoscere e da godere di Dio di quanto noi ora si faccia. C'è molto nella vita che Gesù offre. C'è molto in Dio da godere, e se siete convinti di questo, allora vi darete di tutto cuore a praticare quelle discipline spirituali, aspettandovi che lo Spirito si serva di esse e vi trasformi ogni giorno sempre di più. Transizione. Vedete così come stiano le cose. Gesù è venuto affinché noi avessimo la vita, una vita abbondante, vera e significativa. Gesù è venuto affinché noi potessimo conoscere Dio e godere della Sua presenza. Egli ha fornito tutto ciò che ci è necessario per fare esperienza di quella vita attraverso la Sua vita, la Sua morte, e la Sua risurrezione. Poi, asceso alla destra di Dio, Egli ha inviato il Suo Spirito Santo per applicare a noi tutto ciò che ha conseguito. È proprio ciò che fa lo Spirito Santo. Ci converte e ci tira fuori da coloro che non conoscono Dio, da coloro che altrimenti avrebbero perseguito una vita che, in realtà, è morte. Egli ci porta al punto di comprendere che vita vera è conoscere Dio, godere Lui come pure tutti i Suoi doni, e che questa vera vita può solo essere trovata attraverso Gesù.

Alcuni fra noi possono rammentarsi esattamente come lo Spirito abbia operato questo in noi, altri meno. Non importa, però, il fatto rimane che ad un certo punto lo Spirito compie la Sua opera per farci giungere a conoscere la vera vita. Egli continua la Sua opera prendendosi cura dei nostri peccati. Suo obiettivo in tutto questo è farci conoscere Dio sempre meglio, preparandoci per il giorno in cui, con l'eternità di fronte a noi, saremo in grado di perseguire senza ostacolo alcuno la conoscenza di Dio.

3. Che ne facciamo di tutto questo?

Abbiamo così risposto a due domande. La prima era: "Che cos'è questa vita della quale Gesù ci parla nel nostro testo?". La seconda è: "In che modo questa vita può diventare la nostra?". Non ci rimane che la terza domanda: "Che ne facciamo di tutto questo?". Qui vorrei esprimere due pensieri.

Un'ammonizione ai compiacenti. In primo luogo ammonire chi pensa di sapere tutto ciò che ha bisogno di sapere. È relativamente facile accontentarsi di quel poco che conosciamo dell'Evangelo, cose come "avere accesso al paradiso", "essere perdonati", conoscere certi concetti teologici. Non si tratta però di ciò che giace al cuore dell'Evangelo. Il cuore dell'Evangelo è conoscere Dio. E non ha limite quanto possiamo conoscere e godere di Dio. Corriamo il pericolo mortale di accontentarci degli assaggi senza avere realmente il desiderio di conoscere meglio Dio. Quando però non c'è più nulla di Dio di cui vorreste godere, vi accontentate solo di un assaggio, e vi sono spesso segni che questo sia avvenuto.

C'è qualcosa, infatti, che spesso ci rimprovera dentro di noi e che dice: "Tutto qui? È tutto qui ciò che significa essere cristiani? Non ci dovrebbe essere di più? Non sembra esserci molto qui per cui essere tanto eccitati!", eppure stiamo fermi, apparentemente incapaci di conoscere maggiormente Dio attraverso quei mezzi che lo Spirito di Dio usa per darci quel "qualcosa di più". Sembriamo come quei bambini seduti ad un grande pranzo sentendo fame, eppure che si accontentano di un assaggino qui e un assaggino là. La tavola però è piena! Dio dice: "Mangia! Goditi tutto! Ma noi ci accontentiamo solo di un assaggio. Gesù è venuto affinché potessimo goderci questa "festa", la festa del conoscere Dio. Perché accontentarci di meno?

Tutto questo ha un costo. Un secondo pensiero potrebbe essere questo. Giungere a conoscere Dio, giungere a godere della Sua presenza costa. Ora, non che questo costi denaro, e nemmeno ci costi di dover partecipare a certi speciali riti religiosi. Il costo è più grande di questo. Immaginate di stare in una stanza. Da una parte c'è lo Spirito di Dio, ed Egli con persistenza vi sta spingendo. "Ascolta: di Dio c'è molto più da godere di quello che pensi. Se vuoi essere in grado di poterlo fare, c'è molto ancora del tuo peccato che deve sparire. Trattiamo, per esempio con questo peccato". Ed allora gentilmente ti spinge. Non uno spintone, ma un colpetto di gomito. Dall'altro canto c'è la nostra natura peccaminosa, ed essa ti dice: "…ma a me piace vivere così. A me piace il mio peccato. Lo trovo bello, mi è diventato familiare. Così ascolta, non voglio veramente cambiare. Non voglio liberarmi di queste cattive abitudini. Non mi importa ciò che gli altri possano dire. Mi piace la vita così com'è, grazie.

"Lasciamo allora tutte le cose così come stanno". Ed eccoti così colto nel mezzo. Ora non c'è alcuna speciale preghiera che ti possa far uscire da questo dilemma. Non vi sarà alcun fulmine dal cielo che distruggerà la tua natura peccaminosa. Ciò che potrà risultare in un cambiamento è la volontà da parte tua di dire allo Spirito di Dio: "Va bene, Signore. Continua a spingermi. Continua a puntare il dito sul mio peccato. Tienimi sotto pressione così io mi ravvederò e crederò maggiormente all'Evangelo che è alle prese del mio peccato.

Rammentati però di fornirmi in questo la forza della Tua grazia". Questo costa. Fa male. Abbandonare vecchie abitudini che ci sembrano così piacevoli non è mai facile. Che cos'è, però, che potrà darci la motivazione di dire queste cose allo Spirito Santo? Il fatto che ci sia molto di più da conoscere in Dio. Il fatto che ci sia molto di più da goderne. E, sebbene costi, questo è ciò che voglio più di tutto al mondo.

La debolezza della Chiesa. Ecco che cosa può spiegare la debolezza della Chiesa e la sua mancanza di potenza nel chiamare i perduti: ci accontentiamo di molto meno dell'abbondanza che potrebbe essere nostra secondo le promesse di Gesù. Ci accontentiamo di sapere che, grazie a Dio, ci vedremo aprire le porte del paradiso quando moriremo, del pensiero, per quanto confortante di sapere di avere in cielo un Padre amorevole… ed anche se non lo conosciamo abbastanza, ci accontentiamo di vivere molto "all'ombra della morte". Ne risulta che vi sia relativamente poco godimento della presenza di Dio. E il mondo lo vede.

Assomigliamo troppo al mondo, salvo per qualche nostra abitudine religiosa. Così, quando parliamo della vita nuova che Cristo offre, le nostre parole sembrano vuote. Odono le nostre parole, ma vedono anche la nostra vita. Quando la Chiesa riscoprirà quanto si possa godere della presenza di Dio, allora i perduti risponderanno al nostro messaggio.

Un ultimo pensiero. Godere della presenza di Dio non è qualcosa che si incentri su noi stessi. Potrebbe aver dato l'impressione d'essere così, ma non è così. Dio è glorificato quando godiamo della Sua presenza. Un cristiano, affamato di Dio, viene trasformato dallo Spirito. Egli gode maggiormente di Dio. Comincia a vedere sempre di più che cosa significhi che Dio sia realmente Dio. Quale supponete possa essere a tutto questo la sua risposta. Una sola esclamazione: "Ma che bello!".

La gloriosa grandezza di Dio lo travolge. Comincia a vedere la grazia di Dio per l'enorme benedizione che essa è, e dirà a sé stesso: "Tutto questo per uno insignificante come me?". Allora comincerà a pensare: "Dio mi ha creato per conoscerlo e per godere della sua presenta. Inoltre, per l'eternità, Dio rivelerà sempre di più di Sé stesso a me affinché sempre di più Lo conosca e ne goda! È meraviglioso!". Dio verrà glorificato da questa esclamazione, perché non sarà solo cosa da dire una volta o due. Si trasformerà in un senso di meraviglia per Dio che durerà tutt'una vita. Quando ci accontentiamo di solo un assaggio di Dio, non c'è nessun'esclamazione stupefatta, e Dio non ne è glorificato. Quando però c'è un'autentica fame per Lui, fame di conoscerlo meglio, allora Dio sarà glorificato!

Conclusione

Gesù è venuto affinché potessimo avere vita, un'abbondanza di vita nella conoscenza di Dio. All'inizio vi avevo anche chiesto: Siete soddisfatti della vita che attualmente conducete? Veramente? Siete soddisfatti della religione che professate? La vostra fede riempie di senso e di significato la vostra vita?". Se non lo siete? Se io non lo sono, ebbene in Cristo Gesù potrò trovare piena soddisfazione, perché al Suo seguito potrò conoscere Dio sempre meglio, sempre meglio apprezzarlo, sempre meglio goderne la presenza, e sempre meglio servirlo in questo mondo.

Avete fame di conoscere di più di Dio? So che in voi, come in ogni creatura umana, c'è questa fame. Forse avete nella vostra vita avuto qualche assaggio di Lui. Vorreste però accontentarvi solo di un piccolo assaggio quando in Cristo potreste avere tutto, e non solo per un tempo, ma per tutta l'eternità?

Paolo Castellina, 4 luglio 2014, riproposizione di una predicazione del 24 dicembre 1998.

Letture supplementari

1. Inizio culto: Il profeta Isaia ci comunica la raggiante gioia di chi vede sorgere su di sé l'alba di un giorno nuovo, il giorno della gloriosa presenza del Signore che dissipa le tenebre di questo mondo. Lo sarà un giorno, ma questo nuovo giorno sorge già per chiunque accolga nella sua vita il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Ascoltate: Isaia 60:1-5

2. Lettura 1 - Sempre il profeta Isaia ci parla della pienezza di vita che ottiene colui che riceve la presenza del Messia e Salvatore Gesù, nella propria vita: Isaia 61:1-10.

3. Lettura 2 - Gesù, ancora bambino, viene portato al tempio di Gerusalemme per adempiere ciò che la legge chiedeva. Proprio allora Iddio dona a tre persone a Dio devote di vedere proprio in quel bambino la realizzazione di tutte le promesse di Dio. Leggiamo Luca 1:25-38.