Studi biblici/Efesini 1:3-14

Da Tempo di Riforma.

La nostra identità ultima

Sintesi. In che modo definiamo la nostra identità? Quale “bandiera” amiamo sventolare? In un mondo dove ci vorrebbero tutti omologati e “senza volto”, rivendicare la nostra identità nazionale, culturale e linguistica ha la sua importanza, ma potrebbe deluderci. La nostra identità ultima, quella che giammai ci deluderà Dio ce la dona in Cristo, quando ci rende membri del Suo corpo, del Suo popolo, della Sua famiglia. È un’identità ricchissima che solo gli stolti possono disprezzare o peggio rinnegare. È quello che vediamo questa domenica analizzando il testo biblico di Efesini 1:3-14.

Crisi di identità

Si racconta che il famoso filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher (1768–1834) ormai anziano, un giorno stava sedendo da solo, con vesti dimesse e la barba lunga su una panchina del parco della città dove abitava. Gli si avvicina un poliziotto pensando che fosse un vagabondo, lo scuote e gli chiede: “Lei chi è?”, al che Schleiermacher tristemente risponde: “Vorrei saperlo anch’io”. Il filosofo che molto aveva contribuito alla formazione del pensiero moderno e della teologia protestante liberale opponendosi all’ortodossia biblica, affermava di non sapere più chi fosse…

“Non sapere più chi siamo”, la perdita della nostra identità, è un male che affligge l’Europa moderna e di cui sono in gran parte corresponsabili proprio quei filosofi e teologi tedeschi così tanto oggi onorati nelle università e nelle facoltà teologiche. Contestando l’autorità biblica ed allontanandosi da essa, essi non solo hanno contribuito alla svuotamento ed alla decadenza inarrestabile delle grandi chiese protestanti storiche, ma hanno fatto perdere le radici e l’identità della stessa civiltà occidentale. Così facendo, essi l’hanno resa incapace di opporsi efficacemente alle sfide ed all’attacco di “pensieri forti” come l’Islam.

Quell’Europa che rifiuta di mettere nella sua Costituzione un richiamo alle sue radici ebraiche e cristiane, quasi vergognandosene, in nome del relativismo e di una malintesa “neutralità”, non ha più “un’anima” e questo si riflette nel vuoto morale e spirituale di tanti suoi cittadini che si lasciano trascinare dalle correnti senza chiedersi dove vengono portati e senza reagire con senso critico. Di fatto il relativismo che vorrebbe essere neutrale rispetto alle religioni, dopo aver seminato il vuoto nel cuore delle giovani generazioni, finisce per consegnare al puro caos il nostro futuro. La maggior parte dei giovani oggi, infatti, trova la sua identità nel seguire senza senso critico le ultime mode e tendenze (intellettuali o consumistiche), quello che i loro pari si aspettano da loro. Allo stesso modo tanti cristiani si lasciano intimidire dal pubblico disprezzo che sembra prevalere verso la fede cristiana tradizionale, quella dei loro padri, senza trovare valide alternative e diventando solo “massa di manovra” di chi domina la società.

Il cristiano degno di questo nome, però, non trova la sua identità condividendo i vaghi principi dell’ideologia moderna, ma la trova “in Cristo”. Come si esprime la Bibbia, “essere in Cristo” comporta avere un preciso profilo morale e spirituale che ci contraddistingue dai nostri contemporanei. Voler conoscere chi siamo non è certo un’offesa a chi è diverso da noi, né causa, come alcuni affermano, “inutili antagonismi” perché “ci farebbe essere arroganti” con le identità altrui, ma è il primo passo, il requisito stesso, per riconoscere le identità degli altri e intrattenere un dialogo con esse.

Il testo biblico

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, dalla lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso, capitolo 1, dal versetto 3 al 14, mette per noi in rilievo molti tratti dell’identità del cristiano, ed è quello che vorremmo sommariamente esaminare quest’oggi.

Benedizioni in Gesù Cristo “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra. In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà, per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Efesini 1:3-14).

Questo testo è molto interessante perché potremmo contare in esso almeno nove tratti dell’identità cristiana.

Tratti dell’identità cristiana

L’importanza e priorità dei valori spirituali

La prima cosa che questo testo afferma sull’identità cristiana si trova in questa frase: noi siamo “benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (3). Possiamo dire che in Occidente noi godiamo di molte benedizioni materiali. Il mondo ci guarda e ci invidia, e di fatti molti sperano di poter stabiolirsi qui da noi per poter condividere quanto. Sì, ci vedono come ricchi e benestanti e molti vorrebbero condividere queste “benedizioni”. Se si escludono, evidentemente, le ricchezze acquisite in modo ingiusto, la prosperità come risultato del lavoro onesto e diligente è una benedizione.

La nostra identità di cristiani, però, non è tanto legata alle benedizioni materiali. Gesù disse: “Non fatevi tesori sulla terra (...) ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano” (Matteo 6:18-20). L’Apostolo scrive: “Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3:1). Essere “in Cristo” significa soprattutto: “Cercare le cose di lassù”, ciò che ha a che fare con un’autentica comunione con Dio, essere ricchi dei Suoi valori, quelli della spiritualità, della vita, dell’amore, della giustizia, della solidarietà. Ricuperare la nostra identità cristiana, quindi, significa soprattutto questo. L’immagine che spesso diamo, però, come occidentali, ad altri popoli è quella di essere persone avide, materialiste ed immorali, dove Dio spesso è solo un pretesto per fare i propri interessi.

L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando, avido, persegue soltanto il soddisfacimento dei propri interessi materiali e benessere esteriore. Possiamo noi dire che i nostri beni più preziosi, quelli ai quali aspiriamo più di ogni altra cosa, sono “nei luoghi celesti” presso Dio, dove Cristo è asceso? Identità cristiana significa che i beni di questo mondo, per noi, non sono la cosa più importante, ma lo sono i valori vissuti e predicati da Cristo. Il cristiano ambisce a “benedizioni spirituali” e il resto verrà poi! Gesù disse: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:33).

L’importanza di un privilegio

Chi è in Cristo può dire: “In lui sono stato eletto già da prima della creazione del mondo perché io fossi santo e irreprensibile dinanzi a lui” (4). Elezione. Un’altra immagine di sé che l’Occidente comunica è legata alla prima è che noi siamo “dei privilegiati”, degli “eletti” da Dio. Nel passato alcuni, equivocando del tutto la cosa, hanno parlato della “superiorità” della razza e della cultura “bianca”, mentre le altre razze sarebbero state “maledette”.

Certo, chi è “in Cristo” è sicuramente “un eletto”, lo afferma la Parola di Dio. Questo, però, non ha a che fare con la razza perché Dio sceglie le persone più diverse. A questo riguardo bisogna fare, però, molta attenzione: chi è stato eletto a far parte del popolo di Dio è stato scelto per un preciso scopo: per essere “santo ed irreprensibile di fronte a Lui”, per essere completamente consacrato a Dio come Suo ministro e rappresentante nel mondo, per servirlo fedelmente, per esemplificare nella sua vita che cosa significhi essere in comunione con Lui, ubbidirgli, vivendo per promuovere la volontà e il regno di Dio. L’Apostolo scrive al riguardo dei cristiani: “Siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate af- finché le pratichiamo” (Efesini 2:10), e ancora: “[Di Dio] Io sono diventato servitore secondo il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù della sua potenza” (Efesini 3:7).

Ai Suoi discepoli Gesù diceva: “Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo. 5:13-17). L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando diventa “sale insipido”, una luce spenta, un servo disutile. L’antico Israele, popolo eletto, era stato respinto da Dio. Ma, dice l’Apostolo, “Essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi” (Romani 11:20).

L’importanza della famiglia

Chi è in Cristo ha la consapevolezza di essere stato adottato nella famiglia di Dio e che ha diritto a tutti i privilegi che ne competono: “...avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà” (5). La Scrittura dice: “...a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Giovanni 1:12).

Essere “in Cristo” significa far parte della “famiglia di Dio”. Questo implica avere un alto concetto della famiglia, soprattutto del fatto che la famiglia deve essere “accogliente” e desiderare includere nel suo calore tutti coloro che sono soli, abbandonati, respinti, poveri, malati, disabili... Come Dio ci accoglie in Cristo con grande compassione nella Sua famiglia, così noi siamo chiamati ad accogliere fra noi, secondo le nostre possibilità, chi è nel bisogno. A coloro che un tempo erano respinti come pagani ed indesiderabili, l’Apostolo dice: “Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio” (Efesini 2:19). L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando si dimostra individualista, chiuso in sé stesso, non disponibile, esclusivista…

L’importanza di una vita sensata ed impegnata

Chi è in Cristo ha uno scopo nella vita: vivere per la gloria di Dio “a lode della gloria della sua grazia, che ci ha cocessa nel suo amato Figlio” (6). Quanto spesso è vero che la vita moderna in Occidente appare futile e priva di senso. Quante persone vedono la loro vita come inutile e vuota e magari cercano solo di terminare questa loro vita. Tanti altri “cercano di non pensarci” e di soffocare con il divertimento e la droga i loro pensieri angoscianti. Chi è “in Cristo”, però, vede che la sua vita, in Dio, acquista un senso ed una prospettiva, uno scopo. Comprende di essere oggetto dell’attenzione amorevole di Dio e dei Suoi progetti per lui. La più grande gioia e consapevolezza di una vita veramente realizzata sorge dal voler compiacere il Signore in ogni cosa “portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio” (Colossesi 1:10). Quanti oggi sono coloro che credono di poter avere una vita soddisfacente e realizzata solo soddisfacendo sé stessi! Paolo, però, scrive: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1 Corinzi 10:31).

Conoscendo ed adorando la gloria e la virtù di Dio, questo influisce positivamente sulla nostra vita e ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno per una vita veramente realizzata. L’apostolo Pietro scrive: “La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù” (2 Pietro 1:3,4). L’uomo occidentale scopre ben presto, senza Dio, che la sua vita è futile e vuota. Questo è perché tradisce e rinnega la sua identità cristiana. Riscoprendola, però, riscoprendo che la vita dedicata a Dio ed al prossimo è l’unica che ne valga la pena, ritrova sé stesso!

L’importanza dell’individuo

Essere “in Cristo” significa sapere di essere stati redenti, ricuperati, riabilitati come persone mediante il valore infinito del Suo sacrificio sulla croce: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia” (7). Questo concetto è connesso al precedente. La persona che trova la sua identità in Cristo acquista la consapevolezza di essere “qualcuno” agli occhi di Dio, non perché lo meriti, ma perché l’amore di Dio le dona dignità. Qui c’è un valore importante che l’Occidente pure sta dimenticando. Ogni persona è degna, ogni persona è valida e deve essere protetta e ricuperata alla dignità del vivere e della considerazione. In Cristo l’individuo è importante. La salvezza riguarda l’individuo, non il gruppo o la chiesa nel suo insieme. Il singolo non è solo un numero, una ruota dell’ingranaggio, qualcosa da sfruttare, spremere e poi buttare... Ogni persona è importante, indipendentemente dal fatto se sia sana o malata, valida o invalida, produttiva o improduttiva, giovane o anziana, non importa il suo aspetto, condizione, razza... e Dio ha dimostrato di interessarsi proprio di coloro che il mondo più disprezza. Questo è uno dei “punti forti” della fede cristiana, il “punto forte” dell’Occidente, e questo è uno dei punti che stiamo rinnegando, insieme all’identità cristiana. L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando ritiene, ad esempio, che nazismo, comunismo, o il capitalismo selvaggio possano essere “idee migliori” di quelle cristiane. In realtà sono solo devastanti e disumanizzanti, come la storia dimostra.

L’importanza della conoscenza

Essere in Cristo significa poter disporre di grande sapienza ed intelligenza: “egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé” (8,9). L’Occidente si vanta di quello che chiama il suo grande “know how” (saperci fare), della sua scienza, conoscenza e filosofia. La conoscenza promuovono il progresso umano. Dio si è compiaciuto di rivelare, di far conoscere Sé stesso, la Sua legge buona e giusta, i Suoi piani ed ha depositato questa conoscenza nella Bibbia. La Bibbia è stata centrale nella formazione della cosiddetta “civiltà occidentale”. La nostra identità è fondata sulla Bibbia. Ecco perché deve essere ben conosciuta da tutti, creduta, studiata con rispetto, applicata alla nostra vita. Senza il nutrimento della Bibbia, Parola di Dio, noi moriamo spiritualmente, perdiamo l’anima e ci pregiudichiamo la salvezza. Senza la Bibbia siamo in balia di ogni menzogna ed inganno, e questo è foriero di schiavitù e di morte. Chi è che vuole allontanarci dalla Bibbia? Colui del quale Gesù dice: “Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Gv. 8:44). Essere “in Cristo”, la Parola di Dio, perciò significa avere intelligenza sui misteri della volontà di Dio.

L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando critica, disprezza ed accantona la Bibbia, equiparandola ad altri “libri sacri” o preferendo ad essa altre fonti di conoscenza.

L’importanza di un’eredità

Essere in Cristo significa essere titolari di una ricca eredità. Dice il testo: “In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà” (11). Essere in Cristo significa essere: “partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il vangelo” (Ef. 3:6).

La società moderna sembra solo vivere per il presente. Ignora il passato e non pensa al futuro! Le nostre scuole danno poca importanza alla storia e crea dei giovani ignoranti delle proprie radici e che disprezzano le loro tradizioni. Dissipano così la loro eredità e non hanno nulla da trasmettere a quelli che verranno dopo di loro. Quale eredità daremo alle future generazioni? Il nulla, perché siamo vuoti e tutto ciò che produciamo è “vuoto a perdere”. Essere “in Cristo” significa essere portatori riconoscenti di una ricca tradizione, onorarla, coltivarla, reinvestirla e trasmetterla più ricca ancora. Essere “in Cristo” significa essere consapevoli che, per grazia, “...dal Signore riceveremo per ricompensa l'eredità. Servite Cristo, il Signore!” (Colossesi 3:24). Pietro scrive che i cristiani operano “per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi” (1 Pietro 1:4). L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando disdegna la sua eredita e la dissipa. L’Apostolo dice: “Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio” (Efesini 5:5).

L’importanza dell’ordine e dell’autorità

Chi è “in Cristo” è stato posto sotto l’autorità, protezione e responsabilità di Cristo. Il proposito di Dio, dice il nostro testo: “...consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (10).

L’Occidente sta all’origine dell’idea stessa di democrazia e libertà, le quali trovano negli stessi principi biblici la loro garanzia e protezione. Democrazia e libertà, però, non vogliono dire anarchia e caos come nell’Israele del tempo dei Giudici. Infatti, “In quel tempo non vi era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio” (Giuda 17:6).

Una società veramente libera è una società regolata, ordinata e sottoposta a legittime autorità, la quale si confronta costantemente con i principi della sua costituzione. L’identità cristiana onora le autorità legittime e si sottomette volentieri alla sua “carta costituzionale”, cioè la legge rivelata da Dio depositata nella Bibbia e vissuta fedelmente dal Signore e Salvatore Gesù Cristo. I cristiani trovano la loro identità sottomettendosi, in ogni aspetto della loro vita, all’autorità ultima di Cristo che si manifesta nella Sua Parola.

Oggi si dice sempre più spesso che da noi non si ha più rispetto per le autorità e le leggi e tutti pretendono di fare ciò che vogliono, senza più nessuna oggettiva guida e linea morale e spirituale. Autorità e leggi, però, sono una necessaria protezione della libertà di tutti, non un peso o una schiavitù. L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando disdegna l’autorità e le regole incamminandosi verso il caos, caos a cui un giorno qualcuno vorrà “porre rimedio” con un’ingiusta ed iniqua dittatura! Tutto questo può essere evitato rivalutando ed onorando la nostra identità cristiana.

L’importanza della presenza di Dio

Essere in Cristo, infine, significa poter godere della presenza e dell’opera dello Spirito Santo di Dio. Il testo dice: “In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso...” (13).

Per i cristiani Dio non è un principio astratto, ma una Persona alla quale rapportarsi costantemente. Per i cristiani Dio non è un Essere lontano ed indifferente. Come Dio si è coinvolto nella vita umana attraverso la Persona e l’opera di Gesù Cristo, così Dio è vivente ed operante nella loro vita attraverso il dono dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo che opera nel vero cristiano la conversione. È lo Spirito Santo che applica alla sua vita i benefici conseguiti da Cristo. È lo Spirito Santo che lo accompagna e lo sostiene nel corso della sua vita. È lo Spirito Santo che compie e realizza finalmente la sua salvezza. Lo Spirito Santo è la presenza viva ed operante di Dio in mezzo al Suo popolo. Una società o una persona, però, che allontana Dio dalla sua vita, si priva, in ultima analisi, della sua stessa vita. Una società che ritiene “la religione” solo “una questione privata” è una società che consapevolmente si priva della presenza e della benedizione di Dio. L’Occidente tradisce e rinnega la sua identità cristiana quando emargina Dio dalla sua vita. Che futuro potrà mai così avere? Nessuno. Solo il disastro. Gesù disse: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:5).

Conclusione

L’Europa, dunque, e la sua civiltà è oggi in grave crisi di identità, “non sa più chi è”, ha perduto la sua faccia, ha perduto la sua anima. Ignorando, minimizzando, disprezzando e mettendo da parte le sue tradizioni, le sue radici ebraiche e cristiane, che stanno alla base dei suoi valori e dello stesso suo benessere, in realtà si sta pregiudicando il suo stesso futuro diventando solo un “vuoto a perdere”. Questo vuoto, come sempre succede nella storia, sarà poi riempito ben presto da menzogne e da dittature inique ed omicide.

Che cosa vuole, in fondo, il terrorismo di ogni stampo? Far saltare tutto ciò che abbiamo di più caro per imporci poi il dominio e la dittatura di quelle forze che lo nutrono. Ricuperando la nostra identità “in Cristo”, a livello personale e sociale, potremo impedirlo.

Oggi abbiamo visto solo alcuni tratti di questa identità. Sarà necessario certamente approfondirli. Rammentiamoli. L’identità cristiana è fatta (1) di valori spirituali da rendere prioritari, (2) di responsabilità da assumerci seriamente; (3) del concetto di famiglia da valorizzare; (4) di una vita sensata ed impegnata per la gloria di Dio; (5) dell’importanza ed all’onore da darsi ad ogni individuo; (6) dell’importanza della conoscenza biblica; (7) di un’eredità da valorizzare, investire e trasmettere; (8) dell’importanza dell’ordine e dell’autorità; (9) della presenza di Dio, in rapporto al quale solo la nostra vita può essere garantita.

Concludo con due brevi citazioni: “Bisogna che cittadini e politici, perlomeno una loro buona parte, si mettano sul serio a recuperare e restaurare il patrimonio che i nostri padri ci hanno tramandato, non per musealizzarlo, come vorrebbero i laicisti, ma per trarre da esso cose nuove e cose antiche, che ci aiutino a vivere liberi ma autentici, senza paura, oggi e domani” (Carlo Maurizi). “Ci sono ancora – fra i credenti, i non credenti, gli intellettuali, i politici, gli opinionisti, le chiese europee – uomini di volontà e di coraggio, non timidi, non arrendevoli, non inclini solo al quieto vivere, non acquiescenti all’ipocrisia del linguaggio intellettualmente corretto ma politicamente suicida, i quali vogliano invertire il corso della crisi europea? Credo – voglio credere – che ci siano. Ma se la risposta dovesse essere negativa, allora il confronto fra l’Europa di oggi e l’Impero Romano al tramonto (...), diverrebbe di tragica attualità” (Marcello Pera).

Paolo Castellina, 20 gennaio 2006