Studi biblici/Ebrei 12:1-3

Da Tempo di Riforma.

La maratona della vita cristiana

Sintesi: La fede cristiana autentica è ben lungi dall’essere “una credenza” privata, “mentale”, ma uno stile di vita, anzi, una gara che si corre in vista di un premio. Non però come una gara dove c’è chi arriva primo e si prende il premio, ma una sorta di maratona in cui tanti si iscrivono e “vincono tutti” quelli che arrivano al traguardo. Implica comunque impegno: non serve a nulla rimanerne spettatori. L’incoraggiamento a parttecipare ed a perseverarvi fino alla fine lo troviamo nel testo biblico di questa domenica, in Ebrei 1:1-3.

La parabola della gara

Oggi il testo della Parola di Dio che viene sottoposto alla nostra attenzione ci accompagna, per così dire, ad assistere ad una "gara sportiva", ad una maratona, a un qualcosa di simile ad una corsa campestre.

E’ un percorso lungo e difficile, pieno di ostacoli. Dalla nostra prospettiva più alta di spettatori possiamo vedere laggiù il traguardo dove una corona d’alloro attende il vincitore. Diciamo meglio: tutti coloro che arrivano ricevono un premio, un attestato di partecipazione, il che è già un onore. I primi ricevono una speciale menzione, ma in questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo sono vincitori,

Ecco, dall’altra parte gli atleti al nastro di partenza. Si tolgono il mantello e al via dello starter partono con passo sicuro e regolare. Si sono allenati bene, i loro muscoli sono agili, forti e scattanti. Non c’è nulla che li possa distrarre, sono ben concentrati e determinati a giungere al traguardo. Li seguiamo con il nostro sguardo mentre affrontano le difficili prove del percorso, alcuni cadono, poi si rialzano e procedono imperterriti. É visibile dopo un po’ il loro sudore e la loro fatica. Arrivano così al traguardo e partecipiamo alla gioia del vincitore che riceve la sua corona. È esausto ma felice e ora sollevato di riceverla, quella corona. Il suo impegno è stato premiato.

Altri erano pure partiti, pieni di buone intenzioni, ma dopo le prime difficoltà avevano rinunciato alla corsa ed erano tornati indietro. Altri ancora avevano solo promesso di parteciparvi, si erano iscritti alla gara, avevano avuto il loro numero, ma per qualche motivo nemmeno sono partiti... Un gruppo di atleti fedeli ed impegnati però ce l’ha fatta!

Ecco che però succede l’inaspettato. Il direttore della gara si muove e si avvicina proprio dove siamo noi, noi spettatori. Viene avanti e rivolge la sua parola proprio a te. Sei piuttosto sorpreso, soprattutto ad udire le sue parole. Si, ti sta invitando a scendere in campo, si proprio te, a far parte di quelle valorose squadre ed a correre la gara insieme a quei famosi e valenti atleti. Ti chiedi perché abbia invitato proprio te. Non te ne credi certamente all’altezza, ma lui insiste, rassicurandoti che ti darà tutti gli strumenti tecnici necessari per partecipare anche tu alla gara con onore. L’onore però è ancora un altro: l’onore di portare la maglia di quelle valenti squadre! Vi sono gli allenamenti, ricevi le necessarie istruzioni e arriva il momento di partire. Sarai fra quelli che partono davvero e perseverano fino alla fine della gara per ricevere la corona che spetta a coloro che giungono al traguardo? Non ti lascerai spaventare dalle difficoltà oppure preferirai tornare fra i semplici spettatori?

Questa che vi ho raccontato è una parabola che illustra la vita cristiana assomigliandola ad una gara sportiva. Ogni illustrazione ha i suoi limiti, ma credo che ci possa servire oggi per chiarire i termini di quanto ci comunica il Signore Iddio nel testo biblico di Ebrei 12:1-6.

Chiamati dalla Sua grazia

Ci sono quindi due tipi di "sportivi" quelli che lo sport ...lo guardano, e quelli che allo sport ...partecipano. Oserei dire che i veri sportivi sono quelli che "fanno" lo sport. Oggi infatti sono fin troppi quelli che fanno i semplici spettatori della fede e delle attività dei cristiani attivi e professanti. Magari "finanziano" le chiese. È già qualcosa, ma rimangono pur sempre spettatori, fuori dalla gara: valutano le attività degli altri e magari le criticano, battendo le mani oppure fischiando, a seconda del gradimento...

In ogni caso ci sono occasioni importanti - come quella di oggi - in cui Iddio, attraverso l’annuncio dell’Evangelo, chiama anche noi, anche te, a far parte della Sua "squadra di atleti", di un popolo speciale, il Suo popolo eletto, la Sua chiesa. Egli chiama anche noi a "scendere in campo".

Si tratta indubbiamente di una stupefacente espressione dell’amore e della grazia di Dio verso creature come noi siamo, la cui vita - per usare la nostra immagine - è pigra, sedentaria, squilibrata, malsana, indifferente e spesso anche molto critica verso squadre ed allenatori... in una parola, per noi peccatori, quella di sentirci rivolgere la parola della verità, l’appello ad affidarci ad essa, scoprire la disponibilità di Dio nei nostri riguardi che ci vuole riscattare e perdonare attraverso l’opera efficace di un valente "allenatore", il Salvatore Gesù Cristo. Come non gridare di gioia e di riconoscenza per "l’onore" che Iddio ci vuol fare chiamandoci ad essere anche noi partecipi della Sua vittoria!

Il testo biblico

Consideriamo però ora più da vicino il testo biblico che Dio ci vuole rivolgere quest’oggi. L’apostolo scrive a cristiani d’origine ebraica:

"Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo" (Ebrei 12:1-3).

Motivi incoraggianti

Dobbiamo dire innanzitutto che l’Apostolo qui si rivolge ad "atleti" della vita cristiana che, scesi in campo e partiti, sperimentano la durezza della gara e sono tentati a scoraggiarsi e forse anche a rinunziarvi. La cosa è comprensibile, ma qui l’apostolo, vero e proprio "allenatore", incoraggia questi "atleti" mettendo davanti a loro i motivi per cui a questa "gara" ne valga comunque la pena di parteciparvi.

I cristiani di quella generazione, ma quanti ancora oggi, vedono la loro fede ed il loro impegno messo a dura prova da difficoltà di ogni genere. Queste parole ispirate da Dio vengono però rivolte anche a noi per nostro incoraggiamento ed istruzione. La confessione della nostra fede non si esprime forse oggi nel contesto di difficoltà e persecuzioni dirette, nondimeno, portare avanti con coerenza la nostra professione di fede nemmeno oggi è facile, è anticonformista e può causare opposizione e incomprensione. Per questo, pur non nascondendo ai nostri figli la difficoltà della coerenza cristiana, li incoraggiamo a proseguire con coraggio e preghiamo per loro.

Credo che sia importante pure notare come lo scrittore non si limiti qui a dare "consigli" ed esortazioni come colui che si limiti a "stare in panchina". E’ egli stesso un "atleta" d’esperienza e sa bene identificarsi con i suoi lettori scoraggiati. Al capitolo 10 aveva già detto: "Ora noi non siamo fra quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma quelli che hanno fede per ottenere la vita" (10:39). I precursori La prima frase del testo che colpisce la nostra attenzione è: "Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni..." (1a). E’ il primo motivo di incoraggiamento degli atleti in pista: "Non siete soli e non siete stati i primi a correre - e con successo - questa gara".

C’è una così grande schiera (una nuvola, un nugolo) di testimoni (martiri della fede) che ci circonda, noi che corriamo la gara della fede cristiana. Quanti ci hanno preceduto nella fede e tuttora nel mondo brillano come luminosi esempi di fede e di impegno nonostante le difficoltà che devono affrontare e proprio per portare avanti la fede che oggi noi dichiariamo di professare. Essi sono dei testimoni in quanto la loro vita, opere, sofferenze e morte, attestano la loro fede, e testimoniano a noi attraverso le pagine della Scrittura e della storia il loro impegno è stato abbondantemente retribuito.

Pensate: noi che siamo chiamati a far parte o che facciamo parte della squadra dei cristiani, "portiamo i colori" di un popolo che enumera gli "eroi" della fede di cui sono piene le pagine dei nostri calendari (e non solo), uomini, donne, ragazzi e bambini che attraverso questi venti secoli di storia cristiana, ma anche di più se contiamo pure l’antico popolo di Israele in cui siamo stati innestati, che spesso hanno sofferto e pagato con la loro vita pur di portare avanti la fiaccola della fede... Fare dei nomi, a questo punto, significherebbe fare dei torti a qualcuno. E’ la "comunione dei santi", migliaia e migliaia nostri predecessori nella fede che si sono distinti per fede, forza e virtù. E’ come se essi ci stessero ora a guardare incoraggiandoci a proseguire con fiducia la nostra corsa nonostante tutto. Dobbiamo anche dire che essi testimonieranno pro o contro di noi a seconda se siamo stati all’altezza della loro e nostra comune vocazione.

Essi sono come nuvole cariche di pioggia ristoratrice per le dottrine vivificanti che ci hanno portato; per i loro esempi rinfrescanti nell’ardore della persecuzione; per la loro guida ed indicazioni che ci danno nelle vie di Dio; per il loro grande numero, come una spessa nuvola che ci circonda da ogni parte, sono di indubbia istruzione. Dovremmo prendere l’abitudine di nutrirci leggendo le biografie dei cristiani valorosi del passato e del presente. Il loro esempio decisamente mi incoraggia tanto che non mi lascerò intimidire da nulla.

Impedimenti in noi stessi

Il secondo incoraggiamento ci viene dall’espressione: "deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge" (1b). Ci possono essere tanti fattori esterni che ci sono di ostacolo nella corsa della vita cristiana. Tanti impedimenti ed ostacoli che noi avvertiamo, però, sono in noi stessi: la nostra pigrizia, indolenza, vizi, difetti, il nostro atteggiamento psicologico nei confronti della vita cristiana, il nostro peccato... Il nostro testo dice: Deponiamo (cioè gettiamo via, eliminiamo) ogni peso (impedimento), tutto ciò che ci "appesantisce" e ci "frena". Come l’atleta disciplina sé stesso nel corpo, nella mente e nello spirito per correre la gara nel modo migliore e più efficace possibile, come l’atleta si sbarazza di tutto ciò che impedirebbe il suo procedere, così pure nella "corsa" cristiana ogni zavorra deve essere scaricata. Gli antichi atleti correvano nudi, e anche oggi l’abbigliamento deve essere adatto alla gara. Non si corre con cappotto e stivali... La figura compara il peccato ad una veste lunga che impedisce il libero movimento del corridore. L’apostolo ci dice: deponiamo il peccato, che così facilmente ci avvolge (che ci tiene stretto e che ci fa inciampare, ci aggroviglia). Il riferimento è al peccato in quanto tale che ci assedia da ogni lato. Abbiamo difficoltà nella vita cristiana? Quante di queste difficoltà dipendono solo da noi? Chiediamo a Dio di aiutarci a prenderne coscienza ed a sbarazzarcene perché altrimenti non faremo molta strada…

Perseveranza

Un terzo incoraggiamento ha a che fare con la necessità di essere perseveranti e diligenti: "e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta" (1c).

L’atleta deve allenarsi regolarmente e con impegno, e poi procedere con determinazione senza lasciarsi distrarre da niente e da nessuno. La costanza e la determinazione oggi è una virtù molto rara. Qualcuno ha detto: "Costanza: di questa parola si è fatto un nome proprio, forse perché non è comune". S. Agostino disse: "Non è gran cosa l’incominciare; la perfezione sta nel condurre a termine". Corriamo la vita cristiana, dice il nostro testo, sforziamoci di progredire con perseveranza, paziente sopportazione, con determinazione la gara che ci è proposta, e la parola originale che il testo usa ha a che fare con il nostro "agonismo".

La gara cristiana non è uno sprint di breve durata ma una gara che dura a lungo, una maratona. Non vi saranno premi per coloro che non perseverano fino alla fine della corsa. L’apostolo Paolo diceva: "Ma non faccio nessun conto della mia vita, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù Cristo" (At. 20:24). Al termine della sua vita lo stesso apostolo scriveva: "Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me..." (2 Ti. 4:7,8). Siamo chiamati ad essere perseveranti: quanti fra coloro che si erano disposti alla corsa non sono mai partiti veramente oppure dopo un po’ vi hanno rinunciato tornando indietro? Essi non riceveranno il premio finale.

Lo sguardo fisso su Gesù

Il motivo più importante di incoraggiamento che questo testo ci rivolge, però, è il quarto: "fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo" (3, 4).

Ecco il segreto del maratoneta, dell’alpinista e di chiunque altro intende raggiungere il suo obiettivo: un’attenzione indivisa verso la meta, un’attenzione indivisa - nel nostro caso - verso Colui che ci precede, ci dà forza, ci incoraggia: il Signore Gesù Cristo. Fissate lo sguardo, tenete fissi gli occhi, su Gesù, Colui che crea la fede, il pioniere, il fondatore, l’originatore, e la rende perfetta (il perfezionatore). Leonardo da Vinci disse: "Non si volta chi a stella è fisso".

E’ davvero il segreto della perseveranza cristiana. Avremo forza solo quando il nostro sguardo è fissato sul grande oggetto della nostra fede. La vittoria appartiene solo a chi guarda a Gesù perché Egli è

(1) il fondatore della fede, Colui che ha ispirato questa gara e la rende possibile. Egli solo ha illuminato il sentiero della salvezza come un sentiero possibile. Egli è:

(2) L'esempio di fede, Lui solo ha portato la fede a perfezione, ci ha aperto la strada e l’ha percorsa per intero. Nei giorni della sua carne, Cristo ha calcato senza deviarne mai il sentiero della fede. Noi siamo chiamati ed abbiamo la possibilità di essere come Lui. Per la gioia che gli era posta dinanzi [lo stesso verbo usato prima per la gara che noi dobbiamo correre], Egli sopportò la croce e stette fermo nei suoi propositi. Egli è il:

(3) il compitore che questa gara l’ha portata nella Sua propria persona a perfetto compimento. Aveva ogni tipo di beatitudine, ma soffrì volontariamente la vergogna della croce non tenendo in alcun conto l’infamia, la vergogna, la disgrazia di una simile morte. E non si trattò di una gioia egoistica, era la gioia raggiunta attraverso quella redenzione che avrebbe realizzato la salvezza di tutto il suo popolo. Di lui Isaia dice: "Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità" (Is. 53:11).

(4) Il vincitore. Si, Gesù è il vincitore, non nel senso che sia stato l’unico - a scapito di altri - a vincere. In questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo, ne conseguono il premio. Egli, per così dire, è il giudice stesso della gara che personalmente ne percorre il percorso, alle stesse condizioni degli altri, e ne riporta la vittoria. "E si è seduto alla destra del trono di Dio". Il fatto della sua sofferenza è completamente passato, ma i risultati d’essa rimangono per sempre.

La fede riconosce che ‘questo Gesù’ è stato fatto da Dio "e Signore e Cristo" (At. 2:36). Colui che un giorno soffrì sulla terra ora governa in cielo (Mt. 28:18). I destinatari di questa lettera devono credere a questo, nonostante che le attuali circostanze sembrino contraddirlo, e così dobbiamo noi!

A coloro che corrono la gara della vita cristiana, lo scrittore così dice: "Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo". Considerate, riflettete, comparate, perciò Colui che ha sopportato una simile ostilità, odio, opposizione, contro la Sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo, affinché il vostro animo non venga meno.

La Sua morte di croce non è stata una sconfitta. Attraverso la morte di croce ha conseguito la vittoria sul peccato e sulla morte ed è entrato nella gloria della risurrezione. La ragione di fissare su di Lui il nostro sguardo è considerare quello che Lui aveva dovuto sopportare era molto di più di che cosa dobbiamo sopportare noi. L’innocente sulle cui spalle grava il peccato del suo popolo e gli strali implacabili dei suoi avversari. L’apostolo Pietro scrisse: "Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato... per voi; per mezzo di Lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio" (1 Pietro 1:20,21).

Molti sono spettatori della gara della vita cristiana, ed è chiaro che rimanendo tali rimarranno privi della ricompensa dei vincitori, così come chi aveva promesso di iniziare questa gara e non è mai veramente partito, e come coloro che, spaventati dalle difficoltà, hanno rinunciato a correre e sono tornati indietro. Chi vorrà veramente "scendere in campo" e perseverare fino alla fine? Abbiamo motivi di grande incoraggiamento non solo fra quelli fin qui esposti, ma anche per la promessa del Signore. L’apostolo Paolo dice infatti: "Io ringrazio il mio Dio... per voi, e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Filippesi 1:3-6).


(Paolo Castellina, 10/8/2016 riproposizione della predicazione del 30/3/1996).