Studi biblici/Ebrei 11

Da Tempo di Riforma.

La sfida e le possibilità della fede

Sintesi. Siamo fieri di essere cristiani, siamo fieri di poter far parte, per grazia di Dio, del Suo popolo, quello che accompagna la storia dell’umanità fin dall’inizio, e che trova in Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, il suo culmine. Ci informiamo della storia del popolo di Dio. Leggiamo le testimonianze degli uomini e delle donne di fede che ci hanno preceduto. Essi ci sono di ispirazione, di incoraggiamento e di esempio. È il messaggio che ci porta il capitolo 11 della lettera agli Ebrei che leggiamo ed esaminiamo sommariamente questa settimana. Esso definisce la nostra fede e mostra che cosa dev’essere in pratica.

Una fede in successione

In questo nostro mondo e in questa generazione, noi siamo chiamati a testimoniare con coraggio e perseveranza la nostra fede in Dio, il Dio vero e vivente, Colui che si rivela a noi in Cristo Gesù secondo l'insegnamento della Bibbia e che così si differenzia da ogni altra concezione distorta o falsa della Sua essenza.

Noi siamo chiamati a far parte di un popolo, il popolo di Dio, di questo Dio, dalle caratteristiche costanti in ogni tempio e paese. Siamo chiamati a passarci l'un l'altro "la fiaccola" della fede, quella che non dovrà mai spegnersi. Lo dobbiamo fare distinguendoci e contrapponendoci alle mode filosofiche e culturali, alle opinioni popolari, ad ogni tentativo di confondere le cose, alle mutevoli condizioni di questo mondo; e questo non importa quali difficoltà, nel farlo, noi si possa avere.

Siamo chiamati ad essere oggi cristiani fedeli ed obbedienti ai dettami delle Sacre Scritture ebraiche e cristiane. In questo noi siamo sostenuti da innumerevoli nostri fratelli e sorelle in fede nel corso della storia, di ogni luogo e tempo, che ci hanno tracciato il cammino da seguire.

Il capitolo 11 della lettera agli Ebrei dopo avere presentato la natura della fede, passa in rassegna uomini e donne di fede del passato, u più eminenti ed emblematici, quelli registrati nell’Antico Testamento; ma anche di doveri e possibilità della manifestate dalla loro fede; e questo lo fa come appello all’imitazione rivolto ad ogni tipo di persona - non importa quale sia l'età, il sesso, la cultura, la capacità, la condizione sociale.

Esso si rivolge a uomini e donne di fede come noi, non persone perfette, ma persone che hanno intendono cogliere la sfida della fede, di questa fede; persone che, per sola grazia, sono state accettate da Dio, hanno ricevuto il perdono dei loro peccati, e l'opera dello Spirito Santo che li purifica. È per questo che hanno meritato di essere ricordati per sempre!

Leggiamo così questo capitolo versetto per versetto cercando di bene comprendere. È lungo, ma vale la pena di farlo. Lo commenteremo per sommi capi, evidenziandone le lezioni più importanti.

Descrizione della fede

“Ora la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono"(1).

Che cos'è la fede? Questo testo ce la descrive come la fiduciosa ed assoluta certezza che ciò che desideriamo sta per realizzarsi, la certezza che ciò per cui speriamo ci sta attendendo, anche se non possiamo vederlo davanti a noi.

Fede significa essere certi delle cose per cui speriamo, l'essere convinti della loro realtà senza alcun dubbio. Percepirle queste cose come reali, anche se esse non sono apparenti, rivelate ai nostri sensi.

Questa certezza sembra una cosa impossibile da raggiungersi. Di fatto umanamente impossibile lo è, perché la Scrittura vede questa fede come un dono di Dio, un dono da chiedergli ammettendone la difficoltà. Gesù una volta, aveva chiesto ad un padre che gli aveva chiesto di guarire, “se possibile” suo figlio malato. Gesù gli aveva risposto: “«Dici: ‘Se puoi!’ Ogni cosa è possibile per chi crede». Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità»” (Marco 9:24-25). Alloora Gesù sovviene alla sua incredulità.

La presenza in noi di questa fede non è una pia illusione, ma è proprio il dono di Dio, il quale ci conferma che otterremo ciò che speriamo, come se fosse esso stesso il documento che ci attesta e comprova la proprietà di queste cose. Per questo la fede è già "sostanza", ad essa non servono dimostrazioni e prove: essa è prova sufficiente a sé stessa e sicura del Regno di Dio che è venuto in Gesù Cristo e che si sta svolgendo fino al compimento completo e che noi ne siamo coinvolti.

Il solo avere questo tipo di fede è già un fatto così insolito nel mondo che essa stessa è suggello della realtà delle cose che essa spera! Potranno magari definirlo “fanatismo”, ma che importa? Lasciate che dicano. I doni preziosi di Dio valgono più di qualsiasi valutazione di un mondo cieco ed incredulo.

La fede, questa fede, non è un’astrazione, un semplice esercizio della mente, ma crea nella persona che la riceve un atteggiamento nuovo, uno stile di vita nuovo, un modo diverso di vedere le cose, un nuovo orientamento della vita e delle opere, una nuova mentalità, come appare dalla stessa "galleria di ritratti" che segue.

Fede è scolpita nella testimonianza degli antichi

"Infatti, per mezzo di essa, gli antichi ricevettero testimonianza" (2).

La Bibbia descrive innumerevoli uomini e donne che ebbero proprio questo tipo di fede e che ne rappresentano per noi l'esempio. Dio, per mezzo dello Spirito Santo, li aveva convinti ed approvati, perché vivevano in questo nuovo stile di vita, ed essi portano il suggello di quello che Dio vuole operare anche in altri oggi.

È molto importante conoscere la storia del popolo di Dio, conoscere i testimoni della fede nel Dio vero e vivente attraverso la storia. Non si tratta soltanto della storia e dei personaggi menzionati dalla Bibbia prima dell’avvento del Cristo. Non si tratta soltanto della storia e dei personaggi menzionati dalla Bibbia dopo l’avvento di Cristo, i profeti e gli apostoli. È importante conoscere il nome e la vita di quegli uomini e donne di fede in Cristo che si sono succeduti e che i libri di storia registrano. É importante perché di loro siamo fieri e la loro fede ci è di incoraggiamento e di esempio.

Fede è dare a Dio il dovuto: la creazione

"Per fede intendiamo che l'universo è stato formato per mezzo della Parola di Dio, si che le cose che si vedono non vennero all'esistenza da cose apparenti" (3).

Un primo esempio di che cosa voglia dire fede è il fatto che solo per fede, cioè solo per mezzo dell'accettazione della rivelazione in Cristo e nella sua parola, si sa che l'universo non è eterno o un prodotto di un cieco caso, ma ha avuto un inizio. Esso, cioè, non è stato tratto da realtà che esistevano prima. Il creato, perciò, non trova il suo significato in sé stesso, ma solo nella Parola creatrice di Dio, realtà immateriale ma autentica.

Per fede comprendiamo che l'universo è stato conformato, ordinato e fornito per lo scopo per esso inteso, dalla parola di Dio, per ordine di Dio, cosicché le cose visibili sono state tratte dall'invisibile. Fede è dare a Dio Creatore l'onore e il merito che Gli spetta, anche se non possiamo (e non potremmo ovviamente neppure aspettarcelo), di comprendere appieno l'opera sua.

Fede è un culto gradito a Dio: Abele

"Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per essa egli ricevette la testimonianza che era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora" (4).

Spinto dalla fede Abele aveva offerto a Dio un sacrificio più eccellente, accettevole (migliore) di quello di Caino. Questo testimonia di come Abele godesse di un giusto rapporto con Dio. Di questo Dio aveva reso testimonianza accettando i suoi doni. La fede di Abele (contrapposta a quella dell’omicida Caino) è ancora oggi eloquente, possiamo ancora da lui apprendere importanti lezioni.

(1) Dobbiamo cercare in Cristo un giusto ed accettevole rapporto con Dio. Il culto è possibile solo a queste condizioni. Chiediamoci: Sono veramente "a posto" con Dio?

(2) Il mondo è ostile alla fedeltà di alcuni. L’ostilità non viene solo da atei professanti, ma anche da persone bugiarde ed omicide come Caino. Caino era indubbiamente fratello carnale di Abele, ma questa non è necessariamente una condizione auspicabile né positiva “da accettare”. I bugiardi e gli omicidi saranno anche “nostri fratelli”, ma noi non dobbiamo “andarci a braccetto” perché non sono di fatto come noi; ci tradiranno, come Caino ha tradito il fratello Abele, che pure era bene intenzionato con lui.

Le intenzioni omicide del fratello Caino, però, non ci distoglieranno dall’esercitare la nostra fede, approvata da Dio e, in altro modo, vincente.

Fede è quando Dio la conferma: Enoc

“Per fede Enoc fu trasferito in cielo, perché non vedesse la morte, e non fu più trovato, perché Dio l'aveva trasferito; prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. Ora, senza fede, è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che Egli è il rimuneratore di quelli che Lo cercano" (5,6).

Portato in cielo, nella dimensione di Dio ed accanto a Lui, senza aver fatto l’esperienza della morte fisica? Gli era avvenuto, così dice la Parola del Signore, perché Enoc era stato particolarmente gradito a Dio a causa della sua fede! Non pretendiamo di potere comprendere questi fatti al di fuori della nostra esperienza e indubbiamente rari. Ci basti sapere che questo gli era avvenuto perché Dio, in quel modo aveva attestato il suo compiacimento verso di Lui. Si tratta di un episodio strano ma significativo. Difatti Dio si compiace nella fede che le sue creature hanno in Lui, nell'atteggiamento di chi volentieri si sottomette a Lui e si riconosce da Lui dipendente. Non basta chiaramente avere una fede statica in Dio (credere che "un dio esista") ma deve essere una fede dinamica, che cerca e si aspetta risposta.

Non possiamo pretendere che questa traslazione possa avvenire per noi, ma sappiamo per certo che il credente in Cristo, per grazia di Dio, vedrà che anche la sua morte fisica sarà trascesa e la sua identità personale sarà preservata in Dio. L’apostolo Paolo ne testimonia la sua certezza: “Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio” (Filippesi 1:23).

La testimonianza del credente è nelle esplicite promesse di Dio e quella che lo Spirito Santo rende in sé stesso.

Fede è operare e distinguersi: Noè

"Per fede Noé, avvertito divinamente di cose che non si vedevano ancora e mosso da santo timore, preparò per la salvezza della sua famiglia l'arca, mediante la quale condannò il mondo, e divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede" (7).

Noè aveva preso molto seriamente gli avvertimenti di Dio sul futuro e si era premunito seguendo gli ordini che Dio gli aveva dato, così come il credente, ai fini della salvezza propria e della sua famiglia, segue ciò che la Parola di Dio dice a proposito della salvezza in Cristo. Cristo Gesù, infatti, è la sua arca di salvezza.

Al tempo di Noè non c'era alcuna evidenza dell'imminente distretta che sarebbe sopraggiunta. Noé non aveva pensato di perdere così il suo tempo, e costruisce con diligenza e riverenza l'arca che gli era stata indicata, secondo precise istruzioni, a dispetto delle beffe, dell'incredulità e del peccato di tutti i suoi contemporanei. Questi ultimi, per la loro incredulità e disobbedienza sarebbero periti. La fede di Noè è della sua famiglia, invece, n’è ampiamente ricompensata.

La obbedienza di Noè implica indubbiamente una separazione, una condanna del mondo incredulo e disubbidiente alla Parola di Dio. Anche per Noè la fede operante lo costituisce giusto.

Fede è un cammino di fiduciosa attesa: Abrahamo

"Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità, e partì non sapendo dove andava. Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio" (8-10).

Abramo, fidandosi delle promesse di Dio, era stato chiamato da Dio ad andare verso ciò che per lui era ignoto e lui aveva obbedito sapendo che Dio è buono e giusto e che di Lui si sarebbe sempre potuto fidare. Siamo noi disposti a dare a Dio "carta bianca" con piena fiducia e disponibilità astenendoci da ogni domanda non necessaria?

E poi: il credente è cittadino del Regno di Dio, invitato a non conformarsi alla mentalità corrente in questo mondo e a non considerare questa una "dimora stabile". Fede è guardare oltre, guardare lontano, avere prospettive più vaste del contingente e del materiale. Fede è saper vedere il meglio al di là delle contingenze, saper vedere una realtà che va oltre la realtà a lui visibile, sapendo che il reale è tutto ciò che stabilisce negli eterni propositi di Dio per il passato, il presente ed il futuro.

Fede è ritenere Dio fedele nonostante ogni evidenza: Sara

"Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l'età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele Colui che le aveva fatto la promessa. Perciò da un sol uomo, e questi come se fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia lungo la riva del mare, che non si può contare" (11,12).

Dio è un Dio anche di ciò che umanamente è impossibile ed impensabile. Egli è l'onnipotente, e fede significa dare a Dio fiducia anche difronte a quello che comunemente si riterrebbe insormontabile come una donna anziana che partorisce un bambino. Chi fa la promessa è Dio, e Dio si è sempre dimostrato un Dio fedele alla parola data. Sara, è vero, dubita, ma per grazia di Dio lei diventa partecipe della fede del marito Abrahamo.

Fede è accogliere con gioia le promesse di Dio: eroi sconosciuti

"Tutti costoro sono morti nella fede, senza avere ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo per ritornarvi. Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città" (13-16).

Per tutte queste persone, commenta il nostro testo, era stato loro annunciato qualcosa che riguardava il futuro ed avevano accolto la promessa di Dio come una certezza verso la quale dovevano protendersi con tutte le loro forze. Questa loro fede li faceva vivere tendendo sempre al meglio rispetto a tutto ciò che era presente.

Per noi l'annuncio dell'Evangelo riguarda eventi del passato, è vero. Gesù è la migliore realizzazione di tutte le aspettative umane, ma Gesù deve “nascere e vivere in noi” per iniziare in noi un processo di rinnovamento che avrà termine solo "nella patria celeste". Questo, a nostra volta, non ci permette di accontentarci mai del punto a cui noi siamo arrivati. Anche per noi, dunque, fede è accogliere con gioia ciò che è promettente di ogni bene per l'oggi e ancor più per il domani, per il quale cominciamo a lavorare.

Fede è prontezza al sacrificio: Abrahamo

"Per fede Abrahamo, messo alla prova, offrì Isacco, e colui che aveva ricevuto le promesse offrì il suo unigenito, anche se Dio gli aveva detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome, perché egli, Abrahamo riteneva che Dio era potente da risuscitarlo anche dai morti; per cui lo riebbe come per una specie di risurrezione dai morti" (17-19).

Qui invece troviamo che la fede deve rimanere stabile anche difronte alla morte. Neanche la morte per Dio è un ostacolo insormontabile.

Dio aveva chiesto ad Abrahamo di sacrificare suo figlio Isacco. La morte del suo unico figlio avrebbe significato, se fosse avvenuta, la distruzione delle stesse promesse di Dio. Sarebbe stato davvero così? Difronte ad una richiesta così sconvolgente Abrahamo crede nonostante lo stesso incomprensibile comportamento di Dio. Se Dio ha promesso qualcosa, avverrà, e Dio non si smentisce e non si contraddice. Abrahamo ne ha la certezza, e sa che Dio avrebbe potuto anche far risuscitare Isacco, ed obbedisce. Il sacrificio verrà certo evitato, ma Abrahamo avrà così superato la prova di una fede che nulla può scrollare.

Fede è trionfo: Isacco

"Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù, riguardando a cose future. Per fede, Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe, e adorò, appoggiato alla sommità del suo bastone. Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell'esodo dei figli di Israele e diede ordini al riguardo delle sue ossa" (20-22).

La fede di Isacco è qui simbolo della fede nella provvidenza di Dio. Chi mai avrebbe potuto supporre che Dio avrebbe usato eventi tragici come la scomparsa del figliolo Giuseppe e la carestia in Israele per portare il popolo di Dio a nuove tappe della sua storia? Isacco avrebbe avuto ben motivo di disperare, ma Dio, come dirà il Nuovo Testamento fa volgere ogni cosa al bene di coloro che amano Dio. “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno” (Romani 8:28).

Abbiamo noi fede nella guida ed nel controllo provvidenziale di Dio su tutti gli eventi, oppure troppo facilmente disperiamo nelle avversità? Non ricordiamo forse la promessa che Dio non abbandonerà mai i suoi eletti?

Fede è non temere i potenti: i genitori di Mosè

"Per fede Mosè, quando nacque, fu nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché essi videro che il bambino era bello, e non temettero l'ordine del re" (23).

Qui troviamo la fede dei genitori di Mosè, che ha dato loro il coraggio di opporsi al crudele ordine di Faraone che venissero uccisi tutti i figli maschi del popolo di Dio. Fede allora è qui il coraggio di opporsi anche alle minacce dei potenti. Fede qui è resistenza civile, obiezione di coscienza, la sfida all'ingiustizia, forti del fatto che Dio ci vuole militanti contro tutti coloro che si oppongono ai suoi piani. Per quanto questi alzino la voce e "mostrino i muscoli" sarà Dio che vincerà. Abbiamo noi una simile fede nel trionfo finale dei piani di Dio in barba a tutti gli arroganti oppositori?

Fede è rinuncia: Mosè

"Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia di Faraone, scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa" (27).

Qui fede è rinuncia alla propria comodità per stare dalla parte dei miseri e degli sfruttati del popolo di Dio, sicuro che pure Dio sta dalla loro parte. Dio sta con gli umili ed esalta gli umili, ma abbassa il potente e l'orgoglioso fino a terra.

Qui vi sono due ricchezze contrapposte: quelle che piacciono agli uomini, e quelle che piacciono a Dio. In quale tipo di ricchezze vale la pena di investire le nostre risorse? Mosè non aveva dubbi in proposito, e sceglie quello che umanamente si sarebbe dimostrato perdente. Dal punto di vista umano, non sarebbe stato meglio stare dalla parte del potente faraone, ed avere con lui tutti gli agi, i piaceri e le ricchezze? Mosè sceglie ciò che è scomodo, ma alla fine avrà ragione lui. Mosè non è miope: vede le cose in prospettiva.

Fede è rimanere fermi anche a costo della fuga: Mosè

“Per fede Mosè lasciò l'Egitto, senza temere l'ira del re, perché rimase fermo, come se vedesse Colui che è invisibile" (27).

Fede è rimanere fermi nei propri propositi senza temere le ire degli avversari. Mosè lascia l'Egitto per avventurarsi col suo popolo nel deserto verso una terra che ancora nessuno di loro conosceva e che nemmeno appariva all’orizzonte. Non sarebbe stata meglio restare schiavi, ma almeno avere da mangiare tutti i giorni? Mosè, però, "vedeva" Colui che è invisibile, e la sua fede è stata remunerata, certo, dopo tante difficoltà, ma alla fine il popolo di Dio si sarebbe pentito di avere talvolta desiderato ritornare in Egitto, ora che era nella terra promessa. Tutte le peripezie del deserto valevano veramente la pena: dopo si sarebbero resi conto!

Fede è mettersi sotto la protezione del sangue: Mosè

"Per fede celebrò la Pasqua e fece l'aspersione del sangue, affinché colui che distruggeva i primogeniti non toccasse quelli di Israele" (28).

La fede implica mettersi sotto l'insegna del "sangue" e nella Bibbia sappiamo che il sangue è segno di vita e di sacrificio. Non si tratta del sangue frutto di omicidi indiscriminati ed ingiusti, ma del sangue di un agnello sacrificare che rappresenta il sacrificio ultimo di Cristo Gesù, Colui che ha posto fine ad ogni sacrificio cruento.

Gli israeliti avevano bagnato del sangue di un agnello la loro porta affinché quello fosse segno che avvertisse l'angelo della morte di passare oltre casa loro. Così noi, se ci mettiamo sotto la protezione del sangue di Cristo, del suo sacrificio, saremo protetti dal giudizio di Dio che viene su questa generazione incredula. Fede è credere nella potenza del sacrificio di Cristo di salvarci dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato.

Fede è ardimento: le mura di Gerico

“Per fede caddero le mura di Gerico, dopo che vi avevano girato attorno per sette giorni" (30).

La fede del popolo di Dio mentre assedia la città di Gerico è ardimento. Erano pochi e male armati: come avrebbero fatto a conquistare la città nemica di Gerico? E poi Dio, per poterla conquistare chiede da loro un comportamento totalmente per loro incomprensibile. Eppure fede è aver fiducia in Dio solo, anche se subito non comprendiamo il significato di ciò che ci chiede, e non fede nelle risorse umane, che sempre deludono.

Fede è sfida: Rahab

"Per fede Rahab, la prostituta, non perì con gli increduli, perché aveva accolto in pace le spie" (31).

Fede è pure per la prostituta Rahab, il fondamento della propria liberazione e del proprio perdono. Potremmo dire che Rahab si fosse comportata da opportunista nel mettersi dalla parte di coloro a cui nessuna città fortificata aveva mai resistito. Rahab però sa che se non si sta dalla parte di Dio si sarà sempre perdenti, anche se questo non ci sembra possibile. Rahab, la prostituta, "collabora con il nemico", ma alla fine verrà risparmiata, perché non conviene mettersi contro i propositi rivelati di Dio. Comprendiamo noi sempre questa lezione?

La fede è potenza per perseverare ad ogni costo

Il nostro capitolo si conclude menzionando altri personaggi e che cosa la fede in Dio ha realizzato nella loro vita. Troviamo qui persone che ad ogni costo, a costo delle torture, della fame, della sete, a costo della morte, vogliono stare dalla parte di Dio. Pazzi? No, non pazzi, realisti del realismo di chi sa guardare oltre ai fatti contingenti della vita per vedere ciò che un Dio fedele e verace propone, e questa fede non verrà mai delusa.

Questa gente ha perseverato ad ogni costo, eppure non ha visto ciò che sperava di ottenere. Il capitolo 12 inizierà mettendo in rilievo "il capo ed il compitore della fede", cioè Gesù Cristo. Sono le sue orme che noi siamo chiamati a seguire. Se con Lui moriremo a noi stessi ed al nostro comodo, con Lui risorgeremo, trionferemo.

Siamo noi pronti a metterci nella scia di tutti i fedeli che ci hanno preceduto? Siamo noi pronti ad accodarci non a coloro che verranno sconfitti, ma al corteo trionfale di Cristo?

Che la lettura dell'ultima parte del capitolo 11 ci aiuti a metterci dalla parte giusta, che è la parte giusta, anche se apparentemente sembrerebbe il contrario.

"E che dirò di più? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole di leoni, spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trassero forza dalla debolezza, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. Le donne riebbero per risurrezione i loro morti; altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione per ottenere una migliore risurrezione. Altri ancora subirono scherni e flagelli, ed anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, morirono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, afflitti e maltrattati, (il mondo non era degno di loro), erranti per deserti e monti, in spelonche e in grotte della terra. Eppure tutti costoro, pur avendo avuto una buona testimonianza, mediante la fede, non ottennero la promessa, perché Dio aveva provveduto per noi qualcosa di meglio, affinché essi non giungessero alla perfezione senza di noi" (32-40).

Paolo Castellina, 17/11/1990 rielaborazione del 1/8/2016.