Studi biblici/Apocalisse 2:12-17

Da Tempo di Riforma.

Necessità di completa coerenza

Fedeltà

Noi viviamo in un’epoca dove la coerenza, l’essere leali e fedeli ad una persona o idea, è generalmente disprezzata. Pensiamo che essere rigorosi nel mantenere preci impegni sia segno di “fanatismo” proprio perché tutto oggi è considerato relativo, discutibile e mutevole. L’unico impegno che sembra essere lodato ed incoraggiato oggi, è l’impegno a difendere ed a promuovere quella che si percepisce essere la nostra “felicità” e convenienza, cosa che a nessuno è permesso di mettere in questione perché è considerata un sacro diritto personale. Esempi luminosi di incrollabile impegno e fedeltà a Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore, nonostante dure persecuzioni, sono alcune fra le chiese alle quali si rivolge l’apostolo Giovanni nel libro dell’Apocalisse. Ciò che questi uomini e queste donne avevano trovato in Gesù, infatti, era così prezioso e reale che non l’avrebbero scambiato per nulla al mondo, nemmeno con la loro propria vita. Potremmo mai noi oggi giungere a condividere simili sentimenti?

Il messaggio per la chiesa di Pergamo

Considereremo quest’oggi il particolare messaggio che, attraverso Giovanni, il Cristo risorto aveva mandato ai conduttori della comunità cristiana di Pergamo. La chiesa di Pergamo era una chiesa fedele e, per questo, era lodata, Doveva, però, ancora venire alle prese con alcuni problemi interni che il Signore non manca di rilevare e che dovevano essere corretti. La loro vocazione aveva bisogno di completa coerenza. Quali erano i loro “punti forti” e che di che cos’ancora essi mancavano? Ecco il testo: ”«All'angelo della chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli: "Io conosco dove tu abiti, cioè là dov'è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure ai giorni di Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d'Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve" (Apocalisse 2:12-17).

Gli invincibili propositi di Dio

La chiesa di Pergamo ben sapeva che cosa significasse essere perseguitati per la fede in Cristo, ma pure lo sapeva lo stesso apostolo Giovanni. La persecuzione non aveva scoraggiato Giovanni, e nemmeno la causa dell’Evangelo aveva subito per questo un arretramento. Al contrario, aveva fatto ulteriori progressi! Succede spesso che proprio quando i nemici di Cristo pensano che, tramite la persecuzione, essi potranno mettere a tacere la predicazione dell’Evangelo, essi scoprono con costernazione che, così facendo, di fatto essi ulteriormente la promuovono! L’esilio o l’imprigionamento di leader cristiani talvolta persino dà loro l’opportunità di produrre testimonianze di fede e stupefacenti opere letterarie che servono per il conforto e la guida non solo della loro generazione, ma anche oltre. Penso qui alle vicende di John Bunyan, il prolifico scrittore e predicatore puritano, ma è sicuramente il caso dell’apostolo Giovanni, la cui attività come messaggero di Dio continua e raggiunge il suo culmine proprio quando è esiliato sull’isola di Patmos, laddove scrive l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse.

La speranza dei nemici di Cristo di isolarlo e di metterlo a tacere è così frustrata per l’azione provvidenziale di Dio. Egli scrive: “Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea»” (Apocalisse 1:9-11).

La Parola di Dio attraverso Giovanni raggiunge lo scopo per la quale è mandata[1]. La sua attività profetica e pastorale continua persino a distanza, rivolgendosi alla specifica situazione di sette chiese locali in quella che era la provincia romana dell’Asia, e predicendo avvenimenti che sarebbero avvenuti nello spazio della loro vita. Non solo questo, ma, come le altre lettere apostoliche del Nuovo Testamento, lo scopo del libro dell’Apocalisse, sebbene legato alla situazione specifica dei cristiani ai quali era stato per primo rivolto, è molto più vasto. Questi testi diventano il messaggio che Dio rivolge ai cristiani di ogni tempo e paese che vivono in situazioni simili. Il messaggio di Dio attraverso Giovanni, così, diventa per loro pure Parola di Dio. Ecco perché la Parola scritta di Dio è sempre rilevante.

Un messaggio centrato

1. Un messaggio rilvolto a conduttori di chiese

Il messaggio è rivolto “All'angelo della chiesa di Pergamo” (12 a). Il termine “angelo” letteralmente significa “messaggero” ed è usato qui per indicare i rappresentanti di una chiesa locale, i suoi leader[2] che, come “angeli custodi”, sono responsabili per la condizione morale e spirituale della chiesa a loro affidata. Si tratta davvero di una responsabilità formidabile. Appoggiamo ed incoraggiamo i conduttori della nostra comunità.

2. Una città importante. Pergamo era una città greca situata nella Misia (Asia Minore) ed edificata su un’alta collina che diventa poi l’acropoli che domina la città costruita gradualmente alla sua base. Oggi corrisponde alla città turca di Bergama. Il suo nome è associato all’invenzione della pergamena (la “charta pergamena”), supporto di scrittura prodotto con pelli di pecora, di capra o di vitello opportunamente depilate e fatte asciugare sotto tensione, sotto il patronato del re Eumene (197-159 a. C.) fondatore della città. La città stessa ospitava una vasta biblioteca di più che 200.000 volumi, la seconda per importanza del mondo antico, dopo Alessandria d’Egitto. Il regno di Pergamo diventa una provincia romana nell’anno 130 a. C.. La città continua ad aumentare di importanza fino a diventare fra le più fiorenti dell’intera regione. Tutte le vie principali dell’Asia Minore vi convergevano. Colma di imponenti edifici che testimoniavano della sua ricchezza, la città pure conteneva un famoso e popolare santuario dedicato ad Esculapio, dio della medicina, al quale si rendeva culto con serpenti vivi nutriti nel tempio e con riti di carattere sessuale. In onore di Esculapio spesso venivano usato un tipo particolare di serpente non velenoso che potevano girare liberamente nei dormitori dove venivano ospitati fedeli malati e feriti[3]. Il tempio attraeva migliaia di pellegrini anche da Roma, fra cui persino imperatori. La fede cristiana era giunta a Pergamo abbastanza presto e, nonostante le ripetute persecuzioni subite, sopravvive a tutt’oggi.

3. Un messaggio autorevole

Il messaggio a questa chiesa è introdotto da: “Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli”. Per mezzo dell’apostolo Giovanni Dio “dice” . Non si tratta certo di parole al vento o di formalità retoriche, ma di un “pronunciamento ufficiale”, come il discorso di un re ai suoi sudditi. Sono le parole di un decreto reale che devono essere ascoltate attentamente, comprese e diligentemente ubbidite, così come va ricevuta tutta la Parola di Dio. Sono descritte come parole affilate che trafiggono, simili a quelle di una spada al cui taglio non si può sfuggire o, in termini moderni, simili al bisturi del chirurgo. Dio fa un accurato accertamento della condizione morale e spirituale del Suo popolo, Egli incide in profondità. Questo è indubbiamente vero: la spada dello Spirito, vale a dire la Parola di Dio, “taglia” in tutti i modi. Analizza in profondità la condizione umana, il cuore dell’uomo. La Bibbia dice: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?”[4]. Dio lo conosce e ce lo rivela come farebbe oggi in ospedale una tomografia che rende evidente ciò che non appare alle analisi superficiali. L’accurato accertamento operato da Dio è ciò che descrive la lettera agli Ebrei: “La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore” (Ebrei 4:12). Abbiamo noi mai fatto l’esperienza della Parola di Dio in questo modo? Il risultato degli accertamenti di Dio è spesso imbarazzante e non lo vorremmo ascoltare. Preferiremmo negare le evidenze e pascerci delle nostre illusioni che tutto vada bene. Di fatto, nessuna ipocrisia può reggere al vaglio della Parola di Dio. Il Signore Gesù Cristo, Parola vivente oggi incide in profondità per guarirci. Un giorno, però, Egli ritornerà come Giudice, e la Sua sentenza sarà inappellabile.

In che cosa consiste, ora, l’ispezione che Dio fa nella chiesa di Pergamo?

4. Un ambiente impegnativo

Prima di tutto, Egli dice: “Io conosco dove tu abiti, cioè là dov'è il trono di Satana;” (13 a). Dio è del tutto consapevole del particolare contesto, collocazione, dove vivono le Sue chiese. Nel caso della chiesa di Pergamo, Dio sapeva che era collocata “là dov’è il trono di Satana”, vale a dire un posto particolarmente malvagio. Che luogo spaventevole per collocare una chiesa: vivere nell’ambito di una società che ha messo sul trono Satana come proprio re! Non è difficile da immaginare una società che, rifiutando di adorare e servire il Dio vero e vivente e di ubbidire alle Sue giuste leggi, ha posto il Suo nemico come proprio re e sono felici di sottomettersi alle sue inique leggi e controllo. Pergamo non era solo il centro di un governo corrotto, ma un luogo dove guadagni disonesti rendevano la gente ricca e priva di scrupoli morali. Inoltre, Pergamo era sede di false religioni, idolatria e false speranze, dove la gente accorreva credendo di poter essere guarita dalle loro malattie e che, per questa ragione, era disposta ad adorare persino dei serpenti! L’Evangelo di Gesù Cristo era stato predicato proprio in una città come quella e molti erano stati convertiti dallo stile di vita che vi prevaleva. I loro occhi erano stati aperti per essere convertiti dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio. Essi avevano ricevuto, per fede in Cristo, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati[5].

La loro conversione, però, non era “una faccenda privata”, ma aveva messo in questione lo stile di vita di un’intera città, che così si sentiva sfidata, giudicata e riprovata. Sfidare il modo di vivere e di pensare della società in cui viviamo è, di fatto, un requisito di chi confessa Gesù Cristo come proprio Signore, come scrive l’apostolo Paolo: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Efesini 5:11). Fa quindi meraviglia che, così facendo, essi fossero duramente perseguitati? Il nostro versetto, difatti, dice: “il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita”. E’ questa pure la nostra situazione come risultato della nostra presenza ed azione? Ora, abitare là dove Satana ha il suo trono, dove Satana regna con potenza, deve essere molto difficile come pure molto pericoloso. Esige da parte nostra grande cura, circospezione e prodenza nel come viviamo. Cristo sapeva che vivere come cristiani in un tale luogo implicava essere esposti pure a molte tentazioni. Laddove uno stile di vita impostato al peccato è un luogo comune, è “normale”, è qualcosa che affascina, seduce ed inganna. Una tale situazione potrebbe indurre anche molti cristiani ad accettare tutto questo come “normalità” (perché “così fan tutti”) perché ci fa avere una visione distorta della realtà, non ci fa vedere le cose come Dio le vede. In un certo senso, è molto più facile essere virtuosi e pii in alcune circostanze più che in altre. Al fine di determinare quanto credito si debba dare ad un uomo o ad una donna per le sue virtù, è necessario comprendere ciò che è stato chiamato a resistere, quante tentazioni ha incontrato, quali seduzioni siano stare presentate alla sua mente e che hanno tentato di portarlo fuori dalla strada di una vita vissuta secondo la volontà di Dio.

5. Fedeli ciononostante

Nonostante tutto questo, Cristo dice al Suo popolo in Pergamo: “Tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me”, che potrebbe essere pure tradotto: “Tu continui a tenerti stretto al mio nome e non hai rinnegato la tua fede in me”. Essi avevano professato il nome di Cristo, vale a dire avevano professato di essere Suoi seguaci ed avevano perseverato ad aderire a Lui ed alla Sua causa nonostante tutta l’opposizione che veniva loro fatta. Non si erano vergognati di essere chiamati cristiani, non avevano rinnegato il nome di Cristo. L’avevano onorato ed avevano manifestato chiaramente di essere Suoi discepoli. Era per quel nome che avevano subito ingiurie. L’apostolo Pietro scrive: “Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi” (1 Pietro 4:14). Nonostante che la loro pubblica confessione di fede in Cristo li avesse esposti alle più dure persecuzioni, essi si erano tenuti stretti il nome di cristiani, il nome che avevano ricevuto da Gesù Cristo e non lo avevano rinnegato. Portati a giudizio, essi avevano apertamente ammesso di essere discepoli e seguaci del loro Signore e Maestro, come aveva fatto Antipa, loro fratello in fede. Si suppone che Antipa fosse stato linciato dalla folla mentre lui predicava l’Evangelo fuori dal tempio di Esculapio, “là dove Satana abita”. Avremmo noi avuto un simile coraggio?

La verità dell’Evangelo, vale a dire, la salvezza per sola grazia attrraverso la sola fede in Cristo soltanto, per loro era qualcosa di estremamente prezioso. Vi si attenevano con grande coraggio e forza. Sebbene un grande numero di persone si opponesse loro, nonostante che fossero oggetto di disprezzo e di persecuzione, essi non avrebbero mai “svenduto” l’Evangelo. Questa è la stessa verità che la Riforma protestante ci ha trasmesso e per la quale molti martiri hanno dato la loro vita. E’ essa preziosa pure per noi, o siamo piuttosto disposti a comprometterla seguendo le mode del momento?

6. Tollerare incoerenze e false dottrine

Come spesso succede, non tutti i membri della chiesa di Pergamo erano della stessa mente. Vi erano credenti che, per diverse ragioni, si dimostravano disposti a compromettere l’Evangelo che avevano ricevuto “conciliandolo” con comportamenti ed idee estranee alla fede che era stata trasmessa ai santi una volta per sempre[6] e giustificandolo in vario modo. Questo fatto era tollerato dai responsabili della comunità che non si premuravano, come sarebbe stato loro dovere di fare, di riprendere questi credenti per riportarli sulla retta via. Ecco perché il Cristo risorto, per mezzo di Giovanni, rimprovera i leader della comunità dicendo loro: “Ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d'Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti”.

Essi tolleravano che fra di loro alcuni sostenessero, e magari diffondessero, pratiche e dottrine difformi, simili a ciò che anticamente Balaam aveva fatto con Israele. Certo, la comunità di Pergamo era lodevole da molti punti di vista, ma questa sua mancanza avrebbe potuto alla lunga pregiudicare l’intera sua testimonianza (la purezza del suo insegnamento ed etica). L’antico Balac aveva tentato il popolo di Dio incoraggiandolo ad accasarsi con persone estranee al popolo di Dio e ad integrare nella loro vita usanze pagane. Questo avrebbe pregiudicato la loro identità morale e spirituale, contaminato la loro fede ed i loro costumi, contraddetto il principio della necessaria loro separazione morale e spirituale del popolo di Dio dal mondo, come pure abbandonato il carattere “pellegrino” di Israele. Invece di denunciare lo stile di vita e le filosofie del mondo pagano loro circostante, alcuni le assumevano come proprie “conciliandole” con la loro fede e persino teorizzandone il compromesso. “Non c’è problema”, essi dicevano, a partecipare ai festini e banchetti nei templi pagani e persino di condividerne i riti perversi, tanto erano, a loro dire “usanze locali” , “folklore”, per quanto immorali e perverse fossero. D’altro canto altri si sentivano attratti dalle idee dei Nicolaiti, probabilmente una sorta di Gnosticismo, le cui idee e pratiche seducenti erano notevolmente difformi dal Cristianesimo, che attivamente cercavano di sfruttare per i loro fini.

Il tentativo di “adattare” la fede cristiana al mondo circostante, di “cristianizzare” filosofie ed usanze pagane, è un fenomeno ben noto in tutta la storia del cristianesimo. Desiderando aumentare in questo modo il numero dei “cristiani”, attirandoli a Cristo concedendo loro “sconti” e benevoli compromessi, si è introdotto nella chiesa elementi corruttori che gradualmente ne hanno alterato l’identità. Allo stesso modo si introducono elementi corruttori tali da alterare la fede biblica, quando si vorrebbe “modernizzarla” compiacendo il mondo con il pretesto di un’evangelizzazione “più efficace”. Si ignorano così i precisi ammonimenti della Scrittura ritenendo di essere più saggi di quanto essa afferma e comanda. Quando il nostro tempo tanto si vanta di essere “tollerante” non si vorrebbe certo apparire “intolleranti” applicando troppo “alla lettera” ciò che il Signore comanda. E’ così? Si tratta però di una palese disubbidienza alla volontà del Signore che non rimarrà impunita.

L’apostolo Paolo scrive: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò. E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie», dice il Signore onnipotente” (2 Corinzi 6:4-18).

7. Appello al ravvedimento

Il Cristo odia false dottrine e pratiche corrotte. Il messaggio che manda alla comunità di Pergamo ed a noi è dunque inequivocabile: “Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca”. Il Signore stesso si sarebbe considerato nemico di quella chiesa la cui conduzione avesse tollerato queste incoerenze senza ravvedersene. Una chiesa disubbidiente che tollera ciò che non è coerente con la dottrina ricevuta causa il dispiacere del Signore e potrebbe spingerlo a ripudiarla. Se la chiesa si ravvede esercitando la necessaria disciplina sulle incoerenze dei suoi membri non costringe il Signore a mettersi contro di essa. Il Signore stesso combatterà contro di essa con la spada della parola profetica e troverà certo modo di applicare ad essa la Sua sentenza di condanna. La chiesa soffre sempre quando tollera nel suo seno chi non intende ravvedersi dei suoi errori, anzi, li giustifica. Ha tuttavia il potere di salvarli dai loro errori conducendoli al ravvedimento e operando per la loro conversione.

Quant’è vero che le chiese spesso temono di essere “troppo strette” o di “giudicare” e, per questa ragione conservano la loro comunione con gente corrotta. Esse dovrebbero protestare contro dottrine e pratiche devianti ed applicare ai suoi membri la disciplina biblica, che è uno dei segni distintivi dell’autentica chiesa.. Spesso, però, sembra più “conveniente” ignorare deviazioni ed incoerenze. Ecco perché il Signore chiama la Sua chiesa fedele a ravvedersi dalla sua tiepidezza e compiacenza peccaminosa. Il Signore della Chiesa, in questo modo, opera costantemente “per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile” (Efesini 5:26-27).

Il ravvedimento è il dovere non solo di particolari persone, ma amche della chiesa: coloro che peccano insieme dovrebbero pure ravvedersi insieme.

8. Il pane ed il suggello del cielo

Il messaggio del Signore Gesù alla chiesa di Pergamo conclude dicendo: “A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve". Il significato di queste parole potrebbe apparire oscuro e misterioso. Riconosciamo in esse, però, “lo stile” di Gesù stesso che, nel Suo ministero pubblico, si avvaleva prevalentemente di parabole. Le parabole sono più che “illustrazioni” della verità, ma hanno una sorta di “effetto discriminatorio”. Il loro significato, infatti, rimane nascosto per coloro che coltivano in sé stessi pregiudizi e malizia verso Gesù. Vediamo nei vangeli, infatti, come Gesù spiegasse il significato delle parabole solo più tardi, in privato, ai Suoi discepoli, a coloro che Lo amavano. Per gli altri esse rimanevano oscure. Qui “la manna” ha indubbiamente un carattere “nascosto”. Essa assume significato e valore solo per coloro che sono aperti verso di Lui.

8.1 Senza dubbio qui “la manna” si riferisce al cibo che aveva sostenuto il popolo di Dio nel suo lungo viaggio attraverso il deserto, durante l’Esodo, verso la Terra promessa[7]. Essa rappresenta quel cibo spirituale che solo può nutrire l’anima. E’ il cibo che Dio promette a coloro che credono in Lui e si rallegrano di rimanere in comunione con Lui. E’ il cibo che Dio dà soltanto al Suo popolo eletto, un cibo che è “pane disceso dal cielo”.. Gesù stesso si era identificato con questo cibo. Aveva infatti detto: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carneIo sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne” (Giovanni 6:51). Questo cibo sarà dato “a chi vince”, vale a dire a coloro che conseguono vittoria nel conflitto contro il peccato. Nelle persecuzioni e prove di questo mondo, ad essi sarà permesso di partecipare al pane spirituale che è preparato per il popolo di Dio, ed attraverso il quale essi saranno nutriti per sempre. Si tratta di cibo “nascosto” perché il mondo non ha alcuna idea di che cosa si tratti. Esso non ha nulla a che fare con il cibo offerto agli idoli, cosa praticata a quel tempo. I pagani lo condividevano nei loro templi, ma esso non dava alcuna soddisfazione permanente a coloro che se ne nutrivano. La “manna” di Dio è del tutto nascosta alla gente carnale e non rigenerata, ed è goduta solo dai credenti fedeli. Ad essi essa sarà provveduta per tutto il loro cammino “nel deserto di questo mondo”. Si tratta di un cibo che procede dalla presenza immediata di Dio e di questo solo l’anima ha bisogno. Cristo stesso è la manna “nascosta” dal mondo, ma rivelata ai credenti che così gustano le primizie di quanto esso sia prezioso[8].

8.2 Una pietruzza bianca. “Chi vince” riceverà pure “una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve". Si tratta di un suggello personale del favore di Dio nei suoi riguardi, di un “certificato di autenticità”, la persuasione interiore di appartenere veramente a Lui e che niente e nessuno mai potrà strapparlo dal Suo amore[9]. E’ la testimonianza interiore dello Spirito Santo, la certezza o sicurezza della salvezza che il mondo non comprende e disprezza, considerandola impossibile oppure manifestazione di arroganza. E’ “un suggello del cielo”, un segno di amicizia perenne con Lui.

Questa “pietruzza” potrebbe essere paragonata all’anello nuziale che lega un uomo ad una donna, o meglio, all’acqua del battesimo ed agli elementi della Cena del Signore, che confermano e proclamano a chi vi partecipa le promesse dell’Evangelo. I sacramenti, infatti, parlano chiaro e forte ai credenti, ma non significano nulla per gli increduli, coloro che non amano il Signore. Il “nuovo nome” di cui qui si parla è il suggello di adozione nella famiglia di Dio e l’invito personale a partecipare alle “nozze dell’Agnello”, come lo stesso Giovanni dice in un altro capitolo dell’Apocalisse: “E l'angelo mi disse: «Scrivi: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello"». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio»” (Apocalisse 19:9).

Conclusione

Abbiamo così visto oggi una chiesa locale che vive nell’ambito di un ambiente ostile e che sfida una società che ha posto Satana sul trono. Per questa ragione soffre una dura persecuzione. Questo, però, non li scoraggia, ma rimangono fedeli all’Evangelo biblico confessando con coraggio che Gesù, e solo Gesù, è Signore sulla loro vita. Allo stesso modo, noi oggi viviamo in una società che ha posto sul trono Satana come suo signore e volentieri segue lo stile di vita che lui propone.

Come hanno fatto quei cristiani fedeli, e, come loro, molti di più nel corso della storia, noi non dovremmo mai vergognarci di portare il nome di Cristo. Nutriti e rafforzati dalla Sua Parola e confermati dai sacramenti, è nostra vocazione continuare ad essere testimoni fedeli alla Sua signoria secondo l’insegnamento della Bibbia, qualunque ne sia il costo. Dobbiamo farlo nel modo in cui viviamo e insegnando a tutti ad osservare tutte quante le cose che Egli ci ha insegnato.

Nel contesto di una società come questa, i cristiani dovrebbero pure presentare un fronte unito. La questione, però, è se l’unità fra di noi dovrebbe essere perseguita ad ogni costo? Dovremmo noi, come molti dicono, “accantonare le differenze” che esistono fra di noi e, “uniti nell’amore”, predicare l’Evangelo attenendoci “all’essenziale”? Sebbene questo suoni ragionevole e lodevole[10], esso non sembra essere ciò che insegna Cristo stesso nella Sua Parola. Spesso, di fatto, la questione che dobbiamo affrontare è: Dovremmo tollerare nel nostro mezzo persone che, sebbene portino il nome di cristiano, di fatto compromettono la loro fede con una società governata da Satana e modificano la dottrina cristiana per adattarla alle proprie persuasione e morale? No, quando essi lo fanno, siamo chiamati a denunciarli ed a chiamarli al ravvedimento - e certamente ravvederci noi stessi dall’aver tollerato tutto questo per troppo tempo! Questo è il dovere di leader cristiani responsabili e fedeli. Sebbene possa sembrarci ragionevole e conveniente, l’unità fra di noi non può essere la nostra prima priorità. Che ci piaccia o non ci piaccia, non dovremmo minimamente dubitare di questo: Cristo li combatte e la Sua Parola li chiama al ravvedimento. Portare il nome di Cristo in sé stesso non basta. Se essi non sono disposti a ravvedersi e persistono a giustificare sé stessi, al punto persino di resistergli in faccia, al Giudizio finale Egli li ripudierà e dirà loro chiaramente: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (Matteo 7:23). Noi rischiamo la stessa cosa se non siamo vigilanti.

Un giorno, il Signore Gesù Cristo, dopo aver spogliato i principati e le potenze, ed averne fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce[11], ritornando come vincitore, manifesterà in corteo trionfale “i re ed i principi” che ha catturato. Il Suo popolo fedele condividerà pure il Suo trionfo. Ecco perché essi sono chiamati “i vincitori”, coloro che sono stati nutriti e rafforzati dalla Sua Parola, vera “manna nascosta” e che combattono con Lui “il buon combattimento della fede”[12], Egli li riconoscerà come il Suo popolo. Da quale parte allora ci troveremo, da quella dei vincitori oppure da quella degli sconfitti? “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”. Paolo Castellina, 24/04/12

Note

  • [1] Isaia 55:11.
  • [2] Vedi Atti 20:17, 20:28; 1 Pietro 5:1-5.
  • [3] Nell'antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario consacrato ad Asclepio per guarire da ogni malattia. In ogni tempio c'era almeno un serpente, che proveniva dal santuario di Asclepio ad Epidauro, in quanto si credeva che fossero animali sacri per la divinità, poiché simbolo del rinnovamento.
  • [4] Geremia 17:9.
  • [5] Atti 26:18.
  • [6] Giuda 1:4.
  • [7] Esodo 16:16-35
  • [8]Compare as to Christ's own hidden food on earth, Joh 4:32, 34, and Job 23:12.
  • [9]Romani 8:35ss.
  • [10] Ammesso che si sia d’accordo su che cosa voglia dire “Evangelo” e “l’essenziale”.
  • [11] Colossesi 2:15.
  • [12] 1 Timoteo 6:12.