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Da Tempo di Riforma.

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91. Quale dovere Dio richiede dall'uomo?

Il dovere che Dio richiede dall'uomo è l'ubbidienza alla Sua volontà rivelata [397].

[397] Romani 12:1-2; Michea 6:8; 1 Samuele 15:22.


Riferimenti biblici

  • Il dovere di conformità alla volontà di Dio. “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:1-2).
  • Dio esige ubbidienza alla Sua volontà rivelata. "O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?" (Michea 6:8).
  • Senza una sincera ubbidienza alla volontà di Dio ogni culto è vano. "Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni" (1 Samuele 15:22).
  • La disponibilità a fare la volontà di Dio è la chiave della conoscenza della verità di Dio. "Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio" (Giovanni 7:17).
  • Udire la Parola di Dio senza esser disposti ad eseguire la volontà di Dio è privo di valore. "Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare" (Giacomo 1:22-25).
  • Non eseguire la volontà di Dio quando sappiamo quale sia è commettere peccato. "Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato" (Giacomo 4:17).

Commento

Dio ha sottoposto l'intero creato a precise leggi che ne regolano il funzionamento armonioso. Non ne sono esenti le creature umane, alle quali Dio ha rivelato la Sua volontà per i diversi ambiti della loro vita. A differenza delle altre creature che non possono fare altro che ubbidirvi, a noi è stata data la capacità di comprendere la necessità e la bontà della Legge di Dio e di sottometterci ad essa di buon grado, con gioia e impegno, rapportandoci consapevolmente a Lui per investigare i vari aspetti di questa Legge.

Come creature umane, è nostro preciso dovere morale valorizzare e rispettare quanto Dio ha prescritto e renderci conto non solo come esso sia per la Sua gloria (questo solo sarebbe motivo sufficiente per ubbidirvi) ma che farlo vuol dire perseguire il nostro bene ultimo. Noi, infatti, possiamo realizzare pienamente la nostra vita e trovare soddisfazione e felicità autentica e duratura solo quando siamo le creature che Dio si aspetta che noi siamo, né più né meno, e Lo serviamo. Si potrebbe dire che la legge di Dio sia il confine (lo steccato) entro il quale si muove la nostra esistenza temporale. Per le creature umane il rispetto della Legge di Dio, quindi, garantisce vita e benessere, così come la sua trasgressione (superare i limiti che ci sono stati posti, "scavalcare questo steccato") comporti sempre inevitabilmente conseguenze negative. Queste conseguenze negative sono stabilite legalmente e prendono l'aspetto di giudizio, condanna e sanzione penale).

L'ubbidienza alla volontà rivelata di Dio, per la creatura umana in comunione con Dio, è un valore prezioso da promuovere, non solo per la preservazione della sua vita, ma per onorare, tramite essa, la magnificenza della Persona di Dio, dal quale dipende tutto ciò che siamo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono» (Apocalisse 4:11); "...in Lui viviamo, ci muoviamo, e siamo" (Atti 17:28). Come cristiani, inoltre, l'ubbidienza alla volontà rivelata di Dio è espressione di apprezzamento e di riconoscenza per essere stati redenti in Cristo Gesù dal peccato e dalle sue fatali conseguenze.

Il culto che Dio gradisce e che Gli è dovuto è fondamentalmente la volenterosa e gioiosa ubbidienza alla Sua legge. L'ubbidienza alla Sua volontà è la massima espressione del nostro amore per Lui: "«Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti»" (Matteo 22:36-40). Di fatto questo è il comandamento più grande.

Di fatto, l'ubbidienza alla Legge di Dio garantisce la nostra libertà. La nostra libertà, infatti, non consiste nel "fare quel che vogliamo", ma nel muoverci nell'ambito esclusivo di quanto Dio ci ha prescritto. Un esempio potrebbe essere l'osservanza del codice stradale quando ci muoviamo con l'automobile. L'osservanza del codice stradale garantisce la libertà per tutti di movimento e la sicurezza di tutti. Il codice stradale, infatti, non è "un'intollerabile imposizione". Non conformarci ad esso vuol dire cadere nel caos, bloccare il traffico e causare danni a noi stessi ed agli altri.

Questioni supplementari

  • Chi è che oggi nega che noi si abbia questo dovere verso Dio? (a) Gli atei, che non credono che esista un Dio. (b) Colori che affermano che ciò che noi consideriamo leggi di Dio siano soltanto il prodotto della cultura umana che le avrebbe generate ed attribuite poi a Dio, e che come tali siano dunque discutibili e relative. Questa, però, non è la nostra persuasione. (c) I panteisti, che credono che tutto sia "dio", che negano che Egli sia una persona se non in quanto si manifesti in noi. (d) Gli umanisti, che credono che il nostro valore più alto debba essere solo quello di dedicarsi al bene dell'umanità e non quello di ubbidire ad una "presunta volontà di Dio". Gli "umanisti religiosi" credono che Dio (o "un'idea di Dio") esista solo a nostro beneficio, o almeno che Dio ed essere umano esistano per un vantaggio reciproco. Essi considerano la religione come un mezzo per raggiungere un fine, cioè per promuovere il progresso ed il benessere dell'uomo.
  • Perché è sbagliato dire che il nostro valore più alto debba essere solo quello di dedicarsi al bene dell'umanità? L'atteggiamento umanista, oggi molto comune e che è spesso preso per scontato dai media, di fatto non è altro che idolatria, perché sostituisce al Creatore la creatura ed equivale a divinizzare e rendere culto all'umanità. Ci si prende cura realmente degli altri non rispondendo ai bisogni che essi sentono di avere (soggettivamente e spesso illusoriamente), ma conformandoci al "piano complessivo" di regolazione della realtà che Dio stesso ha stabilito.
  • Non si potrebbe però dire che semplicemente "servire i nostri simili" sia un modo nobile di servire Dio? L'espressione "servire i nostri simili" è imprecisa e lascerebbe la cosa all'arbitrarietà. Tutto dipende dal motivo che abbiamo nel servire i nostri simili. Se il nostro vero motivo è quello di servire Dio, allora serviamo i nostri simili non come un fine in sé stesso, ma per amore di Dio. Allora potremmo dire di servire veramente Dio, premesso che lo si faccia secondo la Sua volontà rivelata. Se però la nostra motivazione è semplicemente di aiutare l'umanità, tanto da servire il nostro prossimo come fine in sé stesso, allora siamo idolatri e non serviamo veramente Dio (quand'anche facessimo cose comandate dalla Parola di Dio).
  • Abbiamo il diritto di scegliere se ubbidire oppure no alla volontà rivelata di Dio? Certo Dio non forza e non costringe nessuno ad ubbidire alla Sua volontà rivelata. La realtà dei fatti è che noi scegliamo regolarmente di disubbidirgli e di ribellarci a Lui. Nessuno, però, ha "il diritto" di scegliere di disubbidire a Dio così come si può dire che nessuno abbia "il diritto" di infrangere le leggi della nazione di cui è cittadino: se lo fa, prima o poi ne pagherà le conseguenze, perché Egli vive nell'ambito di "un sistema" prestabilito del quale non ha scelto di farne parte. Anche se può ritenersi possibile sfuggire in qualche modo dalla giustizia terrena, nessuno potrà sfuggire a quella di Dio. Disubbidire alle leggi disposte dal Creatore, l'Autorità suprema dell'universo, e dal quale dipende tutta la nostra esistenza, è un atto di ribellione che non rimarrà impunito. Di fatto una tale disubbidienza è del tutto autolesionista! Quelle stesse leggi che infrange comportano per chi le trasgredisce altrettanto precise conseguenze penali. Nessuno può presumere di poter fuggire dalle fatali conseguenze della disubbidienza e ribellione all'Autorità ultima del creato. Abbiamo a che fare qui con leggi disposte da Dio e non dall'uomo (1).
  • Perché Dio non consulta i nostri desideri prima di imporci la Sua volontà? Dio non amministra l'universo che Egli ha creato secondo i principi della democrazia... Dio gode di sovranità assoluta su tutte le Sue creature. È una pretesa empia ed assurda, per non dire folle e ridicola pensare ritenere di dover essere consultati e di poter dire la nostra sull'ordinamento dell'universo! Non abbiamo alcun titolo a dire se ci piacciono o non piacciono le leggi ed i comandamenti di Dio. Pretendere di mettere Dio sullo stesso nostro livello come se Egli dovesse rendere conto a noi di quel che fa, o se noi potessimo criticare o mettere in questione quel che Egli esige, sarebbe irriverente, irreligioso e malvagio. Ci sono, è vero, casi in cui Dio ha concesso alla creatura umana determinate facoltà e discrezionalità, ma anche questo è stato sovranamente stabilito e delimitato da Dio, come Genesi 2:19-20.