Catmagwest/catmagwest030

Da Tempo di Riforma.

D/R 29 - indice - D/R 31

D/R 30

D. 30 Dio lascia il genere umano a perire nella condizione di peccato e di miseria?

R. No, Dio non lascia il genere umano a perire nella condizione di peccato e di miseria [109] nella è caduto violando il primo patto, chiamato comunemente "Patto d'opere" [110]; ma per il semplice Suo amore e misericordia, Egli libera da essa i Suoi eletti e li trasferisce in condizione di salvezza in virtù del nuovo patto, chiamato comunemente "Patto di grazia" [111].

Testo originale

Inglese Latino
Question 30: Does God leave all mankind to perish in the estate of sin and misery? Answer: God does not leave all men to perish in the estate of sin and misery,into which they fell by the breach of the first covenant, commonly called the covenant of works; but of his mere love and mercy delivers his elect out of it, and brings them into an estate of salvation by the second covenant, commonly called the covenant of grace. 30. Q. An humanum genus universum perire sinit Deus in statu peccati ac miseriae? R. Deus universum genus humanum non derelinquit in statu peccati ac miseriae periturum, in quem scilicet inciderant primum foedus violando (foedus operum vulgo dictam) verum prae mero amore suo ac misericordia electos suos inde eripit, ac in statum salutis eos transfert virtute novi foederis, quod vulgo dicutir foedus gratiae.

Riferimenti biblici

Riferimenti biblici estesi

  • Dio destina i Suoi eletti ad ottenere salvezza in Cristo. "Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Tessalonicesi 5:9).
  • L'umanità è in condizione di peccato e di miseria a causa della sua infrazione del Patto d'opere.. "Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica». E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. 12 Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse»" (Galati 3:10-12).
  • Gli eletti sono salvati dal peccato dall'amore e dalla misericordia di Dio.. "Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna" (Tito 3:4-7).
  • Non c'è speranza di salvezza sulla base delle proprie opere.. "La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge" (Galati 3:21).
  • Essendo impossibile la salvezza per opere, Dio ha provveduto un'altro modo, mediante la giustizia di un soastituto,. "Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione" (Romani 3:20-22).

Commento

Oggi prevale l'idea che fra le persone sia preferibile e più vantaggioso stabilire un rapporto spontaneo, libero e disimpegnato, vale a dire un rapporto non sancito ufficialmente e regolato sulla carta. Si vede questo nella preferenza che sempre più coppie sembrano dare alla semplice "convivenza" rispetto al "legarsi" con un matrimonio formale ed ufficiale. Si ritiene che "l'amore" sia sufficiente per tenere insieme una coppia e soddisfarne le esigenze. Il vincolarsi, il "legarsi", viene considerato una soffocante ed artificiosa imposizione burocratica. Si ritiene che "quando finisce l'amore" una coppia possa molto più facilmente separarsi che dovere affrontare "le complicazioni" ed i costi del sciogliere un rapporto sancito legalmente. Si tratta, però, di una convenienza apparente. Questa moderna mentalità si basa su un un malinteso concetto di "amore" e di "libertà" che apre la strada all'arbitrio, ad ingiustizie ed al trionfo dell'irresponsabilità, dove diritti e doveri non sono garantiti e dove "la parte debole" ci rimette sempre. Tutto si basa sul soggettivismo incerto e transitorio dei sentimenti e non offre alcuna sicurezza e protezione.

Questo concetto moderno di "rapporto spontaneo, libero e disimpegnato" sta agli antipodi del pensiero biblico dove Dio stesso stabilisce il principio che qualsiasi rapporto fra le persone debba basarsi su un preciso patto sottoscritto dalle parti contraenti che stabiliscono con precisione i rispettivi diritti e doveri e si impegnano ad onorarli. Il concetto di patto può essere considerato come il "principio architettonico" secondo il quale è organizzato tutto il messaggio delle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Un patto è chiamato a regolare i rapporti fra le singole persone, fra le diverse componenti di una nazione, delle nazioni fra di loro e certamente il rapporto fra Dio e la creatura umana. Vediamo così Dio stesso che stabilisce sovranamente un patto o convenzione con la creatura umana, con il Suo popolo eletto e con ciascun credente. Non solo, ma un patto esiste in Dio stesso, fra le Persone della Santa Trinità.

Il carattere aleatorio della religiosità moderna si scontra così radicalmente con la fede biblica fatta di precisi impegni sottoscritti sia da Dio stesso (le promesse che Egli sempre onora) e quelli della creatura umana (che spesso disonora a proprio danno). L'irresponsabilità moderna, però, "non paga", illude ed è destinata al fallimento. In questa e nella seguente serie di domande e risposte del Catechismo Maggiore di Westminster, è così trattata la questione del patto, che commentiamo pure qui sommariamente rimandando il lettore ad ulteriori e necessari approfondimenti.

L'esposizione della dottrina cristiana portata avanti da questo catechismo comincia ad annunciare a questo punto l'Evangelo della speranza cristiana. Se l'esposizione del peccato umano e delle sue tragiche conseguenze dipinge a tratti foschi ma realistici quanto sia tragica, al di là di ogni illusione, la condizione umana, essa non è disperata, perché Dio stesso decide di "ricuperare" una parte dell'umanità - manifestando così non solo la Sua giustizia, ma anche il Suo amore - attraverso il ravvedimento e la fede nel Salvatore e Signore Gesù Cristo e rigenerandola per l'opera dello Spirito Santo.

Il catechismo mette così in evidenza l'esistenza di due patti che coinvolgono l'umanità nei suoi rapporti con Dio. "Il patto d'opere" che è stato trasgredito dall'umanità e che ha causato la sua caduta, corruzione e morte, ed "Il patto della grazia", ciò che Dio opera attraverso il Suo Figlio Gesù Cristo. C. H. Spurgeon afferma nelle sue opere: "La dottrina del patto si trova alla radice stessa di tutta la vera teologia. È stato detto che chi comprende bene la distinzione tra il patto d’opere e il patto di grazia, è un maestro di teologia. Sono persuaso che la maggior parte degli errori che gli uomini commettono riguardo alle dottrine della Scrittura, siano basati su fondamentali errori riguardo al patto della legge e della grazia.”

Ecco così che al primo patto che Dio ha stabilito con l'umanità si danno due nomi: (1) il patto della vita; e (2) il patto di opere. Esso viene definito in questi due modi in quanto l'umanità poteva guadagnare vita eterna mediante opere di ubbidienza a Dio, vale a dire attraverso la fedele ubbidienza all'intera volontà di Dio espressa nel Suoi comandamenti.

Il catechismo introduce così il concetto biblico di predestinazione in Cristo (come tutto il resto molto contestata da chi vorrebbe una religione secondo i propri criteri umani). Dio ha determinato, attraverso "il patto della grazia", di salvare dal peccato e dalle sue conseguenze un numero certo e grande di persone, i cui nomi sono stati scritti dall'eternità nel "libro della vita" e che a suo tempo manifestano la loro elezione giungendo al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo. Dio non ha lasciato così che tutti perissero, e questo a causa del Suo amore e della Sua misericordia. Dio, infatti, non aveva obbligo alcuno di salvare una parte dell'umanità. Egli ha voluto ed ha progettato di salvarne una parte, solo a causa del Suo amore e della Sua misericordia, e non per merito alcuno che gli eletti stessi avrebbero conseguito.

Ci si potrebbe chiedere: "Forse che è ingiusto da parte di Dio salvare solo una parte dell'umanità, i Suoi eletti, lasciando gli altri a pagare le conseguenze del loro peccato?" No, non è ingiusto, perché Dio non deve la salvezza a nessuno. Tutti hanno peccato contro di Lui, si sono pregiudicati i loro diritti e sono giustamente condannati dalla legge di Dio. Dio non deve nulla a nessuno, se non la loro condanna. Quando Dio sceglie di salvarne un certo numero concedendo loro la grazia della salvezza, questo avviene non perché sia obbligato a farlo, ma come un dono che Egli sceglie liberamente di impartire, come e quando vuole. Nessuno ha diritto di contestare Dio nelle Sue scelte. Certo, Dio non è strettamente "equo" nel salvarne alcuni e non gli altri, ma non è ingiusto, perché Dio non ha alcun obbligo di salvare alcuno che abbia peccato contro di Lui.

Ci si potrebbe poi anche chiedere: "Come possiamo sapere se siamo o no fra gli eletti?". Non c'è alcuna scorciatoia alla certezza che noi si sia da annoverare fra gli eletti. Non lo sapremo mai cercando di sondare nei progetti e propositi segreti di Dio, quelli che Egli non ci ha rivelato. L'unico modo di saperlo è di credere in Gesù Cristo come nostro Salvatore, ravvederci dai nostri peccati ed avvalerci fedelmente degli strumenti della grazia che Dio ha stabilito. In questo modo, presto o tardi, potremo giungere alla piena certezza della nostra personale salvezza, dalla quale potremo giustamente concluderne che senza dubbio di essere fra gli eletti di Dio.

La D/R seguente tratta dell'origine del patto di grazia.