Anglicana

Da Tempo di Riforma.

I trentanove articoli della Chiesa anglicana ed episcopale


I Trentanove articoli di religione costituiscono la fondamentale confessione di fede delle Chiese anglicane-episcopali. Pubblicati per la prima volta nel 1563 sotto Elisabetta I e approvati da un sinodo londinese, sono diventati testo ufficiale della Chiesa di Inghilterra e sono entrati nel Prayer Book. Rielaborazione dei 42 articoli pubblicati dieci anni prima sotto Edoardo VI e dovuti probabilmente a Cranmer, arcivescovo di Canterbury, e a Ridley, vescovo di Londra, i Trentanove articoli sono molto brevi rispetto alle confessioni di fede luterane e riformate e sembrano unicamente preoccupati di fissare un minimo di consenso dottrinale nelle varie chiese nazionali derivate dalla Riforma. II testo da cui dipende questa traduzione a quello del Prayer Book del 1928, ripreso in The Encyclopedia of American Religions: Religious Creeds, a cura di J. Gordon Melton, 1988.


I. La fede nella santa Trinità

Vi e un solo Dio vivo e vero, eterno, senza corpo, parti o passioni, di infinita potenza, sapienza e bontà, creatore e conservatore di tutte le cose, visibili e invisibili. Nell'unità di questa divinità vi sono tre Persone, di un'unica sostanza, potenza ed eternità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

II. La Parola o Figlio di Dio incarnato, che divenne vero uomo

Il Figlio, che e la Parola del Padre, generato dall'eternità dal Padre, Dio vero ed eterno, e consustanziale al Padre, ha assunto la natura umana nel grembo della santa Vergine, prendendo dalla sua sostanza; cosi due nature, complete e perfette, cioè la divinità e l'umanità. sono inscindibilmente unite in una sola Persona, dando luogo a un solo Cristo, vero Dio e vero uomo, il quale veramente soffri, fu crocifisso, morì e fu sepolto, per riconciliare il Padre con noi e per essere un sacrificio, non solo per il peccato originale ma anche per i peccati attuali degli uomini.

III. La discesa di Cristo agli inferi

Come si deve credere che Cristo e morto per noi e fu sepolto, cosi si deve anche credere che egli discese agli inferi.

IV. La risurrezione di Cristo

Cristo è veramente risorto dai morti e ha ripreso il suo corpo con carne, ossa e tutto ciò che appartiene alla perfezione della natura umana, con il quale ascese al cielo, dove siede per ritornare poi a giudicare tutti gli uomini nell'ultimo giorno.

V. Lo Spirito Santo

Lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, e della stessa sostanza, maestà e gloria del Padre e del Figlio, Dio vero ed eterno.

VI. La sufficienza delle sacre Scritture per la salvezza

La sacra Scrittura contiene tutto ciò che e necessario per la salvezza. Non si deve quindi esigere da nessuno di credere come articolo di fede, né si deve pensare sia richiesto o necessario per la salvezza, tutto ciò che non si legge in esse o che non può essere provato attraverso di esse. Per Sacre Scritture intendiamo quei libri canonici dell'Antico e del Nuovo Testamento sulla cui autorità non vi sono mai stati dubbi nella chiesa.

Nomi e numero dei libri canonici: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosue, Giudici, Rut, I Samuele, II Samuele, I Re, II Re, I Cronache, II Cronache, I Esdra, II Esdra, Ester, Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste o Predicatore, Cantica o Canti di Salomone, quattro profeti maggiori, dodici profeti minori.

E gli altri libri che - come dice Girolamo - la chiesa legge per ricavarne esempi di vita e istruzioni pratiche, senza tuttavia ritenere che fondino alcuna dottrina; tali sono i seguenti: III Esdra, IV Esdra, Tobia, Giuditta, seguito del libro di Ester, Sapienza, Gesù figlio di Sirach, profeta Baruch, Canto dei tre fanciulli, storia di Susanna, Bel e il Drago, preghiera di Manasse, I Maccabei, II Maccabei.

Riceviamo tutti i libri del Nuovo Testamento cosi come essi sono generalmente ricevuti e li consideriamo canonici.

VII. L'Antico Testamento

L'Antico Testamento non e in contraddizione con il Nuovo, poiché sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento viene offerta all'umanità la vita eterna da Cristo, che e il solo mediatore fra Dio e l'uomo, essendo al tempo stesso Dio e uomo. Non si devono perciò ascoltare coloro che inventano che gli antichi padri si aspettavano solo promesse passeggere. Benché la legge data da Dio attraverso Mose, riguardante le cerimonie e i riti, non vincoli i cristiani ne le sue prescrizioni civili debbano essere obbligatoriamente ricevute in un qualsiasi stato, nessun cristiano e ciò nondimeno dispensato dall'obbedienza ai comandamenti che sono detti morali.

VIII. I credi Devono essere fedelmente ricevuti e creduti il Credo niceno e quello che viene comunemente chiamato il Credo degli apostoli, dato che possono essere provati con certissime prove della sacra Scrittura.

IX. II peccato originale o peccato con cui si nasce Il peccato originale non consiste nel seguire Adamo (come affermano senza fondamento i pelagiani), ma è la colpa e la corruzione della natura di ogni uomo generato per via naturale dalla progenie di Adamo, mediante la quale l'uomo è molto lontano dalla giustizia originale ed e per sua natura incline al male, cosicché la carne ha sempre desideri contrari allo Spirito; e perciò in ogni essere umano nato in questo mondo esso merita la collera divina e la dannazione. E questa contaminazione della natura resta anche in coloro che sono rigenerati, per cui la bramosia della carne, detta in greco phroneia sarkos (che alcuni interpretano come conoscenza, altri come sensualità, altri come affezione, altri ancora come desiderio della carne) non e sottomessa alla legge di Dio. E benché non vi sia condanna per coloro che credono e sono battezzati, tuttavia l'apostolo confessa che la concupiscenza e la bramosia hanno di per se la natura del peccato.

X. II libero arbitrio

La condizione dell'uomo, dopo la caduta di Adamo, e tale che egli non può volgersi e prepararsi, con le sue forze naturali e le opere buone, alla fede e alla chiamata di Dio. Non abbiamo quindi alcuna capacità di fare opere buone gradite e accette a Dio, senza che la grazia di Dio, attraverso il Cristo, ci prevenga, in modo che abbiamo la buona volontà, e open insieme a noi quando abbiamo questa buona volontà.

XI. La giustificazione dell'uomo

Siamo ritenuti giusti davanti a Dio solo per i meriti del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo per fede e non a motivo delle nostre opere o dei nostri meriti. Il fatto di essere giustificati unicamente per fede e perciò una dottrina molto salutare e ricca di consolazione, come si dice più diffusamente nell'omelia sulla giustificazione.

XII. Le opere buone

Benché le opere buone, che sono frutto della fede e seguono la giustificazione, non possano cancellare i nostri peccati e sopportare la severità del giudizio di Dio, sono nondimeno gradite e accette a Dio in Cristo e scaturiscono necessariamente da una fede vera e viva, per cui attraverso di esse si può conoscere la fede viva con la stessa certezza con cui si può conoscere un albero dai suoi frutti.

XIII. Le opere prima della giustificazione

Le opere compiute prima della grazia di Cristo e dell'ispirazione del suo Spirito non sono gradite a Dio, poiché non scaturiscono dalla fede in Gesù Cristo; ne fanno si che gli uomini possano ricevere la grazia o - come dicono gli autori scolastici - meritino la grazia de congruo; al contrario, non essendo compiute come Dio ha voluto e ordinato che fossero compiute, non abbiamo alcun dubbio che sono, di loro natura, peccato.

XIV. Le opere supererogatorie

Non si possono insegnare senza arroganza ed empietà le opere volontarie che vengono compiute al di la, al di fuori e al di sopra dei comandamenti di Dio e che essi chiamano opere super-erogatorie; infatti, attraverso di esse gli uomini affermano non solo di rendere a Dio tutto ciò che sono tenuti a fare, ma di fare per lui più di quello che sono tenuti a fare, mentre Cristo dice chiaramente: ”Quando avete fatto tutto ciò che vi e stato comandato, dite: Siamo servi inutili”.

XV. Solo Cristo è senza peccato

Riguardo alla verità della nostra natura, Cristo si e reso in tutto simile a noi eccetto il peccato, dal quale e stato chiaramente immune sia nella sua carne che nel suo spirito. Egli e venuto per essere l'agnello senza macchia, per togliere, mediante il sacrificio di se stesso fatto una volta per tutte, i peccati del mondo e in lui - come dice s. Giovanni - non vi fu peccato. Ma noi tutti, benché battezzati e rinati in Cristo, pecchiamo in molte cose e se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non a in noi.

XVI. II peccato dopo il battesimo

Non ogni peccato mortale commesso deliberatamente dopo il battesimo e peccato contro lo Spirito Santo è imperdonabile. Non si deve quindi negare la concessione del perdono a coloro che cadono in peccato dopo il battesimo. Dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, possiamo allontanarci dalla grazia ricevuta e cadere nel peccato e con la grazia di Dio possiamo risollevarci ed emendare la nostra vita. Devono essere quindi condannati coloro che dicono di non poter più peccare per tutto il tempo della loro vita terrena o che negano il perdono a coloro che si pentono realmente.

XVII. La predestinazione e l'elezione

La predestinazione alla vita e lo scopo eterno di Dio, con cui (prima che fossero poste le fondamenta del mondo) egli ha fermamente decretato, nel suo segreto consiglio, di liberare dalla maledizione e dalla dannazione coloro che egli aveva scelto in Cristo di fra gli uomini e di condurli, attraverso Cristo, alla salvezza eterna come vasi onorevoli. Per cui, coloro che sono provvisti di un tale eccellente beneficio di Dio sono chiamati, secondo il disegno di Dio, dal suo Spirito che opera a tempo opportuno: mediante la grazia essi seguono la chiamata; sono liberamente giustificati; sono resi figli adottivi di Dio; sono fatti a immagine del suo Figlio unigenito Gesù Cristo; camminano religiosamente nelle opere buone e, alla fine, per la misericordia di Dio, raggiungono la felicità eterna.

Come la devota considerazione della predestinazione e della nostra elezione in Cristo e piena di dolce, piacevole e indicibile consolazione per le persone religiose e tale da far sentire loro l'azione dello Spirito di Cristo, che mortifica le opere della carne e le loro membra terrene ed eleva la loro mente verso le realtà superiori e celesti, consolidando al tempo stesso e confermando grandemente la loro fede nel godimento dell'eterna salvezza in Cristo e accendendo fervidamente il loro amore per Dio, cosi per le persone curiose e carnali, che mancano dello Spirito di Cristo, l'avere continuamente davanti agli occhi la realtà della predestinazione divina e una pericolosa rovina, con cui il diavolo le spinge o alla disperazione o alla sregolatezza di una vita scellerata, non meno pericolosa della disperazione. Inoltre, dobbiamo ricevere le promesse di Dio nel modo in cui esse sono generalmente proposte nella sacra Scrittura e, nel nostro agire, dobbiamo seguire quella volontà di Dio che ci viene espressamente indicata nella parola di Dio.

XVIII. II conseguimento della salvezza eterna solo nel nome di Cristo

Devono essere detestati anche quanti osano affermare che ogni uomo sarà salvato dalla legge o sètta che egli professa, per cui deve mettere ogni cura a ordinare la sua vita secondo quella legge e il lume naturale. La sacra Scrittura, infatti, ci presenta solo il nome di Gesù Cristo come nome attraverso il quale gli uomini devono essere salvati.

XIX. La chiesa

La chiesa visibile di Cristo è un'assemblea di fedeli, nella quale la pura parola di Dio e predicata e i sacramenti sono debitamente amministrati secondo l'ordinanza di Cristo, in tutte quelle core che sono necessariamente richieste dagli stessi. Come le chiese di Gerusalemme, di Alessandria e di Antiochia hanno sbagliato cosi anche la chiesa di Roma ha sbagliato, non solo nel modo di vivere e nelle cerimonie ma anche in materia di fede.

XX. L'autorità della chiesa

La chiesa ha il potere di decretare riti o cerimonie e ha autorità nelle controversie di fede; tuttavia, non e lecito alla chiesa comandare qualunque cosa che sia contraria alla Parola scritta di Dio, ne può spiegare un passo scritturale in modo che esso sia in contraddizione con un altro. Per cui, benché la chiesa sia testimone e custode della sacra Scrittura, ciò nondimeno, come non deve decretare nulla contro la stessa, così non deve prescrivere nulla, oltre la stessa, che debba essere creduto come necessario per la salvezza.

XXI. L'autorità dei concili generali

I concili generali non possono essere riuniti senza l'ordine e la volontà dei principi. E quando sono riuniti (essendo un'assemblea di uomini che non sono tutti governati dallo spirito e dalla parola di Dio) possono sbagliare, e a volte hanno sbagliato, persino in cose che riguardano Dio. Di conseguenza, le cose da essi comandate come necessarie per la salvezza non hanno ne forza ne autorità, se non si può mostrare che sono state tratte dalla sacra Scrittura,

XXII. II purgatorio

La dottrina romana riguardante il purgatorio, i perdoni, il culto e 1'adorazione, come pure le immagini e le reliquie, e anche l'invocazione dei santi, è cosa stolta, inutilmente inventata, che non trova alcun fondamento e giustificazione nella Scrittura, ma che e piuttosto contraria alla parola di Dio.

XXIII. II ministero nella comunità cristiana

Non e consentito a nessuno di assumere l'ufficio della predicazione pubblica o dell'amministrazione dei sacramenti nella comunità cristiana senza essere stato debitamente chiamato e inviato a compiere un tale ufficio. Dovremmo considerare legittimamente chiamati e inviati coloro che sono scelti e chiamati a questo ufficio da persone che hanno l'autorità pubblica, conferita loro nella comunità cristiana, di chiamare e inviare ministri nella vigna del Signore.

XXIV. Parlare nell'assemblea cristiana

Ripugna assolutamente alla parola di Dio e alla tradizione della chiesa primitiva il fatto di pregare in pubblico nella chiesa o di amministrare i sacramenti in una lingua che non e compresa dal popolo.

XXV. I sacramenti

I sacramenti ordinati da Cristo non sono solo distintivi o i simboli della professione dei cristiani, ma sono piuttosto testimonianze certe e sicure e segni efficaci della grazia e della buona volontà di Dio nei nostri confronti, mediante i quali egli opera invisibilmente in noi e non solo ci stimola ma anche ci rafforza e conferma la nostra fede in lui.

Due sono i sacramenti ordinati da Cristo nostro Signore nel Vangelo: il battesimo e la cena del Signore.

Quei cinque che vengono comunemente chiamati sacramenti, cioè la confermazione, la penitenza, l'ordine, il matrimonio e l'estrema unzione non devono essere annoverati fra i sacramenti del Vangelo, poiché in parte sono derivati da una corrotta imitazione degli apostoli e in parte sono stati di vita permessi nelle Scritture. Essi non hanno tuttavia la stessa natura sacramentale del battesimo e della cena del Signore, non possedendo alcun segno o cerimonia visibile comandati da Dio.

I sacramenti non sono stati comandati da Cristo per essere guardati o per essere portati in giro, ma perché ne facessimo il debito uso. E solo se vengono degnamente ricevuti, essi hanno un benefico effetto o operazione; ma coloro che li ricevono indegnamente si procurano la loro condanna, come dice s. Paolo.

XXVI. L'indegnità dei ministri non impedisce l'efficacia dei sacramenti

Benché nella chiesa visibile i cattivi siano sempre mescolati con i buoni e benché a volte i cattivi abbiano grande autorità nell'amministrazione della Parola e dei sacramenti, ciò nondimeno, poiché essi non lo fanno nel loro proprio nome ma nel nome di Cristo, e amministrano con il suo mandato e la sua autorità, noi possiamo servirci del loro ministero, sia nell'ascolto della parola di Dio che nella ricezione dei sacramenti. Ne l'efficacia dell'ordinanza di Cristo viene soppressa dalla loro malvagità, ne la grazia dei doni di Dio viene da essa diminuita in coloro che con fede e giustamente ricevono i sacramenti loro amministrati. Essi sono efficaci a causa dell'istituzione e della promessa di Cristo, sebbene siano amministrati da uomini malvagi.

Tuttavia, la disciplina della chiesa richiede che si scoprano i cattivi ministri e che vengano accusati da quanti sono a conoscenza delle loro mancanze e, infine, nel caso in cui siano trovati colpevoli, che vengano deposti con giusto giudizio.

XXVII. II battesimo

Il battesimo è non solo un segno di professione e un marchio di differenza, mediante il quale i cristiani si distinguono da coloro che non sono cristiani, ma e anche un segno di rigenerazione o di nuova nascita, mediante il quale, come attraverso uno strumento, vengono debitamente innestati nella chiesa coloro che ricevono il battesimo, vengono visibilmente sottoscritte e suggellate le promesse del perdono del peccato e della nostra adozione a figli di Dio nello Spirito Santo, viene confermata la fede e accresciuta la grazia attraverso la preghiera a Dio.

In ogni modo va conservato nella chiesa il battesimo dei bambini, poiché concorda pienamente con l'istituzione di Cristo.

XXVIII. La cena del Signore

La cena del Signore e non solo un segno dell'amore che i cristiani dovrebbero avere scambievolmente fra di loro, ma anche e soprattutto il sacramento della nostra redenzione mediante la morte di Cristo. Quando riceviamo giustamente, degnamente e con fede questo sacramento, il pane che spezziamo e partecipazione al corpo di Cristo e allo stesso modo il calice della benedizione e partecipazione al sangue di Cristo.

La transustanziazione (o cambiamento della sostanza del pane e del vino) nella cena del Signore non può essere provata mediante la sacra Scrittura; essa e piuttosto contraria alle chiare parole della Scrittura, scardina la natura del sacramento e ha dato luogo a molte superstizioni.

Il corpo di Cristo e dato, preso e mangiato nella cena solo in un modo celeste e spirituale. E il mezzo attraverso il quale si riceve e mangia, nella cena, il corpo di Cristo e la fede.

Il sacramento della cena del Signore non e stato conservato, portato in giro, alzato o adorato, in base a un comandamento di Cristo.

XXIX. I malvagi non mangiano il corpo di Cristo nell'uso della cena del Signore

I malvagi e coloro che sono privi di una fede viva, benché mastichino carnalmente e visibilmente (come dice s. Agostino) il sacramento del corpo e del sangue di Cristo, non comunicano in alcun modo con Cristo; essi mangiano e bevono, invece, il segno o sacramento di una realtà cosi grande per la loro condanna.

XXX. Le due specie

Il calice del Signore non deve essere negato ai laici, per cui, per ordinanza e comandamento di Cristo, si devono amministrare a tutti i cristiani entrambe le parti del sacramento del Signore.

XXXI. L'unica oblazione di Cristo terminata sulla croce

L'offerta che Cristo ha fatto di se una volta per tutte e la perfetta redenzione, propiziazione e soddisfazione per tutti i peccati del mondo intero, sia originali che attuali, e non esiste alcun'altra soddisfazione per il peccato al di fuori di essa. I sacrifici delle messe, riguardo ai quali si diceva abitualmente che il sacerdote offriva Cristo per i vivi e per i morti, per ottenere la remissione della pena o della colpa, erano quindi favole blasfeme e pericolosi inganni.

XXXII. II matrimonio dei preti

A vescovi, preti e diaconi non e fatto obbligo dalla legge di Dio né di scegliere lo stato della vita solitaria né di astenersi dal matrimonio. E quindi perfettamente lecito per loro, come per tutti gli altri cristiani, di contrarre matrimonio a loro propria discrezione, se ritengono che esso possa servire meglio alla pietà.

XXXIII. Come debbano essere evitate le persone scomunicate

La persona che mediante una pubblica denuncia ecclesiastica è stata giustamente separata dall'unità della chiesa e scomunicata, deve essere considerata da tutta la moltitudine dei fedeli come pagana e pubblicana fin quando non si sia pubblicamente riconciliata attraverso la penitenza e non sia stata ricevuta nella chiesa da un giudice che ha autorità di farlo.

XXXIV. Le tradizioni della chiesa

Non e affatto necessario che le tradizioni e le cerimonie siano le stesse in ogni luogo o siano del tutto simili; esse sono state, infatti, diverse in ogni tempo e possono essere cambiate a seconda della diversità dei paesi, delle epoche e dei costumi degli uomini, in modo che nulla venga ordinato contro la parola di Dio. Chiunque infrange pubblicamente, volontariamente e di proposito, mediante il suo giudizio privato, le tradizioni e le cerimonie della chiesa che non sono contrarie alla parola di Dio e che sono state ordinate e approvate dalla comune autorità deve essere pubblicamente rimproverato (perché altri non siano tentati di fare lo stesso) come chi manca contro l'ordinamento comune della chiesa, offende l'autorità del magistrato e ferisce la coscienza dei fratelli deboli.

Ogni chiesa particolare o nazionale ha autorità di prescrivere, cambiare e abolire cerimonie o riti della chiesa ordinati dalla sola autorità umana, in modo che ogni cosa sia fatta per la comune edificazione.

XXXV. Le omelie

Il secondo libro delle omelie, i cui titoli abbiamo ripreso in questo articolo, contiene una dottrina pia, salutare e necessaria per il nostro tempo, cosi come faceva il precedente libro delle omelie pubblicato al tempo di Edoardo VI. Riteniamo quindi che debbano essere diligentemente e distintamente lette nelle chiese dai ministri, in modo da poter essere comprese dal popolo.

Nomi delle omelie

  • 1. Sul corretto uso della chiesa
  • 2. Contro il pericolo dell'idolatria
  • 3. Sulla riparazione e sulla pulizia delle chiese
  • 4. Sulle opere buone: anzitutto del digiuno
  • 5. Contro la ghiottoneria e l'ubriachezza
  • 6. Contro l'eccesso di paramenti e addobbi
  • 7. Sulla preghiera
  • 8. Sul luogo e sul tempo della preghiera
  • 9. Sulla celebrazione delle preghiere pubbliche e dei sacramenti in una lingua conosciuta
  • 10. Sulla riverente stima della parola di Dio
  • 11. Sulle elemosine
  • 12. Sulla natività di Cristo
  • 13. Sulla passione di Cristo
  • 14. Sulla risurrezione di Cristo
  • 15. Sulla degna ricezione del sacramento del corpo e del sangue di Cristo
  • 16. Sui doni dello Spirito Santo
  • 17. Per i giorni delle rogazioni
  • 18. Sullo stato del matrimonio
  • 19. Sulla penitenza
  • 20. Contro la pigrizia
  • 21. Contro la ribellione

XXXVI. La consacrazione dei vescovi e dei ministri

Il libro della consacrazione dei vescovi e dell'ordinazione dei preti e dei diaconi, quale è stato promulgato dal sinodo generale di questa chiesa nel 1792 contiene tutto ciò che e necessario per tali consacrazioni e ordinazioni. Esso non contiene alcuna cosa che sia per sé superstiziosa o empia. Decretiamo quindi essere giustamente, debitamente e legittimamente consacrato e ordinato chiunque e consacrato o ordinato secondo la detta forma.

XXXVII. L'autorità dei magistrati civili

L'autorità del magistrato civile si estende a tutti gli uomini, sia al clero che ai laici, in tutte le cose temporali, ma egli non ha alcuna autorità nelle cose puramente spirituali. E riteniamo sia dovere di tutti gli uomini che professano il Vangelo rendere una rispettosa obbedienza all'autorità civile, regolarmente e legittimamente costituita.

XXXVIII. La non comunione dei beni dei cristiani

Le ricchezze e i beni dei cristiani non sono comuni per quanto riguarda il diritto, il titolo e il possesso degli stessi, come pretendono falsamente certi anabattisti. Ciò nondimeno ogni uomo, secondo le sue possibilità, deve fare generose elemosine ai poveri, prendendo da ciò che possiede.

XXXIX. II giuramento del cristiano

Come confessiamo che il giurare vano e precipitoso a vietato ai cristiani da nostro Signore Gesù Cristo e da Giacomo suo apostolo, così riteniamo che la religione cristiana non proibisce [il giuramento], ma che un uomo può giurare quando il magistrato lo richiede, in una causa di fede e di carità. Ma, secondo l'insegnamento del profeta, lo si faccia con giustizia, discernimento e verità.

Articoli di Lambeth del 1595

Si tratta di nove articoli, favorevoli alla predestinazione calvinista, the furono approvati a Lambeth il 20 novembre 1595 dall'arcivescovo di Canterbury, Giovanni, dal vescovo di Londra, Riccardo, e da altri teologi. Gli articoli vennero poi posti in appendice ai Trentanove articoli di religione. La presente traduzione si basa sul testo latino the si trova in Die Bekenntnisschriften der reformierten Kirche, a cura di K. Muller, Leipzig 1903, 525-526.

  • I. Dall'eternità Dio ha predestinato alcuni alla vita e riprovato altri per la morte.
  • II. La causa [movente o] efficiente della predestinazione [alla vita] non è la previsione della fede o della perseveranza, o delle opere buone, o di qualsiasi altra cosa the si trova nelle persone predestinate, ma la sola [e assoluta e semplice] volontà [di beneplacito] di Dio.
  • III. Il numero dei predestinati e predeterminato e certo e non può né crescere né diminuire.
  • IV. Coloro the non sono predestinati alla salvezza, saranno necessariamente dannati [condannati] per i [loro] peccati.
  • V. La fede vera, viva e giustificante, e lo spirito di Dio santificante non si estingue, non viene meno, non svanisce negli eletti [coloro the una volta ne sono stati partecipi] né definitivamente né totalmente.
  • VI. L'uomo veramente fedele, cioè provvisto della grazia santificante, e certo della certezza stessa della fede di avere la remissione dei suoi peccati e la sua salvezza eterna per mezzo di Cristo.
  • VII. La grazia salutare [sufficiente alla salvezza] non viene attribuita, comunicata, concessa a tutti gli uomini in modo che possano salvarsi, se vogliono.
  • VIII. Nessuno può venire a Cristo senza che gli sia concesso e senza the il Padre lo attiri. E non tutti gli uomini sono attirati dal Padre per venire al Figlio.
  • IX. Il fatto di salvarsi non dipende dalla volontà o dalla potestà di alcun uomo.